La giungla dei ponteggi usati come cartelloni pubblicitari

Negli ultimi anni, specie a seguito dell’esplosione del fenomeno “Superbonus 110%”, il panorama urbano romano – soprattutto nei punti in cui la visuale risulti più aperta alla vista di cittadini e turisti – è stato trasformato in un gigantesco cartellone pubblicitario che uniforma la Capitale alla volgarità consumista di Paesi privi di cultura e di storia.

La possibilità offerta dalla pubblicità, di ridurre le spese di restauro e manutenzione, se operata nel rispetto delle regole, potrebbe essere molto positiva, tuttavia l’avidità dei monopolizzatori del sistema porta ad estendere la durata dei cantieri a tempi degni della Fabbrica di San Pietro, senza che chi sia preposto ai controlli vada a verificare la reale esistenza di lavori in corso, né che la scadenza dei termini previsti per certe installazioni venga rispettata.

In passato, per esempio prima dell’ultimo Giubileo della Misericordia, avevo denunciato la presenza di ponteggi – coperti da giganteschi pannelli pubblicitari – approntati per finti cantieri di restauro posizionati in luoghi visivamente molto strategici in previsione di quel Giubileo.

Guarda caso, qualche mese dopo il termine di quell’evento, quei ponteggi vennero smontati senza che però mai nessuno, oltre due anni, avesse visto nessun operaio entrare nel cantiere … dopo qualche mese, però, quei ponteggi vennero reinstallati e i lavori, in breve tempo, vennero finalmente iniziati e completati.

Oggi, come si è detto, con l’esplosione del fenomeno Superbonus e con la conseguente proliferazione di “restauri sponsorizzati” il problema si è acutizzato.

Per esempio sarebbe utile sapere cosa accada alla parete dell’Ordine dei Cavalieri di Malta prospiciente il lungotevere dove, ormai da anni, insiste una gigantesca impalcatura, coperta da un immenso cartellone pubblicitario su sui si susseguono immagini e/o video pubblicitari, e dove, in questi anni, infatti, non mi è mai capitato di vedere alcun mezzo e/o operaio accedere al cantiere.

Analoga situazione si registra, sempre sull’Aventino, a ridosso del Circo Massimo lungo via della Greca e il Clivo dei Publicii; qui, da oltre un anno se non di più, un immenso ponteggio – la cui estensione sembra giustificata solo dal rapporto percentuale tra cartellone pubblicitario e facciata previsto dalla norma – delimita un cantiere apparentemente deserto: pur passandoci giornalmente per lavoro, non mi è mai parso di vedere alcuna attività edilizia.

Chi, su tutto il territorio, è preposto a controllare il rispetto delle regole dovrebbe verificare la reale esistenza di lavori in corso e, nel caso, il rispetto delle loro tempistiche. Non è infatti accettabile veder sostituire il ruolo storico-culturale delle nostre città con quello consumistico-commerciale di altri Paesi privi di cultura … tra l’altro la regola prevede che, alle immagini pubblicitarie proiettate sugli schermi dei ponteggi, vengano alternate immagini dei lavori in corso, cosa che non ho mai avuto la fortuna di vedere!

Se esistono delle regole, che dettano non solo l’estetica ma anche le tempistiche per certe “installazioni temporanee”, credo doveroso che, nel rispetto del decoro urbano, debbano essere fatte osservare.

Immagino che i nostri amministratori comunali e i nostri soprintendenti, oberati di lavoro, possano aver dimenticato l’esistenza dei criteri generali indicati dal Ministero dei Beni Culturali[1] nella Circolare n. 49 del 7 dicembre 2020.

Quel documento, si legge nel testo introduttivo, è stato redatto“per garantire, su tutto il territorio nazionale, un utilizzo coerente ed uniforme dei ponteggi a fini pubblicitari, visto che si tratta di uno strumento molto praticato nell’ambito dei lavori di restauro degli edifici vincolati”.

Ebbene, volendo rinfrescare la memoria agli smemorati controllori affinché facciano il proprio dovere, riporto di seguito la parte conclusiva di quel prezioso documento:

«[…] il Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, nell’ambito dei propri poteri di direzione, indirizzo, coordinamento e controllo delle attività esercitate dalle Soprintendenze ai sensi dell’art. 16, c. 1, del D.P.C.M. n. 169/2019, con la presente circolare detta i seguenti criteri generali in base ai quali i Soprintendenti ABAP, ciascuno tenendo conto delle specificità del contesto di riferimento, dovranno effettuare le proprie valutazioni ai fini del rilascio/diniego dei nulla osta ai sensi dell’art. 49 comma 3 del D. Lgs. 42/2004 o dei pareri consultivi ai sensi delle eventuali disposizioni dei piani/regolamenti comunali:

Le Soprintendenze – nell’obiettivo di evitare danni al decoro e alla tutela dei beni vincolati e tenendo conto della specificità del contesto di riferimento – devono orientare le proprie valutazioni ai seguenti criteri:

  • la dimensione dell’immagine pubblicitaria non deve essere, di norma, superiore al 30% della superficie dei teli di protezione dei ponteggi, calcolata in base allo specifico fronte su cui insiste l’immagine;
  • nel caso di pubblicità su schermi digitali, tale percentuale deve essere rivalutata in relazione alle “caratteristiche dimensionali e qualitative del contesto di inserimento”. In questo caso, peraltro, i soprintendenti possono individuare aree di particolare pregio nelle quali l’installazione pubblicitaria su schermi digitali è da considerarsi vietata;
  • nel caso di installazioni pubblicitarie su ponteggi relativi a interventi pubblici che prevedano l’utilizzo di schermi con proiezione di filmati, le soprintendenze potranno imporre la condizione che le immagini pubblicitarie siano alternate con filmati che documentino i lavori di restauro in corso di esecuzione;
  • il nulla-osta può essere rilasciato solo per la durata dei lavori come indicata nel contratto di appalto (che dovrà essere allegato alla domanda di utilizzo pubblicitario delle coperture dei ponteggi) e comunque non può protrarsi oltre 12 mesi».

[1] https://media.beniculturali.it/mibac/files/boards/388a5474724a15af0ace7a40ab3301de/circolari/Circolare%20n.49%20del%2007.12.2020%20DG-ABAP.pdf%20A.pdf

7 pensieri su “La giungla dei ponteggi usati come cartelloni pubblicitari

  1. Ogni metodo è buono per sgraffignare, raschiare, erodere, depauperare oltre alle casse pubbliche anche ciò che resta, pochissimo, della fiducia nelle istituzioni e degli istituti di controllo della spesa e degli incassi pubblici. Un edificio destinato a collassare fragorosamente.

  2. Me ne sono occupato pochi anni orsono, in una commissione congiunta sull’appalto per i lavori di ristrutturazione della scuola di Fasolo sul lungotevere Tor di Nona, di cui non mi sovviene il nome. In quell’occasione controllammo attentamente il rispetto delle norme e prescrizioni; ma ebbi evidenza del fatto che sono proprio quelle a essere, diciamo così, sbagliate.

    1. Caro Maurizio,
      la scuola è la Alberto Cadlolo, che ora è in restauro, cosa che mi rende felice … solo che è parzialmente coperta da un ponteggio sponsorizzato il cui mega-schermo pubblicitario, indipendentemente dalla norma, alterna solo immagini pubblicitarie e nessuna relativa al cantiere in corso, non consentendo di sapere come le cose procedano

      1. Se non ricordo male, ma non mi occupavo di questo specifico, era previsto invece che una parte dei pannelli dovesse riportare proprio le informazioni di cui parli. Il core business era la superficie esposta sul Lungotevere, ovviamente, dove la pubblicità di prodotti di largo consumo fa un po’ quello che vuole. Come sempre. Alienazione allo stato puro. Ma forse non abbiamo ancora visto “ il meglio”.

          1. Caro Ettore, anni di Commissione Piani di Massima Occupabilita’ (P.M.O) nella città storica, mi hanno mostrato la faccia truce della logica bottegaia che domina e impone il consumo del bene storico, il suo progressivo irreversibile depauperamento fino a decretarne la sicura scomparsa, e allora non resterà nulla alle pantegane da erodere e sgretolare. E sarà un bel giorno !

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