Perché in Italia ci sono casi come quelli del Villino Naselli a Roma e di villa Maggi a Trani?

Tra i vari commenti che si sono letti relativamente alla storiaccia di via Ticino 3 qualcuno – ripetendo l’assurda tesi del progettista e dei costruttori dell’erigendo mostro – ha voluto giustificare la demolizione perché trattavasi di un “falso storico”.

Altri hanno invece preferito parlare dell’occasione mancata di poter “demolire le superfetazioni, sostituendole con un’architettura più contemporanea e ben fatta” …

Sul chi, come e perché dovesse giudicare la qualità dell’architettura più contemporanea e ben fatta, ovviamente ci sarebbe da interrogarsi per giorni! … Non dimentichiamo infatti che il progettista dell’erigendo abominio architettonico, oltre che presiedere l’Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Restauratori della Provincia di Roma, ovvero quell’organo che dovrebbe consigliare gli amministratori politici in certe circostanze, è anche stato membro Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia di Roma Capitale (Co.Q.U.E.)[1].

Sinceramente penso che un edifico storico non possa modificarsi in nome della presunta “contemporaneità ben fatta“. Chi lo decide il benfatto? Per caso il Co.Q.U.E., ove il parere lo ha rilasciato per 5 anni Alessandro Ridolfi autore di questo progetto? Oppure i luminari della Facoltà di Architettura che, all’epoca in cui studiavo l’esame di Composizione 1 (ergo all’inizio della carriera di studente), provarono da subito a farmi il lavaggio del cervello, insegnandomi che “un progetto contemporaneo DEVE distinguersi dall’antico e DEVE rappresentare la nostra epoca”? … A giustificazione di queste idiozie il luminare di turno, come modello di perfezione assoluta dell’accostamento “vecchio-nuovo”, ci mostrò quell’immonda sopraelevazione compiuta nel 1948-’49 da un altro Ridolfi, il super celebrato Mario, al di sopra del Villino Alatri di via Paisiello a Roma, progettato e realizzato da Vittorio Ballio Morpurgo tra il 1924-’28 … inutile dire che, tra studenti, ci chiedemmo se non fosse il caso, per il luminare di turno, di cambiare il suo pusher!

Villino Alatri come ci appare dopo l’immonda sopraelevazione eseguita nel 1948-49 da Mario Ridolfi, Mario Fiorentino e Wolfgang Frankl

A tutti noi “incolti”, a tutti noi ancora indenni ad ogni forma di lavaggio del cervello infatti, quella sopraelevazione parve avere la stessa rispettosità che una cacca di cane possa avere su un tappeto persiano all’interno di un salone!

Certi docenti che insegnano in nome dell’ideologia antistorica che ci ha condotti all’attuale situazione, dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa per il tentativo di lobotomia (in molti casi riuscito) che hanno operato sugli ignari studenti.

Se oggi la gente comune mostra sempre maggiore diffidenza nei confronti degli architetti – regolarmente rappresentati nei film come degli idioti con la testa tra le nuvole, se non addirittura pazzi – è proprio a causa del modo ignorante, arrogante e dittatoriale con il quale certi docenti hanno immesso sul mercato una pletora di professionisti i quali, in tutta buona fede, credendo davvero che le idiozie impartitegli dai loro irresponsabili e deleteri docenti siano corrette, progettano scempi urbanistico-architettonici come quello di via Ticino e come tutte le peggiori nefandezze immaginabili.

Del resto, occorre ricordarlo ancora una volta, la totalità delle peggiori periferie italiane è opera dei grandi luminari delle nostre università[2], per cui non meravigliamoci che gli allievi tentino di superare i propri maestri … in peggio!

Se mai l’insegnamento fosse rimasto neutrale, se mai non si fossero mai divinizzate le figure immonde di certi criminali dell’architettura[3] che portarono Tom Wolfe a scrivere il suo “Maledetti Architetti”, oggi non staremmo né a scrivere certe cose, né a rimpiangere l’edificio di via Ticino 3 a Roma.

Inutile dire che, gli stessi difensori della demolizione in funzione del presunto falso storico, mai e poi mai si siano fatti sfiorare dall’idea che nel centro di Roma la stragrande maggioranza degli edifici ha subito delle sopraelevazioni che ne hanno mutato l’aspetto originario … che facciamo, demoliamo tutto il centro storico? Inoltre, certi individui preferiscono condannare quelle sopraelevazioni che ritengono dei “falsi storici”, semplicemente perché rispettose del carattere, dei materiali, delle proporzioni, della grammatica, dei colori, piuttosto che invocare a gran voce la rimozione della vergognosa astronave posata da Ridolfi, Fiorentino e Frankl in via Paisiello.

Certi individui, infatti, come nella favola di Esopo della “volpe e l’uva”, tendono a condannare l’architettura che, per ignoranza, semplicismo e autoreferenzialità, non sono in grado di fare, mentre difendono tutta quell’immondizia edilizia che non richieda alcuno sforzo concettuale … così nessuno potrà mai fare un confronto tra “architettura” ed “edilizia”, ovvero tra un’opera degna di definirsi “architettura” e ciò che loro sono in grado di produrre dal basso della propria ignoranza!

Se non ci fossero mai stati dei criminali, vestiti da docenti, ad istigare al “contrasto” e al “contemporaneo”, piuttosto che alla salvaguardia ed al rispetto delle nostre città, oggi non avremmo arroganti schifezze come il fallimentare MACRO di Odile Decq che ha sfigurato la Birreria Peroni di Giovannoni … ricordo ancora quando, la Decq tenne a puntualizzare: “(…) bisognava mantenere entrambe le facciate, e noi ne abbiamo tolto un pezzettino in angolo per far vedere che esistevamo[4]. Dopo questa affermazione ci si sarebbe dovuti aspettare che la Soprintendenza bocciasse il progetto e invitasse la “signora” ad andare a fare i suoi danni al suo Paese … e invece approvò e fece realizzare quell’orrendo progetto[5] che, lo abbiamo visto, ha portato solo ad un inutile dispendio di denaro pubblico per un museo del nulla, che non interessa a nessuno e che, quindi, è ormai alla canna del gas per l’ennesima volta, sebbene gli sciacalli vogliano attribuire le responsabilità altrove[6]!

Il Museo MACRO di Odile Decq a Roma

Grazie al permissivismo radical-chic di chi, credendo di mostrarsi “liberal” e “all’avanguardia”, finga di comprendere il valore di certa immondizia edilizia ed artistica, porcherie come queste abbondano nel nostro Paese e fuori!

Come è stato possibile consentire l’intervento di Rem Koolhaas al Fondaco dei Tedeschi di Venezia? E che dire dell’intervento di Massimiliano Fuksas sull’edificio dell’Unione Militare in via Tomacelli? E dell’assurdo, costosissimo e inutile MAXXI di Zaha Hadid nel bel mezzo del Quartiere Flaminio, vogliamo parlarne?

Del resto l’Italia è anche il Paese dove dei ministri radical-chic, ignorando il fatto che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, dopo averlo nominato Senatore a vita, hanno pensato bene di prendere spunto da una frase ipocrita di Renzo Piano per un tema di italiano agli esami di maturità. La frase era estrapolata da un articolo apparso su “Il Sole 24 Ore” e intitolato “Rammendo delle periferie” e diceva:

«Paese straordinario e bellissimo, ma anche fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è un bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie Spesso alla parola periferia si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?»

… i nostri ministri, all’epoca, finsero di non sapere che, in attesa di quell’opera di rammendo utile a trasformare le periferie in centri storici, il nostro Senatore a vita si dedicava a trasformare in immonda periferia il centro storico di Parigi, realizzando la mostruosa superfetazione della Fondation Jérôme Seydox-Pathé … una vergogna che urla vendetta!

Parigi, vista della Fondation Jérôme Seydox-Pathé, un’assurda struttura decontestualizzata ed autoreferenziale che non intende intavolare alcun rapporto con il suo intorno, se non quello di offenderlo e negarlo!

Quando vedo certi edifici e quando leggo certe cose, penso – con rabbia e preoccupazione – ai danni che certi personaggi, dall’alto della propria arroganza possano generare. A distanza di venti anni, non riesco ancora a togliere dalla mente il bando di concorso di architettura promosso da “Enzimi”, ergo dall’attuale assessore alla cultura di Roma Luca Bergamo, nel quale si spiegava che la giuria avrebbe premiato il progetto più “irriverente e dissacrante” … cui prodest?

Certi progettisti autoreferenziali – ma anche i loro parolai e mecenati coltissimi – che amano violentare gli edifici storici in nome dello zeitgeist, meriterebbero di finire in sala operatoria e trovarsi come chirurgo qualcuno come loro che, in nome dello zeitgeist, decidesse di mutargli i connotati attaccandogli una mano che mostra il dito medio al posto del naso … chissà se, per coerenza, anche in questo caso, sarebbero orgogliosi del loro mutamento di facciata.

La figura degli “esperti” è pericolosissima e dannosissima. Si pensi al provocatorio post scritto ieri, in sfregio dei cittadini indignati per la vicenda del villino Naselli in via Ticino, dal noto saggista, critico e storico dell’architettura Luigi Prestinenza Puglisi.

L’assurdo e inaccettabile commento di Luigi Prestinenza Puglisi contro chi si premuri di tutelare i nostri beni

Forse sarebbe il caso di smetterla, forse sarebbe il caso di iniziare a mettere in ridicolo certi personaggi e certe “stars”, forse sarebbe il caso di smetterla con gli atteggiamenti rispettosi verso chi, accecato dall’autoreferenzialismo, non mostri alcun rispetto per gli altri e crei danno!

La storia ci ha mostrato più volte quanto i presunti “esperti” e “grandi maestri” possano essere dannosi[7], pensiamo per esempio alle parole di Mario Fiorentino, autore del Corviale di Roma il quale, parlando del suo ecomostro affermò: «ci sono due modi di fare Architettura … o forse ce n’è solo uno … c’è quello semplice e pacato dell’utilizzazione degli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia – e non considero solo quella romana – ha più o meno accettato. E poi c’è quello sperimentale, che è il metodo a cui l’esperienza di Corviale appartiene. Io ricorderò sempre come Ridolfi, che è stato il mio vero maestro, sempre mi diceva: “quando progetti per un cliente (e l’edilizia pubblica è un cliente come un qualsiasi altro privato), senza rivelarglielo tu devi sempre sperimentare” perché, in effetti, queste sono esattamente le opportunità nelle quali gli esperimenti possono essere fatti!»

Se vogliamo salvare il nostro patrimonio, occorre riformare tutto, radicalmente! Occorre rimettere in discussione tutta la teoria dell’architettura, dell’urbanistica e del restauro sviluppatesi nel corso del secolo trascorso in nome dell’ideologia, occorre rendersi conto che idiozie come il concetto di “falso storico” non erano mai apparse nella storia dell’umanità prima delle teorie da Boito a Brandi e Argan[8] … tant’è che, se Winkelmann potè parlarci dell’arte greca, potè farlo solo grazie ai “falsi” romani! Non v’è museo al mondo che non possieda un’opera “completata” in periodo rinascimentale e barocco da qualche bravo restauratore come Bartolomeo Cavaceppi e la sua bottega!

In passato, non v’è mai stato un fossilizzarsi su uno stile o un periodo storico in particolare, se questo fosse il problema! Perché le tradizioni locali, ovunque, sono andate avanti nel rispetto di ciò che si era ereditato. L’errore “modernista” è stato quello di tagliare i ponti col passato e di fare il lavaggio del cervello degli studenti, provocando un cancro culturale ormai in fase terminale di cui la vicenda di via Ticino rappresenta una delle tante metastasi… tuttavia, se si volesse trovare una cura, non occorrerebbe fare alcuna sperimentazione, ma semplicemente coprirsi il capo di ceneri, ammettere gli errori e ripartire da ciò che si era raggiunto fino all’imposizione della visione distorta della modernità!

Detto questo, alla fastidiosa e patetica accusa/provocazione di Puglisi, rispondo che solo una persona in malafede ed ideologicamente compromessa potrebbe immaginare che dei professionisti auspichino l’immobilismo e chiedano di non lavorare … sarebbe come la barzelletta del marito geloso che, per fare un dispetto alla moglie, si evirò.

Forse certi personaggi dovrebbero rendersi conto che l’unico immobilismo è quello provocato da chi, in nome dell’iper-protezionismo ideologico della produzione urbanistico architettonica del XX secolo, impedisca di “rammendare”, “rigenerare” e “ricompattare” le nostre città, trasformando ogni quartiere periferico in un centro interessante quanto un centro storico … anche a livello speculativo, per la gioia dei beceri palazzinari che promuovono la demolizione di edifici storici, perché situati in quartieri molto più appetibili!

Se non ci fossero i tromboni accademici e critici a difendere strenuamente architetture criminogene e spersonalizzanti come il Corviale, lo ZEN, le Vele, il Gallarratese, ecc. ecc., ci sarebbe una mole di lavoro ben maggiore che non quella derivante dall’abbattimento del Villino Naselli a Roma, di Palazzo Tresca a Barletta, di Villa Maggi a Trani, ecc.!

Provate a riflettere quanto lavoro ci sarebbe per tutti se, piuttosto che violentare i centri storici per soddisfare l’avidità di speculatori ignoranti, ci concentrassimo sul “disegno della città”, radendo al suolo e ricostruendo in maniera dignitosa, tutto o quasi l’edificato realizzato nell’ultimo secolo … altro che immobilismo e protezionismo!

 

[1] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/09/30/se-un-presidente-dellordine-degli-architetti-gia-membro-del-co-q-u-e-non-ha-rispetto-per-il-nostro-patrimonio-chi-tutelera-le-nostre-citta/

 

[2] http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=459&action=edit

[3] http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=482&action=edit

[4] http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=8913

[5] http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=506&action=edit

[6] http://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2017/10/macro-di-roma-il-nuovo-direttore-giorgio-de-finis-la-mostra-dei-pink-floyd-e-altre-surrealta/

[7] http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=558&action=edit

[8] https://archiwatch.it/2013/02/19/il-falso-storico-un-falso-problema/

7 pensieri su “Perché in Italia ci sono casi come quelli del Villino Naselli a Roma e di villa Maggi a Trani?

  1. Ma che … forse … sono gli stessi che hanno demonizzato la realizzazione di via della Conciliazione o lo scavo del Foro Romano, definendoli “Sventramenti Fascisti” ??? Perchè in quel caso la riscoperta delle vestigia della Roma Imperiale a danno delle superfetazioni che dal medioevo hanno impoverito le costruzioni romane, usandole come cave di materiale lapideo e ferroso e come fondamenta di successivi edifici di nessun pregio era uno sventramento e non una valorizzazione o una riscoperta di manufatti di valore inestimabile ? Perché la demolizione della spina di Borgo, costituita da un intricato dedalo di vicoli con costruzioni pericolanti a favore di un enfatico asse di accesso è stato uno sventramento ? … e via dicendo ….

    1. Bella questione, semplice, asciutta. Forse per questo andrebbe arricchita tenendo conto delle esigenze e motivazioni che ogni periodo storico porta con se. L’imperdonabile errore della creazione dell’asse di Via dei Fori Imperiali fu proprio la motivazione, non essendoci alcuna esigenza, della vuota retorica fascista. Così come non c’è mai esigenza di fare le guerre e così come il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie. Ma bisogna anche riconoscere che sovente da un errore nasce un’opportunità.

  2. Metto la mia firma sotto quest’articolo. Ricordo (fra i molti casi di cui ho esperienza) che in un anno lontano, dovendo ristrutturare un palazzetto ottocentesco nel centro della cittadina in cui vivo, sostituii nella facciata l’apertura rettangolare creata nel dopoguerra con una ad arco uguale e simmetrica a quella già esistente all’altro estremo della facciata: l’ineffabile rappresentante dell’Ordine degli architetti nella Commissione edilizia bocciò il progetto in quanto “falso storico”. E a nulla valse la mia obiezione che, se vi deve essere piena libertà di creazione da parte del progettista, questo significa anche libertà dai divieti da chiunque imposti….Ma naturalmente la logica non fa parte dei monopolisti della verità, e il fabbricato conserva tuttora la brutta apertura contornata da una lastra di travertino, evidentemente degna di tutela.
    Un’altra osservazione circa il lavaggio del cervello cui è stata sottoposta la gente, non soltanto in tema di architettura. A suo tempo mi sono recato a visitare quell’enorme fiera diella paccottiglia che fu l’Expo di Milano, in compagnia di alcuni amici, quasi tutti laureati e appartenenti alla “buona” borghesia, e davanti alle torri dubaiane di Porta Garibaldi udii una delle signore presenti esclamare: Ma basta con le antichità, le cupole! Questa è modernità! Che poi le torri di vetro avesserro fatto la loro prima comparsa ottant’anni fa, questo forse lei non lo sapeva. Ma il concetto era ed è quello. il “moderno deve essere in opposizione al vecchio, non in continuità. Ossia. da un lato il “moderno” ormai vecchio di un secolo, e dall’altro tutto il resto, tremila anni di architettura (e pittura, musica, letteratura eccetera).
    Saluti.

  3. La costruzione di via Paisiello sta su tutti i libri di architettura quale esempio importante di razionalismo Italiano (Arch. Mario Ridolfi) …. in Italia sarebbe da abolire invece qualsiasi costruzione fatta da pseudo architetti o geometri.
    Un altro esempio di “scempio”, così chiamato dalle commissioni edilizie e giornali dell’epoca, fu la Casa del Fascio di Como di Terragni, oggi vista come una delle Opere d’Arte dell’Architettura Fascista.
    Tutte le Città del mondo hanno avuto modifiche importanti recenti, anche nei centri storici, vedasi Parigi, Londra, Barcellona ecc… e nessuno si è mai scandalizzato, in Italia vige un provincialismo che blocca ogni genere di crescita.

    1. il fatto che una vergogna del genere figuri sui libri scritti da gente faziosa non fa testo. Il fatto che la Casa del Fascio sia ritenuta (dagli architetti schierati) una meraviglia, non significa che la gente la ami … quando nel 2003 facemmo un progetto per Como con i nostri studenti, il direttore del Teatro che lesta vicino, scherzando (ma non troppo) chiese se, gentilmente, nel nostro progetto potessimo prevederne l’abbattimento. Alle sue parole si unirono quelle di tanti comaschi che la pensavano come lui. Non voglio con questo dire che la cosa debba farsi, però nemmeno annoverarla tra le meraviglie, visto che deve la sua realizzazione ad una truffa progettuale orchestrata da Terragni e dal fratello Podestà, che fece incazzare anche il Duce dopo che venne a sapere del fallimento dell’inaugurazione e della “rivoluzione” dei comaschi indignati per quella storia, che venne salvata solo grazie alla capacità lessicale di Marinetti il quale, con i due Terragni, si recò a Roma spiegando al Duce che quell’edificio trasformava in architettura la sua frase “Il Fascismo è una casa di vetro”. Detto questo, la invito a riflettere sul fatto che in Italia l’unica forma di “provincialismo” è quella che impedisce di poter costruire nel rispetto dell’esistente, cosa che avviene ovunque nel mondo. Visto che cita Parigi e Londra, provi a documentarsi sugli interventi che hanno riscosso il massimo successo di pubblico e commerciale come Plessis Robinson, Val d’Europe a Parigi e i progetti di Robert Adam, Demitri Porphyrios, Liam O’Connor, John Simpson, ecc. a Londra. Il provincialismo è quello che fa credere ad un Paese che da sempre ha dettato legge in materia culturale, di dover scimmiottare progetti sgrammaticati votati al “famolo strano” realizzati all’estero, il provincialismo è quello che, solo in questo Paese (che l’ha creato per tutelare i mercato nero delle antichità estendendolo poi anche all’architettura e restauro) definisce “falso storico” un progetto rispettoso del contesto … ignorando la falsificazione di tutti gli emulatori di Le Corbusier, Terragni, e del peggio del modernismo e dell’architettura contemporanea. La realtà è che, chi non è capace di confrontarsi con l’esistente in maniera rispettosa, chi non vuol fare alcuno sforzo compositivo convinto di essere un “poeta” che deve tutto a se stesso, tenderà sempre a criminalizzare chi, grazie alla sua capacità di produrre architetture che tutti potrebbero comprendere, ammirare ed amare, possa gettare ombra sulle cialtronate astruse che produce lui, dando così la possibiltà alla gente comune di poter discernere!

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