“Sicurezza” ed estetica delle strade

Nel lontano 1992, per la precisione il 17 febbraio, Patrick E. Tyler, sul New York Times pubblicò un interessantissimo articolo intitolato “Pentagon Imagines New Enemies To Fight in Post-Cold-War Era” (Il Pentagono immagina nuovi nemici da combattere all’indomani della Guerra-Fredda) [1].

L’interessantissimo articolo – scritto l’anno successivo alla caduta del Comunismo in Russia e la fine della “Guerra Fredda” – riportava in maniera abbastanza dettagliata quello che risultava essere il dibattito di quegli anni all’interno del Pentagono e, diciamolo pure, all’interno della National Rifle Association[2]!

La fine della Guerra Fredda infatti, piuttosto che venir vista come la fine dell’oppressione e del rischio di una nuova guerra mondiale (almeno in base a quanto ci era stato raccontato dai media, dai romanzi e dal cinema), venne vissuta da qualcuno molto influente come un dramma: un membro del Congresso denunciò sin dal 1991 il rischio, per l’economia americana, derivante dalla diminuzione della spesa militare che, tagliando le gambe all’industria bellica, avrebbe portato giù tutta l’economia americana … ragion per cui questo “filantropo” affermò che “occorreva che ci fosse un nuovo nemico, “possibilmente invisibile”, da combattere, ergo più difficile e infido, tale da giustificare non solo la stessa produzione ma, addirittura aumentare la spesa!

A conferma della serietà con cui questo discorso venne preso in considerazione dal governo della super potenza a stelle e strisce, nel febbraio di due anni dopo l’articolo menzionato spiegava quelli che erano i possibili scenari ipotizzati a sostegno della spesa militare.

Quell’articolo, però, lasciava ben intendere quella che fosse la reale ragione di quegli scenari: «I nuovi scenari, tuttavia, così come i documenti di pianificazione simili risalenti all’amministrazione Kennedy, non affrontano la possibilità di una guerra nucleare a tutto campo con armi nucleari strategiche, dal momento che si tratta più di una questione di pianificazione economica che di una strategia nazionale di sopravvivenza[3]» !!!

Di lì a poco, abbiamo tristemente potuto vedere, quell’implacabile “nemico invisibile”, impossibile da debellare e che, come un’Araba Fenice, risultava in grado di rinascere dalle sue stesse ceneri quando ci si era illusi di averlo sconfitto, si è chiamato “Talebani”, “Al-Quaeda”, “Boko-Haram”, “ISIS”, ecc.

Così abbiamo vissuto più di una guerra, proprio nelle regioni indicate da quell’articolo del 1992 … tranne che nella Corea del Nord, dove la guerra non c’è stata, almeno per il momento, sebbene la situazione abbia consentito di investire immani risorse economiche. Abbiamo assistito a guerre nei Paesi Balcanici, Kuwait, Iraq, Libia, Yemen, Siria e tantissimi stati africani e sud americani, dove sono morti ingiustamente tantissimi civili, donne, bambini e anziani inclusi; ma anche New York, Londra, Parigi, Madrid, Bruxelles, Nizza, Berlino, Barcellona, ecc. hanno contato centinaia o migliaia di vittime, cadute per mano dell’invisibile nemico, rigorosamente musulmano!

Guardando il cinema americano degli anni ‘40 il cattivo era tedesco o giapponese, poi divenne vietnamita, poi russo e comunista … chi ha dimenticato la famosa frase di Ivan Drago a Rocky, “ti spiezzo in due!”?

Oggi il cattivo del cinema è musulmano e, nell’interesse del “terrorismo globale” caro all’industria bellica, si alimenta l’odio religioso e razziale, dimenticando che molte di quelle violenze trovano origine nelle cose raccontate in quell’articolo del 1992, che di religioso – se si esclude il Dio Denaro – non hanno proprio nulla!

In ogni modo, questa deprecabile situazione ha proiettato il mondo intero in un clima di terrore generalizzato … essendo il nemico invisibile sempre dietro l’angolo, bisogna trovarsi pronti a combatterlo, sicché la spesa per la “sicurezza” ed ovviamente quella militare non hanno mai subito flessioni, semmai sono andate crescendo a dismisura, perfino facendo in modo che venissero tenute fuori dalla cosiddetta “spending review” che ha rovinato interi Paesi.

La spesa militare da tutti noi sostenuta è altissima e, cosa che pochi sanno, viene in grandissima parte finanziata dagli USA … e ripagata da tutti noi con interessi altissimi! Questa è la ragione per cui, pochi giorni fa, il presidente più arrogante della storia americana si è permesso di alzare la voce ed imporre agli stati della NATO l’aumento della spesa militare[4] – in nome della sicurezza nazionale – con un tono che è parso una vera e propria minaccia!

Chiunque, davanti a quella voce grossa, è infatti legittimato a pensare che, come accade per i cosiddetti “Paesi-canaglia” (spesso ritenuti tali perché possessori di petrolio, con l’aggravante di opporsi al FMI), se non ci si allinea al pensiero dominante, presto ci si trova la guerra o il terrorismo in casa!

Giocoforza, quindi, siamo e saremo costretti a convivere con lo scenario impostoci in nome della sicurezza; … né possiamo sognarci che tutto, per magia, finisca, restituendo le nostre città all’aspetto e serenità che avevano avuto nei duemila e passa anni precedenti, sta a noi inventarci il modo per farlo nel migliore dei modi.

Negli ultimi anni, dopo l’invenzione delle stragi a base di camion lanciati sulle persone, i luoghi più frequentati delle città del mondo sono stati invasi dalle orrende “Barriere New Jersey” in cemento atte ad impedire l’accesso ai mezzi pesanti. Nei luoghi più simbolici – per esempio il Colosseo, San Pietro, ecc. – accanto agli orrendi New Jersey, i turisti e i cittadini possono bearsi della vista di autoblindo disposte a “V”, con soldati armati di tutto punto … così tutti i cittadini del mondo possono finalmente godere delle stesse “piacevoli” sensazioni di terrore vissute dove ci sono le guerre! … La chiamano “civiltà evoluta”.

Barriere New Jersey all’ingresso della Galleria di Milano
Autoblindo su Via dei Fori Imperiali a Roma
Barriere New Jersey a Genova

Ovviamente ci vien detto che questa situazione è temporanea, provvisoria, e che prima o poi si tornerà alla normalità … tuttavia, come ci ricorda la Tour Eiffel di Parigi e come diceva don Luigi Sturzo, “Nulla è più duraturo del provvisorio[5]” … sicché sarebbe meglio attrezzarsi a dovere, per poter convivere meglio con certe presenze, che rischiano di accompagnarci per il resto dei nostri giorni.

In questi giorni è circolata la notizia della “soluzione estetica” trovata a Torino per far accettare ai cittadini la presenza delle barriere New Jersey.

Il 16 luglio infatti, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il seguente post:

«Ricordate quando parlammo di decorare i Jersey posizionati in alcune zone del centro per questioni di sicurezza?

Era una delle soluzioni che si ipotizzarono per rendere esteticamente più piacevoli quei blocchi di cemento e, a un tempo, per rispondere con l’arte a chi voleva diffondere paura.

Ecco, se passate da piazza Castello potete vedere con i vostri occhi uno dei risultati che ha preso vita da quel dibattito, da cui è nato il progetto “Oltre le Barriere!“, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e di cui potrete trovare i dettagli nel comunicato stampa al link sotto[6].

Un’iniziativa resa possibile grazie all’impegno dell’Assessorato alla cultura di Francesca Paola Leon, la Fondazione Contrada Torino, l’Accademia Albertina e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana.

Grazie a chi lo ha reso possibile e agli studenti e alle studentesse che abbelliranno la Città di Torino con le loro opere».

Torino, Piazza Castello. I New Jersey rivestiti dagli ‘Alberi Attraverso le Barriere’, ideati da Negar Shariaty.

Ebbene, si legge nel comunicato stampa:

«La proposta di abbellire le barriere è nata alcuni mesi fa, nel dicembre scorso, da un’idea condivisa tra l’assessorato comunale alla Cultura, la Fondazione Contrada Torino, l’Accademia Albertina di Belle Arti e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana.

Le idee originali per ribaltare l’invasività degli ostacoli in cemento armato attraverso il segno distintivo dell’arte messe a punto da Donato MARIANO, Barbara MITTINO, Sara MOLINARI e Negar SHARIATY sono state presentate questa mattina a Palazzo Chiablese da Sergio BREVIARIO, Monica SACCOMANDI e Cristina TREPPO, docenti della Scuola di Decorazione dell’Accademia Albertina.

La soluzione elaborata eviterà l’intervento cromatico diretto sulla superficie di cemento che sarà prodotto attraverso una copertura applicabile rimovibile in PVC che aderisce perfettamente alla forma delle barriere».

Andando oltre, il documento spiega che «Il percorso che ha generato le idee creative di Oltre le Barriere è stato caratterizzato da diverse tappe: selezione degli studenti interessati e creazione del gruppo di lavoro; sopralluoghi per capire il contesto dove sono collocati i jersey anche in relazione al flusso di persone nelle diverse ore della giornata; elaborazione delle singole idee attraverso un confronto continuo con i docenti.

Le quattro proposte presentate sono sintetizzate nel logo ‘RGPS’ in cui, ogni consonante, indica l’azione specifica di ciascun progetto.

R come RESPIRA si riferisce ad ‘Alberi Attraverso le Barriere’ ideato da Negar Shariaty che ha interpretato le barriere come finestre aperte che rimandano a una percezione di aria pura da inspirare per una liberazione interiore.

‘Alberi’, è la prima opera concretamente realizzata, che potrà essere ammirata in piazza Castello. 

Torino è una città ricca di alberi. Si possono trovare nei giardini, nei parchi, nei viali e lungo i fiumi. Ed è per questo che le immagini scelte, sono quattro sequenze di gruppi di alberi presenti nei quartieri cittadini che si ripetono e che appaiono in movimento illuminati dalla luce del giorno in contrapposizione all’oscurantismo sociale del terrorismo e a qualunque tipo di repressione».

Come si è detto, è bene che ci si inventi qualcosa che aiuti i cittadini a convivere meglio con queste fastidiose presenze, però forse occorrerebbe andare un po’ oltre, riflettendo sul fatto che non sia possibile accontentarsi di teli di PVC (non certo un materiale ecologico e sostenibile), destinati a danneggiarsi ed essere sostituiti, sui quali siano impresse delle foto delle alberature torinesi … peraltro sostenendo che facciano “respirare rimandando ad una percezione di aria pura da inspirare per una liberazione interiore”; anzi, per dirla tutta, sinceramente credo che sia ora di farla finita con queste spiegazioni fuorvianti e radical-chic: una barriera in cemento armato, rivestita di tossico polivinilcloruro, non solo non aiuta a respirare nessuno, ma addirittura rischia di intossicare, nonostante l’immagine degli alberi!

Se si vuole risolvere il problema del possibile passaggio di terroristi alla guida di camion, considerando che l’installazione dei New Jersey e delle autoblindo mira a ridurre le carreggiate rettilinee creando una gimcana, la soluzione migliore potrebbe consistere nella realizzazione di grandi fioriere permanenti e ben concepite, che con il loro muretto di contenimento fungano anche da seduta verso i marciapiedi, all’interno delle quali piantumare veri e propri alberi, arbusti e piante da fiore, inoltre, dove possibile, si potrebbero realizzare anche delle fontane artistiche … si rifletta infatti sul fatto che, ormai da tempo, le problematiche del traffico conseguenti certe installazioni sono state risolte, il che significa che la realizzazione delle strutture permanenti qui suggerite non comporterà problemi a nessuno … a meno che non ci sia una intenzionalità specifica nel voler mantenere delle strutture brutte atte ad incutere un generalizzato senso di disagio e paura nella gente!

 

[1] https://www.nytimes.com/1992/02/17/world/pentagon-imagines-new-enemies-to-fight-in-post-cold-war-era.html

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/National_Rifle_Association

[3] «The new scenarios, however, like similar planning documents dating back to the Kennedy Administration, do not address the possibility of all-out nuclear warfare with strategic nuclear weapons, since that is less a question of budgetary planning than of national survival strategy».

[4] https://it.blastingnews.com/politica/2018/07/trump-ottiene-maggiori-finanziamenti-per-la-nato-002656297.html

[5] Luigi Sturzo, Sinistrismo economico, su Il Giornale d’Italia, 1955.

[6] http://www.torinoclick.it/?p=77806

Un pensiero su ““Sicurezza” ed estetica delle strade

  1. Caro Ettore,
    quello che dici sulla politica USA non stupisce… anche se pochi sono al corrente che sono stati gli americani a mantenere forte l’ISIS, triangolando le armi dalla Croazia:

    http://oraprosiria.blogspot.com/2014/06/iraq-le-armi-dei-terroristi-erano.html

    d’altronde, gli imperi sono imperi… Russia e Cina fanno lo stesso.. e il liberal-capitalismo, pure, è quello che è. Quindi, non dobbiamo stupirci.

    Come tu sai, ci tengo però, quando dall’architettura e dall’urbanistica si passa – inevitabilmente – a ragionare del livello politico, che è a monte, di fronte a quella che tante volte sembra l’ineluttabilità del quotidiano, la apparente irrisolvibilità dei grandi drammi del nostro tempo, ci tengo a chiudere in positivo, a mantenere una speranza, non però generica, ma ben fondata: ovvero, segnalando che la soluzione al problema politico esiste, e può ben trovarsi nell’idea della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale, idea formulata a suo tempo da quel grande del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti:

    http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

Rispondi a Pier Luigi Tossani Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *