Paisà, ma è nu bbuono bisniss? …

Da Tor di Valle alla Fontana di Trevi il passo è brevissimo

Dopo aver letto l’ultimo articolo di Turano[1] dedicato alla vicenda di Tor di Valle, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la scena di “Totò truffa ‘62”, nella quale Totò, spacciandosi per il Cavaliere Ufficiale Antonio Trevi, “proprietario” della Fontana di Trevi, frega un “pollo” americano di origini italiane, tal Decio Cavallo (Ugo d’Alessio), il quale gli consegna una caparra 500.000 lire in contanti per vincere la gara a rialzo, orchestrata dal compare di Totò, il rag. Girolamo Scamorza (Nino Taranto), il quale si intromette nella trattativa facendo credere di voler acquistare la fontana per conto di una compagnia cinematografica americana.

Il poveretto vittima della truffa, certo di essere nel giusto, chiede aiuto di due vigili urbani perché, dopo esser divenuto il nuovo proprietario della fontana, un turista si è malamente rifiutato di pagargli i diritti di fotografia, accusandolo di avere “le pigne in testa” … i VV.UU., nel mostrarsi estremamente comprensivi verso il malcapitato, garbatamente lo accompagnano all’interno di un’ambulanza che lo porterà al manicomio!

https://www.youtube.com/watch?v=mMZSONxnWyo&fbclid=IwAR0wBNMMbuqyIcIjrDGJudNZZrMai_jiZHYA10Rnk5F4xwzYx83XIz5SdfE

Cambiano i luoghi, cambiano gli attori ma la storia raccontata nell’articolo di Gianfrancesco Turano – per davvero non sorprendente, né nuova, per chi abbia seguito la vicenda dello Stadio a Tor di Valle – sembra davvero la stessa della Fontana di Totò!

A beneficio dei lettori mi limito a riportare gli estratti di quell’articolo che mi ha segnalato ieri l’amico Luciano Belli Laura che, da Biella, sembra seguire la situazione romana molto più dei romani che, per ragioni occulte, sembrano quasi disinteressarsi alla peggiore storia di speculazione degli ultimi decenni che ha investito la Capitale.

L’articolo recita: «Eurnova, la società che ha in portafoglio il terreno di Tor di Valle, da otto mesi non paga la rata al venditore dell’ex ippodromo, il curatore fallimentare della Sais di Gaetano Papalia. Al sesto mese di mancato versamento sarebbe dovuta scattare la restituzione del bene alla Sais. Ma questa è davvero l’unica cosa che Unicredit, Bcc, Mps e Ubi non si possono permettere. Benché Parsitalia ed Euronova siano separate formalmente, Tor di Valle è l’unico bene che può procurare una plusvalenza a breve e che eviterebbe alle banche un writeoff sanguinoso. Del resto, l’accordo di cessione dell’area a Dea Capital (gruppo De Agostini) per 200 milioni era in dirittura d’arrivo quando l’arresto di Parnasi (giugno 2018) ha stroncato la trattativa.

Il curatore fallimentare ha concesso un’ennesima dilazione al mancato pagamento dell’1 settembre. Ma nemmeno l’1 ottobre l’atteso bonifico è arrivato. Il nuovo consiglio di amministrazione di Eurnova, insediatosi in luglio dopo gli arresti, vuole prima capire se Virginia Raggi firmerà la convenzione urbanistica, vincolata alla due diligence interna che la sindaca ha ordinato per capire se qualche dipendente del Campidoglio abbia favorito Parnasi in modo illegale. Le uscite altalenanti della sindaca M5S sembrano portare a una firma della convenzione entro il 2018. Ma non sarebbe la prima scadenza mancata».

Planimetria dell’ultimissima versione del MasterPlan dello Stadio indicante le linee di sezione (immagine fornita dall’arch. Luciano Belli Laura e desunta dagli elaborati di progetto)

Luciano Belli Laura, nel commentare l’articolo, giustamente dice:

Vale a dire, serve la Convenzione urbanistica. Ma questa si sottoscriverà per realizzare l’opera. La quale sarà autorizzata solo dalla Giunta Regionale di Zingaretti. Quindi la Raggi non serve altro che a varare la propedeutica Variante urbanistica. A sua volta vincolata ad una Variante progettuale (ponte di Traiano sì o no).

Ed allora, … “mamma li Turchi” …? Ovvero, forse, gli “Amerikani“!

Infatti l’articolo di Turani così conclude: «Da notare che, per meno di sei mesi, i tre nuovi amministratori di Eurnova si divideranno emolumenti per 800 mila euro. Non è poco per una società dal futuro incerto che non riesce a onorare i suoi impegni sul terreno di Tor di Valle e che sta tentando l’ultimo dribbling: cedere a un compratore, forse Pallotta stesso, un bene che non ha mai pagato».

Belli Laura quindi, commentando ancora il pezzo di Turano, riflette:

Vendere i terreni di Tor di Valle al lobbista che in 48 ore (e per ora inutilmente) ha fatto visita alla Raggi, a Zingaretti ed a Lotti? Possibile che costui sia così ingenuo da buttare 120 milioni per acquisire terreni saliti a 200 milioni, partendo da 42 milioni non interamente pagati … come sappiamo e ci viene confermato? Possibile che nessuno voglia dirgli che sarebbe un incauto acquisto, perché mai e poi mai si farà lo Stadio a TdV?

È possibile che all’avvocato Virginia Raggi nessuno voglia dire che il truce Zinga l’abbia messa sadicamente in un bel pasticcio? Giacché, la “sindaca” è contornata da insulsi incapaci, tipo Frongia Daniele, che passano a Luca Parnasi il curriculum vitae et studiorum d’una giovincella di primo pelo, senza (come riportato da Ilaria Sacchettoni e Fiorenza Sarzanini su “Il Fatto Quotidiano” del 6 novembre 2018[2]) chiedere nulla in cambio? Ben sapendo come si fa oggi tra uomini d’affari e galantuomo dall’honestà perduta. Non sapendo che Franco Nicolazzi da Gattico (NO), allorquando doveva decidere l’assegnazione delle opere pubbliche appaltate presso il suo Ministero dei Lavori Pubblici, riceveva il “funzionario” recante due liste separate. Indi, in assoluto silenzio (nel racconto di Vezio De Lucia) poneva un dito sulla lista dei lavori e l’altro sulla lista delle imprese. Ma allora, il ministro socialdemocratico venne raffigurato a condurre una carriola piena di mattoni. Ovviamente, della demolizione del ministero.

Insomma, se davvero tutto questo corrisponde alla realtà dei fatti, Mr. Pallotta, prima di fare passi azzardati, farebbe bene a guardare come finì il povero Decio Cavallo, dopo l’acquisto della Fontana di Trevi … perché il cinema, specie quello delle commedie – considerato di poco conto e commerciale – nel suo tracciare abilmente degli spaccati della società in cui viviamo, spesso ci manda dei messaggi inequivocabili dai quali imparare!

[1] http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/11/06/news/il-sistema-parnasi-dalla-lega-alle-banche-la-ragnatela-del-costruttore-1.328395

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/06/luca-parnasi-i-verbali-degli-interrogatori-soldi-a-eyu-e-piuvoci-era-un-modo-per-finanziare-pd-e-lega-fondi-anche-a-fdi/4745424/

 

Un pensiero su “Paisà, ma è nu bbuono bisniss? …

  1. Interessantissimo!… Grazie Ettore, per il tuo impegno e quello degli amici.

    Certo, fa riflettere come siano messi male i romani, che si disinteressano di come sono mal amministrati. Ma, in realtà, tutto il mondo è paese: succede la stessa cosa a Firenze con la TAV, è successa a Milano con l’Expo:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/04/30/lexpo-in-pillole-amare/

    e ora con la faccenda delle Olimpiadi invernali 2022, che Milano rivendica, quando a Torino ci sono già le strutture. L’importante è sprecare soldi pubblici in quantità industriale, per fare “progresso & sviluppo”. E’ il keynesismo, bellezza!…

    Beh, speriamo che, per TdV, chi deve leggere, legga… nel suo stesso interesse.

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