San Paolo Disco Dance e la discutibile “valorizzazione” dei Beni Culturali

L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca

In questi ultimi anni, in più occasioni[1] mi è capitato di scrivere a proposito dell’uso improprio dei nostri beni culturali e spazi pubblici per esporre installazioni “artistiche” che, se esposte in luoghi non storicamente caratterizzati, nessuno degnerebbe mai di uno sguardo!

I “coltissimi” soprintendenti, curatori, critici d’arte, galleristi, ecc. che promuovono certe nefandezze –abilissimi manipolatori della realtà – sostengono che certe operazioni risultino necessarie per “valorizzare” il nostro patrimonio. Essi, per poter perseguire i propri interessi, approfittano del patetico provincialismo di quegli individui i quali, illudendosi di apparire colti ed evoluti, fingono di apprezzare e comprendere ciò che non ha alcun significato, né senso estetico! … La realtà dei fatti è che, come accennato, certe contaminazioni servono esclusivamente a “valorizzare” (grazia alla cornice storica) l’immondizia pseudo-concettuale contemporanea spacciata per “arte”!

Nel tempo, a causa della mia crociata atta a sbugiardare i “mercanti d’arte” e gli intellettualoidi radical-chic i quali, consentendo certi abomini, mortificano i nostri Beni Culturali, ho perfino perso amicizie di vecchia data … ma forse è stato meglio così. Meglio perdere un finto amico che chiudere gli occhi consentendo la perdita graduale del nostro patrimonio!

Troppi fattori hanno contribuito – e stanno contribuendo – al degrado ed alla perdita del patrimonio storico in nome di un “indispensabile aggiornamento culturale”! … Lo scorso anno, come ebbi modo di scrivere su questo blog[2], venni invitato ad incontrare un personaggio della Camera dei Deputati che stava lavorando ad un immondo disegno di legge sui Beni Culturali che mi lasciò esterrefatto. Non avendo peli sulla lingua, dissi al mio interlocutore ciò che pensavo della sua proposta, così come quello che pensavo delle “contaminazioni artistiche” e degli inutili e costosissimi musei di arte contemporanea realizzati negli ultimi anni, che si sono rivelati un fallimento economico, oltre che culturale. … Il mio interlocutore, ovviamente, reagì dicendo che a lui il MAXXI e il contemporaneo non dispiacciono affatto e che sia doveroso “aggiornare l’offerta” per il pubblico! … Gli chiesi se fosse davvero convinto che i turisti venissero in Roma per il MAXXI e il MACRO, piuttosto che per il Colosseo e il Pantheon, ma non vi fu risposta. Allora provai a chiedergli cosa, in particolare, lo affascinasse di certe cose, ovviamente, non seppe rispondermi e si limitò a fare un giro di parole dicendo di non essere un architetto e di essere particolarmente interessato al Rinascimento ed al Barocco, sostenendo però che, a suo avviso, alla gente comune certe cose interessano … alla fine, ammise di condividere i miei dubbi dicendo però che, politicamente parlando, sarebbe per lui un errore negare certe cose!

In pratica ammise di non essere minimamente affascinato per la “bellezza nascosta” di certe nefandezze, sebbene fosse terrorizzato di manifestare onestamente il proprio pensiero artistico … evidentemente, l’ombra dell’accusa di esser paragonati al folle che condannò l’arte degenerata incombe ancora come un macigno!

E intanto, fregandosene delle persone che vorrebbero fruire del nostro patrimonio così come ci è stato tramandato, ovvero libero da ciarpame pseudo-artistico, i nostri politici, soprintendenti, “esperti d’arte” … ma anche gli esponenti del clero, pur di far cassa, svendono o affittano quegli spazi per poterli – a loro dire – “valorizzare” grazie all’opera dell’ultimo “cialtron-artistacreato a tavolino!

E già, perché nell’era cialtrona della “valorizzazione” dei Beni Culturali, per valorizzazione si intende esclusivamente la loro mercificazione!

Questi ottusi ignoranti non capiscono che valorizzare possa significare mantenere in vita correttamente quei beni, affinché le future generazioni possano goderne come noi. Questi loschi mercanti d’arte, che al posto del cuore hanno un registratore di cassa ed al posto del senso estetico hanno un bidone dell’immondizia, non capiscono che un turista che viene dall’altro lato del pianeta e che, forse una sola volta nella vita potrà permettersi di far visita al nostro Paese, arrivi con l’aspettativa di vedere i nostri monumenti come li aveva visti sui libri di storia dell’arte e sulle vecchie cartoline, piuttosto che invasi dal ciarpame concettuale contemporaneo! Il turista che paga il biglietto per accedere ad un monumento, lo fa per il monumento e non di certo per vedere la mostra di turno della quale avrebbe fatto volentieri a meno, ergo quel biglietto sarebbe comunque entrato nelle casse locali!

In più occasioni ho denunciato l’immondo uso della Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, un uso del tutto irrispettoso del monumento e di chi vada a visitarlo. Un qualcosa che un ordine religioso – coerente con la missione divina – mai dovrebbe consentire, almeno finché il Dio di turno non si chiami “Denaro”!

2017 – Venezia, Chiesa di San Giorgio Maggiore – Michelangelo Pistoletto, “Suspended Perimeter – Love Difference”
2011 – “Ascension” di Anish Kapoor. Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia

Questa vergognosa gara a far cassa, oltre alle “contaminazioni artistiche”, ha però portato i nostri monumenti ad essere utilizzati per manifestazioni che di artistico e di culturale non hanno un bel niente. Dalla Festa Ferrari e i matrimoni milionari sul Ponte Vecchio di Firenze, alla gara di canottaggio Cambridge-Oxford nelle vasche dei giardini della Reggia di Caserta, anch’essa messa a disposizione per matrimoni da favola! … usi che, ovviamente, hanno privato i turisti e i cittadini, di poter visitare quei monumenti, alla faccia della loro promozione e valorizzazione!

Un momento della cena delle polemiche sul Ponte Vecchio, il 29 giugno 2013. Polemiche ieri sera a Firenze dove turisti e fiorentini hanno trovato l’accesso al Ponte Vecchio sbarrato da fioriere e personale privato fin dalle 17.30. Il tutto, hanno poi scoperto i commercianti, principalmente orafi, perché il Comune aveva affittato uno dei simboli della città per una cena legata ad una manifestazione delle Ferrari che, da alcuni giorni, sfilano per le strade di Firenze. ANSA
Gara di canottaggio Cambridge – Oxford alla Reggia di Caserta

L’ultima trovata in materia di uso improprio di un monumento è quella che vede in questi giorni la Basilica Papale di San Paolo Fuori le Mura a Roma trasformata in una sorta di rave party (rigorosamente off-limits per i non invitati), con tanto di luci stroboscopiche e psichedeliche e musica a palla! … Tutto evidentemente ritenuto molto religioso e rispettoso del contesto da parte della Curia, del Vaticano e della Soprintendenza romana!

La chiesa, da quanto è stato possibile sapere, è stata concessa dal 31 luglio al 4 agosto per delle celebrazioni dedicate a dei chierichetti tedeschi (in realtà qualcuno sui social network ha corretto dicendo che si tratti di chierichetti austriaci … ma poco importa).

Corrispondenza Romana[3]” ha denunciato quanto accaduto raccontando:

«[…] fa specie quanto accaduto qui questo martedì 31 luglio: nella mattinata, ufficialmente si sarebbe dovuta celebrare una Messa per i chierichetti tedeschi; in realtà chi vi ha assistito ha definito la situazione più simile ad un’autentica profanazione che ad una santa liturgia. Testimoni diretti ed esterrefatti hanno descritto un quadro inaudito, apocalittico. Il palco – sicuramente adatto ad un concerto rock, ma non al decoro dovuto ad un luogo sacro – con coro, tastiere e batteria sono stati sistemati proprio davanti e sulla sinistra della tomba di S. Paolo, impedendovi di fatto l’accesso ed oscurando totalmente abside e ciborio di Arnolfo di Cambio. Su archi e colonne sono state proiettate luci psichedeliche verdi e blu, gialle e rosse, poi ecco maxi-schermi e impalcature dette “americane”, mentre gli amplificatori sono stati utilizzati a tutto volume, senza alcun rispetto per la Basilica, trasformata per l’occasione in una sorta di gigantesca discoteca».

L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca
L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca
L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca
L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca
L’interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma in questi giorni trasformato in una sorta di discoteca

La cosa più vergognosa, si legge, è che «il servizio d’ordine ed anche un loro sacerdote pretendessero con veemenza d’impedire – letteralmente – a chiunque – turisti, guide, semplici fedeli, addirittura gli stessi parrocchiani – di entrare nella Basilica, dicendo d’aver speso 18 mila euro per l’uso della struttura e quindi accampando diritti di fruizione esclusiva».

In pratica, certi religiosi pensano di valorizzare una delle più importanti Basiliche del mondo, affittandola per 18 mila euro a degli ignorantissimi ed arroganti personaggi i quali pensano di poterne fare l’uso che vogliono, secondo il principio del “ho pagato e faccio quello che voglio!”

Nell’era delle valorizzazioniprendi i soldi e scappa”, appare del tutto inutile chiedersi se la Soprintendenza e la Curia possano aver fatto delle valutazioni sul possibile danno causato dall’inquinamento acustico all’interno della Basilica … costoro pensano al piccolo guadagno immediato, e non alle possibili spese future per mantenere in vita quella meraviglia.

In un mondo affidato alla gestione di certi personaggi, dovremmo iniziare a chiederci cosa resterà di tutto ciò e, soprattutto, chi mai potrà beneficiarne.

A tal proposito concludo con una meravigliosa metafora della povertà, del grande Ascanio Celestini, un testo che spero serva a far riflettere a fondo i nostri politici, soprintendenti, parroci, vescovi, ecc., fanatici della privatizzazione i quali, svendendo il nostro Paese piuttosto che valorizzarlo realmente, stanno privandolo, giorno per giorno, di tutto ciò di cui dovrebbe e potrebbe campare!

Quando tutto sarà perduto, forse costoro realizzeranno che si sbagliavano, ma sarà troppo tardi … e non ci sarà “mentina” che tenga!

“I poveri erano così tanto poveri
che presero la loro fame
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,

i ricchi che nella vita avevano mangiato di tutto,
dal caviale ripieno all’ossobuco di culo di cane allo spiedo.
Però la fame dei poveri in bocca non l’avevano assaggiata mai,

così i ricchi se la comprarono.
La pagarono bene e i poveri furono contenti
e per un po’… per un po’ tirarono avanti.
Poi i poveri tornarono ad essere poveri,

così allora i poveri presero la loro sete
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,
i ricchi che nella vita avevano bevuto di tutto,
avevano bevuto dal Brunello al Tavernello,
però la sete dei poveri in bocca non gli era passata mai.
Così allora i ricchi se la comprarono e la pagarono bene
e i poveri ne furono felici.
Per un po’ tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri, più poveri di prima.
Così allora i poveri presero la loro rabbia,
che i poveri di rabbia ce ne avevano assai, ce ne avevano.
Allora i poveri presero la loro rabbia
la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi.
I ricchi che… sì, pure i ricchi un po’ nella vita erano stati arrabbiati,
mica no!
Ma erano piccole cose, conflitti generazionali,
roba da ormoni, rodimenti di culo, insomma.
Ma la rabbia, proprio la rabbia dei poveri
i ricchi non l’avevano provata mai.
Così allora se la comprarono e la pagarono anche bene.
I poveri furono felici e per un po’ tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri.
Allora i poveri si vendettero tutto,
la coscienza di classe, la violenza, l’insubordinazione,
la cultura, la musica, le parole,
la letteratura, la memoria,
tutto si vendettero i poveri, tutto.
E i ricchi accumulavano.
Nelle loro cantine i ricchi
ormai avevano migliaia, milioni di bottiglie
e accanto ai baroli muffiti, muffati, passiti, moscati
ci stavano bottiglie e in quelle bottiglie
ci stava tutta la cultura dei poveri, ci stava la rabbia dei poveri
dai sanculotti fino ai braccianti di Di Vittorio nel foggiano,
fino ai nuovi braccianti, i pummarò nell’Agropontino
piuttosto che i braccianti rumeni,
quelli che vanno a lavorare e a morire nei cantieri
per dieci euro al giorno.
In quelle bottiglie, in mezzo alle altre bottiglie,
nella cantina dei ricchi,
ci stavano bottiglie piene dell’orgoglio dei poveri,
dell’orgoglio dell’aristocrazia operaia
che aveva fermato i tedeschi nel ’42, nel ’43, nel ’44 e nel ’45,
l’aristocrazia operaia che aveva conquistato lo Statuto dei Lavoratori
nel 1970, il superamento del cottimo,
fino all’orgoglio dei lavoratori precari,
che erano precari, però pure loro l’orgoglio ce l’avevano.
In quelle bottiglie c’era di tutto,
c’era lo stupore, la meraviglia dei poveri,
degli zapatisti che proprio in questi giorni,
a marzo, però di sette anni fa,
entrarono chi a cavallo, chi col somaro,
la maggior parte a piedi a Città del Messico.
In quelle bottiglie c’era tutta la cultura dei poveri,
tutto dei poveri.
I poveri tutto si erano venduti.
E alla fine i poveri diventarono così tanto poveri
che presero pure la loro povertà,
la misero in bottiglia e se la vendettero.
La comprarono i ricchi.
I ricchi che nella vita tutto erano stati, fuorché poveri.
E adesso volevano essere così tanto ricchi
da possedere pure la miseria dei miseri.
Allora quando i poveri diventarono così tanto poveri
da non possedere più nemmeno la loro povertà,
i poveri si armarono e non di coltello e forchetta
bensì di fucili e pistole,
perché la rivoluzione non è un pranzo di gala,
la rivoluzione è un atto di violenza.
Allora i poveri armati andarono fino al palazzo
arrivarono al palazzo e lì c’era il podestà
affacciato al balcone, alla finestra,
il podestà serio che li guardava.
I poveri erano armati ma rimasero fermi, immobili.
Non fecero niente.
Perché senza la rabbia, senza la fame,
senza la sete, senza l’orgoglio,
senza la coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così allora il podestà scese in cantina
e tra le tante bottiglie che aveva comprato dai poveri
ne prese una, una soltanto,
era la libertà, quella loro, dei poveri,
che si era comprato tanto tempo prima.
La prese e la riconsegnò ai poveri.
E i poveri stapparono la bottiglia.
E adesso con quella libertà
i poveri potevano farci un partito, per dire.
Potevano farci un circolo,
potevano farci una bandiera,
un inno, una canzonetta.
Però ci fecero poco e niente,
perché la libertà da sola non serve a niente.
Così allora il podestà si cercò nelle tasche
e trovò un pacchetto di caramelle alla menta.
Lo prese e regalò quelle caramelle ai poveri
e i poveri da quel giorno tornarono ad essere liberi,
liberi di succhiare mentine”

[1] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/11/18/cio-che-non-fecero-ne-barbari-ne-barberini-lo-faranno-prosperetti-galloni-e-franceschini/

http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/07/19/il-nostro-patrimonio-ha-bisogno-di-un-vaccino-contro-le-contaminazioni-artistiche/

http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/07/13/cosa-spinge-le-soprintendenze-a-consentire-e-promuovere-il-massacro-del-nostro-patrimonio-culturale/

http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/11/23/per-gli-intellettualoidi-radical-chic-e-tempo-di-vacche-grasse/

[2] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/10/21/dopo-via-ticino-incontri-ravvicinati-di-terzo-tipo-col-ministero-dei-beni-culturali/

[3] https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/basilica-di-san-paolo-violata-e-trasformata-in-discoteca/

Un pensiero su “San Paolo Disco Dance e la discutibile “valorizzazione” dei Beni Culturali

  1. Evidentemente il folle che condannò l’arte degenerata non era poi così folle, almeno in fatto d’arte. E mi pare che fosse anche un po’ educato, altrimenti avrebbe adoperato, per codesta “arte”, il termine appropriato: merda.
    Saluti,

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