Riqualificazione degli edifici ex ICP: è lecito imbrattarli con fumetti? E quali sono le conseguenze?

Riqualificazione degli edifici ex ICP: è lecito imbrattarli con fumetti? E quali sono le conseguenze?

Il Comune di Roma e l’ATER continuano imperterriti con la loro campagna di imbrattamento delle facciate degli edifici realizzati ai primi del Novecento.

Lo slogan è sempre lo stesso: “Rigenerazione Urbana” … una rigenerazione spesso non necessaria, perché proposta in luoghi splendidi dove l’unica cosa che servirebbe è il restauro delle facciate, rimuovendo le orribili superfetazioni e i vergognosi cavi della TV appesi, oltre che la sistemazione degli splendidi giardini interni alle corti.

E invece, per certi individui, costa molto meno e risulta molto più veloce e propagandistico promuovere l’imbrattamento di una facciata con dei murales – sempre di pessimo gusto – realizzati in spregio delle decorazioni originarie.

Non erano bastati gli abomini realizzati e inaugurati in pompa magna lo scorso 25 aprile alla Garbatella – delle “opere” che offendono non solo il quartiere, ma anche la Costituzione[1] – per certi “rigeneratori urbani”, evidentemente, occorreva violentare anche lo storico quartiere di Testaccio, realizzando un abominevole dipinto che ritrae il compianto Lando Fiorini su una facciata di uno degli edifici del primo nucleo dell’ICP in via Evangelista Torricelli … uno di quegli edifici che, tra l’altro, modificarono – fino alla triste redazione delle cosiddette “Leggi Fascistissime” – in positivo le casse pubbliche, la mortalità, il comportamento dei residenti e la vita sociale di Roma, in pratica il primo vero e proprio intervento di “Rigenerazione Urbana” – forse l’unico vero esempio virtuoso di progettazione partecipata – della storia.

Con tutto il rispetto e l’affetto per il grande Lando Fiorini, sinceramente ritengo indegno il solo fatto che qualcuno possa aver pensato di far realizzare un murales che lo ritragga sulle pareti di uno degli edifici di Giulio Magni di proprietà dell’ATER, peraltro ignorando la presenza di cornici modanate e di un bassorilievo decorativo dell’ICP.

Ancora più vergognoso ritengo sia il fatto the il TG3 Lazio abbia dedicato un lungo servizio all’elogio di questa iniziativa.

Piuttosto che promuovere certe vergogne, l’ATER farebbe bene a restaurare e tutelare l’integrità di questo complesso che, come accennavo, sebbene realizzato agli albori della storia dell’ICP, rappresenta il momento più alto della comunità testaccina, fino a quel momento vittima di degrado sociale, violenza di ogni genere e tasso di mortalità elevatissimo, causati dal sistema fallimentare (a livello economico e sociale) adottato per la costruzione degli edifici realizzati tra la fine dell’800 e i primi del ‘900.

Come ho più volte raccontato nei miei saggi e libri, grazie all’opera di Domenico Orano e del grande laboratorio sociale da lui creato – il Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio – risultò possibile comprendere e affrontare tutte le problematiche urbanistico-architettoniche, sanitarie, sociali, economiche ecc., che facevano di Testaccio un luogo pericoloso e malfamato, alla stessa stregua di una banlieue francese del 2005. Le soluzioni proposte dal Comitato, che possiamo definire una vera e propria “progettazione partecipata” ante litteram, vennero quindi tradotte in architettura da Giulio Magni negli 11 blocchi di cui l’edificio di via Torricelli fa parte.

Il successo di quel processo partecipativo segnò la fine delle violenze, la drastica riduzione della mortalità, la creazione di una nuova tipologia edilizia rispettosa dell’igiene e della privacy dei residenti, la nascita e sviluppo del senso di appartenenza dei residenti al proprio quartiere, il risanamento delle casse comunali precedentemente in bancarotta, il successo politico del sindaco Nathan (il primo non legato al clero, alla nobiltà e ai banchieri, perché eletto dal blocco popolare” di Testaccio) e tanto altro ancora che, tra l’altro, portò l’ICP a riconoscere il ruolo cruciale dell’arte giocato dall’artigianato a supporto dell’architettura che, sviluppando il “senso di appartenenza” dei residenti, li portava ad avere un estremo rispetto per la cosa pubblica, prima inesistente. Non è un caso se, nel 1917, lo slogan dell’ICP divenne “la casa sana ed educatrice”.

Ai “signori” dell’ATER e del Comune di Roma che, con i murales fatti realizzare per Roma, dimostrano di non avere alcuna conoscenza della propria storia, suggerisco vivamente la lettura del mio breve saggio, intitolato “Il Quartiere Testaccio di Roma e la politica dell’ICP agli albori della sua esistenza: un importante precedente da cui imparare” pubblicato tempo fa[2].

A quei signori vorrei anche ricordare che, promuovere e celebrare certe cose rappresenta una vera e propria istigazione all’imbrattamento degli edifici[3], oltre che provocare la formazione di muffe e condensa all’interno degli ambienti a ridosso delle potenziali “barriere al vapore” costituite da certe vernici.

Dubito seriamente che né certi individui (mandanti) che promuovono e consentono certe opere, né gli esecutori materiali (sicari) che imbrattano i muri, siano a conoscenza del comportamento termo-igrometrico delle pareti di un edificio, né ovviamente che essi si siano posti il problema di quello che potrebbe accadere all’interno degli ambienti posti a ridosso delle facciate “rigenerate” e “riqualificate” con certi murales.

Per evitare che qualcuno possa ritenere che le mie previsioni di muffa e condensa – e le loro conseguenze a livello respiratorio per i residenti – possano essere motivate da un parere personale e non scientifico, vi riporto di seguito ciò che due esperti della materia, in un libro di testo universitario datato 1982[4], spiegavano nell’introduzione:

«È certamente legittimo che il lettore si chieda, innanzitutto, come mai solo di recente la verifica termo-igrometrica delle pareti abbia assunto tanta importanza.

Nel passato, i criteri ed i materiali utilizzati nella costruzione del­le pareti degli edifici sono stati, per secoli, assai uniformi.

La muratura era generalmente costituita da un unico strato dalle caratteristiche termiche omogenee: la sua idoneità, sotto gli aspetti termico ed igrometrico, era pertanto assicurata dalla esperienza.

 Negli ultimi decenni l’edilizia industrializzata, resa possibile dalla disponibilità di materiali, macchine e tecnologie avanzate, ha speri­mentato nuove e numerose soluzioni, nell’intento di fornire prodot­ti dalle caratteristiche sempre migliori, a costi sempre più contenu­ti.

Infine, la legge 30.4.76 n. 373, varata ai fini del contenimento del consumo energetico negli edifici, ha reso necessario l’inserimento degli isolanti termici nelle strutture edili.

Le prospettive commerciali hanno pertanto favorito l’immissione sul mercato di materiali isolanti nuovi; la spinta pubblicitaria, da parte sua, ha indotto alla sperimentazione di ulteriori nuove soluzioni.

Forse, però, i modi ed i tempi troppo affrettati, o la incompleta conoscenza delle caratteristiche dei materiali e della loro influenza sul comportamento in esercizio degli isolanti, hanno prodotto in ta­luni casi gravi conseguenze, in particolare connesse con la forma­zione di condensazione, anche in quantità rilevante, sulla superficie o, peggio, all’interno delle pareti e dei materiali isolanti.

La mancanza di normativa al riguardo rende d’altra parte proble­matico l’accertamento delle responsabilità: alla formazione di feno­meni di condensazione concorrono infatti tanto gli errori costrutti­vi, quanto una anomala produzione interna di umidità o un insuffi­ciente rinnovo dell’aria, conseguenti ad un uso improprio dell’abita­zione. Risulta quindi necessario fissare dei limiti, attraverso oppor­tuni parametri»

Sempre quel libro, che riporta numerosi esempi di calcolo come quelli riportati nell’immagine seguente, spiega molto bene come, a causa del comportamento delle pareti, dovuto alle caratteristiche dei materiali che le costituiscono, al loro spessore e al loro orientamento, oltre che il vapore prodotto all’interno semplicemente dalla presenza di persone, occorre analizzare l’andamento delle curve di pressione reale” e di “pressione di saturazione” del vapore.

Lo studio, come l’immagine spiega inequivocabilmente, serve a verificare – e prevenire – l’evenienza che, all’interno della parete, le due curve possano intersecarsi, dando origine al cosiddetto “punto di rugiada”, ovvero la formazione di umidità all’interno della parete che, necessariamente, dovrà essere impedita mediante l’applicazione di una “barriera al vapore” che dovrà inserirsi PRIMA di quel punto, ergo mai verso l’esterno.

L’erronea posizione di una barriera al vapore, infatti, farà migrare verso l’interno degli ambienti l’umidità prodotta, creando pericolose muffe … che sono un ottimo viatico per lo sviluppo di patologie quali l’asma dei residenti.

Capite bene che quelle immonde vernici, applicate da pseudo artisti all’esterno delle facciate di un edificio, possano rappresentare una barriera al vapore posta nel punto più sbagliato in assoluto.

Mai come nel caso di certe “rigenerazioni”, la massima del comico Marcello Marchesi risulta vera: «l’uomo è nato per soffrire, e fa di tutto per riuscirvi

E poi riflettiamo sull’aspetto artistico di questi murales fumettistici: ma davvero questa forma di “arte”, è definibile tale?

Nel video seguente viene spiegato, e apertamente dichiarato, come chiunque, anche senza alcuna capacità artistica, grazie a Photoshop, possa creare immagini del genere.

È dunque giunta l’ora di farla finita con queste cialtronate! Se i responsabili dell’ATER e del Comune intendono davvero usare l’arte per celebrare dei personaggi degni di restare nella nostra memoria, essi dovrebbero commissionare a dei veri artisti la realizzazione di statue degne di tale definizione. Nel caso di Testaccio, non solo Lando Fiorini meriterebbe una statua, ma soprattutto gli artefici del grande riscatto sociale degli anni ’10 del secolo trascorso. È infatti una vergogna che nell’ultimo secolo nessuno abbia mai pensato a dare un tributo del genere a personaggi come Domenico Orano, Ernesto Nathan, Giovanni Montemartini, Napoleone Colajanni, Giulio Magni, Quadrio Pirani, Innocenzo Sabbatini, Carlo Broggi, ecc..

PS

Messaggio ai residenti romani “rigenerati” da murales all’esterno delle proprie case: se doveste iniziare a notare la formazione di muffa e condensa sulle vostre pareti o, peggio ancora, iniziare a soffrire di asma, ora sapete a chi attribuirne le cause!


[1] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2021/05/13/rigenerazioni-im-murales/

[2] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/08/01/il-quartiere-testaccio-di-roma-e-la-politica-dellicp-agli-albori-della-sua-esistenza-un-importante-precedente-da-cui-imparare/

[3] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2018/07/15/street-art-e-rigenerazione-urbana-una-scomoda-verita/

[4] G. Neretti, F. Soma, La verifica termoigrometrica delle pareti – teoria, esempi di calcolo, caratteristiche dei materiali, 124 esempi precalcolati. Ulrico Hoepli Editore SpA, Milano 1982.

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