Rigenerazione Urbana, Sostenibilità … diffidare dei mistificatori della realtà

Negli anni ’60 del Novecento, i maggiori luminari delle facoltà di architettura, insieme con una pletora di “esperti” architetti-opinionisti delle più importanti riviste di architettura, teorizzarono un nuovo modo di costruire, negli interessi degli speculatori dell’epoca … essi vennero “giustamente” premiati per il loro sforzo, ricevendo commesse per progetti ipertrofici che, in pochi anni, sfregiarono le nostre città. Non v’è periferia in Italia che non porti la firma di un luminare del tempo, sebbene essi avrebbero dovuto impedire certi scempi[1].

All’epoca, forti dell’onda emotiva post bellica, molte delle nostre “menti illuminate” (o presunte tali), scrissero fiumi di inchiostro per attaccare tutto quanto fosse accaduto dal 1922 in poi, facendo di tutta l’erba un fascio. Fu così che, tutto ciò che era accaduto in quel periodo, architettura tradizionale inclusa, venne condannato alla damnatio memoriae.

Eppure, se certe menti illuminate fossero state intellettualmente più oneste, avrebbero dovuto notare e far notare che, il Punto 8 delle Istruzioni per il Restauro dei Monumenti, redatte nel 1938 dal Ministero della Pubblica Istruzione, ammoniva: «per ovvie ragioni di dignità storica e per la necessaria chiarezza della coscienza artistica attuale, è assolutamente proibita, anche in zone non aventi interesse monumentale o paesistico, la costruzione di edifici in «stili» antichi, rappresentando essi una doppia falsificazione, nei riguardi dell’antica e della recente storia dell’arte» … e già, perché questa norma dimostra inequivocabilmente che il Fascismo, nel suo lungo elenco di follie, bandì per legge l’architettura rispettosa dei contesti e delle tradizioni – definita “in stile”!

Alla luce di queste rivelazioni diviene legittimo chiedersi perché, certi luminari sinistrorsi dell’epoca decisero che l’architettura “in stile” fosse da condannare, in quanto “borghese e fascista”? Fu ignoranza o malafede negli interessi dei palazzinari?

Purtroppo, l’ideologia in questo Paese ha fatto moltissimi danni e, purtroppo, ancora oggi si tende a definire “architettura fascista” quella vicina al mondo artigiano ed “architettura sovietica” – ergo comunista – quella dei casermoni industriali delle periferie.

Eppure, a ben vedere, l’Architettura Littoria venne presa a modello da parte dei Paesi ritenuti “democratici”, sicché molte architetture visibili in Francia, negli Stati Uniti e perfino Israele sembrano esser state disegnate da Piacentini & co. Al tempo stesso, per ragioni ovvie, nessuno sembra accorgersi che la cosiddetta “architettura sovietica” risulti esser figlia dell’Unitè d’habitation partorita dalla mente di Le Corbusier.

Oggi dovremmo onestamente riconoscere che, così come nel 1933 durante il IV CIAM, Le Corbusier e la sua cosiddetta élite colta[2] – abusando terminologicamente della parola “funzionalismo” – condannarono a morte la città a dimensione d’uomo, in nome di quella dispersa, zonizzata e dipendente dall’autotrazione, anche l’élite colta degli anni ’60 pensò bene di continuare a raggirare la gente con discorsi, molto convincenti, atti a mistificare la realtà e spianare la strada agli interessi della speculazione: se i “funzionalisti” del ’33 avevano voluto definire la città storica “non funzionale”, perché non rappresentabile secondo gli schemi della zonizzazione riportati nel nuovo Piano di Amsterdam, quelli degli anni ‘60 fecero di meglio, istigando la gente a definire le case antiche come “vecchie” e i centri storici come “rappresentazione del male borghese da cui fuggire”.

1929-’34 Piano di Estensione di Amsterdam – Cornelius Van Eesteren e Theo Van Lohuizen

Per esempio, come ricordato nel libro “Tra le Modernità dell’Architettura” di Andrea Sciascia – libro scritto in difesa del tristemente famoso quartiere ZEN, realizzato da Vittorio Gregotti a Palermo – Giancarlo De Carlo scrisse di quel periodo:

«il loro ultimo fine (degli architetti n.d.r.) era di materializzare l’idea che la città storica, espressione delle classi sociali che avevano dominato e oppresso la società umana, doveva essere abbandonata ai suoi fondatori, mentre alle classi sociali popolari in ascensione sarebbero stati destinati i nuovi quartieri costruiti in periferia che, aggregandosi, avrebbero finito col generare la Nuova Gerusalemme: la città della società senza classi, libera, giusta e fraterna»[3].

Vista generale dello ZEN di Vittorio Gregotti a Palermo

… Inutile rammentare che, la conferma della menzogna del concetto di “Nuova Gerusalemme: la città della società senza classi, libera, giusta e fraterna” abbiamo potuto ascoltarla direttamente dalla bocca di uno dei suoi fautori, il progettista dello ZEN Vittorio Gregotti il quale, intervistato da Enrico Lucci durante la puntata del 20 febbraio 2007 de “Le Iene”, alla domanda «perché, se sostiene che sia tanto riuscito e bello, non ci va lei a vivere allo ZEN?» rispose: «che c’entra, io faccio l’architetto, non faccio il proletario!»[4]

Verrebbe da sorridere … per non piangere!

Nessuno si è mai scusato per l’immensa presa per i fondelli della “modernità”, né nelle facoltà di architettura si trova il coraggio per condannare i cattivi maestri e/o riconoscere che, tutto ciò che oggi studiamo come “città disfunzionale”, sia proprio ciò che ci venne presentato ed imposto come “città funzionale”!

Fatto sta che, senza pronunciare nomi e cognomi dei responsabili, dopo millenni dall’apparizione dell’architettura sul nostro pianeta, e grazie al dissennato modo di costruire “moderno”, negli ultimi decenni gli uomini hanno iniziato ad interrogarsi su quale possa essere un modo più “sostenibile” per costruire le nostre case e città!

Del resto il comico Marcello Marchesi diceva: «l’uomo è nato per soffrire … e fa di tutto per riuscirci!»

Il problema non è solo l’aver massacrato il territorio con certi scempi, mettendo altresì a repentaglio la salute del pianeta con insostenibili edifici energivori, ma anche il fatto che, grazie alla malafede di chi dovrebbe battersi per la tutela, anche il nostro patrimonio stia vacillando come mai prima d’ora!

Infatti, se da un lato il fallimento sociale, ambientale ed estetico della “città funzionalista –  provocando il disinteresse del mercato immobiliare per certe realtà urbane – ha portato i residenti di certe “nuove Gerusalemme” a reindirizzarsi verso i centri storici, promuovendo il restauro e la ricostruzione (sostenibile) di interi brani di città da tempo abbandonati, dall’altro ha fatto sì che personaggi tentacolari, coadiuvati dai nuovi “venditori di fumo”, abbiano messo nel proprio mirino aree centrali delle città, manipolando politici e soprintendenti, al fine di promuovere programmi speculativi mascherati con slogan inneggianti alla “rigenerazione” e alla “sostenibilità” che, in ambito politico e teorico, stanno minacciando seriamente le nostre città e il nostro paesaggio.

Nel primo caso possiamo ammirare gli esempi virtuosi di via Alloro e Piazza della Magione a Palermo, oppure il ritorno alla vita di Ortigia a Siracusa, col rifiorire dei palazzi e dell’artigianato edilizio impiegato nei restauri e ricostruzioni … ma di questi casi virtuosi nessuno ne parla, perché certe cose non fanno gli interessi dell’industria edilizia.

Palermo, via Alloro, Palazzo Beccadelli Bologna Principi di Sambuca recentemente ricostruito dall’ing. Marco Giammona nel totale rispetto delle forme e decorazioni antecedenti i bombardamenti della 2^ Guerra Mondiale
Palermo, via Alloro, l’infilata di cortili interni del Palazzo Beccadelli Bologna Principi di Sambuca
Palermo, via Alloro, ricostruzione di Palazzo Bonagia Castel di Mirto
Roma, via Gino Capponi n°13, intervento di presunta “Rigenerazione urbana”

L’era berlusconiana portò di moda il termine “deregulation” e il popolo bue, senza comprendere a fondo cosa si intendesse, sposò quell’accattivante inglesismo come un qualcosa per cui e non contro cui combattere. Nel contempo si promossero privatizzazioni che, di fatto, hanno gradualmente impoverito il Paese e peggiorato tante cose, piuttosto che migliorarle.

Più di recente, i nuovi governi-fantoccio che si sono susseguiti hanno portato agli estremi quelle politiche di devastazione, piuttosto che interrogarsi sulle ragioni per cui, se un privato ha interesse ad investire in un determinato settore, azienda o monumento, probabilmente lo Stato farebbe bene ad assumere un ruolo attivo imprenditoriale in quell’ambito specifico e far proprio quel guadagno!

Nel luglio 2009, nell’Italia interessata all’individualismo piuttosto che alla collettività, venne approvato il Decreto Legge “Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche” (il decreto sull’aumento delle cubature) e venne presentato il disegno di legge “Delega al Governo per l’aggiornamento della normativa urbanistico-edilizia e del paesaggio[5]. Il tutto venne accolto con grida di giubilo dagli speculatori, sicché le Regioni si affrettarono ad approvare il proprio “Piano Casa”, con una urgenza tale da fare approvare i piani perfino in periodo di Ferragosto, sì da evitare spiacevoli lungaggini causate da qualche ambientalista rompiscatole …

Per esempio, la giunta Polverini della Regione Lazio approvò la sua Legge Regionale n°21/2009 l’11 agosto! … E pensare che, in passato, altre leggi come la 457 del ’78 che imponeva alle Regioni di approvare entro un anno la propria legge per i Piani di Recupero non hanno mai visto, ad eccezione della Regione Emilia Romagna, alcuna legiferazione in materia!

Si pensava di aver toccato il fondo in materia di tutela delle nostre città e del nostro paesaggio e invece, per non essere da meno, il Governo presieduto da Matteo Renzi approvò il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia”, mettendo addirittura in circolazione un video pubblicitario che istigava alla “deregulation totale” dicendo: “è casa tua, decidi tu![6]Questa norma, che nelle intenzioni del Governo, doveva “facilitare l’esecuzione di grandi opere attualmente ferme, lavori edilizi e nelle infrastrutture, oltre a realizzare un’ulteriore semplificazione amministrativa”, ha di fatto spalancato le porte al massacro dell’intero territorio nazionale, incluso quello off-shore!

Ignobile pubblicità ministeriale per il Decreto “Sblocca Italia”

Tuttavia, anche in questo caso, il fondo non si era ancora raggiunto, sicché i nostri politici-burattini nelle mani dei loro manovratori senza scrupoli, coadiuvati dai nuovi venditori di fumo, hanno di recente trovato un nuovo slogan necessario a far credere al popolo bue che gli si stia facendo un regalo non da nulla!

Il nuovo slogan che riempie la bocca di politici, costruttori e professionisti prezzolati è quindi divenuto “rigenerazione urbana”, rigorosamente supportato dall’altro “passe-partout” della mistificazione: “sostenibilità”!

Roma, Villino Naselli in Via Ticino n°3, “Rigenerazione Urbana” … prima e dopo
Roma, Largo XXI Aprile – Villa Paolina di Mallinckrodt. “Rigenerazione Urbana” … prima e dopo

Con questa nuova seducente argomentazione diviene più facile poter attaccare tutto, soprattutto l’edilizia storica, ergo le zone più appetibili del mercato immobiliare!

Si pensi per esempio alla legge della Regione Lazio che, tra le giustificazioni per un intervento “rigenerativo”, ha inserito perfino l’indiscutibile “sicurezza statica”! Chi oserebbe mai mettere in discussione un argomento del genere?

A cosa volete che possa valere il fatto che possano esserci edifici passati indenni per secoli a svariati violentissimi terremoti, prima di venir manipolati – a partire dagli anni ’50, ’60 del secolo scorso – con cemento armato, facendo sì che venissero giù come cartapesta in occasione dell’ultimo sisma di Amatrice?[7]

La legge sulla Rigenerazione, nello specifico, sostiene di essere «Un’idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità. La legge, in attuazione della legge 106/2011, è finalizzata a limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente, riqualificare aree degradate e caratterizzate da funzioni eterogenee e tessuti edilizi incompiuti, migliorare la sicurezza statica, la sismicità e l’efficienza energetica degli edifici esistenti, nonché favorire la realizzazione di nuove opere pubbliche ed il completamento di quelle previste».

Grazie quindi al Piano Casa prima ed alla legge per la Rigenerazione Urbana del Lazio, l’edilizia storica romana è ormai sotto attacco[8], con 26 villini storici in procinto di essere demoliti e sostituiti … ma in maniera rigorosamente “rigenerativa e sostenibile”!

Il problema non è limitato alla Capitale, perché è tutta l’Italia ad essere sotto attacco da parte dei paladini della “Rigenerazione Urbana Sostenibile”. Il bombardamento mediatico dell’industria edilizia, supportato dai professionisti della menzogna, ha ormai completato la de-programmazione cerebrale degli italiani, assuefatti ormai da tempo alla logica che vede “tutto vero perché detto da chi ci capisce”.

È ancora la logica dell’élite colta che impone forme di vita aliene presentate come cosa buona e giusta.

Milano è oggi ritenuta da architetti e politici italiani un “modello” di sviluppo cui ispirarsi. Le recenti realizzazioni dei “boschi verticali”, di Citylife, del nuovo Polo Fiera e dell’EXPO2015 sono considerati dei fari-guida … tutto è stato presentato come “sostenibile” e nessuno sembra voler sollevare alcun dubbio: così è (se vi pare)!

Eppure un edificio, per essere considerato sostenibile, dovrebbe essere realizzato con tecniche e materiali non impattanti sull’ambiente. Il ciclo di vita dei materiali, dall’estrazione, alla lavorazione, al trasporto, all’installazione in cantiere, all’esercizio, fino alla demolizione, trasporto e smaltimento finale, dovrebbe provare di essere sostenibile. Se uno solo di questi aspetti venisse meno, la “sostenibilità” andrebbe a farsi friggere … ma quanti italiani, sostenitori di quei progetti, sono mai andati a verificare la rispondenza a determinati criteri?

Inoltre, un edificio sostenibile – vero o presunto – realizzato in una realtà suburbana dipendente dall’autotrazione non sarebbe sostenibile … tuttavia, anche in questo caso, ci si limita all’uso di parole magiche, piuttosto che a dimostrare con i fatti la sostenibilità.

Che dire poi dell’impatto di certi progetti sull’artigianato e sulla piccola e media imprenditoria locale? Oppure, guardando a certi progetti futuristici con realtà da Bladerunner, dove le residenze non interagiscono con una rete di negozi ed attività sociali, viene da chiedersi quale possa essere la loro “sostenibilità” socio-economica-ambientale?

Sull’ipocrisia dei prati e boschi verticali, che nessun beneficio portano alla falda freatica e all’ambiente, oltre che necessitare di fito-fertilizzazione, la cosa si commenta da sé. … Il tempo è galantuomo e, gioco-forza, l’onestà intellettuale dovrà esser costretta a tornare di moda[9].

La verità è che, ancora una volta, ci troviamo davanti a pura propaganda[10] a vantaggio dell’edilizia industriale, priva di qualità, ma spacciata per “sostenibile”.

Finché gli italiani continueranno a credere all’asino che vola, “perché detto da chi ci capisce”, non ci sarà speranza di redenzione … occorre imparare a dubitare!

Dopo anni che scrivevo certe cose riguardo alla possibilità normativa di impedire le “demolizioni facili”, finalmente il Mibact ha riconosciuto che, in effetti, certi suggerimenti non erano frutto del pensiero di un folle visionario, sicché si è riaccesa la speranza. Ora spero che il prossimo passo possa essere quello di rivedere la normativa sul “rischio sismico”, riprendendo in considerazione una serie di sistemi tradizionali, molto più duraturi, conservativi e “salvavita”, piuttosto che le tecnologie dominanti, certi sistemi, infatti, da secoli dimostrano la loro validità, sebbene le facoltà di ingegneria e architettura continuino ad ignorarli.

Tavole contenute nel Manuale Antisismico Borbonico del 1785
Esperimento di sollecitazione di una parete costruita secondo il Manuale Antisismico Borbonico che una commissione internazionale di esperti ha dichiarato essere il sistema più valido in circolazione

Il mio invito agli italiani è dunque quello di mostrarsi sempre sospettosi quando un qualcuno gli verrà a parlare di “rigenerazione urbana” e “sostenibilità” … come si suol dire, “se qualcuno vi indica la luna, guardate a quella, piuttosto che al dito!

[1] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/28/periferie-griffate-quando-il-cattivo-esempio-viene-dallalto-le-ragioni-della-difesa-dellindifendibile-da-parte-del-mondo-accademico/

[2] Cfr. Il mio saggio “Dietro il Modernismo – vicende poco note che cambiarono il modo di fare urbanistica e architettura“ https://www.academia.edu/10339178/Dietro_il_Modernismo_-_vicende_poco_note_che_cambiarono_il_modo_di_fare_urbanistica_e_architettura

[3] Andrea Sciascia, Tra le Modernità dell’Architettura – la questione del Quartiere ZEN 2 di Palermo, L’Epos Edizioni, Palermo 2003.

[4] Ettore Maria Mazzola, “Noi per lo Zen– Progetto di Rigenerazione Urbana del Quartiere San Filippo Neri (ex ZEN) di Palermo”, Introduzione di Rob Krier, Il Mio Libro – GEDI Gruppo Editoriale, Roma 2017. Acquistabile on-line a: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/arte-e-architettura/371570/noi-per-lo-zen/

[5] http://www.edilportale.com/news/2009/05/normativa/piano-casa-berlusconi-aumenti-volumetrici-da-agosto_15168_15.html

[6] http://www.repubblica.it/economia/2015/01/28/news/casa_ristrutturazioni_agevolazioni_fiscali-105988313/

[7] Si veda per esempio il mio articolo: http://biourbanistica.com/it/blog/2016/8/31/il-cemento-e-il-terremoto-corruzione-e-menzogne-architettoniche/

[8] https://www.abitarearoma.net/demolizione-villini-storici-urge-modificare-art-6-legge-lazio-rigenerazione-urbana/

[9] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/20/linsostenibilita-dei-presunti-tetti-verdi-sostenibili/

[10] Per esempio segnalo questo: http://www.lastampa.it/2017/06/29/edizioni/milano/nuovo-policlinico-di-milano-posti-letto-e-il-primo-giardino-pensile-terapeutico-al-mondo-u6kiKeOMBGfXqmeDWofXXM/pagina.html

16 pensieri su “Rigenerazione Urbana, Sostenibilità … diffidare dei mistificatori della realtà

  1. Sembrerebbe che il modello economico e sociale che imperversa almeno da un secolo, nel suo farsi e rifarsi perpetuo, almeno così pare, nella sua forma aggiornata dalla metà dei ‘70 e aggiornatissima degli ultimi 20, produca più rogna che cane ! Non si vede altrimenti perché e come il modello urbanistico-abitativo dovrebbe somigliare a qualcosa di alieno dalla feroce straniazione fra ciò che si è costretti a fare per sopravvivere e ciò che l’essere umano anela e desidera per la propria e forse, forse, per l’altrui esistenza. Seguendo quello che qui leggo, mi verrebbe di buttare nel cesso quasi tutto quello che ho visto negli ultimi 50 anni…è quel “quasi” che mi preoccupa.

    1. Caro Maurizio,

      purtroppo è esattamente come dici tu, occorre buttare nel cesso quasi tutto quello che è stato prodotto negli ultimi 50 anni … anche 60 direi!

    2. Purtroppo Maurizio, è proprio come dici tu, occorre buttare nel cesso quasi tutto ciò che è stato prodotto negli ultimi 50 anni … anzi direi 60!

      1. L’attenzione a questo punto va rivolta al rischio d’intasamento delle condutture di scarico. Fuor di metafora diciamo che l’esercizio della critica è salvifico, tanto più alla luce della prospettiva storica. Dentro la metafora invece la critica, anche come solvente, stura ma forse inquina e non risolve alla radice il problema. Rifarsi allora agli esempi funzionanti sembra offrire uno spunto, uno spiraglio, un modello. Le contraddizioni però sono molte e di non facile soluzione.

        1. La prima a esempio, sarebbe che la produzione dell’edilizia pubblica di cui qui si parla, dallo Zen a Corviale non attiene al modello socio economico liberista von Hayekiano bensì a quello Keynesiano. Interessante no ? In realtà essi cronologicamente compaiono quando il modello del secondo comincia a entrare in crisi nei paesi che lo adottavano e non per sua cagione. Ma stiamo parlando del modello socio economico. Quello urbanistico edilizio di stampo le Corbusieriano usa quel presupposto per fornire un metodo all’industria, per la produzione di massa a basso costo, poi divenuto a bassissimo costo e ancor più alto profitto, in cui in Italia bisogna conteggiare il mantenimento di baracconi nati bene e finiti malissimo come gli istituti case popolari, cangianti negli anni come il tempo a primavera. Ma è tutto il meccanismo che dalla rendita fondiaria fino al prodotto finito (si fa per dire finito) è criminogeno.

          1. Un’altra è data dal fatto che se all’interno di un sistema economico s’impone una forma più produttiva dal punto di vista del profitto, essa è destinata a soppiantare le altre. Questo è ancor più vero in un regime di totale libero mercato dove regna il libero prezzo. A un certo punto in Italia è accaduto che l’opera pubblica fosse interpretata come ottima occasione per depredare le risorse pubbliche e non fare, o fare male l’opera e mettere tutto in mano all’avvocato (per semplificare). Ma questo è un altro discorso. Ora in regime trionfante von Hayekiano è chiaro che la casa e l’edilizia siano quasi solo opera del privato e infatti il “pubblico” non pianifica più, non programma e soprattutto non investe dunque non progetta e non costruisce e se lo fa ricade nel caso precedente. Lasciamo cadere poi il discorso sugli strumenti normativi inventati a Roma come le “compensazioni” e affini, li siamo su iperurania.

  2. Altra contraddizione che dimostra che le città non le fanno più ne’ gli urbanisti ne’ gli architetti, ridotti a meri maggiordomi : privatizzazione di rendite e profitti, socializzazione di costi e perdite. Mi chiedo come facciano taluni a partecipare ancora a incontri, convegni, celebrazioni e fingere di essere sani.

  3. Gentilissimo professore Mazzola,
    Il suo pensiero è illuminante e lo condivido appieno.
    Sono una donna di 40 anni che ha lavorato nell’ex-iacp e ne ha visto di tutti i colori e che ora traferita a Torino per amore vorrei riprendere la mia vita mettendo a disposizione degli altri le competenze in materia architettonica. Il sogno della mia professione è fare del bene, propendere alla bellezza ed essere giusti. Le illusioni ricevute dai professori del Politecnico di Bari dove sono nata sono tante e quelle in qualità di cittadina europea ovvero cliente di un’economia del Capitale sono altrettante. Come posso organizzare il mio futuro per trasferire un senso di umanità ai miei bimbi?
    La ringrazio infinitamente perché dedica tutto il suo sapere al servizio di tutti. Cordiali saluti, Valeria Sassone

    1. Grazie a lei!
      penso sia doveroso fare contro-informazione nella speranza di riparare ai danni dell’ideologia nella quale siamo stati cresciuti ed educati.

      Cordiali saluti
      Ettore

      PS
      almeno tra colleghi, diamoci pure del tu

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