Tor di Valle: se Pallotta è stanco, Roma è stufa! … E il presidente trarrebbe grandi benefici ascoltandola

Rendering dello Stadio a Tor di Valle

Ieri, 17 novembre, mentre dalla pagine del Corriere della Sera[1] Marco Letizia ammoniva: “Juve, Inter e Milan ancora indietro nella classifica dei ricavi da stadio– Uno studio di «Calcio e Finanza» dimostra come il gap con le big europee è ancora imponente. Servono impianti grandi e sempre pieni”, altri giornalisti, interessati a fare pressing per lo stadio di Tor di Valle, continuavano a raccontare cose fuori dal mondo!

L’articolo di Letizia informava:

«Cosa devono fare le squadre italiane per potere competere stabilmente con le big europee? A parte giocare bene è indubbio che la competitività nel lungo periodo è data dal fatturato, che permette di aggiudicarsi le prestazioni dei giocatori migliori, anche se, da solo, ovviamente non basta. All’interno delle voci che compongono il fatturato di un club oltre ai (preponderanti) diritti tv, ai premi raggiunti grazie alle competizioni europee, al marketing ecc. ecc. … rivestono ancora una grande importanza i ricavi da stadio. Un settore che un tempo ci vedeva primeggiare e che ora ci vede molto indietro rispetto alle principali squadre europee».

Andando avanti, Letizia spiegava cosa fosse il “Coefficiente di riempimento” di uno stadio e, per farlo, metteva a confronto alcuni stadi italiani rispetto a quelli di alcune grandi squadre europee, arrivando a dimostrare che la Juventus – che vanta il più alto coefficiente di riempimento in Italia (94%) – si trovi drammaticamente indietro rispetto al Barcellona che, pur avendo un coefficiente pari al 67%, guadagna oltre il doppio della Juve, grazie alla capienza del suo stadio! … La media degli spettatori bianconeri è di 39.103 contro i 67.026 del Barça!

L’articolo poi snocciolava senza pietà le percentuali ed i guadagni dell’Inter – seconda squadra per coefficiente di riempimento in Italia – arrivando alla conclusione che Inter e Milan dovrebbero tenersi molto cara la struttura di San Siro, con i suoi 80.018 posti contro i 41.507 dell’Allianz Stadium di Torino!

Ovviamente Letizia ricordava che del fatturato facciano parte gli introiti dei servizi offerti (bar, ristoranti negozi ecc.) … ovvero la vera ragione che in Italia spinge alla realizzazione dei nuovi stadi o, nella migliore delle ipotesi, alla ristrutturazione di quelli esistenti.

È indubbio che ogni squadra ambisca ad avere sempre maggiori guadagni, così come è giusto che, per il rispetto dei suoi tifosi, voglia farlo per garantire un organico sempre più forte e vincente … quello che non può invece accettarsi è che questa necessità possa trasformarsi in ricatto per una comunità, così come non è accettabile che la stampa asservita possa manipolare la realtà, strumentalizzando i tifosi per poter consentire interventi speculativi mascherati da stadio di calcio!

Come si è detto, mentre Marco Letizia, dalle pagine del Corriere della Sera faceva riflettere su certe operazioni, il Corriere dello Sport titolava: “occorre maneggiare ROMA e la Roma … con cura ora che il progetto stadio è alla svolta – Roma: Pallotta e Stillitano, ecco tutta la verità[2]”.

L’articolo – raccontandoci della polemica secondo la quale Pallotta, irritato dalle lungaggini per Tor di Valle, possa o meno aver detto la frase “sono stanco” – metteva a nudo un certo modo di procedere e/o dover procedere nella Capitale.

Il suggerimento di dover “maneggiareRoma e la Roma con cura, può infatti suscitare moltissime interpretazioni, specie se pensiamo al modo di sobillare i romani di fede giallorossa affinché insorgano contro la pubblica amministrazione, chiedendo in tempi brevi lo stadio o la testa del sindaco! …

L’articolo informava che «l’avvocato Charlie Stillitano aveva spiegato di aver trovato, due settimane fa, il suo amico Pallotta deluso. Aggiungendo che – secondo lui – aveva voglia di investire ancora, ma anche che, se sullo stadio fosse arrivato un altro blocco, secondo lui poteva lasciare»

Andando avanti l’articolo chiariva che, nonostante la polemica si fosse sgonfiata velocemente, la stampa romana interessata a mettere pressione per approvare lo scempio di Tor di Valle, ha colto la palla al balzo per “terrorizzare”, ergo strumentalizzare, i tifosi. L’articolo, infatti, espressamente diceva: «A Roma c’è sempre un clima da Game of Thrones, fatto di relazioni, sospetti, complotti. Così, quando sull’edizione romana quella parola «stanco» è comparsa a caratteri più grandi, è ripartita la sarabanda».

Eppure i giornalisti, solo poche ore prima, erano scesi in piazza a manifestare contro chi li avesse appellati come meretrici o pennivendoli

Verrebbe da chiedersi se, piuttosto che indignarsi contro chi abbia il coraggio di criticare la categoria non sempre corretta, i suoi rappresentanti non debbano puntare il dito contro i colleghi che la espongono al pubblico ludibrio!

A rafforzare la strumentalizzazione di cui sopra, contestualmente ai due articoli menzionati, su “Il Romanista”[3] si poteva leggere: Stadio della Roma, si accelera sul fronte Eurnova. Le nuove tempistiche del Comune Luca Parnasi vuole cedere la partecipazione prima del processo.

«Vendere e presto. Queste le parole d’ordine […] Parole che arriverebbero direttamente dalla proprietà, che vorrebbe chiudere definitivamente la pratica relativa allo stadio della Roma prima del processo […]. E non perché si tema una particolare severità dalla corte che dovrà giudicare gli imputati dell’inchiesta Rinascimento emersa lo scorso giugno, quanto proprio per la volontà ormai consolidata di dedicarsi ad altro. Una notizia questa che sta facendo smuovere anche chi all’interno del Comune di Roma sembrava più restio a riprendere l’iter di approvazione del progetto di Tor di Valle. Al punto che sembra che la sindaca Virginia Raggi (e con lei tutti gli uomini più fidati) stia gradualmente rinunciando alla due diligence approfondita più volte annunciata. Il tutto ad oggi dovrebbe ridursi al solo studio sui flussi di traffico affidato al Politecnico di Torino».

E poi ancora, nonostante le diffide ex art. 328, comma 2, CP di FederSupporter, Calma ecc.[4], nelle quali l’avv. Rossetti invitava Zingaretti e la Raggi – nel loro esclusivo interesse – a ravvedersi e sospendere in autotutela l’efficacia della Determinazione Conclusiva della Conferenza di Servizi Decisoria, del 22 dicembre 2017 n°G18433[5], l’articolo ci ribadiva che dalle parti del Campidoglio siano «Pronti quindi a ripartire. […] diventa possibile, se non probabile, che l’iter riprenda il proprio corso entro la fine di quest’anno. Questo permetterebbe alla Variante al Piano Regolatore Generale della città di giungere in aula Giulio Cesare nei primi giorni del prossimo anno. Per poi approdare nuovamente in Regione per un ultimo passaggio formale (ma in questo senso la volontà politica e la compattezza della giunta, guidata da Nicola Zingaretti per il suo secondo mandato, non lasciano spazio a possibili sorprese negative).

Un’accelerata finalmente di cui si sentiva l’urgenza. E non per fantomatici rischi di abbandono della proprietà del club giallorosso, eventualità questa smentita per l’ennesima volta ieri pomeriggio».

… l’articolo poi parlava dell’operazione immobiliare, facendo sapere che Pallotta intenda acquistare l’area e procedere con partner e investitori, se non addirittura in solitaria e non alle cifre richieste da Parnasi a DeA Capital… concludendo «Tutto quindi procede nella giusta direzione per portare alla posa della prima pietra della nuova casa giallorossa. Presto». … sembra quasi di leggere un fumetto di Nick Carter dove Ten e Patsy concludono l’episodio dicendo: “tutto è bene quel che finisce bene … e l’ultimo chiuda la porta!

Ebbene, al signor James Pallotta ed ai suoi strilloni vorrei far notare che egli non possa ritenersi “stanco” delle lungaggini di un Paese dove qualcuno, ogni tanto, cerca di far rispettare le leggi e i piani. E già, perché qui ci sono ancora persone che credono – e sperano – che l’arroganza che pervade altri luoghi del pianeta, dove vige la legge del più forte come nei vecchi film western, qui non debba attecchire.

Ma c’è una ragione in più per cui, da romanista, voglio dire al Presidente che non possa ritenersi stanco del tempo perduto, perché quasi 2 anni fa, il 20 febbraio 2017, ci fu una Conferenza Stampa indetta da Italia Nostra[6] durante la quale le furono servite su un piatto d’argento ben 4 aree, dove il suo sogno per lo stadio poteva concretizzarsi senza dover infrangere norme e piani e senza dover obbligare la cittadinanza a folli spese pubbliche per realizzare le infrastrutture necessarie a rendere accessibile e sicuro lo stadio … peraltro consentendo ad una parte dei romani di andare a piedi a vedere le partite, piuttosto che utilizzando mezzi pubblici o privati.

Lei rifiutò quelle possibilità, nonostante perfino la “perfida Italia Nostra”, quella che dice sempre no – come qualcuno sostiene – avesse svolto un ruolo propositivo mai registrato prima, il che poteva interpretarsi anche come un tappeto rosso (o giallorosso) steso sotto i suoi piedi.

Quelle aree, consentendo un facile accesso anche pedonale, le avrebbero anche consentito di riempire lo stadio innalzandole il “coefficiente di riempimento”, magari come per il Barcellona e il Manchester United … con chi se la prende dunque? Chi è causa del proprio male pianga se stesso … e il suo male è stato quello non aver voluto divorziare da Parnasi (e Unicredit) che l’hanno legata all’Ippodromo di Tor di Valle!

Personalmente resto convinto che un’altra soluzione risulterebbe a lei ancora più favorevole: se infatti ci riflette un attimino, si renderà conto che, come suggerito da Marco Letizia ai dirigenti di Inter e Milan per il San Siro, anche alla Roma ed alla Lazio converrebbe restare all’Olimpico! Quest’ultimo infatti, con i suoi 72.698 posti a sedere rispetto ai 52.000 previsti da Dan Meis per Tor di Valle, le consentirebbe di contenere i costi di costruzione garantendole un coefficiente di riempimento decisamente superiore a quello dell’odiata Juventus, il cui stadio presenta soli 41.507 posti a sedere!

Potrebbe ristrutturarlo, realizzando le strutture accessorie al di sotto delle gradinate, mentre Lotito potrebbe dedicarsi al Flaminio per la sua Lazio. Nessuno si opporrebbe, a meno che non fosse così idiota dall’auspicarsi l’abbandono dei due stadi urbani a causa della migrazione delle di Roma e Lazio!

Infine, quanto al suo vero sogno, “il centro commerciale”, le ricordo che nel suo Paese d’oltreoceano, come del resto ben sa, gli shopping malls vengono costantemente abbandonati e demoliti a causa dell’e-commerce[7] … non potendo quindi pensare che lei non conosca queste cose, vorrei chiederle di farci sapere perché voglia realizzare a Roma l’ennesima struttura del genere, destinata ad avere vita breve, dopo aver distrutto l’economia dei negozi lungo le strade cittadine? Ce lo dica Presidente, è davvero convinto di intraprendere questa operazione economica suicida, oppure ambisce solo a compiere l’operazione immobiliare che le consenta di vendere a qualche pollo questo “pacco”?

In Italia non abbiamo l’anello al naso, quindi dovrà puntare altrove per trovare un acquirente … sempre che trovi un fesso del genere!

Caro Presidente, se lei è stanco, noi siamo stufi di vedere inascoltati tutti i consigli che le abbiamo dato negli ultimi due anni.

Noi non le siamo ostili, vogliamo semplicemente aiutarla a realizzare il suo stadio nel rispetto delle norme, dei piani e delle nostre tasche!

[1] https://www.corriere.it/sport/18_novembre_17/juve-inter-milan-ancora-indietro-classifica-ricavi-stadio-f4ce674c-ea45-11e8-8cc4-9792426ad1f5.shtml

[2] http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/roma/2018/11/17-50064699/roma_pallotta_e_stillitano_ecco_tutta_la_verit/

[3] https://www.ilromanista.eu/news/stadio-della-roma/10540/stadio-della-roma-si-accelera-sul-fronte-eurnova-le-nuove-tempistiche-del-comune

[4] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2018/10/20/stadio-a-tor-di-valle-grazie-a-federsupporter-partono-finalmente-le-diffide/

[5] (Nello specifico, la Diffida alla Regione Lazio contiene l’invito a non procedere sul “progetto” mentre quella al Comune di Roma Capitale l’invito a non procedere sulla “variante urbanistica”)

[6] https://www.youtube.com/watch?v=E_4Akwc7uc8

[7] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/24/centri-commerciali-no-grazie-e-sono-gli-americani-a-ricordarcelo/

2 pensieri su “Tor di Valle: se Pallotta è stanco, Roma è stufa! … E il presidente trarrebbe grandi benefici ascoltandola

  1. Caro Ettore,

    grazie ancora per il prezioso resoconto sempre aggiornato dei vari passaggi di questa vicenda, che purtroppo è solo una delle tante dello stesso genere. Si tratta infatti di un esempio classico di keynesismo. Diceva infatti il famoso economista, ispiratore del “New Deal” rooseveltiano, che ha fatto scuola:

    “perché l’economia funzioni, in mancanza di meglio, è bene che si facciano buche in terra con i soldi dello Stato, e poi le si riempiano nuovamente, ancora con i soldi dello Stato”.

    …che è un modello di sviluppo drogato, nel senso che ovviamente devasta inutilmente il territorio, non soddisfa le vere esigenze dei cittadini, e bancarotta l’erario. Problema è che il keynesismo vince perché
    mette insieme tutti gli interessi dei gruppi di pressione: grandi industriali e costruttori, politici da loro installati in parlamento, boiardi di Stato che manovrano i rubinetti del denaro pubblico, e sindacati, specie confederali, anch’essi disposti a tutto purché sia “dato lavoro”, non importa se drogato e parassitario, e anche loro ne possano trarre consenso, e restare a galla.

    Si instaura quindi una sorta di ricatto verso i lavoratori, da parte delle realtà sopra indicate, che, come dicevo, hanno in mano i rubinetti del denaro pubblico, e/o speculano sulle aree pubbliche, tipo: “se vuoi lavorare, il lavoro è questo, senno’ arrangiati”. Quindi, finisce che il lavoratore, l’operaio edile, il tecnico, che hanno da mantenersi e mantenere la famiglia, e quindi fanno male a fare questi ragionamenti, soccombono al ricatto e prendono il lavoro drogato, anche se questo verrà pagato con i loro soldi di contribuenti – tant’è che oggi, in Italia, ciascuna persona, adulti, vecchi e bambini, ha in capo un debito di 50.000 euro. Infatti, vediamo anche come, in questo senso, il dopo-crollo del Ponte Morandi a Genova, insegna anch’esso in modo esemplare.

    Quindi, esattamente come Roma ha Tor di Valle, Firenze ha la sua TAV inutile e devastante:
    http://notavfirenze.blogspot.com/2018/10/il-sit-in-degli-irresponsabili.html

    e Torino e la Val di Susa hanno la loro:
    http://www.notav.info/post/verita-e-bufale-sul-tav-torino-lione/

    E problema è che noi, sui progetti insensati che vengono presentati, possiamo portare tutte le buone ragioni di questo mondo, ma siccome il blocco di poteri forti di cui sopra ha tutti i media importanti dalla sua parte, e pure l’arma del ricatto “o prendi questo lavoro, o nulla”, non è facile far capire alla gente come stanno davvero le cose, e/o gli argomenti ragionevoli vengono semplicemente ignorati.

    E’ per questo che continuo a essere del parere che questa situazione potrà evolvere significativamente solo nella misura in cui il popolo riuscirà a prendere coscienza di quanto gli sarebbe utile quel genere di turbo-sussidiarietà che è la “Società partecipativa” secondo Dottrina sociale:

    https://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

    …e possa in tal modo appropriarsi di quella sovranità e quella responsabilità nella gestione della cosa pubblica, che finora non ha mai avuto.

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