A proposito delle affermazioni dell’economista sul ritorno allo Stato Imprenditore

Da circa 20 anni, dopo aver svolto degli studi sull’operato dell’ICP e dell’Unione Nazionale Edilizia in epoca pre-fascista sostengo, nei miei libri[1] e articoli, che lo Stato debba tornare ad essere imprenditore.

Nei miei progetti di rigenerazione del Corviale[2] e dello ZEN[3] ho anche mostrato quello che potrebbe succedere, se fossimo così umili da riprendere in considerazione norme e strumenti messi in atto ai primi del Novecento per sanare il debito dell’epoca, piuttosto che avere la presunzione di dover reinventare sempre tutto da zero!

Corviale oggi e planimetria generale della mia proposta di rigenerazione urbana
Lo ZEN di Palermo oggi e planimetria generale della mia proposta di rigenerazione urbana

Sin dall’epoca del Sindaco Pianciani prima e Nathan poi si comprese che, per sanare i conti in bancarotta, bisognava mettersi in gioco … all’epoca, infatti, si disse: «in una città che ha l’edilizia come sua unica attività industriale, il deficit dell’amministrazione, può essere sanato proprio con una diretta partecipazione in tale ramo di investimenti», per questo, in quei progetti, avevo mostrato gli immensi benefici socio-economici derivanti dal recupero di quella strategia.

Purtroppo, però, quei miei progetti continuano a venire ignorati e ostracizzati dalla politica italiana, sebbene risultino essere stati pluripremiati all’estero e perfino usati come modello di sviluppo.

Capirete bene che ho accolto con immenso piacere le parole dell’economista che ha sottolineato l’importanza dello “stato-imprenditore[4]“, nella speranza che questo patetico Paese allo sbando capisca, finalmente, come emanciparsi dal sistema che lo sta strozzando!

La mia speranza è rivolta soprattutto alla possibilità che quel messaggio venga compreso da quei politici, oggi al governo, ossessionati dall’idea di privatizzare e svendere tutto il nostro patrimonio[5].

Ieri, in un intervista a “Il Sole 24 Ore”, l’economista Giulio Sapelliha infatti dichiarato che «in tutti i Paesi dove esiste ancora un’economia mista e, per la precisione, in quei Paesi in cui c’è un intervento pubblico più deciso, si registrano tassi di crescita economica meno bassi che in Italia», aggiungendo che si tratta di un vero e proprio paradosso, «perché l’IRI degli anni ’50 è un modello economico universale, studiato e copiato in tutto il mondo!»

La presenza dello Stato, inoltre, come ho più volte sottolineato, servirebbe a svolgere il ruolo di calmiere, non solo in termini economici e/o comportamentali, come all’epoca delle “frumentationes” dell’antica Roma, ma anche a livello estetico … e vi spiego la ragione.

Quando lo Stato costruiva case popolari e case da vendere – azzerando il costo di costruzione dell’edilizia sociale e portando addirittura i conti in positivo – esso riusciva anche a dare “l’esempio del buon padre di famiglia” – per dirla con il nostro Codice di Procedura Civile al capitolo “Diligenza del Mandatario[6]“– usando materiali durevoli e dando le linee guida per un’attenzione all’estetica atta a sviluppare il senso di appartenenza dei residenti.

Quel comportamento invogliava i privati imprenditori, per poter vincere la concorrenza, a fare ancora meglio … quella competizione estetica, nel bel mezzo del peggior periodo di “fame abitativa”, piuttosto che sfregiare le nostre città con un’immonda cementificazione, le ha arricchite di gioielli architettonico-urbanistici che oggi rappresentano una delle fette più appetibili del mercato immobiliare.

A tal proposito mi preme ricordare come, a giugno del 2012, commentando su Archiwatch un articolo dedicato ad una presunta “riqualificazione urbana” del Mercato Trieste a Roma ad opera – manco a dirlo – della CAM, avevo tenuto a riassumere quella che fu la politica messa in atto dall’azionista di maggioranza del piano urbanistico dell’area di Villa d’Heritz, una politica che derivava proprio dalla necessità di vincere, esteticamente, la competizione immobiliare pubblico-privata[7].

Vista aerea d’epoca del Quartiere Trieste, già Villa d’Heritz

In quel commento ricordavo come, scartabellando nell’Archivio Centrale dello Stato, alla voce “Sogene, Documentazione provenienza proprietà e Atti diversi”,fosse stato possibile imbattersi nella “Promessa di vendita della Società Generale Immobiliare agli ingegneri Riccardo Esdra e Renato Di Nola, 1° febbraio 1928, art. 5”; in quel documento si poteva infatti vedere come, al fine di valorizzare e garantire la qualità estetica dell’erigendo quartiere nell’area dell’ex Villa d’Heritz, l’azionista di maggioranza dell’operazione immobiliare, negli atti per la promessa di vendita di alcuni appezzamenti di terreno edificabile, obbligava gli acquirenti ad ottenere «l’approvazione della Società per il progetto esterno dell’edificio da costruire, a tutela dell’estetica e della euritmia dell’erigendo quartiere»!

Dagli anni ’30, avendo lo Stato abdicato a favore delle imprese private, ed essendo venuto meno quel ruolo di “calmiere qualitativo”, il volto delle nostre città è andato degenerando, fino a raggiungere un punto di non ritorno, fatto di disagio sociale ed inquinamento atmosferico mai registrato prima …

PS

Ho un unico dubbio sulle dichiarazioni di Sabelli, sono infatti abbastanza perplesso quando afferma: «non bisogna nazionalizzare, perché in ogni caso si può gestire l’intervento dello stato con la Cdp rifondata e capitali stranieri. C’è solo bisogno di una regia pubblica, come a Wimbledon, ovvero una direzione di politica economica, alla cui testa non devono esser messi finanzieri ma manager industriali» … una dichiarazione del genere, infatti, la interpreto come un’inutile apertura, l’ennesima, agli investitori stranieri ed alla svendita di Stato … vale a dire l’esatto opposto della lezione dell’ICP di 100 anni fa!

La tanto sbandierata ed abusata “sostenibilità” passa anche e soprattutto attraverso il ruolo imprenditoriale dello Stato che dà “l’esempio del buon padre di famiglia” … e la famiglia la ami se è la tua, non di certo se sei un benefattore per interesse.

Si rifletta sul fatto che, se uno straniero ha interesse a fare un investimento nel nostro Paese, vuol dire che fiuta l’affare e, se l’affare c’è, sarebbe assurdo farselo scippare, nonché da idioti invogliare a scipparcelo!

Si veda quello che è successo con le Autostrade e con tante “nostre” aziende, si veda soprattutto quello che è successo e sta succedendo all’ILVA di Taranto … l’Italia non può e non deve continuare ad essere terra di conquista!


[1] “Noi per lo ZEN”, Prefazione a cura di Rob Krier. Il Mio Libro – GEDI Gruppo Editoriale, Roma. 2017.

“Cosa Insegnare”, Prefazione a cura di Claudio Lanzi e saggio sulla genetica a cura di Maciej Giertych, Editrice Simmetria, Roma, 2012.

“The Sustainable City is Possible – La Città Sostenibile è Possibile”, Prefazione a cura diPaolo Marconi, Editrice GANGEMI, Roma, 2010.

“Toward Sustainable Architecture – Verso un’Architettura Sostenibile”. Prefazione a cura di Paolo Portoghesi, Editrice GANGEMI, Roma, 2007

“Architecture and Town Planning, Operating Instructions – Architettura e Urbanistica, Istruzioni per l’Uso”. Prefazione a cura di Léon Krier. Editrice GANGEMI, Roma, 2006.

“Contro Storia Dell’Architettura Moderna: Il Caso di Roma 1900-1940 – A Counter History of Modern Architecture: Rome 1900-1940”, Editrice ALINEA, Firenze 2004.

[2] https://www.meetup.com/it-IT/Amici-di-Beppe-Grillo-Roma-XI-Municipio/events/222599204/

[3] https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/arte-e-architettura/371570/noi-per-lo-zen/

https://www.livablecities.org/articles/proposal-urban-regeneration-suburb-zen-palermo-italy

[4] https://www.agi.it/politica/stato_imprenditore_sapelli-6654428/news/2019-11-30/?fbclid=IwAR1_QsgWz7co4eu2vKPRZzu5AwBZTMRPXuMtTXU4yZjh_495Uyr60m8oQV4

[5] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/10/21/dopo-via-ticino-incontri-ravvicinati-di-terzo-tipo-col-ministero-dei-beni-culturali/

[6] Obbligazioni del Mandatario, art. 1710 (Diligenza del mandatario) si legge: «Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato (2030, 2392, 2407, 2608) con la diligenza del buon padre di famiglia» (1176 – diligenza nell’adempimento)

[7] https://archiwatch.it/2012/06/28/abuso-terminologico-e-non-solo/

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