Non solo “giusti compensi” … basta con l’immonda truffa dei crediti formativi

La manifestazione dei liberi professionisti di ieri a Roma riporta d’attualità due post pubblicati tempo fa su Facebook e Archiwatch

Mai come ora c’è bisogno di far conoscere all’Italia intera le assurde condizioni cui i professionisti italiani sono costretti ad esercitare.

Ecco quello che avevo scritto un paio di mesi fa su Facebook:

L’infinito ricatto dei Crediti Formativi Permanenti

Nelle scorse settimane gli architetti di Roma si son visti recapitare il messaggio di p.e.c. atto ad informarli che, essendo il 31 dicembre 2016 scaduto il termine del “triennio formativo 2014-2016”, è iniziato quello per l’avvio delle sanzioni!

… Ovviamente dalle sanzioni sono esclusi i settantenni, ovvero la generazione dei “contestatori” del ’68 che poi s’è blindata la vita alla faccia dei propri figli e nipoti! … Ovvero quella stessa generazione alla quale appartengono le presunte archistars, molte delle quali profondamente ignoranti perché laureatesi all’epoca del 18 politico!

Quei personaggi, che tanto male hanno fatto con le loro sperimentazioni ideologiche su cavie umane, sperimentazioni rigorosamente fatte a spese dei contribuenti, possono continuare a far danni in assenza di formazione, essi sono una categoria speciale e protetta perché in contatto diretto con l’Altissimo!

Diversamente, per poter non incorrere nelle sanzioni, gli architetti appartenenti alla categoria dei “comuni mortali”, ovvero quelli ai quali manca anche il tempo per riuscire a trovare un lavoro e per farsi pagare da un cliente, dovrebbero cospargersi il capo di ceneri e “regolarizzare la propria posizione nel semestre di “ravvedimento operoso” (1 gennaio – 30 giugno 2017)

Qualora quei professionisti non provvedessero in tempo a regolarizzare la propria posizione, gli stessi incorrerebbero nelle sanzioni che vanno dalla censura (Crediti Formativi < 20%) alla Sospensione pari ad un giorno per ogni credito formativo mancante (Crediti Formativi > 20%).

Il documento poi specifica che, “A fronte dell’avvenuta erogazione della sanzione deontologica l’iscritto ha comunque l’obbligo di recuperare nel triennio successivo i crediti mancanti.

 Cari colleghi, rendiamoci conto che – dopo essere passati per le grinfie di docenti universitari (molti dei quali possedevano il titolo per grazia ricevuta) che ci hanno bistrattato in nome della loro arroganza ideologica, dopo che abbiamo dovuto subire l’ingiuria dell’Esame di Stato dove abbiamo assistito a cose che i comuni mortali non possono immaginare, dopo che i nostri genitori hanno speso una barca di soldi per mantenerci agli studi, dopo che abbiamo avuto il coraggio di affrontare la nostra professione e scontrarci con difficoltà economiche indicibili e soprusi di ogni genere – chi avrebbe dovuto difendere la nostra categoria si è venduto per 30 denari ad un sistema di burocrati ignoranti che nulla sanno e nulla vogliono sapere della nostra professione!

Del resto, rendiamoci anche conto del fatto che, per “tutelare” la nostra categoria, gli stessi illuminati legislatori che hanno concepito la norma che impone i Crediti Formativi Permanenti, hanno concepito Leggi come lo “Sblocca Italia”, il cui slogan pubblicitario istigava la gente a fare a meno dei professionisti: “È casa tua, decidi tu!”.

È chiaro dunque a tutti che, per la nostra illuminata classe politica, mentre un professionista che voglia fare la sua professione senza arrecare danno alla società, deve obbligatoriamente e “permanentemente maturare crediti formativi” (ovviamente pagando), un individuo qualsiasi può sentirsi legittimato a farsi i lavori a casa sua decidendo da sé … magari decidendo di farsi un “open-space” demolendo un muro portante come sul Lungotevere Flaminio!

Che bello sapere di vivere in un Paese libero, colto e preparato che si prende cura dei suoi cittadini e del suo patrimonio!

Ma come funziona davvero questa cosa dei crediti?

Lo scorso anno, essendo come tutti noi obbligato alla maturazione dei crediti formativi, ho chiesto all’Ordine degli Architetti di farmi riconoscere quelli per tutti i convegni internazionali cui, regolarmente, partecipo ogni anno. Convegni dove persone – di altissimo livello di preparazione – parlano e discutono di argomenti cruciali per la nostra professione, inclusi tanti argomenti che gli architetti demiurghi non amano ascoltare … mi riferisco agi studi di quei professionisti (medici, sociologi, economisti, biologi, ecc.), che studiano gli effetti collaterali della nostra professione e si battono per farci comprendere come e perché occorrerebbe un cambio di rotta nel bene dell’umanità! …

Ovviamente, una volta inviata tutta l’immane documentazione comprovante le mie attività di “aggiornamento reale”, mi è stato risposto “Picche!”

Sempre lo scorso anno, ho provato a chiedere all’Ordine di pubblicizzare e rilasciare i crediti formativi per il 53° Convegno dell’International Making Cities Livable che avevo organizzato a Roma nel mese di giugno.

L’IMCL – per mantenere credibilità ed onestà intellettuale non può permettersi sponsorizzazioni pubblicitarie – campa da quasi 40 anni con le sole iscrizioni dei partecipanti ai convegni e con la vendita on-line dei video delle conferenze … ebbene, secondo la prassi, l’IMCL avrebbe dovuto pagare una “tassa” all’Ordine per l’ottenimento dei crediti e il patrocinio, inoltre avrebbe dovuto cedere all’Ordine il diritto di mettere sulla sua piattaforma i video da vendere agli iscritti interessati ad aggiornarsi e maturare crediti formativi!

Ma non basta! Per il rilascio dei crediti occorreva sottostare alla valutazione del convegno da parte della “coltissima ed espertissima” commissione dell’Ordine (autoproclamatasi tale), per questa valutazione occorreva altresì inviare i CV e le papers di tutti i relatori, un centinaio, che avrebbero parlato nei 5 giorni di convegno, inoltre, ognuno dei partecipanti, avrebbe dovuto mandare copia del proprio documento d’identità ed avrebbe dovuto compilare un modulo di liberatoria per la messa in onda dei video!

Faccio notare che il 90% dei documenti in oggetto sarebbero stati in inglese e, nel corso della trattativa, con la presidentessa dell’IMCL abbiamo dovuto tristemente renderci conto che nessuno dei nostri interlocutori spiccicava una parola d’inglese!

Inutile dire che nulla sia stato riconosciuto, né tantomeno dire che, solo a seguito di una mia mail rabbiosa, sia stato ricevuto – in tutta fretta – dal Presidente dell’Ordine il quale, al termine del brevissimo incontro, mi promise di pubblicizzare il convegno … cosa che poi non c’è mai stata.

L’IMCL aveva offerto agli architetti italiani una partecipazione quasi a costo zero, anche fuori dai tempi previsti per l’iscrizione, eppure la cosa non è stata annunciata dall’Ordine, se non a tempo scaduto e con un invisibile trafiletto per raggiungere il quale occorreva passare per una serie di link che nessuno avrebbe mai aperto.

Il risultato è stato che il più importante convegno sulla sostenibilità dello scorso anno – durante il quale è stato conferito un premio a Sua Santità Papa Francesco per l’Enciclica “Laudato si’” – non ha visto partecipare alcun architetto romano, ad eccezione del sottoscritto, dando una pessima immagine del Paese ospitante!

Durante l’incontro con il personale dell’Ordine preposto ai crediti, ma anche con il Presidente, ho avuto modo di polemizzare chiedendo se qualcuno volesse farmi credere che i vari Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Franco Purini, Vittorio Gregotti, ecc. seguissero i corsi formativi … ovviamente mi è stato amaramente risposto, con ampi sorrisi, che loro sono esentati!!

A chi legiferi e metta in atto certe “leggi di tutela” vorrei far notare come l’ultima architettura degna di nota a Roma sia quella realizzata da personaggi come Armando Brasini, Innocenzo Sabbatini, Quadrio Pirani, Camillo Palmerini, Gustavo Giovannoni, Plinio Marconi, Felice Nori, Carlo Broggi, Gino Coppedè, Mario De Renzi, Giuseppe Wittinch. ecc. … ovvero da “architetti/ingegneri” i quali, in molti casi, non avevano studiato e preso una laurea, ma si erano formati sul campo, (come anche Brunelleschi, Palladio, Michelangelo ecc.). Questi architetti/ingegneri non hanno mai dovuto seguire corsi (alcuni davvero ridicoli) obbligatori per poter maturare crediti formativi permanenti, non hanno mai dovuto obbligatoriamente aggiornarsi sulla deontologia professionale (come se fosse un qualcosa che necessiti di un costante mutamento … o forse sì!), eppure hanno prodotto architetture sublimi, decisamente diverse e molto più sostenibili e durevoli di quelle prodotte dai professionisti burocrati di oggi che vorrebbero insegnare a noi come dovremmo esercitare!

La serietà di un professionista nell’aggiornarsi costantemente, non si misura con i crediti formativi proposti/imposti da una pletora di personaggi arroganti i quali, come tutti i peggiori guru, pensano di poter far derivare le proprie conoscenze da se stessi.

La serietà dei professionisti si misura sulla reale pratica professionale e sulla partecipazione a convegni internazionali che non possono, e mai potranno, essere giudicati da commissioni nelle quali non si conosca una parola di inglese, né si possieda un minimo di onestà intellettuale!

Chiudo questo mio sfogo con un’ultima nota, della quale ho già parlato in passato e che sembra restare ancora incompresa dalla stragrande maggioranza dei professionisti italiani.

La faccenda dei Crediti Formativi Permanenti Obbligatori, e le sanzioni ad essa collegate, va letta in un contesto più ampio che investe la riforma delle pensioni.

La formula è molto semplice, e cercherò di semplificarvela ancora di più:

Chi non matura crediti viene gradualmente interdetto dalla attività professionale, che si traduce in una mancanza del diritto a maturare anni di anzianità ai fini pensionistici = SCORDATEVI DI POTER ANDARE IN PENSIONE!

La generazione che ci ha imposto questo schifo è quella che si è blindata la vita prima della Riforma Fornero, garantendosi di essere l’ultima generazione che godrà di una pensione dignitosa!

PS.

cfr anche il post più vecchio

https://archiwatch.it/2015/12/06/la-vergogna-dei-crediti-formativi/

 

3 pensieri su “Non solo “giusti compensi” … basta con l’immonda truffa dei crediti formativi

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