Sull’esperienza del MHRD Global Initiative on Academic Network (GIAN) – Riqualificazione urbana nel rispetto dell’identità regionale attraverso la conservazione urbana tenuto presso il NIT di Patna

Vista di uno dei Templi nel sito di Nalanda, Bihar

Questo breve testo vuole rendere i lettori partecipi del risultato del progetto sviluppato nel corso del breve seminario organizzato dal National Institute of Technology di Patna (Bihar, India), non tanto per la qualità del progetto prodotto, nonostante i tempi brevissimi a disposizione, quanto per il modello di studio e l’interesse che ha suscitato.

Tra il 16 dicembre e 20 dicembre 2025 ho avuto l’onore e il piacere di essere invitato dal National Institute of Technology di Patna (Bihar, India) a tenere un corso che prevedeva 14 ore di lezioni frontali e 10 ore di esercitazioni, oltre ad una serie di conferenze per la città di Patna, presso il Museo del Bihar, e per l’Indian Institute of Architects, Bihar Chapter, presso l’Hotel Taj di Patna.

Come descritto dal bando di iscrizione, il corso ha avuto come tema quello di “esplorare le teorie e le pratiche relative alla rigenerazione urbana, soffermandosi sui processi di rivitalizzazione, riqualificazione, riabilitazione, rinnovamento e trasformazione urbana”.

In particolare il corso si è concentrato sull’esplorazione approfondita dei processi urbani perseguiti a livello globale e sulla comprensione dei parametri che guidano le decisioni contestuali prese dalle varie amministrazioni/parti interessate. Durante il corso, i partecipanti sono stati “stimolati a esercitare i loro processi di pensiero al fine di elaborare una metodologia adeguata per lo sviluppo urbano che integri la conservazione urbana nei processi di rigenerazione urbana”. È stato infatti chiarito come “la salvaguardia e lo sviluppo del carattere dei luoghi risultino fondamentali per preservare e sviluppare il senso di appartenenza delle popolazioni e dei cittadini al loro territorio”.

Lo sviluppo moderno delle città storiche mostra infatti una netta rottura tra la parte storica e gli sviluppi più recenti. Quasi ovunque infatti, la zonizzazione con cui le città sono state sviluppate, sembra aver reciso ogni rapporto con il nucleo storico, peraltro perdendo ogni relazione con la scala umana. Le città non risultano più concepite a misura di pedone e stanno diventando sempre più congestionate e inquinate a causa dell’uso indispensabile dei veicoli a motore.

Questi problemi riguardano tutte le aree urbane, a livello globale, e sono considerati le cause principali del cambiamento climatico, una questione che ha portato i partecipanti alle COP 26, 27, 28e 29  a richiedere una revisione del nostro stile di vita.

“Purtroppo, piuttosto che difendere la propria identità culturale, i Paesi emergenti continuano a imitare il modello fallace proposto dai paesi sviluppati”.

A tal fine, il Corso di Rigenerazione Urbana che abbiamo tenuto è stato inteso a fornire ai partecipanti le conoscenze di base, sì da renderli capaci di affrontare lo sviluppo futuro delle aree urbane in modo più sostenibile, ideando un modello/quadro rispettoso del patrimonio e le tradizioni locali, nonché l’ambiente.

Il corso ha incluso una fase analitica iniziale, consistente in una gita di studio di un giorno atta a documentare, attraverso schizzi e fotografie, il carattere identitario del luogo ove gli studenti avrebbero dovuto sviluppare un progetto rigenerativo.

A questa fase analitica è seguito un esercizio di progettazione da parte dei partecipanti.

Il materiale prodotto è servito ad elaborare un “abaco”, ovvero una sorta di “dizionario”, da prendere in considerazione nella fase di progettazione del corso.

Questo studio, in particolare quello effettuato attraverso schizzi in loco e rilevamenti grafici, è infatti da considerarsi di fondamentale importanza per rapportarsi correttamente al lessico che ha caratterizzato la regione per secoli.

Data la ristrettezza dei tempi – soli 5 giorni – questo “corso pilota” si è limitato allo studio degli aspetti architettonici, dei materiali e delle tecniche costruttive del sito archeologico di Nalanda.

La seconda fase, puramente legata alla progettazione, è quindi consistita in una sorta di charrette[1], durante la quale gli studenti, suddivisi in gruppi di progettazione, hanno sviluppato soluzioni migliorative per gli edifici a servizio del sito archeologico. Il progetto di rigenerazione è stato basato su un approccio olistico, che tenesse in considerazione gli aspetti urbani, architettonici, sociali ed economici.

Le lezioni tenute e questo esercizio di rigenerazione urbana, hanno mirato a sviluppare la capacità dei partecipanti di rendere le città più sicure e resilienti, rafforzando il loro rapporto con l’ambiente naturale, con gli aspetti sociali ed economici locali … rapporto che negli ultimi decenni sembra aver drammaticamente perso importanza. 

L’urbanistica e l’architettura sviluppatesi dai primi decenni del XX secolo si sono infatti concentrate sull’idea di uno stile internazionale e sull’uso di forme e materiali irrispettosi del contesto e, nel caso dei restauri, irrispettosi del comportamento statico e chimico dei monumenti; il risultato di questo approccio ha portato ad una distruzione del senso di appartenenza e dell’identità dei luoghi e, nel caso del restauro, ha condotto perfino alla perdita di edifici di valore storico[2].

A livello urbanistico il risultato di questo modo ideologico di procedere ha generato una serie di “non-luoghi[3], spersonalizzanti e spesso criminogeni, caratterizzati da difficoltà sociali e inquinamento.

Per il bene delle generazioni future, sarebbe quindi necessario ricominciare a progettare sulla base della scala umana e nel rispetto dei luoghi, che è ciò che, come si è detto, questo corso ha inteso sviluppare.

Il corso, della durata di 5 giorni, ha compreso 14 lezioni – con lezioni di 180 o 240 minuti al giorno e 10 ore di esercitazioni con 120 o 240 minuti di esercizi al giorno – L’ultimo giorno è stato dedicato alla sintesi progettuale del corso e alla esposizione (mostra dei disegni e presentazione in PowerPoint) da parte dei partecipanti per la valutazione finale.

Gli obiettivi principali del corso sono stati i seguenti:

  • Esporre i partecipanti ai fondamenti della pratica tradizionale della progettazione;
  • Sviluppare la fiducia e la capacità dei partecipanti nell’applicazione della strategia per un corretto programma di “charrette”;
  • Fornire un’esposizione ai problemi pratici della rigenerazione urbana nel rispetto della conservazione urbana e delle loro soluzioni, attraverso l’analisi di luoghi storici di successo, nonché attraverso l’analisi critica delle condizioni urbane, architettoniche, sociali ed economiche esistenti.
  • Migliorare la capacità dei partecipanti di identificare, controllare e rimuovere i problemi socio-economici-ambientali legati all’urbanistica derivanti dall’ideologia modernista.

Al corso, oltre al sottoscritto impegnato in 7 ore di lezioni e 10 ore di tutorial, ha partecipato la Dr. Kamini Sinha (organizzatrice e coordinatrice del corso), che ha tenuto 3 ore di lezioni e 4 ore di tutorial. Gli studenti partecipanti sono stati 50, molti dei quali provenienti da facoltà diverse dall’Architettura, (Ingegneria, Sociologia, Geografia ecc.).

Lezione presso il N.I.T di Patna

Premessa

L’antico e prestigioso complesso monastico buddista di Nalanda Mahavihara, istituzione universitaria di apprendimento di livello mondiale dal III al XIII secolo, è oggi riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Qui è possibile ammirare opere d’arte che testimoniano la fioritura dell’educazione e della cultura buddista antica, attirando studiosi da tutta l’Asia. Ancora oggi infatti, il sito presenta delle architetture in mattoni straordinariamente conservate, nonostante le devastazioni operate dagli invasori turchi, guidati da Bakhtiyar Khilji, che nel 1193 diedero alle fiamme l’immane patrimonio letterario conservato nelle biblioteche, un patrimonio riguardante tutto lo scibile umano … In un’affascinante analisi dell’influenza storica dell’India, lo storico William Dalrymple ha sottolineato che “l’antica Università di Nalanda nel Bihar era come l’Harvard, la Cambridge e la NASA dei suoi tempi[4]”.

Si racconta che il fuoco abbia bruciato per circa sei mesi, distruggendo libri e strutture lignee; eppure, nonostante la furia delle fiamme, gran parte delle mura di mattoni ha resistito fino ad oggi, consentendo una perfetta lettura delle strutture monastiche, dei santuari/templi, stupa[5] e vihara[6].

Purtroppo però, come abbiamo potuto constatare, tutte le antiche strutture lignee (mensole e tavolato degli sporti di facciata; tavolati posti come piattabande dei varchi di accesso ai vihara, ecc.), ricostruite in cemento armato nella prima metà del secolo scorso, versano in condizioni di grave degrado, cosa che sta minando gravemente il futuro di questa meraviglia.

I restauri furono infatti avviati poco dopo l’emanazione della Carta del Restauro di Atene del 1931, un documento nel quale veniva espressamente detto:

Gli esperti hanno inteso varie comunicazioni relative all’impiego di materiali moderni per il consolidamento degli antichi edifici; ed approvano l’impiego giudizioso di tutte le risorse della tecnica moderna, e più specialmente del cemento armato. Essi esprimono il parere che ordinariamente questi mezzi di rinforzo debbano essere dissimulati per non alterare l’aspetto e il carattere dell’edificio da restaurare; e ne raccomandano l’impiego specialmente nei casi in cui essi permettono di conservare gli elementi in situ evitando i rischi della disfattura e della ricostruzione[7].

Purtroppo, ciò che quegli esperti non conoscevano, né potevano conoscere, era il comportamento chimico a medio-lungo termine di questo materiale nuovo, a quell’epoca visto come la soluzione definitiva a tutti i problemi strutturali.

A distanza di anni da quei restauri infatti, ciò che si vede oggi a Nalanda non è dissimile a quello che si vedeva alla Schola Armaturarum di Pompei fino al 2010[8], per citare uno solo dei tanti casi di monumenti perduti a causa del peso, della rigidità e, soprattutto, dell’ossidazione dei ferri di armatura e del cambio di stato chimico – da silicato di calcio a carbonato di calcio – del calcestruzzo moderno, specie quando esposto all’umidità e alle intemperie[9].

Piattabanda posta all’ingresso di uno dei vihara di Nalanda – tutte le strutture in c.a. si presentano in queste condizioni

Piattabanda posta all’ingresso di uno dei vihara di Nalanda – tutte le strutture in c.a. si presentano in queste condizioni

Piattabanda posta all’ingresso di uno dei vihara di Nalanda – tutte le strutture in c.a. si presentano in queste condizioni

Lo stato in cui versano le parti ricostruite del sito di Nalanda suggerisce pertanto che, ancor prima di pensare a nuovi scavi per estendere l’immensa area archeologica (oggi è visibile un’area che si estende per un solo chilometro dei dieci complessivi), occorra intervenire sollecitamente per sostituire tutte le strutture in cemento armato con travi e tavolati in legno analoghi a quelli originari; inoltre, data la notevole presenza, nella maggior parte delle murature, di efflorescenze causate dal moderno cemento in conseguenza dell’umidità di risalita, sarebbe altresì necessario rimuovere, ove risulti possibile, tutto il cemento inserito nelle commessure tra i mattoni, sostituendolo con malta di cocciopesto, analoga a quella originaria, visibile in tutta l’area e ancora utilizzata nelle moderne costruzioni spontanee realizzate intorno al sito dove, purtroppo, i mattoni presi dai monumenti vengono impiegati sia come tali, che triturati per realizzare il cocciopesto.

Interno di un Monastero – le pareti, in diversi punti, mostrano le efflorescenze prodotte dai sali rilasciati dalle malte cementizie usate nei restauri

Interno di un Monastero – le pareti, in diversi punti, mostrano le efflorescenze prodotte dai sali rilasciati dalle malte cementizie usate nei restauri

La nostra visita ha altresì evidenziato l’inadeguatezza delle indispensabili strutture di servizio del sito (biglietterie bagni pubblici, chioschi per informazioni, museo, ecc.), le cui architetture, meramente funzionali, necessiterebbero di armonizzarsi maggiormente con le antiche strutture, armonizzandosi nel contesto.

Volendo fare un’analogia, sebbene esagerata, potremmo immaginare quello che sia l’aspetto di un quadro come la Gioconda con l’attuale cornice di legno lavorato, e quello che potrebbe essere con una moderna cornice luminosa al neon … L’impatto che una cornice errata può avere sulla percezione dell’opera d’arte è talvolta sottovalutato, sebbene devastante.

Biglietteria all’ingresso dell’area archeologica

Chioschi all’interno dell’area archeologica

Bagni pubblici dell’area archeologica e del museo

Edificio principale del Museo

Edificio in costruzione per l’estensione del Museo

Per questa ragione, anche al fine di promuovere l’economia e l’artigianato locale – necessario al restauro dei monumenti di Nalanda e del Bihar – con il nostro brevissimo programma del GIAN Course[10] abbiamo immaginato quanto utile e innovativa potrebbe risultare la modifica dell’aspetto di tutte queste strutture di contorno, realizzando delle  nuove facciate in mattoni rispettose del vocabolario locale, riproponendo cornici, sporti, aperture e apparecchiature murarie dei monumenti presenti.

Procedendo in questo modo infatti, oltre a migliorare l’aspetto degli edifici, risulterebbe possibile formare una vasta manodopera specializzata che, negli anni a venire, potrebbe prendersi cura del patrimonio esistente, restaurandolo in maniera adeguata, usando tecniche, materiali ed elementi che consentano il passaggio alle generazioni future.

Le conoscenze attuali circa il comportamento del calcestruzzo armato, delle resine ecc. fanno sì che non possa essere più ammissibile il ripetersi degli errori di chi, a suo tempo, aveva ingenuamente utilizzato tecniche e materiali moderni, il cui comportamento nel medio lungo termine non poteva conoscere.

Le modifiche possibili potrebbero anche estendersi al Museo, la cui planimetria generale risulta molto simile a quella dei vihara e che, di conseguenza, anche a scopo didattico, potrebbe essere totalmente riconfigurato per far comprendere ai visitatori come fossero concepite queste magnifiche strutture.

Il lavoro degli studenti

Come accennato, i partecipanti, organizzati in 5 gruppi, hanno trascorso un’intera giornata di studio nel sito archeologico di Nalanda, documentando il vocabolario necessario a sviluppare una proposta di restauro e riqualificazione dell’intero sito.

Studio delle murature e delle tecniche costruttive effettuato dagli studenti nel sito di Nalanda

Studio delle murature e delle tecniche costruttive effettuato dagli studenti nel sito di Nalanda

Studio delle murature e delle tecniche costruttive effettuato dagli studenti nel sito di Nalanda

Studio delle murature e delle tecniche costruttive effettuato dagli studenti nel sito di Nalanda

Studio delle murature e delle tecniche costruttive effettuato dagli studenti nel sito di Nalanda

Infine, di ritorno a Patna, nell’arco di una sola giornata – durante la quale sono stati insegnati loro anche i rudimenti del disegno geometrico e dell’acquerello (si consideri che molti studenti provenivano da corsi molto diversi e non dalla sola facoltà di architettura) – gli studenti hanno prodotto i progetti riportati nelle immagini che seguono, riscuotendo un successo unanime da parte dei rappresentanti del Museo del Bihar e del sito archeologico di Nalanda invitati alla presentazione, i quali hanno infatti auspicato che questa idea venga portata avanti e realizzata.

Proposte per le strutture di ingresso e biglietterie

Proposta per l’ingresso al Museo

Proposta per il rifacimento di un chiosco per informazioni interno al sito archeologico

Proposta per il rifacimento dei bagni del sito archeologico utilizzando delle decorazioni in mattoni, analoghe a quelle delle strutture antiche, per differenziare i bagni femminili da quelli maschili

Proposta per il rifacimento della muratura del museo ispirata allo zoccolo basamentale di uno dei templi

Foto di gruppo al termine della cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione

Conferenza finale per l’Ordine degli Architetti del Bihar, tenutasi presso l’Hotel Taj di Patna

Proposta di modifica della biglietteria del sito archeologico

Proposta per le finestre del bagno per uomini (schizzo e immagine generata con IA)

Ispirazione dal mondo reale:

1 – ll progetto è stato basato su questo specifico pilastrino documentato tra le rovine di Nalanda.

La struttura: abbiamo apprezzato il modo in cui i mattoni originali erano disposti a sezioni (anelli), quindi abbiamo utilizzato la stessa forma per i pilastrini del bancone della biglietteria.

Per mantenere l’autenticità: l’originale è realizzato con sottili mattoni rossi, motivo per cui è stata scelta una finitura in arenaria rossa per conservare quella stessa sensazione “terrosa”.

2 – La cornice a medaglione: nella proposta abbiamo inserito queste figure all’interno di medaglioni ovali per proteggere il disegno e farle risaltare come punto focale.

3 – L’elemento eroico: abbiamo integrato delle figure sedute nei pilastri, ispirandoci direttamente ai rilievi in pietra rinvenuti alla base delle rovine di Nalanda.

Proposta per il secondo ingresso dell’area archeologica

Ispirato al motivo del padma (loto), simboleggia la purezza, l’equilibrio e il risveglio spirituale, emergendo immacolato dal mondo materiale

Analisi del sito

Analisi del sito – percorso principale

Analisi del sito – studio delle murature

Analisi del sito – considerazioni sulle murature e sui chioschi esistenti

Proposta di modifica di un chiosco per informazioni

Proposta di modifica di un chiosco per informazioni

Proposta di modifica di un chiosco per informazioni – studio cromatico della parete in mattoni

Proposta di modifica di un chiosco per informazioni

Proposta di modifica dell’entrata al sito


[1] Termine originato dalle École des Beaux-Arts di Parigi nel XIX secolo. Il termine charrette è quello usato in francese per “carretto” o “carro“: Era ben nota, agli studenti di Architettura della École des Beaux-Arts, la necessità di lavorare intensamente, fino all’ultimo minuto, sulle immagini dei loro progetti … persino mentre si recavano a scuola, con il carretto tirato dal cavallo (“en charrette “), per mostrare i progetti ai loro professori. Da qui il termine ha subito una metamorfosi fino all’uso corrente – in voga specie tra gli architetti “tradizionali” – riferito alla full-immersion che si fa nelle fasi iniziali di una progettazione collettiva.

Il termine charrette è stato applicato storicamente, anche al carro o carretta per il trasporto dei condannati alla ghigliottina. Per esempio: «Une charrette (…) traînait lentement à la guillotine un homme dont personne ne savait le nom» (Anatole France, Les Dieux ont soif, 1912, p. 44). [tr. «un carretto portò lentamente alla ghigliottina un uomo di cui nessuno conosceva il nome»].

Nei secoli XVI, XVII, e XVIII, quando il viaggiare prendeva tempi lunghi, la Charette si riferiva alle lunghe cavalcate in carrozza durante le quali, gruppi di statisti e politici si appartavano al fine di collaborare a trovare una soluzione ad una serie di problematiche prefissate prima del viaggio. Questa interpretazione del termine è quella più simile all’uso corrente applicato al mondo dell’architettura.

[2] https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2022/10/30/crollo-di-cagliari-rigenerazioni-urbane-e-bonus-edilizi-dove-stiamo-andando/

[3] nón luògo (o nonluògo) locuz. m. [sul modello del fr. non-lieu, contenuto nel titolo di un libro, Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité (tradotto in ital. come Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità), dell’antropologo francese Marc Augé]. – Luogo virtuale, metafisico o irreale, privo di effettivi riscontri nel mondo reale, o anche, nella prospettiva di Augé, uno di quei tanti luoghi spersonalizzanti e fortemente alienanti (come i grandi centri commerciali), spesso situati al di fuori dei centri urbani, nei quali si trascorre sempre più di frequente la maggior parte del tempo libero.

[4] https://www.indiatoday.in/india/story/bihars-nalanda-was-oxford-cambridge-and-nasa-of-its-day-william-dalrymple-2690972-2025-03-08

[5] https://www.treccani.it/enciclopedia/stupa_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica)/

[6] https://www.treccani.it/enciclopedia/vihara/

[7] https://www.journalchc.com/wp-content/uploads/2017/11/le-carte-del-restauro1.pdf

[8] https://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_616.pdf

[9] https://biourbanistica.com/blog/2016/8/31/il-cemento-e-il-terremoto-corruzione-e-menzogne-architettoniche/

[10] MHRD Scheme on Global Initiative on Academic Network – (GIAN).  Achieving Urban Regeneration while maintaining Regional Identity through Urban Conservation

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