Il “rammendatore di periferie” che amava fare “strappi” nei centri storici

Quattro anni fa, su Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014, il nostro super-celebrato senatore a vita Renzo Piano scriveva un pezzo, poi divenuto il suo cavallo di battaglia intitolato “il rammendo delle periferie”, un testo di grande impatto che, nella primavera successiva, venne addirittura scelto come traccia per il tema di italiano agli esami di maturità.

Sull’onda emotiva dei vari crolli e terremoti succedutisi in Italia prima del gennaio 2014, ma soprattutto cavalcando l’onda della rinnovata attenzione alle periferie, risvegliata dai tanti – spesso illustri sconosciuti – che negli ultimi due decenni avevano studiato a fondo il fenomeno, scrivendo articoli e libri e sviluppando progetti di rigenerazione e riqualificazione delle periferie ormai divenuti ben noti, l’archistar nazionale aveva scritto:

«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?»

Questa toccante riflessione (presa in prestito – non autorizzato – da chi l’aveva articolata molto più sinceramente del senatore a vita), come detto, in occasione degli esami di maturità successivi, stimolò il Ministero dell’Istruzione a formulare una domanda ai nostri maturandi:

«Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le tue considerazioni e convinzioni al riguardo[1]».

Nonostante le buone intenzioni di Piano – in realtà parecchio zoppicanti perché a lui ignote … si pensi per esempio al fatto che l’archistar lamenti la qualità delle periferie semplicemente in funzione dell’assenza di manutenzione, piuttosto che in funzione dell’idea stessa di periferia che, effettivemente, mai avrebbe potuto condannare se non rimettendo in discussione tutta la sua opera e quella dei suoi colleghi responsabili dello sfascio delle città dagli anni ’60 ad oggi – forse sarebbe stato il caso che qualcuno, all’interno del Ministero, prima di beatificare Piano, verificasse se davvero quell’affermazione fosse il frutto di un pensiero profondo ed attento al miglioramento delle condizioni socio-urbanistico-ambientali o se, nella realtà, non si trattasse dell’ennesimo slogan, tanto utile a mostrarsi sotto i riflettori e restare sempre a galla seguendo la corrente del momento!

A ben vedere, infatti, semplicemente analizzando l’opera dell’archistar nostrana, chiunque potrebbe accorgersi che il “predicatore (dal 2014) del rammendo delle periferie”, nel corso della sua lunga carriera abbia mostrato una inclinazione ed un interesse particolare al fare “strappi” nei centri storici, sì da uniformarli allo squallore delle periferie che tanto (giustamente) biasima, sebbene “per assenza di manutenzione”.

In pratica viene difficile pensare che una persona che ha speso la sua vita promuovendo laperiferizzazione dei centri storici”, alla soglia degli 80 anni di età, nel 2014 abbia deciso di rinnegare se stesso promuovendo lacentrostoricizzazione delle periferie” … tant’è che, solo poco prima della mitica predica sul rammendo, il senatore a vita aveva completato l’ennesimo progetto di massacro di un edificio storico, all’interno del centro storico di Parigi: la Fondation Jérôme Seydoux–Pathé

(2014) Parigi, vista della Fondation Jérôme Seydox-Pathé, un’assurda struttura decontestualizzata ed autoreferenziale che non intende intavolare alcun rapporto con il suo intorno, se non quello di offenderlo e negarlo!
(2014) La struttura progettata da Renzo Piano per la Fondation Jérôme Seydoux–Pathé a Parigi si presenta come un immane stomaco metallico intenzionato a fagocitare ed espellere l’intero tessuto storico parigino

A ben vedere, il nostrorammendatore”, non è affatto nuovo ad interventi del genere. Infatti, sin dal suo esordio al fianco di una archistar dell’epoca, Richard Rogers, il senso del rispetto per il contesto – oggi ipocritamente descritto come straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile” – non sembra mai aver giocato alcun ruolo guida nel progettare e realizzare delle opere … semmai l’edilizia storica è stata un pretesto per poter affermare il proprio ego in spregio ad essa!

Il Beaubourg, infatti, mostra una assoluta indifferenza, se non addirittura irriverenza ed arroganza, nei confronti del tessuto storico all’interno del quale venne violentemente inserito!

(1971) Vista aerea del Beaubourg nel centro storico di Parigi

Questo amore del nostrorammendatorenei confronti delle forme aliene ai centri storici – tipiche delle peggiori periferie del pianeta – è poi stato confermato in tutte le sue opere successive.

(2017) Vista aerea del Centro Botín de Santander … una struttura totalmente decontestualizzata e malamente scopiazzata dal MAXXI di Zaha Hadid e dalla Stazione Tiburtina di Paolo Desideri, a loro volta già pateticamente ispirati alla “Sculptured House” di Charles Deaton del 1963, ironicamente usata da Woody Allen nel 1973 ne “il Dormiglione”
Sculptured House presso la Genesee Mountain, Jefferson County in Colorado (arch. Charles Deaton 1963)
(2011-2015) Torino – il Grattacielo Intesa San Paolo parafrasando la Guida Routard di Parigi riguardo alla Torre di Montparnasse, questo edificio presenta la stessa delicatezza di un pugnale inflitto nel cuore di Torino
(2012) Lo “Shard” di Londra un mostro autoreferenziale su cui muoiono giornalmente svariati uccelli schiantati sulle vetrate angolari libere … non solo irrispettoso dell’urbanistica e dell’architettura, ma anche dei volatili londinesi!
(2015) Il Whitney Museum di New York, qui il “Rammendatore”, per far sì che non vi fossero differenze tra periferia e centro, sembra aver pensato bene di portare un capannone industriale in città!
(2016-2018) Il Manhattanville Campus della Columbia University a New York. In questo caso, nonostante i proclami dell’autore e i premi relativi alla “più alta certificazione LEED”, l’edificio propone un angosciante linguaggio da capannone industriale con immense vetrate (rigorosamente non apribili) che lo rendono dipendente dall’aria condizionata … alla faccia della sostenibilità e del LEED!
(2013) il Museo Muse a Trento e, sullo sfondo, Palazzo Albere … anche in questo caso, il “Rammendatore” ha preferito fare “squarci” – degni di una tela di Fontana – al tessuto su cui svetta il Palazzo Albere, piuttosto che ricucire il suo intervento alle preesistenze! … Ma a chi volete che interessi andare a sindacare su certe sciocchezzuole?

Insomma, come ho detto, prima di santificare il nostro senatore a vita, come salvatore della Patria – vittima della scriteriata opera degli architetti al servizio della speculazione – nel 2014 qualcuno nel Ministero della Pubblica Istruzione avrebbe dovuto fare qualche verifica e, semmai, chiedere ai maturandi di verificare se l’autore della citazione stesse predicando bene e razzolando malissimo!!

A ben vedere infatti, il suo modo di parlare – spesso basato su argomentazioni altrui, lontane anni luce da ciò che mette in atto progettando e costruendo – risulta convincente per la gente ignara, quanto il suono del flauto di un incantatore di serpenti per un cobra … ragion per cui dovremmo evitare di credergli incondizionatamente[2]

Per esempio, questo instancabile burlone del rammendo, parlando del suo terrificante progetto per il Palais de Justice di Parigi l’ha così descritto: uno strano grattacielo di 160 metri, una struttura a strati sovrapposti leggera e luminosa; una lanterna magica, una presenza levitante che trasmette serenità … viene da chiedersi come possano i parigini accettare di farsi prendere per i fondelli con parole del genere davanti all’evidenza del senso di angoscia, piuttosto che serenità, trasmesso da questo mostro incombente sulla Ville Lumière!

(2017) Il nuovo Palais de Justice di Parigi un’opera priva di qualsivoglia senso estetico che mira a sfregiare il tessuto parigino – già danneggiato da altri abomini a partire dalla Torre di Montparnasse – piuttosto che pensare a “rammendarlo”
(2017) Il nuovo Palais de Justice di Parigi un’opera visibile da ogni dove e che sfregia il panorama parigino ancora peggio ella dalla Torre di Montparnasse

Solo di recente, in occasione del presunto donoper Genova, qualcuno un po’ più obiettivo ha provato a scavare nella vita professionale e studentesca della nostra super celebrata archistar, raccontando che non sia tutto oro quello che luccichi[3]!

Insomma, credo che se il nostro senatore a vita si limitasse ad essere coerente con ciò che fa ed ha sempre fatto, magari evitando l’infrazione della deontologia professionale condoni” fuori luogo e, soprattutto, evitando di usare come slogan argomenti che non gli appartengono, probabilmente nessuno avrebbe nulla da rimproverargli e potrebbe concludere la sua lunga carriera evitando di lasciare di sé un cattivo ricordo, perfino presso i suoi più fedeli estimatori.

Detto questo, quindi, credo che possa essere cosa buona e giusta che i nostri politici, politicanti e media la smettano di considerare Piano e tutte le archistars nostrane e non come tuttologi esperti di urbanistica, architettura, restauro, alta ingegneria infrastrutturale, ecc., limitandosi a considerare tutti costoro per ciò che, realmente, abbiano dimostrato saper fare: progettare edifici autocelebrativi, del tutto irrispettosi dei contesti in cui sorgono, che sembrano voler tradurre in architettura la famosa frase ai poveri del Marchese del Grillo … checché possano raccontarci a parole tutti i parolai del settore!

[1] https://www.matematicamente.it/esame-di-stato-maturita/prima-prova/italia-paese-straordinario-e-fragile/

[2] Dopo aver visionato le immagini che ho inserito nell’articolo, suggerisco vivamente di guardare ed ascoltare attentamente quello che Piano dice in questo suo intervento tenuto a Lisbona (dal minuto 2:23 al 6:22): https://vimeo.com/17921912

[3] https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/renzo-piano-di-maio-nuovo-ponte/

3 pensieri su “Il “rammendatore di periferie” che amava fare “strappi” nei centri storici

  1. Ancora e sempre e doverosamente grazie, caro Ettore, che impieghi tanto del tuo prezioso tempo di professionista per mettere nero su bianco, con ampio corredo fotografico, le magagne delle archistar e del potente sistema politico-mediatico che le appoggia, a grande svantaggio degli interessi del popolo inconsapevole e disinformato, incluso quello delle famose periferie. Diversamente, assai difficilmente verremmo a conoscenza di questi doppi giochi e di questi misfatti.

    …cambierà, un giorno, questo triste andazzo?… da parte mia, consentimi, credo che ciò sarà possibile solo nella misura in cui potrà crescere quella turbo-sussidiarietà che è la “società partecipativa”:

    http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

  2. Riguardo all’articolo non ho nulla da aggiungervi, se non la mia modesta firma, e l’osservazione che i tuttologi oggi abbondano, non solo fra le archistar, ma anche fra gli sculettatori, i ballerini, i pallonari e tutti gli altri membri del sistema mediatico che dall’alto dei miliardi accumulati con la propria attività giullaresca, si ergono a censori e fustigatori della società (che li nutre e li vezzeggia) imponendo ai governi le loro particolari visioni dei problemi del mondo e le loro infallibili ricette per porvi rimedio.
    Cambierà questo andazzo? Mah, forse quando e se la gente si sarà riappropriata della propria facoltà di pensare, oggi delegata ai guru del pensiero unico elaborato dal Grande Fratello….

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