Arte e spazi pubblici: il peso e le due misure dei presunti soprintendenti ed esperti

Sul fraintendimento del concetto di “decoro”

Esterno del Hotel Boscolo al Circo Massimo con le copie moderne di statue romane

Nei giorni scorsi si è sviluppata una accesa polemica sulla installazione di alcune statue all’esterno del nuovo Boscolo Hotel al Circo Massimo.

Dalle pagine de La Repubblica del 21 giugno u.s., Carlo Alberto Bucci spiegava: «L’Hotel Boscolo al Circo Massimo si è allargato. La struttura ricettiva, che ingloba anche il Museo, privato, della Cucina, ha inaugurato ieri dopo il lockdown. E, per attirare i turisti, ha collocato, all’esterno dell’edificio seicentesco (parte degli Horti Farnesiani) che lo ospita, una fontana in pietra, alcune colonne e sei statue moderne di antichi romani, tra cui due centurioni accovacciati accanto a un bassorilievo all’antica. “Sono opere del Novecento che si trovavano nell’interno e le abbiamo messe in facciata con l’autorizzazione della Soprintendenza”, ha detto ieri, ad Alessandra Paolini di Repubblica, Rossano Boscolo, che ha preso in affitto dai frati olivetani l’ex convento alle pendici del Palatino.

Ma oggi l’ente Parco del Colosseo, l’organismo del Mibact cui spetta la tutela anche dell’area comunale del Circo Massimo e di via dei Cerchi, nega “categoricamente di aver mai dato l’ok a quell’allestimento” e anzi “di essere mai stato interpellato in proposito”. Gli uffici dello Stato stanno già preparando la lettera ai responsabili dell’hotel Boscolo, intimando loro “l’immediata rimozione delle statue non autorizzate”»[1].

A conclusione del pezzo, certamente non imparziale, il giornalista ha tenuto a sottolineare: «La tutela dei monumenti, come sancisce il Codice dei Beni Culturali, prevede infatti la salvaguardia dell’opera anche dal punto di vista visivo e del decoro, quindi non solo strutturale.

L’Hotel Boscolo, alla presa con la crisi del turismo, ha in qualche modo esteso e personalizzato la norma comunale sull’occupazione di suolo pubblico, usando le statue all’antica, come fossero tavolini, per attrarre clienti e visitatori».

Esterno del Hotel Boscolo al Circo Massimo – dettaglio di una delle moderne copie di statue romane
Esterno del Hotel Boscolo al Circo Massimo – fontana

Questo articolo è stato prontamente condiviso sulla pagina Facebook di “SOS Patrimonio Storico di Roma” dove sono stati registrati alcuni commenti sui quali riflettere a fondo.

Partecipando al dibattito ho avuto conferma di quanto assurda, se non addirittura irrecuperabile, possa essere la situazione “culturale” dell’Italia.

Una parte di quel dibattito, purtroppo, sebbene non ci fosse nulla di volgare e/o censurabile, è stata rimossa dall’amministratore della pagina … davvero un peccato, perché a mio avviso poteva risultare utilissima a far capire, specie ai “non addetti ai lavori”, quanto l’ideologia ottusa post brandiana regni incontrastata nella mente delle persone chiamate a tutelare il nostro patrimonio.

Davanti alla mia “difesa d’ufficio” delle statue del Boscolo, che indipendentemente dalla regolarità delle autorizzazioni (ricevute o meno), non sembrano deturpare alcunché, c’è stata una levata di scudi da parte di Soprintendenti, dipendenti della Soprintendenza, direttori di musei, coordinatori del Dipartimento Beni Archeologici Lazio, archeologi, guide turistiche, ecc., tutti uniti nel sostenere che le statue (in quanto “false”), risulterebbero brutte, kitsch, indecorose, false, ecc.!!

Per l’intellettualoide medio, infatti, appare più che corretto fingere di comprendere il presunto significato nascosto di un’immonda opera di “arte” concettuale, definendola a sproposito “bella” e condannare come “brutta” un’opera ben fatta perché ritenuta “storicamente falsa[2].

Ho provato a far riflettere costoro sul fatto che, nell’era digitale – dove tutto è possibile documentare – risulti ridicolo accusare di falsificazione della storia i responsabili dell’installazione delle statue, a maggior ragione dopo che loro stessi abbiano tenuto a chiarire che si tratti di copie novecentesche di statue antiche.

Questi individui, sebbene sollecitati da me a ricordarlo, hanno finto di non ricordare come, ormai da anni, la Soprintendenza ritenga lecito (in nome della necessaria “contaminazione artistica[3]), esporre mostruosità di ogni genere in luoghi storici e monumentali[4]; essi dimenticano anche come la stessa Soprintendenza abbia consentito la demolizione di villini storici e la realizzazione dell’immondo ascensore vetrato sul Vittoriano e della mostruosa struttura vetrata sull’ex Unione Militare, accanto a San Carlo al Corso[5] … per non parlare dell’affronto di Odile Decq alla Birreria Peroni[6]. Ultimamente poi, sempre la Soprintendenza, ha avallato la realizzazione degli osceni manufatti vetrati al Circo Massimo, in Piazza San Giovanni[7] ed accanto all’Arco di Settimio Severo … come può dunque ritenere illegittimo, in nome del “decoro”, esporre delle belle statue e fontane?

Il risultato della mia legittima osservazione si riassume nei commenti superstiti:

Valle a vedere. Sembra di stare a Las Vegas, al Cesar’s Palace, albergo che è un vero monumento al kitsch. E comunque i centurioni dorati già c’erano a dicembre!” 

Ti ricordo che stiamo parlando di un edificio posto sotto tutela!

Belle statue?

Eh?

Purtroppo, come ho detto, la parte più interessante del dibattito è stata rimossa.

Avevo infatti osato tirare in ballo Cesare Brandi e la sua teoria sulla “falsificazione della storia”, tirandomi addosso non solo commenti, ma anche offese, mosse da delle persone squallide che, senza conoscermi, mi hanno dato del presuntuoso, privo delle necessarie conoscenze per essere autorizzato a parlare, men che mai a mettere in discussione Cesare Brandi … peccato che costoro, nella stragrande maggioranza dei casi, non siano architetti, né restauratori, ma semplici laureati in storia dell’arte, che nulla sanno della teoria e della pratica del restauro, né mai hanno ovviamente potuto farne uno!

Persone che non sanno nulla di costruzione e restauro si permettono di decidere cosa possa esser lecito e non … ma il presuntuoso sarei io!

A costoro, da insegnante della materia quale sono, avevo osato spiegare, pacatamente, come già Carlo Ceschi avesse messo in evidenza tutti i limiti della moderna ed ideologica teoria del restauro, davanti al problema della ricostruzione post bellica[8]! … Ma ovviamente mi son sentito dire, da qualcuno che si autodefiniva “da sempre Brandiano”, che la cosa non interessava.

Davanti a tanta ottusità di vedute avevo fatto notare come tutte le violenze al nostro patrimonio – per le quali certi ipocriti fingono di indignarsi – siano figlie dell’approccio ideologico fondato sulle parole di Brandi (Teoria del Restauro, 1963): «il rifacimento tanto più sarà consentito quanto più si allontanerà dall’aggiunta e mirerà a costituire un’unità nuova sulla vecchia”, ciò per evitare le falsificazioni»[9].

A nulla è valso far riflettere sul fatto che, se il problema è – come qualcuno ha sostenuto – che le statue della discordia siano state “installate davanti ad un edificio sottoposto a tutela”, probabilmente sarebbe stato necessario non consentire di trasformarlo in Hotel … certi coccodrilli radical-chic neoliberisti dovrebbero capire che, piuttosto che svendere il patrimonio, faremmo bene a tutelarlo e valorizzarlo sul serio.

Inutile dire che non ci sono state repliche!

Ebbene, ritornando sulla presunta offensa al patrimonio sottoposto a tutela causata dalle statue, avevo anche invano evidenziato:

«Nella foto io vedo 4 statue in tufo, che non sembrano nulla di strano, kitsch o offensivo, leggo inoltre che si tratta di copie di statue antiche realizzate nel Novecento … quale sarebbe dunque il problema? È peggio questo “falso storico” o gli sgorbi informi che ci vengono propinati sotto l’egida della Soprintendenza? … Sotto tutela ci sono tanti monumenti, Circo Massimo incluso, dove è stata realizzata una struttura immonda che risulta essere un vero e proprio cazzotto in un occhio. Roma è piena di ammassi di ferraglia spacciati per sculture, la cui vista è stata imposta violentemente al pubblico. Penso per esempio alla vergognosa mostra realizzata qualche tempo fa al Palatino, penso alle bandiere di Buren poste sempre sul Palatino, una serie di porcate immonde imposte alla vista di chi, pagando il biglietto, avrebbe voluto godere della vista del Palatino senza sgorbi de genere … evidentemente certe porcate, agli occhi di certi intellettualoidi radical-chic, non scandalizzano nessuno. L’ipocrisia non ha limiti».

Anche in questo caso, i “grandi esperti” non hanno proferito verbo! Del resto la loro vita è votata all’ipocrisia, alla paura di rimettere in discussione i presunti “grandi maestri”, tanto da attaccare in blocco chi, come me, osi far notare certe contraddizioni.

Come avevo infatti osato scrivere in uno dei commenti rimossi, “tra cani non ci si morde, sicché viene più facile assumere un atteggiamento da casta e attaccare chi, fuori dal coro, evidenzi i limiti di quell’ideologia, piuttosto che ammettere di essersi sbagliati per anni!

In questi giorni è passata anche la notizia, anch’essa fonte di shock, dell’immonda, pesante e deleteria copertura del Mausoleo di Augusto[10] ma, essendo l’opera stata avallata dall’esimio prof. Carbonara e dal precedente – deleterio – soprintendente Prosperetti, davanti alla mia richiesta di esprimere un parere, nessuno dei miei detrattori ha battuto ciglio … semmai, tra i commenti, ho registrato un commento servile che recitava: “se lo dice Carbonara mi fido!

Cantiere per la costruzione della nuova, orrenda, copertura del Mausoleo di Augusto

Eppure, su questo vero e proprio stupro architettonico, sarei davvero curioso di sentire il parere di chi si sia scandalizzato per delle copie novecentesche delle statue romane al Circo Massimo. Dov’è finito il discorso sulla “tutela” e sul “decoro”?

Ma non è tutto. In questi giorni infatti, sotto l’egida della Soprintendenza, davanti al Colosseo è stato esposto un ridicolo – e suppongo costosissimo – anello in bronzo realizzato da Francesco Arena[11], una delle tante “deiezioni artistiche” che non solo non creano alcun problema alla Soprintendenza e a quelli che si scandalizzano per le copie di statue antiche, ma che addirittura vengono promosse, con tanto di stanziamento di fondi pubblici per la promozione della presunta “arte contemporanea”.

L’anello di Bronzo di Francesco Arena al Colosseo

Anche in questo caso, i “grandi esperti” che si indignano davanti a delle opere ben fatte, appellandosi al “senso del decoro”, sebbene sollecitati a farlo, non si esprimono su ciò che il loro cattivo gusto – dettato dalla volontà di apparire più colti di chi non capisca – apprezza.

Evidentemente, per questi dittatori del mondo della “cultura”, violentare visivamente un luogo con un oggetto privo di senso è cosa buona e giusta, mentre installare delle statue “all’antica” ben armonizzate nel contesto è da considerarsi il peggiore dei reati: “falsificazione della storia”.

Questi pessimi custodi del nostro patrimonio dovrebbero imparare a mettere l’ideologia da parte e rivedere le proprie convinzioni … semplicemente riflettendo su quello che succedeva prima dell’avvento delle moderne teorie, figlie dell’ideologia.

Solo così, infatti, potrebbero accorgersi che certe idiozie, come il concetto di “falso storico”, non erano mai state prese in considerazione prima di Boito a Brandi e Argan[12] … tant’è che, se Winkelmann poté parlarci dell’arte greca, fu solo grazie ai “falsi” romani! Non v’è museo al mondo che non possieda una statua – copia romana di un originale greco – “completata” in periodo rinascimentale e barocco da qualche bravo restauratore come Bartolomeo Cavaceppi e la sua bottega[13] eppure nessuno si è mai scandalizzato, né si scandalizza!

L’involuzione artistica e culturale, causata da decenni di dittatura ideologica, ha ormai toccato il fondo e, per risollevarsi, occorrerà avere il coraggio di combattere, anche risultando impopolari agli occhi degli intellettualoidi che comandano in certi settori … la vicenda delle statue del Circo Massimo potrebbe essere l’occasione giusta.

Ricordate quando i romani provarono ad impedire lo smontaggio della “Fontana dell’Amore” allestita a Piazza di Fontanella Borghese per un film Disney[14]? Quella fu una dimostrazione del fatto che, alla gente comune, delle pippe mentali dei tromboni di settore non importa nulla … se l’alternativa è il “bello”!

Allora si trattava di un vero e proprio “falso” in vetroresina, degno di Las Vegas, oggi si tratta invece di statue in pietra scolpite da artisti ancora degni di tal definizione.

Quello che conta non è l’autenticità o meno dell’opera, ma il suo inserirsi, decorosamente, in un contesto storicizzato.

E ora crocifiggetemi pure, l’ho detto!

Roma, la Fontana dell’Amore per il set cinematografico Disney in Piazza di Fontanella Borghese

[1] https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/06/21/news/circo_massimo_hotel_statue_parco_colosseo-259804926/?ref=RHPPLF-BH-I257369211-C8-P5-S1.4-T1&fbclid=IwAR2kmX1C0cb_P6i6Hh1LssNFJHUPWnIJP0-EzVf0lLGqxS-4xusIk9yJ2d8

[2] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2018/08/08/sullassurdo-fraintendimento-del-concetto-di-bello-nellarte-concettuale/

[3] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/07/19/il-nostro-patrimonio-ha-bisogno-di-un-vaccino-contro-le-contaminazioni-artistiche/

[4] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/11/18/cio-che-non-fecero-ne-barbari-ne-barberini-lo-faranno-prosperetti-galloni-e-franceschini/

[5] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2020/01/28/archistar-allattacco-della-capitale-e-la-raggi-irresponsabilmente-esulta/

[6] La progettista, intervistata da “Floornature.com” affermò arrogantemente: «la Soprintendenza ci aveva detto che bisognava mantenere le facciate, e noi ne abbiamo tolto un pezzettino in un angolo per far vedere che esistevamo!»

[7] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/01/06/funzionalismo-2-0-ecco-a-voi-i-nuovi-bagni-pubblici-romani/

[8] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/01/28/riflessioni-preventive-sul-concorso-internazionale-per-la-ricostruzione-della-basilica-di-san-benedetto-a-norcia/

[9] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/04/18/ricostruire-notre-dame-riflessioni-per-salvarla-dal-delirio-degli-archisciacalli-politici-e-uomini-di-chiesa/

[10] https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/06/23/news/roma_al_mausoleo_di_augusto_restauro_shock_tetto_d_acciaio_e_vetro_-259946431/?fbclid=IwAR3-TYIqwfsK0NcP7cBEh8GavpsYcX2Yh6vKqgY5WF4QiImcIHIOGcG0xzM

[11] https://www.rainews.it/dl/rainews/media/L-Anello-di-bronzo-di-Francesco-Arena-in-mostra-nel-Parco-Archeologico-del-Colosseo-5024b5bb-778c-4035-82d8-f7531fd8c41e.html?fbclid=IwAR37mfO-ZYalhfnnbqagXnRmSGqz6ATFzrNjmpGhRsIXDPP4Hbz3hvU-vEs#foto-1

[12] https://archiwatch.it/2013/02/19/il-falso-storico-un-falso-problema/

[13] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/10/19/perche-in-italia-ci-sono-casi-come-quelli-del-villino-naselli-a-roma-e-di-villa-maggi-a-trani/

[14] https://www.ilcovile.it/news/archivio/00000499.html

7 pensieri su “Arte e spazi pubblici: il peso e le due misure dei presunti soprintendenti ed esperti

  1. Ammàppela! Ma quei sempliciotti dei proprietari non potevano ordinare all’artista di Nantes un paio delle sue donne che pisciano in piedi? I turisti avrebbero avuto la certezza di trovare nell’albergo dei servizi igienici veramente smart, sustainable, antirazzisti eccetera……….

  2. Secoli anzi millenni di storia romana e greca sono stati caratterizzati da copie su copie di statue classiche. E nessuno si scandalizzava che fossero dei “falsi”. Erano copie e non tutte bellissime, in verità. La copia, di qualsiasi materiale sia fatta di una cosa bella resta bella, se rispetta i canoni d’origine. E copiare è DIFFICILE. Una espressione (leggi installazione) “originale” di squallore e totale vuoto di idee, d’armonia e bellezza… resta squallida come alcune sotto-intendenze che la avallano. Ahimé hai detto una parola perfetta. La situazione è IRRECUPERABILE.

  3. penso alla teca di Meier per l’Ara Pacis. La prima volta che la vidi, ebbi una impressione di deja vu. L’edificio è tale e quale ad un qualsiasi capannone che costella le periferie di Modena, o di Bologna, o di tante città: saloni di concessionari auto; ingrosso materiale edile; articoli da giardino; arredobagno… Centinaia di “teche di Meier” sorgono ovunque nella fertile Emilia…

  4. Propongo, vista la vicinanza dei due argomenti presentati nel prezioso Blog dell’illustre FierMazzola (crasi coniata per infinita stima), di promuovere l’acquisto di una replica della “pseudo femmina pisciante” posizionandola in prossimità delle sculture, statue originali o copie che siano, sopra mostrate proprio per esaltare il principio di comparazione. I risultati potrebbero essere interessanti.

  5. Anche l’edificio retrostante, sede della facoltà di Architettura, è un “falso storico”, che simula una facciata da Palazzo in parte nascosto da quello di sinistra. In reatà la facciata termina lì, né esiste una pianta propriamente da Palazzo storico, si tratta di una edificazione dei primi del ‘900 sul sedime delle scuderie del Palazzo Borghese lì di fianco a destra.

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