D’apres Cézanne.. cambio di paradigma

D’apres-moi.. d’apres -midi

dal dipinto di Cézanne “il negro Scipione (Le Nègre Scipion)” – 1867

Un cambio di paradigma nell’arte avviene tra la fine del 1800 e l’inizio del Novecento. Tuttavia, già nel 1867 — un secolo prima della mia nascita — il dipinto con cui mi confronto oggi stabilisce, come altre opere, un esercizio di stile che all’epoca poteva essere interpretato come “mancato”. Esso nasconde invece, tra le ragioni della sua creazione e realizzazione, la vera essenza del cambiamento e, secondo me, anche il giusto approccio all’arte, non solo del secolo scorso, ma forse in modo ancora più forte, di quello attuale.
L’evoluzione della pittura deve intraprendere una direzione precisa, distinta da quella della fotografia. Mentre quest’ultima, per sua natura, rappresenta e descrive il realismo nel suo complesso, l’arte pittorica deve spingersi oltre la semplice realtà. Nonostante la capacità di rappresentazione fedele sia un indubbio talento dell’autore, è necessario chiedersi quale altra dimensione possa integrare il gesto artistico.
In quest’opera, Cézanne non mira a imitare fedelmente il reale. Al contrario, attraverso la reinterpretazione dell’anatomia, del chiaroscuro, della proporzione spaziale e l’uso del colore, egli esprime un sentimento e una visione profondamente soggettiva. In questo modo, l’autore riesce a raggiungere lo spettatore, trasmettendo le emozioni e le sensazioni che intende rappresentare e trasmettere.
Cézanne anticipa il cubismo e l’espressionismo, iniziando a giocare con i contrasti per definire le emozioni: l’opposizione tra i toni caldi dell’incarnato e il blu intenso dei pantaloni non è solo estetica, ma serve a definire il peso del corpo seduto. La fatica del modello non è descritta dal volto (che è solo abbozzato), ma dalla tensione innaturale delle membra. È il seme che porterà poi a Modigliani, all’Espressionismo e ai Fauves di Matisse, fino alla pittura onirica di Chagall e alle avanguardie novecentesche. In questa fase l’arte si perfeziona, iniziando a includere emozioni e visioni che sfociano in sogni, incubi e suggestioni oniriche, arrivando a trasposizioni metafisiche e psicologiche che condurranno gradualmente la pittura verso l’astrattismo.
Ci troviamo ad un bivio della pittura e ancora adesso che siamo stupefatti e attratti immancabilmente dal realismo della rappresentazione come massima espressione del talento dovremmo chiederci se la rappresentazione fedele della realtà sia migliore di una visione soggettiva e particolarissima della realtà stessa.

Parto da questo interrogativo: ha senso focalizzarsi sulla rappresentazione oggettiva di ciò che vedo o è più significativo rappresentare la visione di ciò che ho dentro, cioè la mia personale e soggettiva interpretazione.

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