“La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” – riflessioni sull’accelerata per Tor di Valle

Rendering del nuovo Business Park di Tor di Valle griffato Libeskind-Ratti

“La gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, questa era la frase che la mia saggia nonna ricordava a chi mostrasse un’inutile e pericolosa premura nel fare qualcosa senza riflettere a fondo.

La brusca accelerata per l’approvazione del progetto del “Business Park con annesso stadio (della) AS Roma”, apre scenari drammatici per il futuro del nostro territorio.

Un atto scellerato che crea un precedente vergognoso, fatto di soprusi e arroganza, che mina anche le ultime “certezze” in materia di tutela ambientale. Un vero e proprio violentissimo ceffone sul volto della già martoriata Italia sognante legalità e correttezza dopo aver ascoltato parole come “l’onestà tornerà di moda!”

A quanto pare, però, tutte le forze politiche – nessuna esclusa – si sono messe d’impegno nel fare forzature di ogni genere, sì da poter imporre questa becera operazione speculativa che trova fondamenta nella norma – indecente – relativa alla costruzione degli stadi di calcio.

Dal 2013 ad oggi, dal Comune alla Regione, fino alle più alte cariche dello Stato, tutti hanno indefessamente contribuito alla condanna a morte di Tor di Valle, intessendo una trama intricatissima fatta di sotterfugi deprecabili, polveroni causati da battibecchi politici, voltagabbana di chi si faceva paladino dell’onestà e dell’intoccabilità di Tor di Valle, allontanamenti di soprintendenti ligi al proprio dovere, elargizioni ministeriali di milioni pubblici a beneficio di privati, sconti di opere urbanistiche, approvazioni di progetti non ancora definiti sul piano urbanistico-amministrativo e delle espropriazioni, deroghe alle misure di sicurezza e ogni possibile nefandezza si voglia immaginare.

In questi mesi ho riservato ampio spazio all’argomento, pubblicando testi miei e di altri esperti della materia i quali, in nome dell’amore per Roma e, soprattutto del rispetto delle regole, hanno voluto contribuire a far conoscere la realtà dei fatti, nella speranza che si impedisse questo scempio.

In quest’ottica vi propongo questo nuovo testo di Luciano Belli Laura che – come si può leggere dalle sue parole – verrà presto seguito da un altro atto a chiarire ulteriormente gli argomenti trattati.

Il tempo stringe ed occorre farsi trovare preparati

Mettere il carro davanti ai buoi e sottoscrivere la Convenzione prima d’approvare la Variante urbanistica.

A questo punto, per capire bene la storia, bisogna partire dai “titoli di coda” che, lunedì 8 gennaio, sulla pagina de “iltempo.it” scorrevano così:

«Ultimo passaggio: da oggi iniziano anche i colloqui con i proponenti per la redazione della Convenzione Urbanistica (il contratto che regolerà tutti i rapporti col Comune). L’obiettivo (fin troppo ambizioso) è di chiudere per il 15 gennaio. Anche ammesso che ci si riesca (e sarebbe un’impresa) sarà una convenzione “sospesa”: per entrare in vigore dovrà comunque attendere il completamento dell’iter della variante, almeno altri 3 mesi».

E mentre il leitmotiv che li accompagnava era, magari, quello cantato da Loretta Goggi nel 1981:

 

«Voglia di stringersi e poi / vino bianco, fiori e vecchie canzoni / e si rideva di noi / che imbroglio era maledetta primavera / che fretta c’era lo sappiamo io e te …».

 

Ci chiediamo, allora, che fretta c’è a sottoscrivere – entro il 15 gennaio – una “convenzione” tout court, regolante gli impegni da rispettare nella realizzazione delle opere inerenti il “progetto” di stadio per la Roma-Calcio? Un progetto che solo ilromanista.eu considera aver quasi acquisito il “titolo abilitativo” – equivalente a dichiarazione di “pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza” – per la realizzazione delle opere progettate a Tor di Valle, quando siamo lontani alcune stagioni calcistiche da questo traguardo?

Infatti, s’è appena conclusa una fase del procedimento autorizzativo di questo progetto e se ne apre un’altra che potrebbe durare anni luce! Anche se per “accelerare” questa fase dirimente intervenisse la Presidenza del Consiglio dei Ministri … sebbene, purtroppo, non ci sia più un Fernando Imposimato a far notare che, nella pattuizione tra Sais spa ed Eurnova srl, in ultima istanza si convenisse che:

«[…] il verificarsi di una condizione dalla quale non derivi più l’efficacia del contratto, bensì l’obbligo in capo ad “EURNOVA s.r.l.” alla corresponsione della somma di Euro 21.000.000,00, cioè il verificarsi della condizione della stipula di una Convenzione Urbanistica che approvi, autorizzandone la realizzazione sull’area in oggetto, di un progetto di sviluppo come presentato dalla medesima società (Costruzione Stadio della A.S. Roma a Tor di Valle), ma senza l’apposizione di alcun termine».

Fin troppo facile, pertanto, risultava scrivere (il 2 dicembre scorso, nella mia e-mail) al Presidente Imposimato, chiedendo se avesse senso sostenere:

«Alla fine della fiera lo stadio non si farà. Ovvero, la sua realizzazione sarà impedita o rinviata da “ricorsi” e dal “contenzioso”, per il non rispetto delle prescrizioni che eventualmente potrebbero essere introdotte nella Determina finale di chiusura della CdS ed in delibera Giunta Regionale. A questo punto si lagnerebbe Sor Pallotta. Ma, sicuramente Sor Parnasi brinderebbe soddisfatto. E con la meglio bottiglia di …! Se andrà in porto la Variante Urbanistica che potrebbe meramente raddoppiare il valore dei terreni acquistati da Eurnova srl, semplicemente perché raddoppierebbe la S.U.L. (Superficie Utile Lorda) permessa dal P.R.G. (Piano Regolatore Generale) vigente».

Oggi, dopo aver attentamente letto la Determina di chiusura della Conferenza di Servizi (emessa il 21-12-2017 e da poco pubblicata sul sito trasparenza stadio della Regione Lazio) sarebbe addirittura pleonastico chiedere a qualsiasi studente del corso base d’Urbanistica di qualsivoglia università italica se, nel rispetto della normativa vigente e non abrogata dalla “leggina ad Pallottam”, sia lecito credere che la procedura di definizione della “Variante urbanistica” possa concludersi prima della chiusura del campionato di calcio 2017-2018?

Potrei spiegare il perché con argomentazioni già completamente articolate, ma preferisco rimandarle alla prossima puntata, per evitare di perdere il filo del discorso.

Questo discorso ci porta a considerare la chiusura della procedura di definizione della “Variante urbanistica” come indispensabile per concludere la procedura d’approvazione dello Stadio per la Roma-Calcio …

È per questo occorre portarsi avanti con il lavoro?

È per questo che occorre sottoscrivere una Convenzione tra pubblico e privato per stabilire le regole di conduzione dei lavori e le modalità di controllo dei medesimi, addirittura prima che questi lavori siano autorizzati?

Eppure, sappiamo benissimo che i lavori saranno autorizzati solo quando sarà definita la Variante Urbanistica, così come sappiamo che, se è vero che questa procedura inizierà dopo il 15 gennaio, non ci è dato sapere se si potrà concludere – senza l’intoppo del ricorso al TAR – alla quarta di Quaresima.

Siamo perfettamente al corrente infatti che la Determina di chiusura della Conferenza di Servizi, datata 21 dicembre, sarà codificata all’incirca il 15 gennaio e conterrà:

  1. le premesse, in undici pagine e mezza su 61;
  2. il dispositivo dell’assenso con prescrizioni al progetto definitivo integrato ed adeguato; i numerosi pareri dei rappresentanti unici che hanno determinato l’assenso; nonché l’esplicitazione degli ulteriori passi da compiere per arrivare alla fase finale; … tutto ciò in cinque e mezza pagine su 61;
  3. le prescrizioni richieste dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti per addivenire all’assenso, elencate e specificate nelle 43 pagine successive su 61!

Appare quindi evidente che, sentendo dire che il Consiglio di Stato potrebbe rinnovare l’Ordinanza n. 7566 del 2004, occorra al più presto sottoscrivere una Convenzione tra pubblico e privato. Quell’Ordinanza, infatti, asserisce:

«Si considerano come dissensi in senso sostanziale quei pareri asseritamente favorevoli che tuttavia, per la quantità e la qualità delle prescrizioni (e condizioni) poste alla base del rilascio del parere favorevole, sono in realtà idonee a disvelare una posizione negativa dell’amministrazione partecipante».

Davanti a questo poco edificante quadretto, probabilmente, al malcapitato o alla malcapitata che dovrà frettolosamente compiere certi passi azzardati entro il 15 gennaio 2018, tornerà in mente il ritornello della Goggi «Voglia di stringersi e poi / vino bianco, fiori e vecchie canzoni / e si rideva di noi / che imbroglio era maledetta primavera / che fretta c’era lo sappiamo io e te …», laddove alla parola “innamorarsi” sostituirà “sottoscrivere la convenzione

 

3 pensieri su ““La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” – riflessioni sull’accelerata per Tor di Valle

  1. Gli altri guai (ATAC, AMA, ecc.) la Raggi e M5S romani li hanno ereditati già in essere dalle Amministrazioni precedenti e bisogna riconoscere che non è facile venirne fuori, ma questo del business park+stadio a Tor di Valle potevano benissimo evitarselo/evitarcelo (come avevano promesso di fare nei confronti delle ancor maggiori disponibilità preliminari del PD di Marino/Caudo) e invece ci si stanno infilando proprio per colpa loro !

    1. Credo sia proprio così. Ma rinunciando per il momento alle conclusioni critiche politiche, che è già impossibile di suo, quelle squisitamente tecniche palesano un grave errore nell’apparato radicale e dello svolgimento compositivo, per finire a quello di servizio e infrastrutturale, di tutto il progetto. Le due cose,la politica e la tecnica, non a caso poi confluiscono nel risultato formale finale.
      Dunque cosa c’è veramente in gioco per scegliere, dico scegliere, di fare una cosa,l’ennesima, sbagliata a Roma ? Una cosa che per dirla politica, s’inscrive perfettamente nella strategia liberista di dare al Privato sottraendo al Pubblico, che poi resta ingannato e pure beffato.

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