A volte ritornano … rispunta il P.U.P. a Roma

«Se ce l’avessero detto nel dicembre 2012, quando abbiamo lanciato un presidio contro le delibere urbanistiche della giunta Alemanno, non ci avremmo creduto, […] Non avremmo creduto che dopo 5 anni, 3 amministrazioni di colore diverso e un commissariamento, sarebbero tornati in auge i P.U.P. e quei box privati da costruire su terreno comunale, opere pubbliche a tutti gli effetti. E non avremmo creduto che saremmo tornati a protestare in Campidoglio per una delibera della giunta Raggi, contro il governo M5S, quello della legalità, della trasparenza e della partecipazione».

Mosaico di alcune aree individuate per la realizzazione di megaparcheggi multipiano nell’ambito del P.U.P. di Roma

Queste sono alcune delle parole della presidentessa di Carte in Regola, Anna Maria Bianchi, intervistata da Giovanna Vitale de La Repubblica[1] in occasione della protesta in Campidoglio che ha visto – giustamente – scendere in piazza diversi comitati di cittadini nel giorno del alla delibera che ripropone l’abominevole P.U.P. (Piano Urbano Parcheggi), come ereditato dall’amministrazione Veltroni e pesantemente rimaneggiato (in peggio) da Alemanno.

IL P.U.P., nato a seguito della Legge Tognoli 122/89, ha prodotto una serie infinita di proteste da parte dei cittadini romani, quante non ne aveva probabilmente registrate l’intera storia dell’edilizia della Capitale, la più eclatante delle quali è quella legata alla vergognosa faccenda di Largo Perosi presso via Giulia, che ha visto la realizzazione – nell’irregolarità più totale – di un megaparcheggio migrato ben tre volte in giro per Roma, da Viale Marconi a Piazza Vescovio, fino al “dono”, fatto dall’amministrazione Alemanno alla società costruttrice, che ha consentito di realizzare questo progetto migrante, ergo non calcolato, né disegnato in funzione dei luoghi, ma semplicemente e pianificato per mere ragioni speculative! Per realizzare questa vergogna nel pieno centro della città, è stata perfino modificata la normativa in materia di “pertinenzialità”, divenendo un precedente pericolosissimo nelle mani dei palazzinari!

Per chi non sapesse cosa sia il P.U.P. a Roma, riporto questo brevissimo estratto dal preziosissimo sito di Carte in Regola[2]:

«Il Piano Urbano Parcheggi di Roma prevede a oggi 140 parcheggi interrati su suolo pubblico[3], per realizzare prevalentemente box privati[4], che spesso non sono neanche utilizzati come ricovero dei veicoli, ma, in totale assenza di controlli, cantine e magazzini. A Roma la loro dislocazione non è stata stabilita da una pianificazione pubblica in seguito a un’indagine sul fabbisogno della sosta e a un Piano della mobilità. E la loro realizzazione non è stata subordinata alla preventiva valutazione della domanda dei condomini privi di garages (infatti c’è una diffusa percentuale di invenduto)[5].

In altre città i parcheggi pertinenziali su suolo pubblico, con concessione di 90 anni, sono sempre stati considerati opere pubbliche, e sono state applicate le relative normative – compreso l’obbligo di gare pubbliche per l’assegnazione – fin dall’inizio degli anni 90.

A Roma, da decenni, per i parcheggi su suolo pubblico, non si rispettano le norme previste per le opere pubbliche.

Sono passati 27 anni dall’avviso del Comune per individuare i privati interessati a realizzare box privati su suolo comunale (1990). 12 anni dalla prima determinazione dell’Autorità Vigilanza sui Contratti Pubblici (ACVP) che definisce i “Pup” opere pubbliche, prescrivendo gare di evidenza pubblica. 11 anni dalla dichiarazione di emergenza traffico mobilità e dal conferimento dei poteri speciali al Sindaco commissario con potere di deroga a 37 leggi nazionali (tra cui il Codice degli appalti). 9 anni dall’ultimo Piano Parcheggi Veltroni/Alemanno (rispetto agli interventi privati su suolo pubblico, pressoché identici, l’uno di febbraio l’altro di novembre) ancora vigente; 5 anni dalla seconda Deliberazione dell’AVCP che ribadisce la necessità che la capitale si adegui alle normative vigenti. Quasi 5 anni dalla fine dello stato di emergenza e dei poteri speciali del Sindaco;2 anni dalla ricognizione dell’allora assessore Improta (Giunta Marino) degli interventi – a suo dire – “ancora riconducibili” all’avviso del 1989, e 2 anni dalla sua bozza di espunzione di soli 37 interventi di 105 non convenzionati».

La nuova “delibera della vergogna[6], questa volta firmata dalla giunta a 5 Stelle, riguarda una serie di progetti, risalenti all’era Alemanno e che, tra l’altro, prevedono lo sventramento del Quirinale per realizzare 800 Box auto, dell’area di Castel Sant’Angelo e il Palazzaccio per altri 600, di un analogo progetto per Piazza Barberini, via Crispi, di un altro in via Milano e molto altro ancora!

Certi progetti, durante la giunta Marino, erano stati in parte stralciati e, si supponeva, mai sarebbero riemersi, specie nel corso di un’amministrazione affidata a persone che, dopo decenni di malaffare e di devastazione, avevano vinto le elezioni sbandierando lo slogan “l’onestà tornerà di moda”, rivendicando la trasparenza e il voler coinvolgere i cittadini nelle scelte politiche e urbanistiche della Capitale, e raccontando dell’interesse per l’ambiente e la sostenibilità!

E invece? … E invece, evidentemente, era tutta fuffa!

Ragion per cui l’assessora Meleo ha pensato bene di ritirar fuori dal suo cilindro magico tutti i progetti P.U.P. dell’era Alemanno … va da sé che i romani si siano imbufaliti a seguito di questa – ennesima – presa per i fondelli, va da sé che, chi nutriva sospetti sulle pendenza a destra della squadra Raggi, possa sentirsi legittimato a dire: avevamo ragione!

E così, nella giungla edilizia conseguente il pessimo PRG 2008 (targato Veltroni), l’ancor peggiore Piano Casa (targato Polverini), la nuova ancora poco chiara Legge per la Rigenerazione Urbana della Regione Lazio[7] e il Nuovo Codice degli Appalti, in assenza di chiarezza su come quei discutibili progetti dovranno essere gestiti a livello normativo, l’amministrazione decide di approvarli.

Come infatti spiega la Bianchi:

«non si sa se dovranno sottostare al nuovo Codice degli Appalti; non è stata inoltrata alcuna richiesta di parere all’Anac sulle necessità di gare pubbliche; non si capisce che fine faranno quelli privi di Convenzione, che hanno ricevuto parere negativo degli uffici e da più di un anno giacciono sul tavolo dell’assessora Meleo e del Segretariato […] Il problema è che più l’amministrazione fa passare del tempo senza prendere decisioni, più l’ago della ragione – quella amministrativa, su cui si esprimono i tribunali – si sposta nella direzione dei proponenti privati dei P.U.P., e del rischio risarcimenti per il Comune. […] Si chiama inerzia amministrativa! […] La nuova delibera non è stata mai neppure pubblicata: i cittadini la potranno conoscere solo dopo la sua definitiva approvazione, alla faccia della trasparenza! Ma evidentemente i cittadini che, secondo questa amministrazione, hanno diritto a partecipare, sono solo gli attivisti del M5S e i pochi utenti che pubblicano un’idea e mettono un “mi piace” sul portale online del Campidoglio o su un social network».

Ora, indipendentemente dalla legittimità o meno di questi progetti – cosa per la quale stanno sorvegliando associazioni come la già menzionata Carte in Regola, Italia Nostra ecc. – vorrei fare una riflessione “terra-terra” a livello urbanistico e, se vogliamo, psicologico.

Come ebbi modo di scrivere nel 2010[8], quando l’amministrazione Alemanno intendeva realizzare un parcheggio interrato multipiano tra il Lungotevere Marzio e via di Monte Brianzo, non ci vuole un cervellone per rendersi conto che un megaparcheggio, realizzato in zona centrale, non solo non risolve il problema del traffico nelle città, bensì lo amplifica!

È infatti ovvio che, nell’illusione (perché non è certo) di trovare un parcheggio, chiunque a Roma si potrà ritenere in diritto di prendere la sua automobile e puntare verso il centro per parcheggiare e fare il suo shopping.

Ma non sarebbe più logico, ecologico e coerente con le promesse elettorali, migliorare il trasporto pubblico e disincentivare il traffico privato?

Questa storia mi sta quindi confermando ciò che – tramite Facebook – ebbi modo di preconizzare, in epoca non sospetta, il lunedì dopo l’elezione di Virginia Raggi.

Onde evitare squallide accuse di sciacallaggio politico, tengo a sottolineare che anche io, schifato dalle amministrazioni precedenti e dalla politica in generale, ho creduto nel M5S ed ho sostenuto e votato l’attuale giunta, illudendomi che l’annunciata ventata di pulizia si sarebbe tramutata in realtà … tuttavia, come ebbi modo di scrivere in quell’occasione, non ho mai inteso abbassare la guardia, né munirmi di paraocchi, difendendo la giunta come un tifoso di calcio con la sua squadra!

L’ho già fatto più volte, per esempio riguardo all’ignobile voltagabbana della giunta sullo Stadio “della” AS Roma a Tor di Valle, lo faccio ora in merito a questa ennesima scelta scellerata che, si spera, venga riesaminata e abbandonata, e lo farò ogniqualvolta questa amministrazione si comporterà tradendo l’elettorato.

A tal proposito, vorrei ricordare loro che, come è più volte stato detto da “padri fondatori”, se si fallisce a Roma il M5S potrebbe sgretolarsi … come già sta dimostrando la mancata vittoria in scioltezza al Municipio di Ostia per la quale, sono certo, se fossero state mantenute le promesse per il Parco della Madonnetta, non ci sarebbe stato il fuggi-fuggi delle migliaia di delusi!

La mia ultima riflessione sulla delibera per il PUP va quindi indietro al giugno 2016, ed alla scelta della sede del comitato elettorale della sindaca all’interno di uno studio di architettura che – come è possibile verificare dal CV disponibile online – sin dal 1990, ha realizzato studi di fattibilità e progetti nell’ambito del PUP.

Con questo non voglio dire che ci sia stato qualcosa di illecito, ma semplicemente che, quando i consiglieri di un sindaco sono schierati in una certa posizione “suburbana”, è normale che si arrivi a certe scelte discutibili. … Oppure c’è qualcuno che pensi di potersi avvalere della consulenza degli scienziati della Monsanto per risolvere il problema dei pesticidi e fertilizzanti?

[1] http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/11/14/news/quirinale_barberini_e_castel_sant_angelo_ok_a_2000_box_auto_fermate_quel_piano_parcheggi_-181065077/?refresh_ce

[2] http://www.carteinregola.it/index.php/about/tutte-le-nostre-iniziative/raggi-x-piano-urbano-parcheggi/

[3] Dalla ricognizione effettuata dall’Ufficio parcheggi comunale nel 2015, si ricava che sono inseriti nel Piano Urbano Parcheggi complessivamente 257 interventi (di cui all’epoca 52 tra ultimati e in corso di realizzazione), sia su area comunale sia su area privata, di cui 140 interventi solo programmati. Di questi 105 sono interventi solo programmati su suolo pubblico.

[4] La Legge 122/1989 cosiddetta “Tognoli”, oltre a varie misure per ridurre il traffico urbano, prevedeva che le città si dotassero di un Piano parcheggi con nodi di scambio e parcheggi “pertinenziali”, cioè accatastati come pertinenze di immobili (appartamenti o locali) dell’area contermine all’intervento, offrendo incentivi e facilitazioni fiscali agli acquirenti (in realtà concessionari per 90 anni). Per cui per anni i Pup su suolo pubblico prevedevano esclusivamente la realizzazione di box privati. Una quota di parcheggi rotazionali (cioè destinati alla sosta a tariffa oraria) è stata introdotta nel Piano parcheggi emergenziale del 2006, grazie ai poteri di deroga, anche alla Legge 122/89, del Sindaco commissario straordinario. Tuttavia molti interventi del Piano non contemplavano ugualmente alcuna quota rotazionale. Oggi, a 4 anni dalla fine dell’Emergenza traffico e dei poteri speciali, per interventi su suolo pubblico di cui non è mai stata effettuata la stipula della Convenzione, a nostro avviso, essendo tornata pienamente vigente la Legge Tognoli, decadrebbe anche la possibilità di inserire posti a rotazione.

[5] Non abbiamo naturalmente dati certi a disposizione, se non empirici riscontri di box ancora in vendita – con relativi cartelli pubblicitari – in tantissimi garages sotterranei realizzati anche da anni. Una verifica dell’invenduto da parte degli uffici comunali prima di autorizzare nuovi interventi è una delle nostre richieste (insieme a quella che vengano rese pubbliche le risultanze dell’indagine)

[6] L’ultimo aggiornamento sulla situazione è leggibile qui: http://www.carteinregola.it/index.php/delibera-pup-assessora-meleo-non-si-prendono-in-giro-i-cittadini-2/

[7] http://www.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=newsDettaglio&id=2499#.Wg1RL3ZryUk

[8] http://grupposalingaros.blogspot.it/2010/10/traffico-e-parcheggi.html

4 pensieri su “A volte ritornano … rispunta il P.U.P. a Roma

  1. Nulla nasce dal nulla e, evidentemente, nulla accade per caso. Esserci liberati per mezzo di alcuni della presenza mafiosa di altri, resta una gran bella soddisfazione ma il cammino è ancora lungo, vista la potenza di fuoco della, chiamiamola così, “speculazione”, e per contro, la pochezza complessiva di questa formazione rabberciata e ricattata che si è ritrovata ad amministrare Roma. Meleo ad esempio, potrebbe brillare nella consulenza contrattuale di un’azienda di trasporti di piccole dimensioni ma mai come titolare di un assessorato di grande respiro urbanistico come quello che presiede in Giunta. È un semplice dato di fatto dopo un anno e mezzo di governo e di inutili lotte sui biglietti del tram ! I Padroni di Roma lo sanno bene ed è stato sufficiente far soffiare un leggero venticello dalle parti delle varie Agenzie di Questo e Risorse di Quello per farsi ubbidire.

  2. Concordo con quanto scrivi e mi stupisco moltissimo di questo atteggiamento da pare della Giunta, hai ragione: se cade Roma si sgretola tutto. Parlando invece da architetto sono allibita che si possa anche solo potuto pensare alla realizzazione di parcheggi interrati in aree interne alla città. Capisco che il problema traffico e parcheggi è preminente su altri, ma, come ogni problema, andrebbe affrontato con la massima razionalità e soprattutto informazione. Nello specifico, come tu scrivi, un censimento dell’esistente, invenduto, e una promozione in questo senso dovrebbe essere il primo passo per comprendere come, prima di costruirne di nuovo, poter utilizzare il patrimonio edilizio esistente, ma questo è un annoso problema relativo a tutta l’edilizia che ha condotto anche all’attuale crisi del settore. Si parla tanto di recupero, ma ci spingono sempre verso il nuovo per poi piangere sull’invenduto, a questo punto c’è da chiedersi qual’è la reale speculazione che ci sta dietro e la risposta è abbastanza ovvia!

  3. Quando l’Ente Pubblico non ha pianificazione, non è in grado di pianificare, è solo il privato che procede nel perseguimento del proprio interesse. La crisi della capacità di mediare fra i vari interessi da parte dello Stato democratico e delle sue appendici è anche la crisi del suo dichiararsi “democratico”. In definitiva viene meno una delle funzioni dell’interesse privato che è incardinata nell’interesse generale di una collettività.

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