Il Santa Maria della Pietà di Roma a 40 anni dalla Legge Basaglia

Ex Ospedale Psichiatrico del Santa Maria della Pietà, Planimetria Generale

Quaranta anni fa, il 13 maggio del 1978, veniva approvata la Legge 180[1], la cosiddetta “Legge Basaglia”, che segnò la fine dell’era degli ospedali psichiatrici in Italia, ovvero la chiusura dei manicomi.

Sebbene debba riconoscersi che, grazie alla “rivoluzione della Legge 180”, siano stati chiusi molti manicomi e che, con loro, sia stata messa fine ad una serie di follie ben peggiori che non quelle dei “folli” ricoverati, laddove persone normalissime – ricoverate per ragioni assurde – erano state rese folli dalle condizioni di ricovero e dal trattamento sanitario previsto, è altrettanto vero che la chiusura di quelle strutture ha lasciato aperte delle criticità che i benpensanti del nostro Paese, troppo impegnati in tagli alle spese, svendite dei beni pubblici ed altre faccenduole, fingono di non conoscere.

Lo scorso mese di maggio, mio malgrado, in occasione del decesso di mio padre all’interno della Casa di Cura della Divina Provvidenza di Bisceglie, dove era stato trasferito per un percorso di riabilitazione motoria dopo essere stato ricoverato nell’ospedale di Barletta per una piccola ischemia cerebrale, ho potuto vedere quello che succede nell’area dell’ex manicomio, dove è dislocata la camera mortuaria della Casa di Cura.

Una cosa a dir poco agghiacciante, dove dei disperati, apparentemente invisibili al resto del mondo, sopravvive e si riproduce!! … Non scherzo se vi dico che ci sono persone nate lì dentro, a seguito di accoppiamenti tra ex ricoverati abbandonati al proprio destino, che si aggirano come fantasmi prigionieri del proprio tempo, elemosinando qualsiasi cosa e spaventando chi non conosca quella realtà. Mi è sembrato di rivivere le scene della cosiddetta Isola dei Morti, nel sud dell’Inghilterra, raccontata nei romanzi di Bernard Cornwell ambientati nell’VIII secolo … eppure la Legge venne considerata una conquista!

Forse, per quello che ho detto in precedenza, lo è stata davvero … ma è anche vero che si sarebbe dovuto dare seguito, in una maniera più umana e corretta, a prendersi cura della vita dei malati di mente, piuttosto che pensare che, una volta chiusi i manicomi ed ottenuta l’incoronazione di “politici buoni e bravi”, i promotori e sostenitori di quella norma avessero risolto il problema!

Ma la Legge Basaglia, chiudendo quelle strutture, ha anche causato l’abbandono di un immane patrimonio urbanistico architettonico, spesso meraviglioso e posizionato in località amene o, comunque, molto appetitose dal punto di vista speculativo, che nel tempo le ha esposte alle grinfie dei palazzinari … ed è questo il motivo per cui ho deciso di pubblicare questo post odierno, raccogliendo una doppia richiesta di aiuto a far conoscere la vicenda.

Il Padiglione principale del Santa Maria della Pietà di Roma

Tempo addietro, in realtà, su segnalazione del caro amico e collega Prof. Arch. Roberto Palumbo, avevo già affrontato, sebbene marginalmente e all’interno di un discorso più ampio[2], la situazione del Santa Maria della Pietà di Roma, una storia che risale al 1999 e che, lungi dall’essersi risolta, oggi più che mai, occorrerebbe riportare all’attenzione dei cittadini, prima che possa risultare troppo tardi.

In queste ore infatti, avvicinandosi diverse delicate scadenze, la cittadinanza romana si è mobilitata e, proprio oggi pomeriggio alle 17, è stata organizzata una manifestazione di protesta in Campidoglio[3].

Una manifestazione che nasce per contrastare l’accordo Raggi-Zingaretti che sottrae il S. Maria della Pietà ad ogni progettazione partecipata. Un accordo che viola le Delibere Comunali, le Leggi sul Patrimonio e l’uso delle risorse e il Piano Regolatore che vorrebbe spazzare via le prospettive di uso socioculturale chieste per 20 anni da associazioni, movimenti e dalle migliaia di cittadini che hanno firmato le proposte di iniziativa popolare”.

Nei giorni scorsi avevo ricevuto il seguente ed utile messaggio da Massimiliano Taggi, del Comitato “Si può fare” (organizzatore della manifestazione odierna), che si occupa del riutilizzo dell’Ex O.P. S. Maria della Pietà.

Gli avevo quindi offerto spazio sul mio blog per aiutarlo a far conoscere a fondo la vicenda e, soprattutto, per poter invitare i cittadini a prendere parte a questa manifestazione, utile non solo al S. Maria della Pietà, ma anche a far comprendere ai “nostri” politici che amano sbandierare lo slogan della “partecipazione dei cittadini” – senza realmente metterlo in atto – che la gente è stufa di essere raggirata con slogan elettorali e/o spot pubblicitari, mentre desidererebbe essere considerata maggiormente quando si fanno delle scelte urbanistiche!

Il testo inviatomi da Taggi diceva:

«Per puro caso mi è capitato di leggere il suo articolo sul patrimonio pubblico regionale e sulla gestione delle strutture sanitarie.

Condividendo in toto l’impostazione generale e le valutazioni su S. Giacomo e Forlanini, mi permetto di farle notare come, nella sua disanima sul S. Maria della Pietà, lei abbia rimosso, forse per non conoscenza, alcuni elementi importantissimi.

Sul riutilizzo del S. Maria della Pietà esiste da 23 anni almeno, un movimento composito di associazioni e cittadini che ha elaborato progetti, condotto determinanti battaglie in occasione della discussione sul PRG e, soprattutto, nel 2014, presentato due proposte di Iniziativa Popolare, al Comune ed alla Regione, di cui la prima, approvata dal Comune nel luglio 2015 (Del. 40) e la seconda (con 12.000 firme autenticate) ignorata dal Consiglio Regionale in violazione del Proprio Statuto.

Dal punto di vista normativo, la questione del S. Maria della Pietà è molto complessa ma rappresentabile dalla norma nazionale fondamentale che riguarda l’utilizzo degli Ex O.P, la Legge 388/2000 che considera i beni degli Ex Ospedali Psichiatrici beni reddituali (non sanitari) da destinare al finanziamento dei Progetti di Salute Mentale, cioè al sostegno al sistema pubblico previsto dalla L. 180 e, drammaticamente colpito dalle politiche di taglio e privatizzazione che lei giustamente denuncia.

Come lei, numerosi architetti, facoltà universitarie, politici, soggetti interessati a vario titolo, hanno elaborato idee e proposte tra le più varie ed a tratti fantasiose.

Tutte legittime, ovviamente.

Ma queste proposte hanno tutte due limiti fondamentale. Il primo è quello di ignorare le proposte realmente in campo sul piano istituzionale, giuridico, legislativo che sono da una parte l’arbitraria cessione alla ASL RME di un patrimonio che non le spetterebbe per legge al solo scopo di “Mascherare” il baratro economico e gestionale di cui la ASL è responsabile in 20 anni di malagestione e malaffare. Dall’altra le proposte di rispetto delle normative nazionali e regionali, oltre che del PRG (essendo il S. Maria una Centralità Urbana) attraverso un progetto di uso socio-culturale che non intasi di ulteriori strutture sanitarie il quartiere che viene gergalmente chiamato: “quartiere ospedale” e che finanzi il sistema pubblico della Salute Mentale.
Se è vero che a volte, le realtà rappresentative dei cittadini, al di là delle buone intenzioni, esprimono orientamenti generici, poco praticabili, poco supportati sul piano formale e materiale, la invito a prendere in considerazione che esiste anche la possibilità che l’esperienza ventennale, l’impegno e l’intelligenza dei “tanti”, possa avere valore e congruità tanto quanto le realtà “accademiche”.

Quindi la invito a valutare la storia del S. Maria della Pietà che, in questi giorni sta assumendo caratteri di “conflitto aperto” anche tenendo conto della nostra modesta esperienza, competenza e del nostro impegno.

La invito a leggere la nostra relazione tecnico-giuridica[4]

Gli appelli degli urbanisti e delle realtà della Salute Mentale[5]

Le ragioni e le adesioni alla nostra manifestazione del 6 ottobre in Piazza del Campidoglio[6].
E, soprattutto i testi delle due proposte di Iniziativa Popolare[7]:

La Delibera 40/2015 del Comune di Roma

E la Proposta di Legge Regionale»

A conclusione di questo post dunque, anche per dare un esempio di quello che, in questi anni, sia stato proposto e sviluppato, sebbene ignorato dalla Regione e dal Comune, riporto di seguito un estratto dallo Studio di Fattibilità a suo tempo sviluppato dal Prof. Palumbo e dai suoi colleghi.

Un documento che, essendo stato ignorato, mostra quanto la nostra classe politica si mostri sensibile ad argomentazioni quali l’interesse pubblico e la partecipazione dei cittadini solo ed esclusivamente in occasione di campagne elettorali, per poi dimenticarsene in fase operativa.

Vista aerea d’epoca della struttura del Santa Maria della Pietà di Roma

Proposta di intervento

L’intento di avviare un programma di valorizzazione e riconversione del compendio immobiliare, tra l’altro, permetterebbe anche di razionalizzare e accorpare la dislocazione delle sedi territoriali di alcuni uffici pubblici agevolando l’erogazione dei relativi servizi per tutti i livelli di rappresentanza e di presenza territoriale dello Stato nella Capitale.

Ciò consentirebbe, alle Amministrazioni centrali e territoriali coinvolte, di conseguire al tempo stesso anche i risparmi di spesa derivanti dalle dismissioni delle locazioni passive.

Alla luce delle problematiche che ancora insistono nella gestione del compendio immobiliare da parte della Direzione competente, si ritiene opportuno dare un deciso impulso al processo di valorizzazione urbanistica adottando opportune linee di indirizzo sulle modalità da mettere in atto, con il fine di orientare i successivi passaggi tecnico/amministrativi della road map che dovrà essere gestita dal Comune nel suo ormai prossimo ruolo di “Città Metropolitana”.

Tutto quanto sopra premesso e considerato, si formulano le seguenti linee di indirizzo al fine dell’adozione dei necessari atti amministrativi:

Linee di indirizzo

Si conferma la necessità, di valorizzare a fini pubblici il Complesso monumentale dell’ex Ospedale Psichiatrico “Santa Maria della Pietà”, in un’ottica di conservazione e riqualificazione funzionale degli immobili e del parco circostante, attivando ogni azione tecnica e amministrativa che, nelle more della realizzazione del progetto di valorizzazione, possa pregiudicarne l’uso e lo stato di conservazione.

Riconoscendo il grande valore sociale e culturale, sia a livello comunale, regionale e nazionale, del dismesso Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà si manifesta la necessità di mettere a disposizione   detto compendio per la realizzazione di una struttura a servizio della collettività.

Fasi operative per la realizzazione delle linee di indirizzo

Per il conseguimento degli obiettivi sottesi alla formulazione della presente documento di indirizzo, si ritiene necessario:

  • Approfondire tutti gli aspetti urbanistici, architettonici, tecnici, patrimoniali ed economici sottesi al progetto generale di valorizzazione e riconversione funzionale dell’ex Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà” di Roma, e che possano incidere sulla fattibilità delle iniziative intraprese, sulle modalità di attuazione e sui tempi di realizzazione.
  • Formulare, nell’interesse dei cittadini e dell’Amministrazione di Città Metropolitana una proposta articolata (o più proposte) per la valorizzazione urbanistica, economico-patrimoniale del compendio immobiliare dell’ex Ospedale Psichiatrico “S. Maria della Pietà” in coerenza con la realizzazione del progetto di valorizzazione.
  • Indirizzare le attività amministrative volte alla realizzazione del progetto di valorizzazione, in relazione all’evolversi del quadro normativo, valutando le forme e le modalità per il coinvolgimento dei soggetti pubblici o di diritto pubblico e/o privato che abbiano manifestato o che manifesteranno il proprio interesse a partecipare al processo di riqualificazione e riconversione ma soprattutto della conseguente gestione del dismesso Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà.
  • Ricondurre tutta indistintamente la proprietà al Comune di Roma esplorando anche il titolo attraverso il quale altre amministrazioni e/o privati utilizzano allo stato attuale determinati spazi e/o padiglioni; in mancanza di titolo, i locali vanno naturalmente ricondotti all’uso del legittimo proprietario, pur tenendo presente la eventuale qualità sociale e culturale delle attività sia pure illegalmente sinora svolte.

Considerazioni di merito

  • Garantire per tutto il processo (dalla fase di programmazione a quella di esercizio) adeguate forme di partecipazione dei cittadini definendo a tal fine una road map (dei tempi e delle procedure) con la indicazione dei “momenti” di verifica;
  • Incentivare la partecipazione dei privati e delle associazioni no profit nelle attività di gestione.
  • Elaborare il piano di gestione del complesso quale parte integrante dello studio di fattibilità le cui risultanze hanno valore di input per le successive fasi di progettazione
  • Esplorare attraverso lo studio di fattibilità tutti gli aspetti economici, tecnici, procedurali, temporali ed ambientali del processo edilizio in modo da non consentire varianti, aumenti di spesa e/o ritardi.
  • Garantire, nel rispetto delle indicazioni emerse dallo SdF, validate da adeguate forme di partecipazione, che ogni fase della progettazione si svolga esclusivamente a seguito di un concorso internazionale al fine di assicurare una elevata qualità del prodotto sotto ognuno dei numerosi ed articolati aspetti che oggi sono richiesti.
  • Conservare la unitarietà morfologica ed urbanistica del complesso che non può essere frazionato.
  • Garantire la sostenibilità ambientale sia in fase di realizzazione che soprattutto di gestione attraverso anche proposte innovative che costituiscano un esempio a scala europea;
  • Non ammettere aumenti di cubatura, sopraelevazioni, cambiamenti tipologici, morfologici, di colore, ecc. nel rispetto degli attuali caratteri urbanistici, architettonici, morfologici del complesso e di tutte le normative vigenti;
  • Assicurare una destinazione d’uso unitaria pur articolata nelle diverse funzioni da ospitare;
  • Non limitare il bacino di utenza al quartiere ma estenderlo (a seconda delle funzioni) a tutta la città;
  • Verificare se l’intervento possa estendersi fino a ricomprendere anche aree finitime in direzione della Borgata Ottavia
  • Conservare e salvaguardare le strutture oggi presenti come il museo della mente, la biblioteca, il Teatro e quante la partecipazione dei cittadini riterrà opportune.

In conclusione:

Questa bozza di lavoro finalizzata alla successive stesura delle “Linee guida” per la valorizzazione del Santa Maria della Pietà intende illustrare “come” procedere e non “cosa” realizzare; essa sarà sottoposta a verifica ed approvazione dei cittadini per essere successivamente presentata alla “Città Metropolitana” con l’obiettivo di fare adottare I conseguenti e necessari atti amministrativi.

 

[1] http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2018/05/09/ansa-quaranta-anni-fa-la-fine-dei-manicomi-ma-restano-criticita_344b79f8-9772-44ea-a38b-3c1d006c5601.html

[2] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2018/02/12/la-malsana-politica-della-regione-lazio-in-materia-di-sanita-e-patrimonio-urbanistico-architettonico/

[3] http://www.campagnasipuofare.it/CS_18-10-03_6%20ottobre%20al%20Campidoglio%20le%20persone%20prima%20degli%20interessi.html

[4] http://www.campagnasipuofare.it/opelegis.html

[5] http://www.campagnasipuofare.it/CS_18-07-20_questo%20Protocollo%20non%20piace%20a%20nessuno.html

[6] http://www.campagnasipuofare.it/6ottobre.htmlhttps://www.facebook.com/campagnasipuofare/

[7] http://www.campagnasipuofare.it/sintesi%20proposte.html

3 pensieri su “Il Santa Maria della Pietà di Roma a 40 anni dalla Legge Basaglia

  1. Io andavo alle superiori al vicino LSS Pasteur e al Santa Maria della Pietà c’era il capolinea dell’autobus che prendevo per tornare a casa. Inutile dire che di incontri non proprio piacevoli con gli abitanti del luogo noi liceali ne abbiamo fatti diversi (da matti violenti a maniaci sessuali etc.).
    Ma al di là dell’esperienza personale, quello che ho sempre trovato vergognoso è che per anni si era parlato di realizzare nelle palazzine del SMdP l’università di Roma Tre, che invece poi è stata disseminata lungo la Metro B fra viale Marconi e piazza della Repubblica.
    Si sarebbe potuto fare una seconda città universitaria, in uno dei posti più belli di Roma, servita adeguatamente dai mezzi pubblici (c’è già la ferrovia e si parlava di portare là anche la Metro A, anziché farla terminare affogata a via Mattia Battistini… sarebbe stata una sola fermata in più!!).
    Invece niente. Si è preferito fare quell’altra oscenità liberal, fra capannoni industriali rimessi in funzione alla bene e meglio, ex licei trasformati alla come capita in facoltà universitarie e palazzine nuove dove non trovi una linea retta manco a pagarla (giuro: ingegneria su Viale Marconi ha i muri di tramezzo storti, STORTI!!).

    L’intero patrimonio urbanistico umbertino-novecento degli ospedali romani è qualcosa che fa gola alla speculazione. Sul Forlanini si parlava insistentemente nei suoi corridoi (almeno finché era aperto…) di una camarilla di albergatori che stava tramando da anni con la Regione la dismissione del complesso per avviarlo alla speculazione edilizia in una sorta di “gioco del quindici” con certi golosi terreni in zona Nuova Fiera di Roma dove attualmente sorge il complesso (osceno) della Regione Lazio.
    Il che farebbe scopa con la sorte toccata all’ex San Giacomo a via del Corso, che venne chiuso in concomitanza ai lavori di speculazione edilizia del mega-parcheggio sotterraneo di Piazza di Spagna, con il ventilato obbiettivo di trasformarlo in un albergo di stralusso.

    Chiusa utopistica: il complesso San Camillo-Forlanini-Spallanzani se fosse rimesso a nuovo e trasformato in un secondo policlinico universitario, sarebbe un campus biomedico stupendo (molto migliore anche dell’Umberto I, perché le aree verdi all’interno del complesso sono in proporzione superiori rispetto alle cubature edificate), in una posizione centralissima, raggiungibile da tre assi viari importanti (Portuense, Gianicolense e Roma-Fiumicino). Sarebbe la scusa per portare una linea ferroviaria metropolitana anche in quei quartieri (dove manca, e si sente).
    Idem con patate per il Santa Maria della Pietà.
    Un’ultima aggiunta: andate a vedere in che stato versano le biblioteche comunali viciniori a queste strutture. Il fatto che finora non si sia pensato mai a un trasferimento all’interno di queste città-giardino almeno delle biblioteche di quartiere fa capire quanto pezzentesca possa essere stata la gestione urbanistica negli ultimi 50 anni.

  2. Aggiungerei, se mi è consentito il dire, che nella seconda frazione dei 50 pezzenteschi, si è innestata l’idra dell’illusione inganno truffa e furto con destrezza del “il privato è meglio, il mercato risolve e funziona, il pubblico è brutto sporco e cattivo “, per arrivare dove siamo oggi : motore grippato, ambiente devastato e lo Stato depauperato, dove il popolo decide perché vota ma il Capitale comanda.

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