Stadi e processi

Stadi e processi

L’ultimo, preziosissimo, documento trasmessomi da FederSupporter in merito alla vicenda di Tor di Valle, ma anche del Flaminio, che riporto in calce, è lo spunto giusto per fare alcune riflessioni.

Rendering dello Stadio a Tor di Valle

Infatti, mentre i pennivendoli di parte continuano imperterriti a fingere che tutto vada bene, fino ad affermare che, addirittura, a Pasqua ci sarà l’approvazione del progetto per lo Stadio[1] a Tor di Valle, la macchina della giustizia, sebbene lentamente, sta andando avanti, riunendo in un unico processo i diversi procedimenti in corso!

Checché ne dicano gli strilloni e gli irresponsabili del Campidoglio, la situazione non potrà mai e poi mai arrivare a consentire la porcata di Tor di Valle, tant’è che anche il Presidente in pectore Friedkin, sembra aver indirizzato i suoi interessi speculativi (perché sempre di interessi personali e non di interessi di squadra si tratta), sull’area di Tor Vergata, tanto cara a Caltagirone … manco a dirlo, uno dei più attivi – con i suoi giornali – nella campagna contro Tor di Valle!

Il 28 gennaio u.s. infatti, affaritaliani.it titolava: “Stadio Roma: addio Tor di Valle, accordo Friedkin-Caltagirone per Tor Vergata” – «Stadio Roma: addio Tor di Valle. Il nuovo stadio dell’AS Roma si farà ma a Tor Vergata. È accordo fatto – mancherebbero sole le firme – tra il nuovo proprietario della Roma, il texano Dan Friedkin e il concessionario dei terreni dell’Università di Tor Vergata, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone[2]».

Tor Vergata, per chi l’avesse scordato, è quell’area – tristissima – sebbene meglio collegata alla città rispetto a Tor di Valle, dove sorge uno dei più immondi esempi di speculazione degli ultimi anni, lo Stadio per i Mondiali di Nuoto del 2009 – la cosiddetta “Vela di Calatrava” – per il quale “gli artisti legali del rimando” hanno fatto sì che i reati commessi cadessero in prescrizione!

Lo stato di abbandono della “Vela” di Calatrava a Tor Vergata

Quel vergognoso cantiere, appaltato ad una società del Gruppo Caltagirone per 60 mln, al momento della sua sospensione definitiva era arrivato a costarcene 240! … una delle tante vergogne chiamate “grandi opere[3]”.

«Nel 2011, grazie alla candidatura di Roma, come sede delle Olimpiadi 2020, si decise di riattivare il cantiere di Tor Vergata: i lavori ripresero senza nessuna data certa per la consegna dell’impianto e con una cifra stimata per il completamento dei lavori di 660 milioni di euro, 11 volte il prezzo iniziale.

Il buco economico, ad oggi gennaio 2020 resta senza un responsabile. La procura della Corte dei conti ha archiviato il fascicolo sugli sprechi connessi alla realizzazione della Città dello Sport di Tor Vergata e ai Poli natatori di Ostia, Valco San Paolo, Pietralata e Foro Italico»[4].

Ma gli sprechi non sono solo quelli, si pensi che, a maggio del 2019, abbiamo appreso che «dopo avere investito intorno ai 120 mila euro l’anno per monitorare lo stato di salute del ferrocemento e dell’acciaio, a giugno l’azienda passerà a impermeabilizzare quanto di costruito è esposto alle intemperie con un investimento di 324 mila euro. “Stiamo anche per ripristinare la vigilanza”, spiegano i tecnici, “visto che da quando l’abbiamo soppressa sono aumentate le intrusioni nel cantiere”[5]» … il che equivale a dire che, dal 2008 al 2019 sono stati spesi € 1.320.000 di monitoraggio e vigilanza + 324.000 di impermeabilizzazione …

L’ipotesi che il completamento arrivi a costarci “solo” 660 mln è ovviamente pura fantasia, se non altro perché devono considerarsi i costi, pubblici, necessari a realizzare tutte le strade e sistemazioni di contorno … il che lascia ben capire a tutti quali fossero le ragioni dell’esultanza di chi gioiva della candidatura olimpica.

Ma il ricordo di questa storiaccia l’ho messo per un’altra ragione, ovvero quella che dovrebbe portare tutti a chiedersi se questi costosissimi interventi risultino davvero utili all’economia di un Paese.

Per capire cosa intenda, basta leggere un brevissimo passaggio di uno degli articoli citati che dice: «Per il protrarsi della costruzione, e per l’aumento dei costi, i mondiali di nuoto sono stati svolti nelle strutture del Foro Italico, realizzate tra il 1927 e il 1932, che avevano già ospitato l’edizione del 1994».

Lo Stadio del Nuoto del Foro Italico, ancora perfettamente funzionale, ospiterà i prossimi Europei del 2022

E già, perché, diversamente dalla visione consumistica che pretende di dover, sempre, puntare sull’usa e getta, potremmo prendere in considerazione l’ipotesi che l’opportuno riuso di ciò che si ha dovrebbe aiutarci a fare investimenti atti a completare e migliorare il nostro patrimonio (e la nostra economia), piuttosto che pensare sempre a ricominciare da zero.

In quest’ottica, se si fosse puntato alla realizzazione delle Olimpiadi nelle strutture delle Olimpiadi del ’60 – che il mondo ancora ci invidia e che, in occasione degli eventi del 1994 e 2009 hanno dimostrato di essere perfettamente funzionali, ed altrettanto faranno per gli Europei di Nuoto del 2022 – concentrando le spese sulle opere di riammodernamento delle infrastrutture e degli edifici preesistenti, nessuno si sarebbe opposto alla candidatura di Roma.

Semmai, considerando che l’immane “cantiere” di “ammodernamento e completamento” si sarebbe potuto equamente suddividere tra migliaia di imprese e artigiani, piuttosto che essere affidato ai “soliti noti” (che poi avrebbero strozzato i piccoli reali realizzatori), l’intera popolazione avrebbe gioito dell’opportunità di mettere in atto le “prime Olimpiadi dell’era dell’austerity”, in grado di rimettere in piedi la nostra economia e migliorare la città. Non occorre infatti realizzare nuove, costosissime, strutture “usa e getta” (come ultime fallimentari edizioni), ma riqualificare ciò che già si ha, chiudendo i conti in positivo, non solo a livello culturale e di immagine, ma anche in termini socio economici!

Se questo discorso vale per le Olimpiadi, vale altrettanto per il calcio. Roma ha già uno stadio, il Flaminio, considerato monumento nazionale, eppure lasciato morire nel peggior degrado. Se mai anche l’Olimpico dovesse essere mandato in pensione, la sua sorte non sarebbe diversa!

Lo squallido stato di abbandono in cui versa lo Stadio Flaminio di Roma

I due stadi sono posizionati in luoghi centralissimi, tant’è che molti tifosi vi si recavano (Flaminio) e recano (Olimpico) a piedi o con i mezzi pubblici, ovvero nel modo più sostenibile possibile!

Più volte ho sostenuto l’idea di dare questi stadi alle due squadre maggiori[6], la stessa FederSupporter, da tempo, ha presentato la proposta di riportare il Flaminio ad essere lo Stadio della Lazio[7], ma le presidenze delle due squadre risultano interessate a ben altro che non agli interessi dei tifosi e della città! Sicché preferiscono scendere a patti col demonio, cercando di rendere edificabili terreni inedificabili che, oltre al rischio idrogeologico[8], costringerebbero i tifosi a divenire sempre più schiavi dell’autotrazione … alla faccia della sbandierata “sostenibilità

Se gli interessi di Pallotta “per” la AS Roma si concentrano su Tor di Valle, mentre quelli di Friedkin sembrerebbero su Tor Vergata, quelli di Lotito “per” la SS. Lazio puntano su dei terreni inedificabili lungo la Tiberina …

Andando oltre i confini romani, ed analizzando la situazione di Milan e Inter a Milano, ci rendiamo conto che, anche in quel caso, le presidenze sono interessate a realizzare un clone dell’abominio di Tor di Valle, grattacieli inclusi, piuttosto che adeguare il “Meazza” alle proprie esigenze … il che chiarisce inequivocabilmente che gli interessi dei Presidenti, specie di quelli “venuti da fuori”, non sono affatto le squadre – lo abbiamo visto benissimo con la svendita delle pedine migliori della AS Roma durante la “cura Pallotta” – ma la possibilità di realizzare dei centri commerciali suburbani spacciati per stadi, agevolati da norme fatte per essere stravolte.

Il limite di queste forzature, però, è che non tutti gli italiani sono disposti a farsi prendere per i fondelli da parte di nababbi arroganti convinti di poter cambiare le regole grazie al proprio conto bancario … e quando questo accade, come a Tor di Valle, si sprecano un sacco di soldi, si rischia la galera e, soprattutto, si perde del tempo prezioso per le aspettative dei tifosi. Costoro devono capire che alla gente onesta non piacciono i soprusi del Marchese del Grillo!

Detto questo, vi propongo il prezioso contributo – l’ennesimo – di Alfredo Parisi e Massimo Rossetti per conto di FederSupporter.

Tor di Valle: riunione per connessione dei processi penali e nuovi processi.

E lo Stadio Flaminio?

(Avv. Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale)

Come anticipato in miei precedenti scritti, i processi penali nei confronti, in particolare, di Luca Parnasi, Luca Lanzalone e Marcello De Vito, sono stati riuniti per connessione in un unico e simultaneo processo.

La decisione del Tribunale è la conferma di quanto già emerso nel corso delle indagini e, in specie, dall’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali dello stesso Tribunale in data 11 giugno 2018.

Vale a dire, per quanto riguarda il progetto Tor di Valle, l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione ed il traffico illecito di influenze integranti una “attività corruttiva, caratterizzante l’intero iter procedimentale relativo al suddetto progetto, sistematica e pulviscolare, con rinuncia a priori alla imparziale comparazione degli interessi in gioco, aggravato da asservimento dell’interesse pubblico ad interessi privati”.

Si ha, inoltre, notizia che, sempre dall’indagine relativa al progetto Tor di Valle, scaturirà un ulteriore processo che, probabilmente, sarà anch’esso riunito per connessione agli altri, che vede protagonisti, per il reato di corruzione più altri reati, il Presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, nonché Luca Parnasi.

Non v’è dubbio, quindi, che, in caso di condanna degli imputati, l’iter procedimentale relativo al progetto Tor di Valle, ivi compresi gli atti presupposti e derivati nell’ambito di tale procedimento, dovrebbero essere considerati annullabili in sede amministrativa per violazione di legge ed eccesso di potere.

Aggiungasi, come da me già più volte ricordato, che il Comune di Roma si è costituito parte civile nei processi in corso, sul presupposto che i reati ascritti agli imputati siano stati commessi e, pertanto, non si comprende come lo stesso Comune possa, invece, considerare l’iter procedimentale e gli atti di cui sopra del tutto legittimi.

Un atteggiamento ed un comportamento che non è esagerato definire schizofrenici.

Circa, poi, il fatto che un immobiliarista ceko, tale Radovan Vitek, avrebbe acquisito le quote di Eurnova Srl, maggiori dettagli e precisazioni, sia di carattere giuridico sia economico, possono rinvenirsi nelle mie Note “Tor di Valle: costituzione di parte civile e sequestro impeditivo “del 12 novembre 2019 e nelle Note di Alfredo Parisi “La Grande Abbuffata” del 14 gennaio scorso, entrambe consultabili sul sito www.federsupporter.it.

Nel frattempo, che cosa è successo e succede per lo Stadio Flaminio? La risposta è semplice: il nulla assoluto.

Quel luogo, come sostenuto da anni da Federsupporter, ignorata ed inascoltata, dove dovrebbe essere realizzato, per evidenti ragioni economiche, urbanistiche, storiche, il nuovo stadio della Lazio.

Purtroppo, però, almeno finora, tale logica e naturale soluzione si è scontrata con la pervicace volontà, più volte pubblicamente manifestata dal dr. Claudio Lotito, di realizzare lo stadio della Lazio in altra località.

Più precisamente, in un’area di sua disponibilità sulla via Tiberina, gravata da numerosi vincoli ambientali, paesaggisti, idrogeologici.

Area inedificabile classificata come “AGRO ROMANO” a vocazione agricola ed ambientale, per cui non è prevista alcuna infrastrutturazione.

Laddove, viceversa, il dr. Lotito vorrebbe realizzare una “Città dello Sport”, dal costo di 800 milioni di euro (vedasi la sua intervista a” Il Sole 24 Ore” risalente al 22 aprile 2009).

Un insediamento, cioè, paragonabile ad un Comune medio-piccolo del quale lo stadio e le attività commerciali ad esso pertinenti costituirebbero “parva pars”.

Sarebbe, altresì, interessante sapere che fine abbia fatto quel “Piano Industriale per Roma”, sottoscritto il 23 novembre 2017 tra l’allora Ministro dello Sviluppo Economico, la Regione Lazio, il Comune di Roma, Associazioni datoriali e Organizzazioni sindacali, che prevedeva un investimento per lo sport di euro 124 milioni definiti “già individuati”.

Intervento che contemplava la riqualificazione e lo sviluppo di impianti sportivi, tra i quali lo stadio Flaminio, così da realizzare nel Quadrante Nord di Roma un “HUB diffuso”, caratterizzato da infrastrutture per il calcio, l’atletica, il rugby, insieme con strutture per intrattenimento e per attività life style, con un centro commerciale, ristoranti, aree pubbliche, “raggiungendo l’obiettivo di aggregare un ampio bacino di cittadini per attività tra loro anche molto diverse”.

Questo il cronoprogramma dell’intervento: definizione dell’obiettivo del progetto (ottobre/novembre 2017); team di progetto operativo e gruppi di lavoro per la definizione di ruoli e responsabilità di membri del team e dei diversi gruppi di lavoro (novembre/dicembre 2017); impianti sportivi periferici con individuazione degli impianti da inserire nell’HUB diffuso (novembre/dicembre 2017); mappatura degli impianti sportivi, metratura, proprietà, status degli stessi (novembre/dicembre 2017); masterplan di progetto complessivo e del piano di sviluppo per ogni impianto/struttura identificato (gennaio/febbraio 2018); identificazione delle fonti di finanziamento (gennaio/febbraio 2018); avvio della fase di fattibilità tecnica ed esecutiva (febbraio/marzo 2018).

Alla fine di gennaio 2020, come ognuno può constatare, nulla di tutto ciò è stato realizzato e neppure iniziato, mentre lo stadio Flaminio continua a versare in uno stato di deplorevole abbandono e degrado.

Avv. Massimo Rossetti


[1] https://laroma24.it/rubriche/la-penna-degli-altri/2020/02/stadio-roma-giu-spesi-80-milioni-lapprovazione-a-pasqua

[2] http://www.affaritaliani.it/roma/stadio-roma-addio-tor-di-valle-accordo-friedkin-caltagirone-per-tor-vergata-649219.html

[3] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2020/01/28/archistar-allattacco-della-capitale-e-la-raggi-irresponsabilmente-esulta/

[4] https://www.succedearoma.it/2020/01/28/vela-di-calatrava-soldi-rubati-e-nessun-colpevole/

[5] http://www.cieloterradesign.com/vela-di-calatrava-una-mano-di-vernice-da-300-milioni-per-lincompiuta-che-diventa-set/

[6] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/06/02/ce-qualcuno-davvero-interessato-a-salvare-lo-stadio-flaminio/

[7] http://www.federsupporter.it/index.php/608-progetto-di-federsupporter-sullo-stadio-flaminio

[8] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/11/05/tor-di-valle-ennesima-diffida-nessuno-potra-dire-non-sapevamo/

3 pensieri su “Stadi e processi

  1. grazie Ettore. Conferma la tesi per la quale coloro che ora si stracciano le vesti per la rimozione della prescrizione, sembrano favorire quelli che ritardavano apposta i processi per farli cadere in prescrizione.

  2. Certo, perché “il pubblico”, quel cattivone, non ha più la capacità economica dunque l’autorevolezza politica, infine il potere, di decidere alcunché senza pietire l’intervento del privato, dove, quando, quanto e come vuole, nell’investire le SUE risorse a fini, in questo caso, sportivi. Ma così è in ogni settore come, a solo titolo d’esempio, in gran parte delle infrastrutture (Autostrade dice niente ?) e avanti così al grido “Il pubblico è privato e il privato è di pochi, sempre quelli”.

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