Se un Presidente dell’Ordine degli Architetti – già membro del Co.Q.U.E. – non ha rispetto per il nostro patrimonio, chi tutelerà le nostre città?

Nel corso dell’ultima settimana, gli utenti romani dei social networks hanno invaso la rete con post di sdegno verso l’ennesimo progetto irriverente nei confronti del nostro patrimonio storico[1]. Il caso in oggetto riguarda un intervento in via Ticino 3, a due passi dal meraviglioso quartiere Coppedè e a ridosso del Villino Gigli.

Via Ticino 3 – in primo piano l’edificio che verrà demolito, alla sua sinistra il Villino Gigli
Rendering del progetto approvato a marzo 2017

Il progetto di demolizione e nuova costruzione, approvato a marzo 2017, prevede l’aumento dei volumi, la modifica dei fili fissi e l’inserimento di un edificio del tutto dissonante e decontestualizzato, un edificio che sembra figlio della peggiore edilizia palazzinara degli anni ’70-’80 e che potrebbe essere in qualsiasi periferia modernista del mondo, ma non di certo nel bel mezzo di un ambiente costruito con un carattere fortemente definito! … un “falso storico” di quelli che, però, non indigna nessun architetto perché è di quelli che potrebbe fare chiunque, senza alcuno sforzo!

Ebbene, che lo si voglia credere o no, il progetto porta la firma dell’attuale Presidente dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Restauratori della Provincia di Roma, l’arch. Alessandro Ridolfi, ovvero di un professionista che dovrebbe avere a cuore la Capitale e che, dato il suo trascorso (2008 – 2013) di membro del Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia di Roma Capitale (Co.Q.U.E.) dovrebbe possedere una particolare sensibilità nei confronti del nostro patrimonio storico architettonico e dell’ambiente.

Il Comitato per la Qualità urbana ed Edilizia di Roma Capitale (Co.Q.U.E.) infatti, istituito in sostituzione della Commissione Consultiva Edilizia, con Delibera del C.C. n. 103 del 19 giugno 2003[2], avrebbe (il condizionale è d’obbligo) il compito di:

  • contribuire ad elevare la qualità della progettazione edilizia e delle opere di urbanizzazione, per gli aspetti funzionali, formali e per il loro inserimento nel contesto urbano e ambientale;
  • elaborare strumenti di supporto all’Amministrazione nell’esercizio delle proprie funzioni di indirizzo attraverso la predisposizione di linee guida e di vademecum;
  • svolgere attività consultiva di valutazione dei progetti;
  • esprimere parere in materia ambientale ai sensi della L.R. n. 59 del 1995 e successive modifiche.

Il Comitato, come è possibile leggere nella Delibera, «è un organismo collegiale che muove dalla volontà dell’Amministrazione di porre il miglioramento della qualità urbana, ambientale e sociale della città e dei contesti urbani come obiettivo fondamentale per la programmazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi di trasformazione urbana della nostra città. La scelta di acquisire il valore della qualità come componente essenziale della pianificazione territoriale e dello sviluppo urbanistico diventa strategica ed ispiratrice della sua attività».

Il Regolamento Speciale del Co.Q.U.E. definisce il Comitato come «organismo collegiale di durata triennale, composto da 15 membri, nominati dal Sindaco in base a comprovata esperienza professionale o accademica nella disciplina edilizia e urbanistica, nella tutela ambientale e paesaggistica, nella bioarchitettura e nel risparmio energetico».

Ebbene, davanti al progetto di via Ticino, risulta più che legittimo chiedersi come sia possibile che un professionista di “comprovata esperienza professionale o accademica nella disciplina edilizia e urbanistica, nella tutela ambientale e paesaggistica” possa aver concepito un abominio del genere, in un luogo così fortemente caratterizzato … oppure chiediamoci tutti, sulla base di quale logica un progettista del genere sarebbe da considerarsi di “comprovata esperienza professionale o accademica nella disciplina edilizia e urbanistica, nella tutela ambientale e paesaggistica”??

Se quel progetto l’avesse ipotizzato in una delle tante periferie spersonalizzanti che accerchiano la Capitale, posso esserne certo, nessuno avrebbe mai avuto nulla da ridire, ma non a due passi da Coppedè e in adiacenza al Villino Gigli!

Personalmente, sebbene indignato davanti a questo ennesimo scempio, non mi sono meravigliato della qualità del progetto, semmai mi è stata data conferma del fatto che certe nomine all’interno di certi comitati, venendo direttamente dai sindaci, abbiano a che fare più con le affiliazioni politiche che non con la comprovata esperienza ecc. ecc.!

Durante lo scorso mese di giugno, in occasione del Convegno Rowe Rome 2017, avevo potuto ascoltare molto bene quella che è la posizione ideologica del nostro Presidente… oltre che assistere alla figuraccia internazionale che ha mostrato la sua mancanza di rispetto per i suoi colleghi internazionali.

Invitato a fare gli onori di casa, in perfetto stile comportamentale da “rappresentate istituzionale italiano” Ridolfi, fatto il suo discorso (del tutto fuori tema), abbandonò l’aula senza ascoltare nessun intervento dei numerosi relatori che rimasero basiti … come ebbi modo di scrivere all’epoca[3]  evidentemente lui, da Presidente, ritiene di sapere già tutto e non poter perdere tempo ad ascoltare convegni che potrebbero fargli imparare qualcosa, solo noi comuni mortali dobbiamo essere vessati con l’obbligo dei “crediti formativi permanenti”!

Nel suo brevissimo discorso introduttivo, Ridolfi fu in grado di promuovere tutto ciò che, nei tre giorni di convegno, venne raccontato come un qualcosa da evitare totalmente! Ridolfi sostenne infatti che, per il bene della città e della nostra professione, dovremmo sposare il modello di sviluppo Londinese della “Città Verticale” nonché, per il bene dell’ambiente, dovremmo promuovere la realizzazione delle “coperture verdi” ed edifici ispirati al “Bosco Verticale” di Boeri!!! Inoltre con un attacco frontale alla giunta attuale, egli sostenne che fosse stato un errore imperdonabile essersi opposti alle Olimpiadi. Roba da non credere!

Dopo questo ricordo torno quindi a farmi delle domande sulle “credenziali” che lo hanno tenuto per ben 5 anni – invece che 3 massimi previsti – all’interno del Co.Q.U.E. e, ovviamente, a darmi delle risposte sul come possa essere stato possibile approvare l’immondo progetto di demolizione e realizzazione della “palazza” di via Ticino, nonostante l’esistenza del Co.Q.U.E. e degli uffici della Soprintendenza i quali, evidentemente, ignorano del tutto le norme di tutela ambientale (intendendo per ambiente quello costruito) nonché l’orientamento internazionale in materia[4]!

Guardando questo rendering, e pensando al patetico scimmiottamento del già discutibile “Bosco Verticale” di Boeri a Milano mi vien da parafrasare il titolo del famoso film di Randa Haines e definire questo progetto “figlio di un Dio minore”
Trivellazioni in corso in via Ticino
Inequivocabili commenti al progetto sul sito SkyscraperCity.com
Ulteriori, pesantissimi commenti al progetto su SkyscraperCity.com

[1] https://www.facebook.com/romaierioggi/posts/693544970844056

http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?p=142474638

[2] http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/coque/delCC-103-2003.pdf

[3] Cfr http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=437&action=edit

[4] http://www.picweb.it/emm/blog/wp-admin/post.php?post=506&action=edit

10 pensieri su “Se un Presidente dell’Ordine degli Architetti – già membro del Co.Q.U.E. – non ha rispetto per il nostro patrimonio, chi tutelerà le nostre città?

  1. Una vergogna, non c’è futuro per le città storiche. L’arroganza del potere si insinua strisciante anche nelle professioni, per esplodere poi nel peggiore dei modi di fronte agli interessi individuali di chi dovrebbe vigilare. Un vero schifo…!

  2. quando vado a votare per un presidente dell’ordine e dopo 1, ,2 anni me ne trovo un altro imposto d ufficio, mi viene modo di avere dei dubbi sulla bontà e utilità dell’organizzazione!

  3. Il cognome è celebre, c’è forse una parentela?….I dubaiofili nemici di Roma non sono evidentemente confinati a Milano…..

  4. A pochi passi daglii edifici progettati da Gino Coppede’ e realizzati nei primi anni del ‘900 si vuole edificare una palazzina ridicolmente dissonante con tutti gli edifici che la circondano: la villa del famoso tenore Beniamino Gigli, il liceo Amedeo Avogadro, il Villino delle Fate, i fabbricati di via Brenta, via Olona la fontana di Piazza Mincio. Come è possibile che per intascare un po’ di quattrini una combriccola di possa concepire di imporre la distruzione di un fabbricato ormai perfettamente inserito nel quartiere Coppede’e la edificazione di uno sgorbio che già con qualche forzatura si potrebbe inserire nel panorama della Bufalotta. E poi come si spiega il rilascio di questa autorizzazione ad edificare del marzo 2017 dall’assessorato della giunta Raggi che doveva garantire la cittadinanza da scempi evidentemente motivati solo da vergognose volontà predatorie e nella più grande indifferenza verso il sentire dei cittadini?

  5. A occhio e croce il volume del nuovo edificio è pari o simile al vecchio, mi chiedo allora dove sta la convenienza economica del demolire/ricostruire ex novo che costa sensibilmente di più che adattare il vecchio edificio e nuovi standard prestazionali. Credo infatti che in quella zona un edificio abitabile abbia grossomodo gli stesi costi a mq (alti di sicuro) sia per il vecchio che per il nuovo. Non capisco. Luigi arch Fressoia pg

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