Sulla folle proposta di ridurre i musei in Italia

Imbattendomi nell’editoriale di Stefano Monti su Artribune del 29 novembre u.s., sono rimasto sbigottito! L’articolo titolava “Abbiamo ancora bisogno dei musei?[1], mentre il sottotitolo sosteneva: «accorpare i musei “minori” sparsi per la nostra penisola potrebbe essere un mezzo per rilanciare i musei pubblici e destinare risorse più cospicue alle mostre».

L’articolo spiegava:

«Negli ultimi vent’anni, le amministrazioni di tutto il mondo hanno investito ingenti risorse economiche per la costruzione di musei. Nel nostro Paese, questo trend è stato meno evidente a causa della già significativa distribuzione degli istituti museali su tutto il territorio nazionale, […] Oggi, ogni capoluogo di provincia ha almeno un museo […] che spesso rappresenta, dal punto di vista economico e culturale, una perdita secca per la collettività. Nel frattempo, a livello internazionale, le “mostre” acquisiscono un valore crescente […] Ridurre il numero dei musei? Sarebbe un bene per la spesa pubblica […] Si potrebbero creare degli spazi destinati esclusivamente alla circuitazione di mostre».

Monti, nel suo testo, ha sostenuto che questo genere di soluzione «da un lato andrebbe a rendere più efficiente l’allocazione della spesa pubblica in cultura, dall’altro aumenterebbe i canali distributivi (sul fronte del marketing mix) per quei soggetti (profit e non profit) che producono mostre, con un aumento dell’offerta culturale del territorio e un tendenziale incremento dei ricavi e dei consumi culturali dei cittadini. […] la produzione di mostre potrebbe, in questo senso, rappresentare anche uno stimolo a individuare un “prodotto culturale” più coerente con le esigenze dei cittadini».

Ma siamo impazziti tutti? Siamo noi che non capiamo? Oppure Artribune sta cercando di farci un lavaggio del cervello culturale nell’interesse dei mercanti d’arte del “circuito delle mostre”?

Chi decide qual è il “prodotto culturale” più coerente con le esigenze dei cittadini”?? sono per caso quelli che hanno, nel tempo, imposto programmi televisivi trash per poi dire che la gente non può farne a meno?

Forse sarebbe necessaria un po’ più di onestà intellettuale, piuttosto che farsi forza sull’idiozia degli pseudo-intellettuali che amano farsi prendere per i fondelli fingendo di comprendere ciò che non possiede alcun significato né qualità, per il solo timore di sentirsi considerare “ignorante[2].

A dirla tutta, per riallacciarci al discorso iniziale di Monti, negli ultimi anni in Italia sono stati sperperati milioni e milioni di Euro, per realizzare musei ignobili che, oltre ad aver distratto i fondi destinati al restauro dei siti e delle opere che attirano il pubblico, hanno creato una serie di contenitori “doppioni di altri”, all’interno dei quali – non essendoci alcun interesse culturale riguardo alle collezioni esistenti ed agli edifici stessi – sono state organizzate mostre ed eventi che avrebbero dovuto continuare ad essere ospitate altrove.

Questa iper-produzione di orrendi e costosissimi “musei e sale conferenze del nulla”, ha finito per generare danno non solo alle strutture preesistenti, ma anche a se stessa, a causa della competizione tra edifici simili che, come conseguenza, sono risultati ancora di più fallimentari.

il MAXXI a Roma

Nella sola Roma, che già possedeva il Palazzo dei Congressi, il Palazzo delle Esposizioni, la Galleria Nazionale di Arte Moderna (solo per limitarmi al “Moderno”), sono stati costruiti gli orrendi tre scarafaggi dell’Auditorium di Renzo Piano, è stato consentito l’abominevole nuovo Museo dell’Ara Pacis (con sala conferenze e sala mostre incorporate) di Richard Meier[3], è stato autorizzato il plurifallito MACRO di Odile Decq[4] (anche questo dotato di sala mostre e sala conferenze), che ha impunemente violentato la Birreria Peroni di Giovannoni, è stato edificato l’atroce e costosissimo – e altrettanto fallimentare[5]MAXXI di Zaha Hadid (160 mln per l’edificio e 60 per la collezione comprata a posteriori per dare un senso alla inutile struttura), ed è stata tirata su la “Nuvola” – anch’essa fallimentare[6] – di Massimiliano Fuksas, generando uno sperpero di denaro pubblico inimmaginabile … mi fermo qui con questo triste e già sufficiente elenco!

A proposito del tentativo di dare senso a certe strutture, anche per dar loro l’ossigeno necessario a bilanciare gli immensi costi gestionali, ricordo che, quando stavamo organizzando il convegno/mostra sulla “rigenerazione urbana[7]” – poi impunemente cancellato a 5 giorni dallo stesso da parte della ex governatrice del Lazio, Renata Polverini – ci era stato “imposto” l’uso del Museo dell’Ara Pacis. Noi volevamo una sede più prestigiosa, ma ci venne offerta l’utilizzazione “gratuita” della sala conferenze di Meier dove, però, per il catering e l’allestimento, eravamo obbligati ad usare – a pagamento – la ditta privata che la gestisce!

Sempre a proposito di costi di gestione delle nuove strutture museali, voglio ricordare ancora come nel 2012, in occasione di un convegno organizzato dall’Accademia Nazionale della Politica presso il Palazzo Chiaramonte “Steri” – Palermo, ebbi modo di confrontarmi con Pio Baldi; durante il suo intervento, l’allora Direttore della Fondazione MAXXI, raccontò candidamente quelli che fossero gli impressionanti costi milionari di gestione di quella folle struttura! … Soldi rigorosamente pubblici che, come già accaduto per il MACRO, hanno rappresentato un vero e proprio fallimento!

Per rendere credibili quelle due immonde strutture, dettate dal capriccio e dall’arroganza[8], sono nel tempo state studiate tante – inutili – soluzioni … soluzioni che, senza l’ossigeno di Stato, non potrebbero sopravvivere.

Si pensi per esempio al fatto che, lo stesso MAXXI, nato per essere – come dice il suo acronimo – un museo dedicato all’arte del XXI secolo, a causa del disinteresse del pubblico verso l’immondizia “artistica” del XXI secolo, è costretto ad ospitare mostre dedicate all’arte ed architettura del XX secolo, ovvero un qualcosa che, in sua assenza, dovrebbe svolgersi presso la GNAM o il Palazzo delle Esposizioni … qual sarebbe quindi la logica di questo, costosissimo, conflitto culturale?

E che dire del personale presente presso il MAXXI, stipendiato per “istruire” i presunti “ignoranti” avventori affinché possano comprendere la “bellezza” dell’architettura contemporanea? Soldi – pubblici – buttati al vento!

Venezia, Chiesa di San Giorgio Maggiore – Michelangelo Pistoletto, “Suspended Perimeter – Love Difference”
Roma, Palatino – Christian Philipp Muller, Space Rendez-vous

La verità è che in tanti, negli ambienti ministeriali e nelle soprintendenze, hanno interessi, diretti o indiretti, nelle società e fondazioni “mercanti d’arte”. Va da sé che la vita e i guadagni di quelle società e fondazioni diviene molto facile quando chi decide a cosa destinare dei fondi pubblici fa parte del gioco! Così capita che vengano organizzate e finanziate pubblicamente delle mostre insensate in luoghi non consoni alla presenza di certa paccottaglia contemporanea, facendoci credere che la loro presenza risulti indispensabile per la “valorizzazione” dei luoghi stessi[9]!!

Chiarito questo, ritengo quindi che, piuttosto che suggerire la riduzione delle strutture museali, piccole o grandi che siano, in giro per l’Italia, Artribune farebbe bene a proporre di mettere un freno all’emorragia di denaro pubblico atta a realizzare nuovi musei e sale espositive, nonché a finanziare mostre insulse che servono solo a tenere in vita il circo degli spregiudicati mercanti d’arte e dei loro pseudo-artisti … specie perché tutto questo comporta il dirottamento di fondi pubblici che, nella realtà, dovrebbero servire al restauro e valorizzazione dei siti e opere d’arte degne di tal definizione!

Mantova, Palazzo Te, Ottobre 2017 – Mostra delle “opere” di Matt Mullican “Untitled (Computer Project)

Se il circo mediatico dei mercanti d’arte consumista – lo stesso Monti parla di “incremento dei ricavi e dei consumi culturali dei cittadini” – vuole sopravvivere, nessuno può, né dovrebbe, vietarglielo, tuttavia gli interessati, se sono davvero indubbiamente convinti del valore di ciò che promuovono, dovrebbero farlo a proprie spese (o con sponsor privati) ed in luoghi consoni a tali presenze, piuttosto che accedendo a fondi statali ed imponendo la visione di certe cose a tutti!

Gli pseudo-intellettuali – politici e non – che parlano di “necessità di aggiornamento dell’offerta culturale dei nostri siti e musei[10]” dovrebbero smetterla di prenderci per i fondelli. I nostri siti e musei attirano il pubblico indipendentemente dagli abomini consumisti spacciati per arte, sicché dovrebbero riconoscere, una volta per tutte, che sono questi ultimi a necessitare della bellezza e prestigiosità dei primi per poter attrarre il pubblico e non viceversa!


[1] https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2019/11/musei-editoriale-stefano-monti/?fbclid=IwAR0PjL-y0-oRPH93s-q9JUf8z1p6oHCu8sDsbwjnCGmbtrcHSo_FP4S6OVo

[2] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2018/08/08/sullassurdo-fraintendimento-del-concetto-di-bello-nellarte-concettuale/

[3] http://www.ilgiornale.it/news/indagine-sul-raddoppio-dei-costi-nuovo-museo-dell-ara-pacis.html

https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/ara_pacis_allagata_roma_manutenzione_sotto_accusa-217758.html

[4] https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2019/06/macro-a-roma-il-prossimo-direttore-sara-scelto-con-un-bando-alla-fine-hanno-capito/

[5] https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/maxxi-fallimento-libro-svela-magagne-museo-visitatori-paganti-134976.htm https://ilmanifesto.it/il-privilegio-di-essere-maxxi/

[6] http://www.romatoday.it/blog/lottavo-colle/nuvola-fuksas-autorita-appalti.html

[7] http://www.ideadestra.org/toglietemi-tutto-ma-non-il-corviale/

[8] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/15/lultima-mandrakata-e-il-vincolo-non-ce-piu/

[9] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/11/18/cio-che-non-fecero-ne-barbari-ne-barberini-lo-faranno-prosperetti-galloni-e-franceschini/

[10] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/10/21/dopo-via-ticino-incontri-ravvicinati-di-terzo-tipo-col-ministero-dei-beni-culturali/

Un pensiero su “Sulla folle proposta di ridurre i musei in Italia

  1. Hai ragione, caro Ettore. Si vuole distruggere la rete di piccoli musei che arricchiscono città e cittadine d’Italia, per incrementare le porcherie tipo gli scarfaggi di Renzo Piano o il MAXXI di quell’altra universalmente osannata architetta. E naturalmente la giustificazione di tutto sta sempre nell’economia, nel risparmio di soldi pubblici……..mentre si finanziano film, mostre, eventi tutti di pura marca “progressista” e terzomondista di cui siamo quotidianamente e dappertutto soffocati……..
    Saluti,

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