Medioevo Vs Età Contemporanea – quale è la vera età buia? (Parte Seconda – l’architettura)

L’incredibile vicenda della sopraelevazione in corso presso l’edificio dell’ex Poligrafico dello Stato in Piazza Verdi a Roma – che ovviamente non è un caso isolato ma uno dei tanti in giro per l’Italia – deve farci riflettere sul tenebroso periodo culturale di un’epoca, la nostra, fondata su avidità, individualismo e arroganza, che relega l’idea di comunità e di senso civico ad un livello degno dei periodi più bui dell’età feudale.

Nell’ultimo post, la prima parte di questo[1], mi ero limitato a girare il coltello nella piaga delle sculture – temporanee o permanenti – che, sotto l’egida di politici e soprintendenti, infestano gli spazi pubblici e i monumenti italiani, dimostrando l’assenza totale di rispetto per la città ed un diffuso cattivo gusto che mai, nella storia dell’umanità, si erano potuti documentare.

Diversamente da questa tendenza, sempre in quell’articolo, avevo elencato degli esempi virtuosi, documentati da codici e statuti di età comunale, che dimostrano come l’altissimo senso del decoro e l’amore profondo per il bene e il bello condiviso di quel periodo, erroneamente ritenuto “buio”, posero le basi per la nascita e lo sviluppo del “senso di appartenenza” dei cittadini, così importante per la vita sociale di una comunità.

La rivoluzione culturale in campo urbanistico-architettonico[2], registrata ai primi del Novecento, ha purtroppo portato a creare generazioni di progettisti, ideologicamente compromessi e convinti della propria onnipotenza i quali, con il proprio operato, hanno fatto scadere l’architettura a mero processo edilizio, generando immonde periferie dove il “senso di appartenenza” non è di casa, sostituito dal disagio sociale.

Se i responsabili iniziali di questo declino possono, bonariamente, giustificarsi in quanto vissuti in un periodo storico in cui si era accecati dall’idea di progresso, alimentata dalla propaganda politica, non altrettanto può farsi con chi sia venuto dopo ed abbia operato un lucido e intenzionale lavaggio del cervello della gente, nell’interesse dei peggiori speculatori.

Personalmente ricordo, con grande amarezza, le lezioni del mio corso di Composizione I, quando il nostro professore mostrava le immagini di edifici, che a me parevano orrendi, obbligandoci a ritenerli belli e, addirittura, “poetici”.

Molti di quegli edifici, nonostante le parole ammaliatrici del docente, suscitavano in me solo tristezza …

Deciso a fare l’architetto da quando, solo dodicenne, sognavo le belle architetture delle quali mi aveva fatto innamorare la professoressa di Storia dell’Arte della seconda media, non comprendevo come fosse possibile immaginare di vivere in certe scatole prive di qualsivoglia carattere e che non mostravano alcuno sforzo progettuale: non riuscivo davvero ad immaginare che fosse stato necessario un architetto per realizzarle … altro che “poetica”!

Tra i tanti edifici “poetici” che il lobotomizzatore-di-studenti di turno ci mostrò, ce ne fu uno in particolare che suscitò in me il ribrezzo più assoluto. Si trattava dell’oscena sopraelevazione del Villino Alatri in via Paisiello a Roma, eseguita nel 1948-49 da Mario Ridolfi, Mario Fiorentino e Wolfgang Frankl.

Il nostro professore – conscio del fatto che le matricole della Facoltà di Architettura riponessero la fiducia più assoluta nel “maestro” – operava impunemente sulle loro innocenti menti, raccontando della assoluta meraviglia di quell’intervento, della assoluta rispettosità del progetto che, innestandosi sul villino d’epoca in maniera stridente, evitava meravigliosamente la “falsificazione della storia”.

Inutile dire che in quel corso di Composizione Architettonica, per poter passare l’esame, risultasse obbligatorio uniformarsi alla dittatura del professore e dei suoi assistenti – uno dei quali è stato consigliere del sindaco Rutelli (suo ex compagno di studi) – che ha imposto alla cittadinanza il Museo dell’Ara Pacis di Richard Meier, sdoganando il centro di Roma ai nuovi barbari. In quel corso infatti, con mio grande disappunto, venni costretto a fare un progetto che emulava la Ville Savoye di Le Corbusier nel bel mezzo degli edifici del primo Novecento, in Viale Buozzi a Roma!

Quanti danni può causare un docente che racconta certe cose? Quanto, nel tempo, questi insegnamenti dogmatici e privi di ogni logica, possono aver contribuito alla creazione di progettisti, soprintendenti, ministri e dirigenti degli uffici tecnici[3], ideologicamente compromessi?

Non è quindi un caso se l’ex Presidente dell’Ordine degli Architetti – già membro del Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia (Co.Q.U.E.) – che ha progettato la demolizione e sostituzione del Villino Naselli in via Ticino a Roma[4], fosse il nipote del responsabile della sopraelevazione del Villino Alatri.

Nella prima parte di questo articolo, pubblicata ieri, volendo evidenziare la differenza di sensibilità tra i nostri antenati medievali e i responsabili di oggi, avevo ricordato alcune vicende costruttive che dimostrano come, “se oggi possiamo vantare il patrimonio urbano ed artistico che il mondo ci invidia, lo dobbiamo a quel fermento culturale, sviluppatosi in età comunale, quando i “liberi comuni” competevano tra loro realizzando opere meravigliose, pensate per l’eternità e perciò difese perfino facendo appello agli scongiuri … roba da medioevo!”

Diversamente, nell’evolutissima civiltà contemporanea, le cose sono drasticamente mutate – non certamente in bene – e i responsabili del peggioramento non possono che essere coloro i quali, dall’alto della propria ideologia, sedendo in luoghi di potere, segnano il destino del nostro Paese.

Come dice un adagio popolare infatti: “il pesce marcio puzza dalla testa” e, se è vero come è vero che i cattivi maestri possano aver compromesso le menti dei propri allievi, lo ancora di più se un Ministro dei beni Culturali può permettersi, impunemente, di rilasciare affermazioni come quella pronunciata il 31 agosto scorso a Venezia, un’affermazione gravissima, che sembra esser stata pronunciata ad-hoc, a difesa dello sfregio del Poligrafico di Stato.

«Non è un tabù innestare architettura contemporanea di grande qualità nei centri storici. La bellezza del paesaggio è proprio la sovrapposizione di stili. La grande sfida è non solo conservare le ceneri ma guardare al futuro, crederci e investire. La sfida che abbiamo davanti come Sistema Paese è capire che investire in cultura non è solo conservazione e tutela del patrimonio che ci hanno lasciato le generazioni passate, che è un compito doveroso, ma è egualmente importante investire nel futuro, nella creatività, nell’innovazione, nella ricerca. Abbiamo fatto delle scelte importanti nel Recovery Fund, con un investimento di 7 miliardi di euro distribuiti tra tutela del patrimonio e innovazione.  Non c’è finestra migliore nella storia dell’umanità di questo incrocio tra era digitale e creatività. Questa finestra che non sappiamo quanto durerà nel tempo offre una possibilità straordinaria ai giovani talenti e agli emergenti che possono offrire le loro idee e la loro arte al mondo[5]».

Nei tanti anni, troppi, durante i quali ha ricoperto il ruolo di Ministro, più e più volte come a Venezia, Franceschini ha gettato la maschera, mostrando il suo vero volto e i suoi reali interessi, evidenziando quindi la sua assoluta inadeguatezza a rivestire un incarico dove occorrerebbe essere rispettoso della storia, dei monumenti, dei contesti, della gente.

Questo “Ministro dello Zeitgeist”, convinto che la “bellezza sia proprio la sovrapposizione di stili”, farebbe dunque bene a riaprire i libri e rendersi conto che in passato, perfino in quel passato che riteniamo erroneamente “buio”, quando si costruivano le chiese, i vari professionisti che si avvicendavano nella costruzione venivano obbligati a giurare, solennemente, il rigoroso rispetto del modello del progettista originario, mettendo da parte il proprio ego!

Se queste direttive possono apparire agli occhi del “Ministro dello Zeitgeist” come una forma di vessazione degli architetti da parte di una “società medievale”, sempre riaprendo i libri e mettendo da parte i suoi interessi “culturali”, egli farebbe bene a rendersi conto di come a Siena, in pieno periodo barocco, la sopraelevazione delle ali del Palazzo Pubblico (1680) e l’ampliamento di palazzo Chigi-Saracini (addirittura 1770) avvennero in maniera ultra rispettosa dello “stile” trecentesco originario … le nostre città brulicano di esempi analoghi!

Se il nostro Ministro dei Beni Culturali è tanto interessato alle “ceneri”, rilasciando affermazioni come: “La bellezza del paesaggio è proprio la sovrapposizione di stili. La grande sfida è non solo conservare le ceneri ma guardare al futuro, crederci e investire”, farebbe bene a cospargersene il capo e scusarsi per la sua inopportuna ed arrogante affermazione, spiattellata nel momento in cui diversi comitati di cittadini[6] si battono contro certi interventi edilizi ispirati alla celebre frase del Marchese del Grillo.

È infatti solo grazie a persone come il Ministro Franceschini e la Soprintendente Galloni, che col loro “raffinato” pensiero ideologico, votato alle contaminazioni, demolizioni e ricostruzioni, non fanno altro che favorire gli interessi dei palazzinari, se le nostre città vengono sfregiate con una frequenza sempre più preoccupante.

Aver consentito l’approvazione di leggi come quella per la “rigenerazione urbana”, attaccando al cuore i centri storici, è stato un reato degno di essere equiparato a quello, in tempo di guerra, di “alto tradimento”.

Chi legifera e chi tutela il nostro patrimonio, prima di calarsi le braghe davanti ai propri burattinai, dovrebbe capire che, se i palazzinari sono sempre più interessati alle aree centrali delle città, tanto da far creare leggi a tutela di certi interessi, è solo perché le ritengono molto più appetibili che non le immonde periferie che loro stessi hanno prodotto!

Tornando quindi all’invereconda sopraelevazione, spacciata per intervento di “restauro conservativo”, dell’ex Poligrafico dello Stato in Piazza Verdi, invito il Ministro e la Sovrintendenza a riflettere a fondo sulle parole pronunciate pochi giorni fa dall’on. Rampelli «La Soprintendenza, che è chiamata a dare raccomandazioni sobrie, invitando i trasformatori pubblici e privati ad interventi poco invasivi, ha richiesto alla Cassa Depositi e Prestiti e ai suoi progettisti incaricati di effettuare un intervento ‘spettacolare’».

Tutto questo è inaccettabile e suona come una istigazione alla violenza che si può immaginare solo in un periodo oscurantista, degno del peggior medioevo!


[1] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2021/10/15/medioevo-vs-eta-contemporanea-qual-e-la-vera-eta-buia-parte-prima-la-scultura/

[2] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/08/07/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta/

[3] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/10/19/perche-in-italia-ci-sono-casi-come-quelli-del-villino-naselli-a-roma-e-di-villa-maggi-a-trani/

[4] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/09/30/se-un-presidente-dellordine-degli-architetti-gia-membro-del-co-q-u-e-non-ha-rispetto-per-il-nostro-patrimonio-chi-tutelera-le-nostre-citta/

[5] https://www.beniculturali.it/comunicato/21193

[6] https://romah24.com/flaminio-parioli/news/il-comitato-piazza-verdi-contro-i-nuovi-uffici-enel-allex-zecca-e-uno-scempio-video/

Un pensiero su “Medioevo Vs Età Contemporanea – quale è la vera età buia? (Parte Seconda – l’architettura)

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