Ribelliamoci all’immonda farsa dei Crediti Formativi Permanenti

Il pomeriggio del 17 gennaio 2019, l’aula principale dell’ex Acquario di Roma, oggi sede dell’Ordine degli Architetti, pullulava di colleghi. L’Ordine ha infatti avviato i colloqui della Commissione Disciplinare con gli oltre 4000 architetti che, a suo modo di vedere, non avrebbero raggiunto il numero di crediti previsti per il trimestre concluso … che vogliate crederci o no, solo all’interno dell’Ordine della provincia di Roma, sono oltre 4000 gli architetti che non avrebbero assolto alla “formazione obbligatoria” … che forse faremmo meglio a definire un vero e proprio ricatto, imposto da una legge assurda, scritta da squallidi burocrati prezzolati che, probabilmente, non sanno nemmeno cosa sia la professione!

Ovviamente tra quei 4000 ci sono anche io, e ne sono orgoglioso! Lo sono perché ritengo questa misura una vergogna ma, soprattutto, una sporchissima faccenda che nasconde degli interessi deprecabili.

Ai tre gentili colleghi costituenti la Commissione Disciplinare che mi ha interrogato ho infatti ricordato le mie ragioni … o meglio, ho dovuto alzare la voce e comportarmi in maniera non totalmente rispettosa, per farmi ascoltare. A loro modo di vedere, infatti, non era quella la sede adatta a fare rimostranze nei confronti del modo di concepire e gestire i CFP. Secondo loro io non ho maturato tutti i crediti punto! E, secondo quanto avrei dichiarato, l’ho fatto per protesta … senza però che potessi mettere a verbale la specifica di quella “protesta”.

La specifica è che, fino al 2016, pur essendo totalmente in disaccordo con questa forma di vessazione, i crediti li avevo maturati. Nel corso di quell’anno però, come ho più volte raccontato, mi sono imbattuto in qualcosa che mi ha dimostrato come molti dei miei sospetti fossero più che ben fondati.

Nel 2016 avevo infatti organizzato a Roma il 53° Convegno dell’International Making Cities Livable[1] (Caring For Our Common Home: Sustainable, Healthy, Just Cities & Settlements), così ho pensato di far richiedere il riconoscimento dei CFP da parte dell’Ordine, e di pubblicizzare sul sito l’importantissimo evento, cui partecipavano eminenze grigie esperte di urbanistica, architettura, sostenibilità, ma anche di medicina, sociologia, psicologia, politica, economia, ecc. collegate all’attività e produzione degli architetti.

Per poter consentire il dialogo tra gli organizzatori stranieri e l’Ordine ho dovuto fare da mediatore e traduttore (visto che nessuno era in grado di leggere e scrivere in lingua inglese), così ho appreso che l’Ordine, evidentemente non fidandosi del comitato scientifico internazionale dell’IMCL, pretendeva che le centinaia di partecipanti dei 5 giorni di Convegno inviassero i testi delle varie presentazioni e firmassero una serie di liberatorie e, udite udite, pretendeva addirittura che l’IMCL pagasse una “tassa” (mi pare intorno ai 350 euro) per il riconoscimento dei crediti e, soprattutto, cedesse i diritti di registrazione delle conferenze che poi sarebbero stati messi a disposizione attraverso la piattaforma dell’Ordine e non dell’IMCL!!

Va da sé che l’IMCL abbia deciso di non avere alcun interesse al riconoscimento dell’Ordine di Roma e, va altrettanto da sé che, come italiani, ci abbiamo fatto una figura di m.. internazionale!

A seguire, purtroppo, l’Ordine non ha minimamente pubblicizzato l’evento, se non limitandosi a pubblicare – dietro mie pressioni e praticamente a giochi fatti – un trafiletto invisibile in una pagina PDF. Capirete bene che la partecipazione dei colleghi italiani sia stata praticamente inesistente!

Forse sarebbe stato interessante mandare all’Ordine quelle relazioni, se non altro per vedere se coloro i quali dovevano valutarle sarebbero stati in grado di leggerle e comprenderle, dopo che anche per le e-mail avevano chiesto a me di fare da traduttore!

V’è inoltre da dire che, approfittando del contatto che si era creato e dopo averne parlato, mentre “eravamo ancora in buone”, ho inviato all’Ordine la documentazione relativa a tutti i convegni internazionali cui avevo fino a quel momento partecipato, nonché quella relativa ai premi e riconoscimenti internazionali ricevuti e le pubblicazioni fatte.

Risposta: PICCHE!

E già, perché ovviamente le istituzioni organizzatrici di quei convegni, realmente formativi, cui regolarmente partecipo come speaker, come moderatore, oltre che come uditore, “non pagano dazio” per poter essere riconosciuti come “enti di formazione delegati e riconosciuti dall’Ordine”! È chiaro che si tratti di una mera questione di interessi, ragion per cui debbo rassegnarmi (secondo loro) a riconoscere che valga molto di più una conferenza dove un giovincello dà lettura di un PowerPoint patetico che sfiora la comicità, che l’aver assistito a dei convegni di 5 giorni del CNU, dell’IMCL o dell’INTBAU … e non fa nulla se il RIBA (Royal Institute od British Architects) o l’AIA (American Institute of Architects) mi abbiano rilasciato i crediti, e dei premi … per loro è carta straccia!

Capite bene che la cosa possa avermi fatto talmente schifo da farmi prendere la decisione di non perdere più tempo, assecondando questa vergogna. Così, continuando a seguire i convegni internazionali che ritengo importanti, ho pazientemente atteso la “minaccia di sanzione” e la convocazione dell’Ordine, per far finalmente presenti alla commissione le mie lamentele … sempre in attesa di ricevere la “punizione” definitiva e poter informare i colleghi di come realmente vadano le cose, nella speranza che, almeno in questa occasione, davanti a certe ingiustizie, l’intera categoria capisca l’impellenza di dover far valere i propri diritti, visto che i “colleghi” che avrebbero dovuto rappresentarla e tutelarla presso il CNA, si sono ben guardati dal farlo quando si è trattato di approvare questa vessazione che – vogliate o meno capirlo – va interpretata come una misura direttamente collegata all’altra porcata, avvenuta nello stesso anno della sua approvazione: la riforma pensionistica voluta dall’inqualificabile governo-non-eletto-dal-popolo guidato dal prof. Mario Monti e che vedeva la signora Elsa Fornero quale Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ebbene, se è vero che come categoria non abbiamo possibilità di scioperare – se mai lo facessimo nessuno se ne accorgerebbe e faremmo pure ridere – è anche vero che, in questo caso, potremmo rifiutarci in massa di dare seguito al ricatto dei CFP. Ma occorre coerenza e dignità!

Personalmente ritengo che i CFP possano avere un senso in quei Paesi dove le lauree si prendono ricevendo una semplice infarinatura – ergo non imparando quasi nulla – perché il sistema locale prevede che, una volta laureati, si debba accettare di fare gli schiavetti presso uno studio affermato dove, finalmente, si imparerà la professione e perfino il disegno e la progettazione (che alcuni Paesi pseudo-acculturati, che impongono a noi certe misure, nemmeno contemplano!).

Cosa dunque avrebbe a che fare con noi questa misura? Da noi che gli esami universitari sono – o almeno erano all’epoca in cui ho studiato io – di un livello elevatissimo … tant’è che, all’estero, per mere ragioni meritocratiche e culturali, ci stendono tappeti rossi a livello professionale e accademico!

Credo che, se mai in Italia risultasse davvero necessario obbligare i professionisti a maturare dei crediti, questa misura dovrebbe indirizzarsi esclusivamente a quei colleghi laureatisi all’epoca del 18 politico, per poi blindarsi la vita e credere di poter insegnare agli altri la cultura! … tuttavia, proprio per loro, questa misura non è prevista!!

Credo ancora che, probabilmente, avrebbe senso applicare questa misura a chi prenda la “laurea breve”, un’idiozia decisa dai nostri illuminati governanti per poter emulare i programmi universitari di quei Paesi di cui sopra … senza nemmeno riflettere sulla possibilità che, se l’Europa ci chiede certe misure, probabilmente lo fa anche per abbassare il nostro livello culturale ed evitare che gli italiani possano continuare a sbaragliare la competizione con i colleghi stranieri! … Viva la globalizzazione che distrugge i Paesi!

È dal 1995 che lavoro in ambito professionale e accademico con colleghi e studenti di tutto il mondo, sicché non parlo per ragioni populiste o nazionaliste, ma lo faccio perché credo di avere fin troppa conoscenza di quella che possa essere la “nostra” preparazione e quella al di là dei nostri confini. I nostri politici (spesso senza nemmeno una laurea) e i nostri giornalisti al loro soldo, fanno di tutto per distruggere il nostro sistema scolastico e universitario dandoci degli “ignoranti”, facendo di tutto per poterci appiattire al livello degli altri. È ora di farla finita!

Tornando quindi all’argomento di questo testo chiediamoci: Ma quale sarebbe la punizione per chi non matura gli odiosissimi Crediti Formativi?

Come dicevo, la cosa la vedo legata alla riforma pensionistica, sebbene l’Ordine tenda a sostenere che non sia vero. Infatti, la pena prevista per questa “mancanza” sarebbe la “sospensione” dall’Ordine, ergo dall’attività professionale, ovvero, viene logico pensare, dall’anzianità ai fini pensionistici.

Davanti a questo dubbio, i rappresentanti dell’Ordine hanno risposto che non dovrebbe essere così … tuttavia, finché non ci sarà il primo caso di pensionamento di un professionista gravato da questa odiosa “sospensione”, nessuno potrà dirlo. A me sembra tutto abbastanza chiaro!

Per chi non fosse molto informato sui CFP, segnalo un articolo[2], molto chiaro, intitolato “Crediti formativi per architetti: normativa, corsi, sanzioni ed esoneri”.

L’articolo esordiva dicendo

«La formazione continua per i professionisti, regolamentata dal D.P.R. n. 137 del 7 agosto 2012, è un obbligo per molte categorie professionali: gli architetti, così come gli ingegneri, i geometri, i periti e gli avvocati sono chiamati ad aggiornare periodicamente le proprie competenze tramite il conseguimento obbligatorio dei crediti formativi professionali. Con l’ottenimento dei CFP richiesti si garantisce al proprio Ordine di aver ottemperato all’obbligo dell’aggiornamento e, dunque, di essere in grado di continuare ad esercitare la professione».

Quindi, secondo gli autori di questa norma, un architetto può dimostrare di essere in grado di esercitare la professione solo accettando questo ricatto, men che mai attraverso le reali capacità professionali … cosa volete che ad uno squallido burocrate possa valere oltre un quarto di secolo di esperienza professionale?

L’articolo poi spiegava:

«La formazione e gli aggiornamenti possono rappresentare per il professionista una vera occasione di arricchimento del suo bagaglio di competenze: tramite eventi e corsi formativi, si ha la possibilità di approfondire capacità e conoscenze e di aggiornarsi sui nuovi saperi. La formazione continua è insomma uno strumento che la Legge mette a disposizione sia per garantire prestazioni professionali sempre qualificate sia per consentire al professionista di specializzarsi, ottenendo maggiori opportunità sul mercato del lavoro.

Quindi, sempre secondo gli autori di questa norma, un architetto può avere l’occasione di arricchirsi culturalmente, può aggiornarsi sui “nuovi saperi” ed anche “specializzarsi”, SOLO seguendo i corsi suddetti promossi e riconosciuti dall’Ordine di appartenenza ma, evidentemente, NON attraverso dei convegni internazionali di altissimo livello, non riconosciuti dall’Ordine perché non si è pagata la “tassa” per il riconoscimento!

L’articolo, infatti, informava che, per ottenere i crediti formativi professionali

«Ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. 137/2012 e degli artt. 1 e 5 del Regolamento, gli architetti possono conseguire i crediti formativi tramite:

  • Eventi formativi promossi dall’Ordine: seminari, convegni, conferenze, workshop e tavole rotonde, organizzati appositamente per l’aggiornamento professionale. Questi eventi possono anche essere organizzati da enti di formazione delegati e riconosciuti dall’Ordine;
  • Formazione post lauream: scuole di specializzazione e di perfezionamento, dottorato di ricerca, master sia di I che di II livello, seconde ed ulteriori lauree e corsi abilitanti.
  • Corsi online e formazione a distanza (FAD)

Uno degli strumenti di formazione e aggiornamento più utilizzati è la formazione a distanza o FAD. Ovunque e quando vuoi, è la formula personalizzata vincente per ottenere una formazione efficiente ed un aggiornamento completo».

Davanti certe cose appare evidente che, in un periodo storico in cui molti professionisti hanno espresso la loro avversione nei confronti degli “Ordini Professionaliricordiamo che l’Ordine degli Architetti è stato istituito dalla Legge Fascista del 24 giugno 1923, n. 1395 (G.U. 17 luglio 1923 n. 167)decidere, in maniera altrettanto fascista, che debba esclusivamente essere questa istituzione a valutare cosa possa o meno dare un aggiornamento culturale e professionale, diviene una mossa atta a dare un senso logico alla loro inutile ed insopportabile esistenza.

Ritengo infatti che, negli ultimi anni, gli Ordini professionali abbiano fatto di tutto per dimostrare la loro assoluta inutilità nel difendere e tutelare gli interessi dell’intera categoria: infatti, i responsabili degli Ordini, in più occasioni hanno emulato Ponzio Pilato, svendendo gli architetti alla riforma pensionistica ed obbligandoli ai CFP, alla fattura elettronica (unico Paese al mondo!!), nonché alla firma digitale, alla posta certificata, alla presa per i fondelli della privacy, all’assicurazione obbligatoria e al POS (sebbene non ancora in maniera definitiva). E che dire dell’essersi prostrati all’approvazione delle norme in materia di appalti e di affidamento degli incarichi, ritagliate ad-hoc per distruggere i piccoli professionisti e favorire le società di ingegneria e i grandi gruppi? Una vera vergogna!

Inoltre, se torniamo al discorso CFP, e in particolar modo alla possibilità di prendere crediti attraverso i “Corsi online e formazione a distanza (FAD)”, appare ridicolo che, pur nella consapevolezza di come vadano le cose, si chiudano tutti e due gli occhi nei confronti dei colleghi che impiegano alcuni dei “schiavetti compiacenti” per stare davanti ai monitor e rispondere ai questionari necessari a far maturare i CFP del proprio “padrone”.

E già, perché i crediti maturati in questo modo da molti colleghi scorretti vengono riconosciuti, mentre la qualità dell’aggiornamento dei convegni internazionali cui il sottoscritto partecipa regolarmente no! Una vera vergogna, tipica di un Paese di cialtroni, abituati a fare i furbetti e aggirare le norme, sbagliate o corrette che possano essere!

Ma torniamo al discorso “sanzioni”. Sempre lo stesso articolo informa:

«Trattandosi di un obbligo formativo, sono previste sanzioni per inadempienza. Tutto si gioca sul numero di CFP mancanti allo scadere del triennio. Vediamo quanti nello specifico:

  • Censura (massimo 12 CFP mancanti): il mancato conseguimento di un massimo del 20% dei crediti necessari comporta la censura e si rischia di ricevere una nota formale di biasimo da parte del Presidente del Collegio disciplinare;
  • Sospensione (più di 12 CFP mancanti): il mancato conseguimento di più del 20% dei crediti necessari è causa della sospensione dall’attività fino a 6 mesi».

Il che ci riporta al sospetto espresso in precedenza, ovvero la possibilità di ritardare la data di pensionamento degli architetti, tanto cara alle sanguisughe che hanno concepito certe leggi, fingendo di piangere per la loro “necessaria durezza”!

Detto questo però, come ricordava un “architetto anonimo” in un social network, sarebbe utile sapere che:

  1. Il regolamento approvato dal ministero, all’art.4 prevede un “illecito disciplinare ripreso dal DPR 137/2012, (diffida, richiamo, censura), pertanto non fa mai riferimento alla sospensione dall’Ordine;
  2. Il codice deontologico degli architetti fino a ottobre 2016 recepiva la dicitura “illecito disciplinare;
  3. L’attuale CNAPPC porta in votazione in assemblea dei presidenti o conferenza degli ordini la modifica al codice deontologico dove introduce un sistema sanzionatorio basato sulla sospensione “automatica” superati i 12 crediti mancanti questo a ottobre 2016;

Tale modifica al codice deontologico è contestabile per i seguenti motivi:

  1. Il provvedimento assume valore retroattivo poiché approvato a due mesi dalla scadenza del primo triennio formativo;
  2. Non ha una fonte giuridica primaria, poiché una norma deontologica può applicare un dispositivo legislativo ma non può inventarne uno quale la sospensione ad effetto immediato (manca la fonte di diritto primario);
  3. Nel Regio Decreto, che è la fonte legislativa del nostro codice deontologico, la sospensione con effetto immediato è prevista solo per il mancato pagamento della quota o per la perdita di diritti civili (arresto), in tutti gli altri casi si procede ad attività istruttorie e valutative attraverso un procedimento in cui le parti possono rappresentare le loro ragioni (diritto alla difesa);
  4. Il metodo di notifica individuato dal CNAPPC (attraverso PEC) non è legittimo poiché nel sistema legislativo italiano la PEC sostituisce la raccomandata e non la notifica;
  5. Toglie agli ordini la potestà di esercitare la deontologia in modo autonomo;

Detto questo, il mio auspicio è quindi che, come già espresso, gli architetti salgano in cattedra e si ribellino a chi li abbia considerati come degli zerbini di stato. Per farlo basterebbe innanzitutto evitare di comportarsi come i crumiri che andavano al lavoro mentre i loro colleghi scioperavano e venivano puniti: essi, in massa, dovrebbero rifiutarsi di maturare i CFP, innanzando il numero di 4000 “morosi di crediti” alla totalità degli iscritti, romani e nazionali!

Solo davanti ad un muro compatto i responsabili degli Ordini (quelli che in maniera non ufficiale in privato ti dicono “lei ha ragione da vendere ma, purtroppo, dobbiamo attenerci alle disposizioni”) e i nostri politici potranno capire che debbono smetterla di considerarci carta straccia!

Un’ultima riflessione merita un altro aspetto: a detta dei cialtroni di cui sopra, questa misura è atta a garantire l’innalzamento dell’asticella della qualità professionale, ergo dell’architettura realizzata … ma davvero, davvero??

Se questi signori fossero in grado di guardarsi intorno, potrebbero rendersi conto che, mai come negli ultimi anni, la qualità dei progetti realizzati aveva raggiunto dei picchi talmente infimi! Diversamente, se studiassero un minimo di storia dell’architettura e urbanistica del primo Novecento, essi si accorgerebbero che gli autori di quelle meraviglie – probabilmente le ultime davvero degne di nota – non possedevano alcun titolo universitario, pur eccellendo nella loro professione.

E già, perché un tempo gli architetti si confrontavano con regole proporzionali, senso del decoro e necessità di fare bene spendendo il giusto, i progettisti dei quartieri popolari romani di 100 anni fa, pur non avendo obbligatoriamente maturato alcun Credito Formativo Permanente, si preoccupavano degli aspetti sociali e dei futuri costi di manutenzione degli edifici pubblici[3], piuttosto che pensare a squallide forme burocratiche … rigorosamente in costante cambiamento, sì da poter giustificare i burocrati e l’esistenza di corsi per dummies!

Cari colleghi, è ora di dire Basta! Chiediamo un confronto serio e costruttivo con chi ci consideri degli imbecilli invertebrati ai quali è possibile imporre qualsiasi misura vessatoria perché a noi sta bene così!


[1] https://www.livablecities.org/conferences/53rd-conference-rome

[2] https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/crediti-formativi-architetti-957

[3] A titolo di esempio suggerisco questo articolo: http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/08/01/il-quartiere-testaccio-di-roma-e-la-politica-dellicp-agli-albori-della-sua-esistenza-un-importante-precedente-da-cui-imparare/

6 pensieri su “Ribelliamoci all’immonda farsa dei Crediti Formativi Permanenti

  1. Questa certo possiamo definirla burocrazia della specie parassitaria. Improduttiva per sua natura e statuto, drena ricchezza e prosciuga energie fino allo sfinimento, partorita sotto il peggior governo di euroburocrati comandati che si ricordi. Malafede e stupidità.

  2. caro collega, leggo finalmente una analisi completa e corretta di cosa siano e come funzionino gli ordini e dell’iniquità delle normative che ci sono imposte nello svolgimento della professione.
    E’ necessario o abolire gli ordini o infiltrarsi in essi, vorrei scriverti di più , ma rispondo di getto alle tue corrette ed oneste osservazioni.
    saluti

  3. caro Ettore, pienamente d’accordo.
    potremmo seguire bei corsi a pagamento, o come “Arancia meccanica” farci legare su una sedia con spalancati gli occhi per un corso “e-learning”, o magari ascoltare una graziosa signorina che ti spiega come incollare una mattonella e ti da pure un paio di autorevolissimi CFP …
    perchè non organizzare una class-action ?
    tieniamoci in contatto . è una questione di dignità della persona (mi stava scappando di dire pure “deontologica”, ma non ho i punti a sufficienza !).

  4. Aggiungo che il brillare d’incompetenza di questi soggetti è secondo solo a quello dei loro padroni che hanno commissionato l’opera e che discendono dalle alte sfere euro-mondiali come sassi dalle scarpate o come vanghe dai pendii innevati.

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