Marciapiedi, piazze e strade … Roma meriterebbe un maggior senso del decoro

«Tra le antiche civiltà, Roma fu la prima e l’unica ad ideare e sostenere con continuità una politica stradale per quasi otto secoli dal 300 a.C. fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.). I Romani restano i più grandi costruttori di strade che la storia annoveri, raggiungendo con la rete delle consolari, nel periodo dell’imperatore Domiziano, un insieme di 372 arterie maestre per una estensione di quasi 80.000 km (53.000 miglia romane). La storiografia più recente aumenterebbe ancora questa estensione[1]».

Quelle strade, costruite per ragioni militari ancor prima che commerciali, erano pavimentate. La via Appia, costruita nel 312 a.C. si ritiene esser stata la prima ad essere interamente pavimentata!

«Roma, consapevole del valore fisico, istituzionale e civilizzatore delle sue strade, le celebrava anche», erigendo i cosiddetti “miliaria”, su cui, oltre che le distanze dal “miliarium aureum”, posto nel Foro di Roma, «si aggiunse una vera e propria azione di propaganda con lunghe epigrafi che ricordavano ai viandanti i nomi e le gesta dei costruttori. Al termine delle strade più importanti, opere ancora più maestose celebravano la gloria degli imperatori che avevano realizzato l’itinerario.»

Quelle strade «venivano costruite con una massicciata formata da diversi strati di materiali lapidei. Su di un primo strato di pietre grosse poste in taglio (statumen), si gettava un secondo strato di ghiaia e ciottoli (ruderatio) su cui appoggiava un terzo strato di pietrisco (nucleus). Su questo infine veniva posato il pavimento in lastricato».

Strada basolata romana che conduce al Teatro di Segesta in Sicilia

La selce era il materiale comunemente usato per lastricare la strade romane grazie alle sue caratteristiche di durezza e resistenza; tuttavia, quando questo materiale non era disponibile, si usavano calcari, graniti, arenarie.

In epoca più recente, però, l’immagine delle pavimentazioni tipiche di Roma è cambiata. A partire dal 1585, al fine di agevolare il transito delle carrozze, Papa Sisto V fece pavimentare Piazza San Pietro con i caratteristici blocchetti di selce apparecchiati a reticolo … dando così origine al tipico pavimento che prese il nome di “sanpietrini” o “sampietrini”.

In città, le strade erano fiancheggiate da dignitosissimi marciapiedi, crepidini, rialzati dal piano stradale e pavimentati con pietra, mattone o in opus signinum.

Negli anni a seguire, specie a partire dal 1736 quando il Pontefice era Clemente XII Corsini, Roma vide pavimentare tutte le strade dei suoi  allora 14 rioni, con questo caratteristico sistema che, dopo l’unità d’Italia divenne il modello di pavimentazione più richiesto.

Sanpietrini di Roma (foto di Valentina Cinelli)

Pensando allo squallore dei giorni nostri, appare quasi impossibile poter pensare che Roma abbia realizzato le prime pavimentazioni, esportando modelli ripresi ovunque nel mondo!

Chi oggi passeggi per le strade di Roma infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, si trova a dover passeggiare su orribili pavimentazioni in asfalto, frutto di decine di ripetuti rattoppi che, oltre ad aver fatto crescere il livello stradale, rendendo sempre più impermeabile il suolo, hanno reso strade e marciapiedi di una bruttezza indicibile.

Se solo i cameramen del film “La grande bellezza” avessero filmato Roma ad altezza strade, piuttosto che inquadrando le facciate degli edifici, probabilmente il titolo sarebbe divenuto “La grande schifezza”.

Inciviltà dei proprietari di cani e messaggio a loro diretto … probabilmente un pavimento più dignitoso verrebbe rispettato anche dagli incivili
Marciapiede in asfalto e pavimentazione stradale in sanpietrini ricoperti d’asfalto in Via Induno a Trastevere
Marciapiede lungo viale Manzoni a Roma
Pavimentazione tipica dei marciapiedi romani
Drammatica pavimentazione lungo via Pelagosa al III Municipio di Roma

Chi cammina per le strade romane, quando è così fortunato da non sporcarsi le scarpe con qualche ricordino lasciato sul pavimento dal proprietario (troglodita) di un cane, rischia comunque di rompersi una caviglia finendo con un piede in una buca o su un dislivello della superficie asfaltata sollevata dalle radici o dalle erbacce, sempre più infestanti ed ignorate.

Viene davvero da chiedersi come sia possibile che Roma, la creatrice di strade pavimentate, possa essersi ridotta ad avere pavimentazioni così ignobili! Manco a dire che l’asfalto sia un materiale locale, visto che in Italia l’asfalto viene estratto in Sicilia, a Ragusa … città meravigliosa che, tra l’altro, si guarda bene dall’usare questo materiale immondo per le sue pavimentazioni! Quindi mi chiedo ancora una volta: perché noi?

Ragusa Ibla, la pavimentazione lapidea della salita del Duomo

Tutto il mondo civile ha compreso che una corretta pavimentazione sia un modo per nobilitare le città. Le nostre strade, le nostra piazze, sono da considerarsi degli ambienti al pari delle nostre stanze di casa, e nessuno si sognerebbe di pavimentare il proprio salotto con l’asfalto rappezzato!

Una corretta pavimentazione, mostrando il rispetto per il senso del decoro da parte degli amministratori pubblici che l’hanno realizzata, aiuta ad educare al rispetto anche il peggior troglodita che lascia sull’asfalto il ricordino del suo cane.

Una pavimentazione che impieghi materiali nobili, risulta anche più economica da riparare, poiché in caso di necessità non occorrerà ripavimentare un’intera strada, ma solo smontare e riposare gli elementi lapidei o laterizi rimossi … quel rifacimento, tra l’altro, diversamente dalle pezze di asfalto, risulterà invisibile!

Per analogia voglio ricordare che, sin dai primi del Novecento, si era studiato il fenomeno relativo al comportamento degli abitanti del quartiere Testaccio, prima e dopo la “cura progettuale” di Magni e Pirani in ottemperanza delle richieste del “Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio” … quel miglioramento comportamentale risultò talmente evidente da portare, nel 1918, l’Istituto per le Case Popolari a coniare lo slogan “La casa sana ed educatrice”[2].

A distanza di anni, nel 1927, anche Alberto Calza Bini tenne a ricordare come «[…] l’Ente dedicò le maggiori cure affinché la concezione tecnica fosse indissolubile da quella artistica per la casa sana ed educatrice. Una città di superbe tradizioni di arte e di bellezza quale Roma impone infatti una dignità architettonica tanto più necessaria in questo periodo di rifiorimento civile […]».

Se gli studi di quell’epoca provarono che, realizzando degli edifici in grado di sviluppare il senso di appartenenza dei residenti, aiutava ad educare le persone e a prevenire gli atti di violenza verso gli immobili, evidentemente accadrebbe lo stesso se i pavimenti dei marciapiedi e piazze, piuttosto che apparire sciatti e abbandonati, tornassero ad essere pavimentati con materiali e disegni più decorosi.

Anche gli edifici della città ne trarrebbero vantaggio.

Del resto ammettiamolo, ma quanto è bello passeggiare per delle strade, anche secondarie, quando il pavimento ci appare come un tappeto steso sotto i nostri piedi?

Per passione e per lavoro mi capita di girare il mondo in lungo e largo, e ogni volta che mi trovo all’estero, anche in cittadine poco conosciute, mi interrogo sul perché, in altre realtà, ci sia maggior rispetto per le pavimentazioni, anche in zone periferiche!

Volendo invitare tutti a riflettere su quanto ho avuto modo di esporre, riporto di seguito qualche foto scattata durante alcuni dei miei viaggi … hai visto mai che qualcuno, punto nell’orgoglio, non decida di promuovere una campagna per pavimentare dignitosamente tutte le nostre città?

Guardando le foto vi invito a notare come, anche in caso di traffico pesante – come nel caso di Bruges – le pavimentazioni risultino in perfetto stato di conservazione … non è vero che i sanpietrini rappresentino un pericolo, come denunciano i motociclisti e le persone in malafede, semmai occorrerebbe apparecchiarli correttamente e, soprattutto, evitare che le tubazioni e fogne sottostanti disperdano acqua nel terreno, facendolo cedere sotto il peso degli automezzi, oppure semplicemente a causa degli assestamenti!

Francia – Regione Nord Pas de Calais, pavimentazione di uno slargo di Esquelbecq
Francia, Dunkerque, pavimentazione (e decorazione floreale) lungo i marciapiedi del centro abitato
Francia, Lille, pavimentazioni nobili
Belgio, pavimentazioni di Gent
Belgio, pavimentazioni in sampietrini a Gent
Belgio, dettaglio dei pavimenti della piazza centrale di Bruges … il passaggio dei bus (molto frequente) non crea problemi alle pavimentazioni, se ben preparate e se le fogne sottostanti non perdono acqua da tutte le parti
Belgio, Veurne. Anche le strisce per definire i parcheggi e il simbolo per i disabili sono realizzati in materiale lapideo … e non necessitano di essere ritinteggiate
Spagna, Galizia. Splendida pavimentazione di Santiago di Compostela
Spagna, Galizia. Pontevedra piazza Alonso de Fonseca e Avenida de Santa Maria
Spagna, Galizia. Pontevedra pavimentazione tipica delle strade del centro storico
Spagna, Galizia. Pontevedra pavimentazione tipica delle strade dei quartieri più recenti
Irlanda, pavimentazioni lapidee del centro di Galway
La Havana, Cuba, pavimentazioni lapidee del centro storico
Inghilterra, pavimentazioni di Bath
Curitiba, Brasile, i marciapiedi sono ovunque pavimentati con schegge di pietra bianche e nere a formare dei tappeti

[1] http://ingegneria.sba.unibo.it/risorse/files/relazioni-delle-conferenze-della-scuola-di-ingegneria-e-architettura/bucchi_testo
[2] Il presidente dell’Istituto Romano Case Popolari, Malgadi, nel 1918, nel testo “il nuovo gruppo di case al Testaccio” affermava: «Parlare di arte in tema di case popolari può sembrare per lo meno esagerato; ma non si può certo negare l’utilità di cercare nella decorazione della casa popolare, sia pure con la semplicità imposta dalla ragione economica, il raggiungimento di un qualche effetto che la faccia apparire, anche agli occhi del modesto operaio, qualche cosa di diverso dalla vecchia ed opprimente casa che egli abitava […] Una casa popolare che, insieme ad una buona distribuzione degli appartamenti unisca un bello aspetto esteriore, è preferita ad un’altra […] e dove questo vi è si nota una maggior cura da parte degli inquilini nella buona tenuta del loro alloggio e in tutto ciò che è comune con gli alloggi del medesimo quartiere […] Una casa che piace si tiene con maggiore riguardo, ciò vuol dire che esercita anche una funzione educativa in chi la abita».

[2] Alberto Calza Bini, Presidente dell’ICP, ne il fascismo per le case del popolo, Tipografia Sociale, Roma 1927 scriveva: «[…] l’Ente dedicò le maggiori cure affinché la concezione tecnica fosse indissolubile da quella artistica per la casa sana ed educatrice. Una città di superbe tradizioni di arte e di bellezza quale Roma impone infatti una dignità architettonica tanto più necessaria in questo periodo di rifiorimento civile […]».

 

15 pensieri su “Marciapiedi, piazze e strade … Roma meriterebbe un maggior senso del decoro

    1. grazie Matteo,
      non smetterò mai di sperare che chi sieda nella stanza dei bottoni, prima o poi raccolga me mie riflessioni e i miei sugerimenti
      Un abbraccio forte
      Ettore

  1. Quello che ben descrivi è il fenomeno, le cause sono molteplici e sempre le stesse da remoti lustri con l’aggiunta degli ultimi 15 anni che meritano trattazione a se. Un’approfondita analisi delle cause, come per tutti gli altri argomenti, porterebbe…diciamo così…al cuore dello Stato. Pensa te.

  2. …aggiungo solo che il discorso che tu fai dovremmo sentirlo dagli esponenti politici che governano (?) di volta in volta le amministrazioni pubbliche e statuali, con il solenne impegno di realizzarlo o quantomeno di attrezzarsi per provarci, con serietà e dedizione. Ciò significherebbe seriamente ( e onestamente ) programmare, pianificare, progettare, appaltare, eseguire, con l’obiettivo di fornire al meglio un servizio alla città di Roma, ai residenti, che per questo pagano le tasse, ai visitatori. Tutti passaggi divenuti ormai sconosciuti e oggettivamente irraggiungibili, oggi.

  3. ….a meno di ribaltare il rapporto di forza Pubblico-privato. Non necessariamente in chiave antagonistica o banalmente conflittuale ma in senso costruttivo, il che significa uno sforzo immane che adesso non si può fare perché significa passare da posizioni di difesa, in attesa della rotta come siamo ora, tutti, i soggetti che compongono l’interesse pubblico, dunque anche molti privati magari piccoli e piccolissimi, a coordinamento della critica a vantaggio della proposta. Insomma un piano d’investimenti a capitale misto !
    Salutoni.

  4. Ottime osservazioni!
    Così come le strade, vi sono anche molte problematiche dovute alle cattive abitudini di molti romani i quali tendono ad approfittare di un sistema blando, non vigile e spesso sordo ai bisogni della città.
    Mi piacerebbe se lei potesse dedicare qualche articolo ad alcuni dei soggetti critici che le vorrei elencare qui sotto. Sarebbe molto interessante ed istruttivo poter apprendere l’opinione di un architetto professionista come lei.
    Ecco quindi alcuni di quegli errori che, alla mia vista, dovrebbero essere cambiati senza nessuna eccezione e nell’immediato (e dico alcuni poiché ve ne sarebbero tantissimi altri):

    1) La tassativa eliminazione dei condizionatori d’aria dalle facciate di tutti i palazzi – siano essi residenziali, siano essi destinati ad uffici -, di tutte le case e di tutti i condomini di Roma Capitale, e la loro obbligatoria sostituzione con l’uso di condizionatore SENZA unità esterna connesso a due piccoli fori da farsi nella parete perimetrale dell’unità abitativa e/o dell’ufficio interessata.
    In una capitale come Roma non si può più accettare di vedere – ancora oggi – vecchi ed ingombranti modelli tappezzare addirittura le facciate di importanti palazzi storici e/o di palazzi che ospitano pure ministeri e altri organi pubblici statali. Uno scandalo vero e proprio.
    Certo è che se a dare il cattivo esempio ai cittadini è addirittura lo Stato, non stupiamoci se gli stessi cittadini si sentano autorizzati a copiare il dato esempio e a moltiplicarne la presenza territoriale senza alcun rimorso – se non con un ribelle e distruttivo senso di rivendicazione verso le istituzioni pubbliche.

    2) La tassativa eliminazione di tutte le antenne presenti su tutti i tetti di Roma (dal centro fino ai confini comunali) e la loro sostituzione attraverso l’uso di una sola antenna centralizzata. L’ex sindaco Ignazio Marino ottenne qualche microscopico risultato nel 2015 con la delibera chiamata “Tetti Puliti” la quale stabiliva un finanziamento a fondo perduto dai 3,000 ai 5,000 euro, l’eliminazione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico per i ponteggi e la restituzione del 10% dell’imposta sulla pubblicità (la quota parte solitamente destinata al Comune) per i condomini che riqualificavano le facciate dei palazzi integrando allo stesso tempo i lavori con l’installazione di un’antenna centralizzata e la rimozione di quelle preesistenti (parabole comprese). Ma questa delibera – che scadde nel Dicembre del 2017 – non aiutò Roma ad abbattere il milione e 300mila antenne che popolano (e rovinano) i tetti di Roma poiché OPZIONALE e non obbligatoria. (Qui sul blog questo è stato chiamato in passato Scandalo Antennopoli)
    Se non si impongono le regole e non si puniscono i trasgressori con tanto di multa, i cittadini saranno sempre liberi di fare ciò che vogliono. Non dimentichiamoci del fatto che se la giungla di antenne venisse eliminata, non solo si eliminerebbe il dannosissimo inquinamento elettromagnetico da loro prodotto ma verrebbero conseguentemente eliminati tutti quegli abominevoli cavi penzolanti che, deturpando le facciate di migliaia e migliaia di palazzi, sono ancora oggi un motivo di forte imbarazzo per una città percorsa da milioni e milioni di turisti ogni anno.

    3) La ricollocazione di tutte le parabole che oggi sono visibili su tetti e balconi. So che c’è una legge nazionale che dà diritto ai cittadini di avere accesso ai canali satellitari attraverso l’uso di parabole, ma Roma deve imporre una chiara delibera che proibisca la loro visibilità e che stabilisca la loro giusta collocazione caso-per-caso.

    4) La regolamentazione di tutti quegli impianti che, inesorabilmente, continuano a sorgere sui tetti della città, deturpando il già compromesso skyline. Parlo dei vari tubi metallici, dei mega condizionatori d’aria, delle gigantesche canne fumarie e di tutti quegli impianti di ogni tipologia che hanno profondamente modificato il profilo di Roma.

    5) L’obbligo di tenere tutti i balconi liberi da oggetti di ogni tipo (scope, stendini, ciabatte, materassi, etc) con la sola eccezione di piante e fiori. Una delibera simile è presente in altre città in Italia e all’estero. Città dove è impensabile trasformare il proprio balconcino in un volgare ripostiglio affacciato sulla pubblica via.

    6) La regolamentazione delle numerosissime verande. Infatti è molto comune il vedere interi palazzi completamente imbruttiti dalla volgarissima miscela di verande di tipologie diverse e di bassissima qualità (e pure il vedere queste su facciate dove vi sono balconi privi delle stesse). Ma non c’è modo di imporre l’uso di tipologie che siano di alta qualità estetica? Inoltre ogni palazzo (ogni palazzo dove la maggioranza dei proprietari desideri avere la veranda) dovrebbe adottare il medesimo modello di veranda (con medesimo materiale e colore). Mentre per i palazzi dove la maggioranza NON desidera avere la veranda, i proprietari che ne fanno uso hanno l’obbligo di rimuoverla al fine di mantenere l’omogeneità estetica/stilistica dell’edificio.

    7) La regolamentazione delle recinzioni dei giardini e di tutte la proprietà private che si trovano all’interno del Comune di Roma. Sono infatti numerosissime le recinzioni comunemente definite “recinzioni da pollaio” che conferiscono alla città un aspetto sciatto, campagnolo (nel senso dispregiativo della parola) ed improvvisato. Parlo delle reti a filo spinato; delle reti frangivista usate per giardini e quasi sempre di colore verde scuro che, oltre ad essere brutte, sono pure infiammabili; parlo delle reti metalliche zincate o delle recinzioni di ferro ondulato le quali, nella loro irreparabile bruttezza, ricordano i tetti di amianto.
    Questi elementi – che molto spesso vengono addirittura sovrapposti tra loro in un caos estetico degno forse di una Mumbai – dovrebbero essere sostituiti da recinzioni idonee al contesto urbano e all’uso del terreno che queste circondano. Il Comune di Roma sembra non essere interessato neppure a queste questioni, ma l’uso di inferiate in ghisa e/o ferro di colore grigio scuro (o nero) sembrerebbe la più dignitosa per una città che porta il nome di ‘Roma’.

    8) L’abolizione di tettoie prodotte in plastica le quali sono solitamente (ma non esclusivamente) di color verde. Queste contribuiscono all’ulteriore involgarimento del paesaggio che negli ultimi anni ha portato Roma ad assomigliare ad una vera e propria favela piuttosto che a sé stessa.

    Mi fermo qui. Ci sarebbero molte altre cose da elencare – troppe per un commento come questo. Spero solo che Roma riesca a trovare chi sarà in grado di capire i problemi e di poter poi risolverli con tempistica e precisione.

    Speriamo.

    1. ottime osservazioni, delle quali ho scritto in passato (ovviamente non tutte insieme), il problema non è solo romano ma di tutta l’Italia. Sul discorso delle parabole ho recentemente avuto una accesa discussione con i “signori” di SKY, i quali adescano i clienti dicendo che l’installazione è gratuita, poi però si presentano in casa a contratto fatto e dicono che l’installazione gratuita prevede che la parabola venga messa sul balcone con un filo volante per casa e che la cosa è legittima! Se si vuole la parabola sul tetto bisogna pagare 130 euro minimo ed ecco che la gente opta subito per l’abominio in facciata!
      I colossi come SKY dovrebbero essere messi in riga dallo stato, più che dai singoli cittadini o dai sindaci!
      Quanto alla norma “di Marino” per eliminare le antenne, in realtà in precedenza ce ne avevamo di più interessanti. Nei primi anni novanta, quando facevo i miei primi restauri, esistevano norme che prevedevano l’IVA al 4% e lo sgravio fiscale del 50% di tutte le spese sostenute per restaurare un fabbricato se si eliminavano le antenne.
      Le norme e gli strumenti validi, in questo Paese, purtroppo durano poco … occorrerebbe una classe politica lungimirante

      1. Che tristezza. Ma come si possono permettere certi abomini? Lei ha ragione riguardo Sky. Oltrettutto la legge nazionale che tutela la libertà del cittadino di usufruire della TV satellite rappresenta un ostacolo per le amministrazioni intenzionate a liberare le loro città dalle miriadi di vomitevoli dischi bianchi che violentano il paesaggio.
        La norma da lei menzionata sarebbe un miracolo vero e proprio oggigiorno, ma sembra sempre che per le amministrazioni capitoline i problemi siano sempre altri.

        P.S. L’ho vista nel video che mi ha suggerito, il quale ho trovato molto interessante, anche se a questo punto lei avrà capito che io sono un testardissimo fan del grattacielo e che desidererei che Roma potesse un giorno esprimere la sua grandezza anche in questa tipologia architettonica ; )
        Se avesse altri video in cui parla, mi faccia sapere.
        Grazie.

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