Oltre la visione del volto: il paesaggio solitario di un artista maledetto.
D’apres-moi.. d’apres -midi

pastelli acquerellabili su carta
Partendo da un dipinto di paesaggio..forse l’unico paesaggio di questo artista, almeno nell’ ultima parte della sua vita, cerco di capire l’ideale di romanticismo che lui rappresenta.
Modigliani è il pittore dei volti, dei colli lunghi, degli sguardi chiusi.
Perché dipingere un paesaggio alla fine della sua vita?
L’opposto di quanto fatto nella sua intera produzione artistica: non c’è traccia di vita umana, eppure tutto trasuda umanità. Le case sono storte, gli alberi sembrano piegarsi sotto un peso invisibile. L’assenza dell’uomo come presenza dell’anima. È una trasposizione di un paesaggio interiore: il romantico non dipinge mai la natura “oggettiva”, ma usa il mondo esterno come uno specchio dei propri tormenti. Matisse non accettava i colori, la somiglianza della realtà ma, come lui, l’ideale artistico va visto attraverso gli occhi del pittore..per questo Modì, non dipingeva le pupille almeno non prima di aver visto l’anima.
La sua condizione, la sua malattia, mascherata dall’abuso di assenzio e hashish, non era un vizio fine a se stesso, ma il tentativo disperato di vivere a un’intensità tale da bruciare ogni barriera tra vita e arte, oltre al mero tentativo di non far vedere agli altri il suo male.
Come i grandi eroi romantici (da Byron a Keats), Modigliani preferisce la fame al compromesso stilistico.
Il suo ideale è aristocratico nella sua condizione intellettuale: non dipinge per il pubblico, ma per l’Assoluto, per la sua arte attraverso la sua arte e il suo occhio artistico.
Questo quadro, che ha tratti e colori tipici e particolari di un vero ritratto, l’emozione e un mondo che non passa per una visione oggettiva e personale, resta l’unica via per apprezzare la vita, e ha maggior valore in un futuro che va verso il digitale e l’intelligenza artificiale.
Dipingere un d’après di Modigliani significa cercare di rintracciare quella linea che lui definiva “una cosa viva”. Quella visione umana personalissima che è l’unico modo per vedere la vita.

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