Architettura, Fantasia o Follia?

Dopo aver assistito ai “5 minuti di popolarità” tributati all’arch. Giavazzi ed al suo assurdo progetto visionario “per” Genova, per la cui ricostruzione del “Ponte Morandi” ha proposto una struttura modulare – rigorosamente definita “sostenibile” – chiaramente non pensata specificatamente per Genova, ma opportunisticamente proposta come alternativa al “regalo” di Renzo Piano, ho pensato di rispolverare un articolo scritto qualche mese fa per la rivista Diònysos[1].

Lo scopo è quello di far riflettere quei politici che, in nome del sensazionalismo della società dello spettacolo, piuttosto che fare le cose nei tempi e nei modi dovuti, preferiscono dar credito a certi personaggi in cerca di notorietà che propongono cose sempre più assurde, pur di far notizia.

Nel 1973 Woody Allen portò sugli schermi uno dei suoi film più divertenti di sempre, “Il Dormiglione”, un film futuristico ambientato nell’anno 2173.

Nel Parallelo Centrale della Costellazione Americana – corrispondente agli ex Stati Uniti d’America – ormai distrutti da una guerra atomica e divenuto stato poliziesco in mano ad un dittatore, il corpo ibernato di Miles Monroe (Woody Allen), proprietario di un ristorante vegetariano e clarinettista jazz, viene ritrovato in un ospedale da un gruppo di medici e riportato in vita dopo 199 anni di ibernazione decisa a causa di un problema sorto durante un’operazione di ulcera duodenale.

Intenzione degli scienziati è di farlo indagare – in quanto privo di identità e non schedato – sul progetto “Ires” ideato per debellare la resistenza. Costretto a nascondersi, prende le sembianze di un robot al servizio di una poetessa di nome Luna la quale, avendolo scoperto, lo denuncia alla polizia. Entrambi rischiano di essere catturati e riprogrammati ma, Miles subisce la riprogrammazione del cervello, Luna riesce a fuggire e, con la resistenza, libera Miles. Nel distretto occidentale, ove è la resistenza, Miles riacquisterà la memoria. Intanto del dittatore, morto durante un attentato è rimasto solo il naso; Miles e Luna decidono di rubarlo per distruggerlo prima che possa venir usato per clonare il dittatore.

In quel divertentissimo film, Woody Allen racconta di una realtà aberrata … che oggi appare molto realistica: gli animali e la verdura, a seguito del bombardamento ormonale, hanno dimensioni gigantesche, mentre gli uomini si avvalgono di macchine perfino in sostituzione del sesso (l’orgasmatic) e della droga (il globo) … Per questa esilarante commedia, Woody Allen si avvalse di un’ambientazione futuristica realmente esistente: la Villa di Luna era infatti la Sculptured House presso la Genesee Mountain, nella Jefferson County del Colorado, costruita 10 anni prima dall’arch. Charles Deaton, mentre la clinica per la riprogrammazione era la Brenton House, nota come “Mushroom House” a Boulder, Colorado realizzata nel 1969 da Charles Haertling.

Sculptured House presso la Genesee Mountain, Jefferson County in Colorado (arch. Charles Deaton 1963)
Scena de “Il Dormiglione” di Woody Allen. Miles e Luna presso la Brenton House di Charles Haertling (1969)

Quell’architettura “futurista”, scaturita dalla fantasia dei due architetti, è poi stata di ispirazione per il lavoro di una delle più celebrate archistars dell’ultimo ventennio, Zaha Hadid la quale, seppure ritenuta “innovativa”, sembra essersi limitata ad emulare, con l’aiuto del C.A.D., ciò che quegli architetti visionari e fantasiosi fecero con l’uso del tecnigrafo e del compasso, senza però ricevere la stessa venerazione!

Non solo Zaha Hadid, ma tantissimi altri architetti in giro per il mondo, hanno emulato quelle architetture astruse, eppure nessuno di loro è stato accusato di essere un “falsificatore della storia” … quando la falsificazione fa il gioco dell’industria edilizia piuttosto che dell’artigianato, e quando soprattutto non necessita di alcuna regola o rigore, tutto è lecito!

Dining pavilion per il Design Miami 2015 – Zaha Hadid
Bolzano, Messner Mountain Museum – Zaha Hadid (2015)
Roma, Stazione Alta Velocità Tiburtina – ABDR Architetti Associati (2009)

In pratica, a partire dal Manifesto dell’Architettura Futurista di Sant’Elia, passando per il “funzionalismo” di Le Corbusier, Mies Van Der-Rohe, Gropius, ecc., gli architetti hanno intrapreso una folle corsa di fantasia verso il futuro. Quella corsa li ha distaccati dalla realtà a tal punto dall’ignorare i ripetuti messaggi di ammonimento inviatigli dall’esterno.

E’ ancora il caso del cinema, questa volta quello di animazione che, con lo straordinario Wall-e ha cercato di far riflettere sull’idiozia umana e sull’utopia consumista/funzionalista. Il film racconta che gli uomini, a causa dell’errato stile di vita, hanno dovuto abbandonare il Pianeta Terra ormai invivibile ed hanno dimenticato l’uso delle gambe e l’esistenza dei libri, sicché si sono trasformati in esseri obesi che vivono seduti su sedie flottanti all’interno di una nave spaziale gigantesca che vaga nello spazio, in attesa che il cassonetto-robot Wall-e riesca a ripulire il pianeta e comunicando loro che la Terra è nuovamente abitabile  … cosa che, una volta che accadrà, vedrà la ribellione delle macchine, intenzionate ad impedire in tutti i modi il ritorno.

Gli obesi sociopatici della nave spaziale di Wall-e, hanno dimenticato l’uso delle gambe e vivono su poltrone flottanti con un monitor-ologramma, perennemente davanti agli occhi, che mostra un mondo virtuale piuttosto che la realtà

Eppure, nella mente degli architetti convinti che un certo stile di vita parassitario risulti non solo corretto, ma addirittura auspicabile, vengono concepiti progetti folli come quello presentato alla fine degli anni ’90 da Norman Nixon per la Freedom Ship … essi sono certi che basti mettere la parola magica “sostenibile” e/o vedere un’immagine sul monitor del computer, per convincersi che la loro fantasia corrisponda alla realtà.

Rendering della Freedom Ship

La Freedom Ship era una gigantesca città galleggiante di 1,5 km per 350 metri a forma di nave – dichiarata autosufficiente – che avrebbe dovuto circumnavigare il globo facendo tappa in tutti i porti principali. L’ecomostro – rigorosamente sostenibile – avrebbe compreso condomini in grado di ospitare 50mila persone, una pista d’atterraggio, scuole, negozi, casinò (immancabili su una nave da crociera). Il nome scelto da Nixon deriva dal fatto che, a suo dire, avrebbe reso lo stile di vita dei suoi abitanti più libero, in quanto il loro habitat sarebbe stato il mare, il simbolo stesso della libertà!

L’idea, fortunatamente, non convinse i possibili investitori necessari alla spesa di 8,5 mld di Euro, né tantomeno riuscì ad attrarre i 50mila pionieri che avrebbero dovuto mollare tutto e trasferirvisi.

Il problema, purtroppo, non è solo la fantasia folle di certi architetti, ma anche e soprattutto l’idiozia di chi gli dia spago … con insegnamenti distorti, pubblicità e premi “prestigiosi”!

Da diversi anni esiste un concorso assurdo – eVolo Skyscraper Competition[2] – che promuove progetti pensati da personaggi che ci si aspetterebbe di veder parlare da soli, mentre passeggiano per le strade con un berretto da baseball (elica-superiore-munito) messo alle ventitré e una giacca da Napoleone … e invece si tratta di progetti di architetti e ingegneri che hanno studiato e che, però, nel loro intimo (disturbato) pensano davvero che certe cose possano farsi! Costoro sono altresì convinti che, se non si fanno, è solo colpa del fatto che il mondo non risulti pronto a comprendere ciò che la loro fantasia sia in grado di concepire.

2012 Skyscraper Competition Honorable Mention – Migrant Skyscraper degli architetti polacchi Damian e Rafał Przybyła … Per la serie gli architetti non imparano mai dai propri errori, questa folle utopia è rappresentata sullo sfondo degli edifici del Pruitt-Igoe di St. Louis in demolizione … una demolizione che lo storico americano Charles Jencks definì come “la morte di quelle utopie”

È per esempio il caso del “Grattacielo Migrante”, premiato in occasione dell’edizione 2012 del concorso menzionato. Si tratta di un edificio a torre collocato all’interno di un gigantesco pneumatico e circondato dall’immancabile striscia di verde (rigorosamente priva di collegamento con il suolo terrestre, ergo inutile), che nasconde un motore di biocarburante. I grattacieli, a dire dei progettisti, sono ovviamente completamente autosufficienti e provvisti di pascoli e coltivazioni, perché pensati per viaggi lunghi, in particolare per persone che abitano in zone soggette a conflitti armati. In caso di guerra (civile e non), occorrerà semplicemente attivare il motore della mega ruota e, per magia, migrare verso nuovi orizzonti.

L’ultima edizione dello stesso concorso, ovviamente, non poteva essere da meno, così ha premiato progetti folli atti a far sì che i progettisti risultino sempre più convinti che la fantasia possa ignorare le esigenze umane e l’intera storia dell’umanità e del pianeta Terra.

Il 1° premio è quindi stato dato ad un progetto – rigorosamente definito “sostenibileche racconta di una “rivoluzione verde” a base di fertilizzanti, semi ad alto rendimento (OGM) e pesticidi, necessaria a portar ricchezza nei paesi poveri africani.

2017 Skyscraper Competition 1° Premio – Mashambas Skyscraper degli architetti polacchi Pawel Lipiński e Mateusz Frankowski

Nella fantasiosa relazione si legge: «L’obiettivo principale del progetto è portare questa rivoluzione verde alle persone più povere.  […] Mashambas è un centro educativo mobile, che emerge nelle zone più povere del continente. Fornisce istruzione, formazione sulle tecniche agricole, fertilizzanti economici e strumenti moderni; crea anche un’area commerciale locale, che massimizza i profitti dalle vendite del raccolto. L’agricoltura intorno all’edificio fiorisce e la conoscenza si diffonde all’orizzonte. La struttura cresce finché il numero dei partecipanti aumenta. Quando la comunità locale diventa autosufficiente, viene trasportata in altri luoghi. […] La struttura, realizzata con semplici elementi modulari, facilita la costruzione, la decostruzione e il trasporto. I moduli posizionati uno sull’altro creano il grattacielo».

Il 2° posto è stato invece assegnato al grattacielo per le “Vertical Factories in Megacities” … idea balzana e fallimentare, già messa in pratica da Dominique Perrault nella Parigi di Mitterand e passata nel “dimenticatoio”, dove tutti i fallimenti degli architetti visionari vengono rigorosamente nascosti affinché non se ne parli!

2017 Skyscraper Competition Second Place – Tianshu Liu, Linshen Xie (USA) Vertical Factories in Megacities

Nella relazione dei fantasiosi (ma non troppo) progettisti si legge «Le fabbriche (in passato n.d.r.) sono state trasferite in aree esterne alle città, perché ritenute rumorose e inquinanti. Tuttavia oggi molte fabbriche risultano più pulite e potrebbero avere un nuovo posto nell’ambiente urbano. Spostarle nuovamente in città fornirebbe una migliore qualità della vita, consentendo ai dipendenti di andare al lavoro a piedi piuttosto che spostarsi in auto. Le fabbriche urbane risulterebbero più vicine alle popolazioni di lavoratori qualificati, ai fornitori e ai centri tecnici e di ricerca. Questa è la visione che abbiamo per le città di domani: le fabbriche si dissolveranno in piccoli pezzi per poi essere riunite in fabbriche verticali a più piani. Portando le fabbriche in città, saremmo in grado di raggiungere zero emissioni di CO2, risultando efficienti dal punto di vista energetico, fornendo una maggiore qualità di vita per gli abitanti».

Una delle menzioni d’onore è invece andata al progetto “HEAL-BERG: Reverse Climate Changing Machine”, un progetto che racconta come, grazie ad esso, il mondo sia tornato un posto sicuro! Evviva!!!

2017 Skyscraper Competition Honorable Mention – Luca Beltrame, Saba Nabavi Tafreshi (Ita – Iran) Heal-Berg – Reverse Climate Changing Machine

Peccato, però, che stia parlando di una megastruttura (rigorosamente “sostenibile e autosufficiente”), costruita in Antartide … un luogo dove occorrerebbe produrre un’immane quantità di energia semplicemente per potersi riscaldare: questa mega-struttura, con la sua semplice presenza – necessitante del funzionamento 24 su 24 di aria condizionata – produrrebbe un’immane quantità di calore in un luogo in cui si sta cercando di combattere contro lo scioglimento dei ghiacciai!

Eppure, i fantasiosi progettisti – che prevedono la cerimonia per l’inaugurazione il 27 maggio 2022 – sostengono che la loro «visione per HEAL-BERG è creare complessi indipendenti (in termini di energia e mobilità), progettati per fermare, curare e invertire il processo del cambiamento climatico e i suoi impatti sulla terra. […] Siamo andati in missione per raccogliere alcune delle scoperte tecnologiche innovative più recenti da tutto il mondo e combinarle come elementi di una maggiore incarnazione che operi nel suo complesso per raggiungere un obiettivo, la sopravvivenza».

Potrei andare avanti con l’elenco dei progetti premiati o menzionati, citando altri estratti dalle relazioni descrittive dei progettisti, tutti profondamente convinti della validità delle proprie teorie non dimostrate, né dimostrabili … tuttavia preferisco limitarmi a ricordar loro che uno degli ultimi visionari cui si diede credito in materia di urbanistica e architettura fu Le Corbusier, il quale convinse il mondo della validità della sua Ville Radieuse che imponeva: «le città saranno parte della campagna; io vivrò a 30 miglia dal mio ufficio, in una direzione, sotto alberi di pino; la mia segretaria vivrà anch’essa a 30 miglia dall’ufficio, ma in direzione opposta e sotto altri alberi di pino. Noi avremo la nostra automobile. Dobbiamo usarla fino a stancarla, consumando strada, superfici e ingranaggi, consumando olio e benzina. Tutto ciò che serve per una grande mole di lavoro … sufficiente per tutti.»[3].

Ebbene, grazie a questa immensa idiozia, oggi viviamo in realtà urbanistiche disumane e spersonalizzanti, producendo un quantitativo di gas inquinanti senza precedenti, siamo condannati a vivere imbottigliati nel traffico e, in caso di impossibilità a guidare, siamo prigionieri delle nostre case realizzate nel mezzo del nulla o in quartieri monofunzionali!

Grazie al “funzionalismo – disfunzionale” imposto da Le Corbusier, dopo migliaia di anni di storia dell’architettura, gli architetti si stanno per la prima volta interrogando sul modo più “sostenibile” di costruire … forse sarebbe stato più utile farlo prima? Forse sarebbe stato più utile non dare credito alle fantasie di un pazzo sponsorizzato dal produttore di automobili Voisin?

La fantasia, per un architetto è indispensabile … ma occorrerebbe sempre ricordare che molti dei suoi sogni potrebbero divenire incubi per gli altri!

[1]Diònysos” N°4 – Gennaio 2018

[2] http://www.evolo.us/category/competition/

[3] Le Corbusier, La ville radieuse, Eléments d’une doctrine d’urbanisme pour l’équipement de la civilisation machiniste. Paris, Genève, Rio de Janeiro, Sao Paolo, Montevideo, Buenos-Aires, Alger, Moscou, Anvers, Barcelone, Stockholm, Nemours, Piace. Editions de l’Architecture d’aujourd’hui, Boulogne (Seine), 1935.

2 pensieri su “Architettura, Fantasia o Follia?

  1. Carissimo Ettore FierMazzola,
    vorrei pregarti di aggiungere se ti è possibile, qualche disegno tratto da Peropoli in cui, con chiaroveggenza, si gettarono le basi teorico-pratiche per la produzione di cui dai qui ampio stralcio.
    Grazie e a presto.

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