Professionisti che lavorano gratis – riflessioni sull’ignobile vicenda di Catanzaro

Emblematica vignetta “humanbarcode” circolante nella rete

La recentissima sentenza della Cassazione Civile n. 14293/2018 in merito alla Sentenza del Consiglio di Stato n. 4614/2017 relativa alla vicenda dell’incarico gratuito per la redazione del PSC di Catanzaro[1], rappresenta l’ultimo affronto alla libera professione di un Paese dove vige l’odio nei confronti dei liberi professionisti.

I professionisti italiani, infatti, risultano perennemente additati come furbacchioni ed evasori fiscali, specie da parte di colleghi che, spesso grazie al sistema clientelare, si trovano a lavorare – senza alcun rischio ed a tempo indeterminato – presso le Pubbliche Amministrazioni, spesso limitandosi a scaldare la sedia ed esprimendo la propria frustrazione per “non aver potuto” svolgere la libera professione …

Coloro i quali, senza alcun diritto e/o regolare concorso, si ritrovano a ricoprire certi incarichi non sono altro che parassiti della società che hanno preferito la certezza di uno stipendio – spesso rubato – che però si permettono di fare il processo alle intenzioni a chi ogni giorno rischi professionalmente, venga vessato dallo Stato e non possa nemmeno permettersi di ammalarsi e andare in ferie perché non c’è nessuno che lo sostenga economicamente se si allontana dal lavoro!

Anni fa, per esempio, dopo aver perso oltre un mese in attesa che il dirigente responsabile della Soprintendenza si degnasse di effettuare la visita in cantiere che avevo richiesto per visionare i saggi stratigrafici eseguti e poter andare avanti nel restauro di un edificio del centro di Roma, mi è capitò di sentirmi dire che dovevo capire che per lui, con il “misero stipendio”, diveniva difficile andare avanti, ergo bisognava che ci “intendessimo” meglio (qualche mese dopo, con mia grande gioia, venni a sapere che quell’individuo cui non avevo ceduto, era stato trasferito!) … storia simile mi capitò con l’addetto all’Ufficio Occupazioni del Suolo Pubblico di una Circoscrizione (come si chiamavano a quel tempo) romana.

Ma di storie del genere ce ne sono così tante che diviene impossibile elencarle tutte!

Ebbene, tornando al caso in oggetto, la Cassazione ha quindi ritenuto che, “nei rapporti tra privati o con il pubblico, Ingegneri, Architetti e tutti i liberi professionisti, possano concordare liberamente compensi professionali senza vincolo di conformità ai cosiddetti minimi tariffari, fino a poter liberamente scegliere, in perfetta armonia con i principi di libertà e concorrenza, di azzerare il proprio compenso, lavorando gratuitamente, anche al termine di una valutazione di convenienza del ritorno a proprio vantaggio di profili “economici” diversi dal corrispettivo in denaro e collegati al miglioramento della propria immagine professionale”.

Verrebbe – retoricamente – da chiedersi quali possano essere quelle “valutazioni di convenienza del ritorno a proprio vantaggio di profili “economici” diversi dal corrispettivo in denaro ??

Parliamo per caso di “ufficializzazione” delle mazzette, degli incarichi nascosti, e/o del pagamento, da parte dell’appaltatore invece che dell’Ente appaltante? E, qualora si trattasse dell’ultimo quesito chiedo: quale figura professionale tutelerà gli interessi della Pubblica Amministrazione nel contraddittorio con l’impresa?

Purtroppo, nel caso di Catanzaro, ci sono stati dei tecnici impiegati presso la Pubblica Amministrazione che hanno elogiato la sentenza, rincarando la dose perché, sostengono, sarebbe un grave danno per le Pubbliche Amministrazioni, addirittura una violazione della “spending review” dover pagare i professionisti sulla base dell’equo compenso o dei “minimi tariffari” che dir si voglia!

Questi miopi fondamentalisti della politica economica neoliberista dovrebbero comprendere che, così come i loro sindacati si battono per difendere i loro stipendi, tredicesime, quattordicesime, straordinari, ferie, servizio sanitario e pensione, anche i liberi professionisti avrebbero diritto ad esser pagati per quello che fanno … specie perché il loro esercizio professionale non prevede tutte le “sicurezze” del posto fisso!

Questi individui dovrebbero capire che, se si indignano (come spero) davanti alle immagini dei bambini sfruttati come manodopera sottopagata nei Paesi dove le aziende (italiane incluse) hanno spostato la produzione per non dover sottostare al ricatto dei sindacati, dovrebbero fare altrettanto riguardo al lavoro dei professionisti non tutelati da nessuno!

Certi personaggi che amano parlare di “spending review” (dalla quale ovviamente le spese militari e di “sicurezza” sono escluse), dovrebbero in primis comprendere che, un “buon padre di famiglia[2], se non ha il denaro per potersi permettere una nuova automobile, preferisce non prenderla piuttosto che indebitarsi e/o rubarla … il buon padre di famiglia sa anche che quell’auto è meglio non prenderla, piuttosto che acquistarla per quattro soldi, per poi scoprire che è piena di difetti e persino pericolosa per la sicurezza della propria famiglia!

Da professionista indignato da questa vergognosa vicenda, mi viene da pensare che, per chi sia abituato al marciume ed all’omertà, risulti molto più pratico avere dei “professionisti” cialtroni che lavorano gratis, magari incassando mazzette e chiudendo gli occhi sull’operato delle imprese, che non pagare ciò che spetti a dei professionisti seri che, lavorando correttamente e in contraddittorio con le imprese, rischierebbero di far risparmiare la Pubblica Amministrazione, consegnando opere eseguite a regola d’arte!

A certi individui bisognerebbe ricordare che, tra le varie vessazioni cui un professionista è ormai regolarmente sottoposto, c’è il famoso, inutile ed offensivo obbligo di maturare annualmente dei Crediti Formativi Permanenti, alcuni dei quali debbono, rigorosamente, riguardare l’aggiornamento delle norme di deontologia professionale … al danno viene quindi ad aggiungersi la beffa!

A certi irresponsabili “risparmiatori neo-liberisti” che credono di poter “tutelare la spesa pubblica” non pagando i professionisti, vorrei ricordare quelle che, sulla base del recente DM 49/2018[3] siano le competenze di un professionista – Per brevità mi limito alla figura del Direttore dei Lavori – se non altro per comprendere se possa risultare immaginabile che un professionista possa svolgere mansioni di questo tipo, nutrendo di aria la propria famiglia.

Il Direttore dei Lavori (DL) deve relazionarsi al Coordinatore per la Sicurezza nella fase dell’esecuzione dei lavori e al Responsabile del Procedimento (RUP), che svolge una funzione di coordinamento tra le due figure.

Il DL deve inviare al RUP l’attestazione dello stato dei luoghi prima dell’avvio della procedura di gara ed eventualmente anche prima della sottoscrizione del contratto.

Inoltre, in fase di esecuzione, egli deve verificare la corrispondenza dei materiali utilizzati a quelli indicati nel Progetto e nel Capitolato d’Appalto. Ragion per cui egli ha l’obbligo di disporre delle prove ulteriori e di rifiutare i materiali risultati non idonei.

Tra i compiti del DL sono inoltre previste la verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore, la verifica sulle variazioni e varianti contrattuali, contestazioni e riserve, la sospensione dei lavori, la gestione dei sinistri.

Al termine dei lavori poi, il DL può essere chiamato a svolgere accertamenti in contraddittorio con l’esecutore; deve inoltre inviare al RUP il certificato di ultimazione dei lavori, redigere il verbale di constatazione sullo stato dei lavori, collaborare al collaudo, accertare la rispondenza di documenti tecnici, prove di cantiere o di laboratorio, certificazioni LCA di materiali, lavorazioni e apparecchiature impiantistiche ai requisiti richiesti dal Piano d’Azione Nazionale per la Sostenibilità Ambientale dei Consumi della Pubblica Amministrazione.

Sono inoltre previste attività di controllo amministrativo contabile, che devono essere effettuate con strumenti elettronici di contabilità.

L’obbligo degli strumenti elettronici deve garantire l’autenticità, la sicurezza dei dati inseriti e la loro provenienza. Il mancato utilizzo degli strumenti informatici per la contabilità viene ammesso solo per il tempo necessario all’adeguamento della Stazione appaltante. In quei casi le annotazioni delle lavorazioni e delle somministrazioni sono trascritte dai libretti delle misure in apposito registro le cui pagine devono essere preventivamente numerate e firmate dal RUP e dall’esecutore.

A questo punto, torno a chiedere a questi signori che pensano di poter non pagare il professionista, ma anche ai professionisti omertosi che si prestano a questo gioco, come pensate che possano campare le famiglie dei professionisti?

Una piccola risposta può venirvi dalla recente vicenda che ha investito la giunta romana riguardo alla realizzazione dello Stadio della Roma.

Come raccontato dai numerosi articoli[4] pubblicati in questi giorni da vari giornali, siti web e telegiornali, tra i documenti trovati in occasione della perquisizione del 24 maggio u.s., c’è una lettera indirizzata dalla Raggi al Direttore delle risorse umane del Campidoglio che parla di un «Incarico di collaborazione ad alto contenuto di professionalità e a titolo gratuito» da parte dell’avv. Lanzalone: «L’incarico — si legge — sarà svolto da Lanzalone in piena autonomia, anche con l’eventuale supporto di collaboratori dello stesso, in ogni caso senza alcun costo». In pratica, non un euro avrebbe dovuto essere speso, né per lui e né per i suoi collaboratori … però abbiamo visto come siano andate le cose!

Quale professionista, padre di famiglia, può permettersi, onestamente, di lavorare senza portare a casa un centesimo? Va da sé che questo sistema serva solo a creare – specie in periodo di campagna elettorale – una facciata “onesta e risparmiosa” ai politici della pubblica amministrazione, mentre nasconde un marciume fatto di mazzette, scambio di favori e quant’altro che, alla fine, va a ritorcersi sulla spesa pubblica e sulla qualità dell’opera finale!

Considerato tutto questo mi permetto quindi di dire che, chi emetta certe sentenze e chi, da professionista difenda questo schifo, meriterebbe di venir messo alla berlina in piazza, sì da poter ricevere il “giusto compenso” da parte dei professionisti vessati e non rispettati!

[1] https://www.catanzaroinforma.it/notizia113879/Comune-s-della-Cassazione-ad-incarichi-gratuiti.html#

[2] Infatti, nel capitolo – Obbligazioni del Mandatario, art. 1710 (Diligenza del mandatario) si legge: «Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato (2030, 2392, 2407, 2608) con la diligenza del buon padre di famiglia» (1176 – diligenza nell’adempimento).

[3] http://www.edilportale.com/normativa/decreto-ministeriale/2018/49/ministero-delle-infrastrutture-e-dei-trasporti-regolamento-recante-approvazione-delle-linee-guida-sulle-modalit%C3%A0-di-svolgimento-delle-funzioni-del-direttore-dei-lavori-e-del-direttore-dell-esecuzione_16486.html

[4] https://www.nextquotidiano.it/luca-lanzalone-consulente-gratuito/

4 pensieri su “Professionisti che lavorano gratis – riflessioni sull’ignobile vicenda di Catanzaro

  1. caro Mazzola te lo dico da architetto dipendente prima della regione poi del comune, hai ragione da vendere. Quanto ai magistrati (capaci di emettere sentenze di tal fatta) richiamo quanto da me scritto più volte negli ultimi due decenni: oggi il vero scontro di classe in Italia è tra garantiti e non garantiti, pertanto l’universo Giustizia -parte del mondo dei garantiti- ………………………………
    Unico neo (ma su questo abbiamo già discusso un’altra volta) è che chiami Neoliberismo questi scempi contro le libere professioni, che invece per me (come tu stesso ben adombri) non sono altro che odio comunista e conseguente tendenza allo statalismo totalitario. Nessuna società liberal/liberista del mondo ha mai odiato le libere professioni. Invece in Italia (anche qui mi ripeto), lungo la diabolica strategia togliattiana dell’Egemonia (imprese e professioni sempre più ricattate e dipendenti dalla pubblica amministrazione), si è saldata una diabolica alleanza tra ultra-statalisti (ovvero comunisti) e impresa parassitaria.

    1. O sei ONLUS o sei ONG o sei VOLONTARIO l’importante è che il lavoro (quello vero, che richiede competenza e impegno di testa e/o mani) nella attuale nostra italica organizzazione sociale non sia retribuito per il lavoro fine a se stesso, ma solo per l’APPARTENENZA. (POLITICA?)
      Per tale motivo ritengo che se la NON APPARTENENZA p.e. al PARTITO DEMOCRATICO, non
      costituisca, nella logica stringente, il presupposto per non essere considerato un NON DEMOCRATICO, analogamente l’essere “LIBERO” PROFESSIONISTA credo non significhi essere un “NON OCCUPATO” PROFESSIONISTA e quindi, con logica stringente, non atto a percepire compenso.
      … o no ?

  2. A non volere gli architetti fra i piedi, salvo quelli in grado di garantire una buona valorizzazione del capitale investito nell’opera, zitti e mosca, iniziarono proprio i grandi committenti privati fra cui le banche. Ne uscì una selezione che è quella che vediamo oggi.

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