{"id":778,"date":"2017-10-28T14:55:21","date_gmt":"2017-10-28T12:55:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/?p=778"},"modified":"2017-11-04T08:24:20","modified_gmt":"2017-11-04T07:24:20","slug":"che-senso-ha-violentare-limmagine-storica-di-perugia-per-realizzare-un-doppione-della-biblioteca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/10\/28\/che-senso-ha-violentare-limmagine-storica-di-perugia-per-realizzare-un-doppione-della-biblioteca\/","title":{"rendered":"Che senso ha violentare l\u2019immagine storica di Perugia, per realizzare un doppione della Biblioteca?"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_779\" aria-describedby=\"caption-attachment-779\" style=\"width: 1920px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"779\" data-permalink=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/10\/28\/che-senso-ha-violentare-limmagine-storica-di-perugia-per-realizzare-un-doppione-della-biblioteca\/document1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1.jpg\" data-orig-size=\"1920,869\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ettoremaria&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;document1&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"document1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Perugia \u2013 Vista degli Arconi di Via della Rupe&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-1024x463.jpg\" class=\"size-full wp-image-779\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"869\" srcset=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1.jpg 1920w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-300x136.jpg 300w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-768x348.jpg 768w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-1024x463.jpg 1024w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-700x317.jpg 700w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-520x235.jpg 520w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-360x163.jpg 360w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-250x113.jpg 250w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vista-Google-Earth-1-100x45.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-779\" class=\"wp-caption-text\">Perugia \u2013 Vista degli Arconi di Via della Rupe<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sin dal Medioevo guardando l\u2019acropoli perugina da est, si nota la serie di possenti arcate di mattoni in volta a botte (oggi chiamate <em>Arconi<\/em>) realizzate nella prima met\u00e0 del Quattrocento a sostenere il Palazzo ex Universit\u00e0 (della seconda met\u00e0 dello stesso secolo), ma poggianti su precedenti sostruzioni realizzate fin dal Duecento compreso il <em>nuovo Murus Civitatis<\/em> in pietra arenaria, cui gli Arconi si addossano; il tutto per sostenere il cosiddetto <em>Sopramuro<\/em>, ovvero la nuova ampia piazza pensile che fin da allora la citt\u00e0 intese darsi, ora Piazza Matteotti.<\/p>\n<p>L\u2019impressionante vasta opera ingegneristica del <em>Sopramuro<\/em>, estesa ben oltre gli <em>Arconi<\/em> fino alla Chiesa del Ges\u00f9 (di cui si vede piccolo spicchio all\u2019estrema destra della foto panoramica), si rese necessaria per ampliare nel versante orientale il perimetro urbano fino a quel tempo troppo esiguo poich\u00e9 ristretto sull\u2019antico <em>Muro Etrusco<\/em> (originario <em>Murus Civitatis<\/em>), che corre tuttora sotto la quinta di palazzi visibili in secondo piano -dietro gli <em>Arconi<\/em>&#8211; della foto panoramica.<\/p>\n<p>E gi\u00e0, questa importantissima testimonianza di urbanistica e architettura al tempo stesso, ovvero i meravigliosi <em>Arconi<\/em> quattrocenteschi tutt\u2019uno col <em>Murus <\/em>Duecentesco che gli fa da sfondo, non potranno pi\u00f9 essere percepiti unitariamente -come sono sempre stati- bens\u00ec verranno separati da un doppio muro necessario per allocare abbondanza di canalizzazioni tecnologiche, ripostigli e perfino bagni indispensabili per la nuova destinazione a Biblioteca Pubblica.<\/p>\n<p>A partire dal 2013 infatti, nonostante la normativa in materia di Beni Culturali prescriva nei beni vincolati solo manutenzione e restauro, nonostante il PRG non lo prevedesse, il Comune di Perugia ha avviato un progetto per realizzare una nuova biblioteca all\u2019interno di tre grandi arcate, poi estesa (con apposita variante del 2015) su due sale molto pregiate (la <em>Salara<\/em> e la <em>Gotica<\/em>) dell\u2019attiguo Palazzo del Capitano del Popolo, estensione che per la necessaria unit\u00e0 di fruizione ha dovuto inventare un volume esterno di congiunzione, volume replicato per unit\u00e0 di disegno su tutte e tre le arcate, le cui strutture portanti sono telai in cemento armato e laterocemento aggettanti dagli Arconi stessi e infine destinati ad essere ricoperti di vetrate. Ovviamente la vista, ad aprile 2017, delle strutture in c.a. che fuoriescono dalla sagoma degli storici palazzi Quattrocenteschi, ha suscitato e sta suscitando un vespaio di polemiche in citt\u00e0, che durano da mesi e che ha portato la sede locale di Italia Nostra a chiedere un accesso agli atti per comprendere come possa esser stato consentito un intervento del genere e, successivamente a presentare richiesta di ripristino lo status quo ante.<\/p>\n<p>In particolare non \u00e8 chiaro come Soprintendenza e Commissione Edilizia Comunale Integrata possano aver approvato un siffatto progetto di variante. Emerge anche che sono state realizzate opere in difformit\u00e0 dello stesso progetto in variante, visto che da ultimo \u2013luglio 2017- il comune promotore ha dovuto redigere un progetto finale \u201ca consuntivo\u201d ovvero recepente tutte le novit\u00e0 introdotte e non presenti nel 2015. Anche questo approvato ad agosto dalla Soprintendenza con il \u201cpiccolo\u201d accorgimento di chiamare \u201copere previste\u201d quelle che a tutti gli effetti erano e sono opere gi\u00e0 realizzate!<\/p>\n<p>N\u00e9 \u00e8 illecito voler comprendere quale possa essere la logica di realizzare, spendendo abbondanza di denaro pubblico (nel 2013 si stimava una spesa di 3,5 mln di Euro)<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, una nuova biblioteca a soli 300 metri dalla cinquecentesca Biblioteca Augusta la quale, oltre a rappresentare la prima biblioteca pubblica in Italia, risulta perfettamente sufficiente e funzionale!<\/p>\n<p>Questa nuova \u2013a quanto pare inutile\u2013 biblioteca, risulta pertanto aver avuto due versioni progettuali:<\/p>\n<ul>\n<li><em>Preliminare<\/em>, datata 20 novembre 2013, che prevedeva solo la chiusura con grandi vetrate \u2013 rientranti di circa quaranta centimetri \u2013 delle splendide arcate. In questo progetto la biblioteca risultava limitata a tre dei quattro <em>Arconi<\/em>, gi\u00e0 in comunicazione tra loro dalla costruzione. Questo progetto non riportava alcuna indicazione rispetto alle sale \u201c<em>Salara<\/em>\u201d e \u201c<em>Gotica<\/em>\u201d del confinante Palazzo del Capitano del Popolo.<\/li>\n<li><em>Esecutiva<\/em>, datata Settembre\/novembre 2015, dove il progetto appare del tutto diverso, presentando tre solai aggettanti dai rispettivi Arconi che creano volumi vetrati esterni degli <em>Arconi<\/em>. Ad aggravare la difformit\u00e0 dal Preliminare, va sottolineato come uno dei tre solai, quello addossato all\u2019angolo tra il Palazzo dell\u2019Universit\u00e0 (soprastante gli <em>Arconi<\/em>) e l\u2019adiacente Palazzo del Capitano del Popolo, al fine di coprire e contenere la congiunzione funzionale, aggetta per oltre quattro metri. Tale progetto realizzato, nonostante il Codice dei Beni Culturali all\u2019art. 29 consenta solo manutenzione e restauro, ha operato aperture in breccia su muri tre\/quattrocenteschi che, piuttosto che risultare \u201creversibili\u201d e temporanee, sono distruttive e per sempre!<\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_780\" aria-describedby=\"caption-attachment-780\" style=\"width: 1327px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"780\" data-permalink=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/10\/28\/che-senso-ha-violentare-limmagine-storica-di-perugia-per-realizzare-un-doppione-della-biblioteca\/biblioteca-arconi-pincetto-progetto-preliminare\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/biblioteca-arconi-pincetto-progetto-preliminare.jpg\" data-orig-size=\"1000,750\" data-comments-opened=\"1\" 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Tuttavia diversamente dalle <em>buone intenzioni<\/em> di facciata, tale progetto ultimativo risult\u00f2 spedito alla Soprintendenza il giorno prima 26 luglio! La conferenza \u201cpartecipativa\u201d del 27 era quindi stata organizzata ad-hoc in nome della <em>societ\u00e0 dello spettacolo<\/em>, al fine di poter rivendicare di aver rispettato la norma che prevede la partecipazione pubblica!<\/p>\n<p>A beneficio dei lettori che non conoscono i dettagli relativi alle contestazioni mosse da Italia Nostra e dalle associazioni di cittadini, in merito alla legittimit\u00e0 e\/o completezza degli elaborati presentati, nonch\u00e9 sulle eventuali omissioni rispetto alle direttive in materia di tutela dei beni architettonici, riporto di seguito la memoria inviatami dalla sede locale di Italia Nostra.<\/p>\n<p><strong><em>Comunicato di Italia Nostra sugli \u201cArconi di Via della Rupe\u201d<\/em><\/strong><em> (23 giugno 2017)<\/em><\/p>\n<p><em>Pur in attesa dei documenti da Comune e Soprintendenza, \u201cItalia Nostra\u201d non pu\u00f2 non criticare fortemente quanto in essere presso gli Arconi di Via della Rupe, grande opera di ingegneria e architettura protrattasi per oltre due secoli fino a met\u00e0 Quattrocento col fine di consolidare e ampliare l\u2019acropoli cittadina, il cui valore monumentale non \u00e8 inferiore a Palazzo dei Priori e gli altri innumeri del patrimonio storico-artistico nazionale. L\u2019inserimento di strutture in cemento armato per di pi\u00f9 aggettanti pesantemente fuori del profilo dell\u2019edificio, fa carta straccia di ogni criterio culturale finora consolidatosi nel restaurare -e al caso riadattare- un edificio monumentale. Fin dalla Carta di Atene del 1931 alle ultime Carte universalmente riconosciute (Dichiarazione di Washington 1987), gli interventi sugli edifici monumentali dovrebbero presentare alcuni caratteri irrinunciabili tra cui la Reversibilit\u00e0, la Compatibilit\u00e0 con l\u2019identit\u00e0 del bene, non ultima la Collegialit\u00e0 ovvero adeguato approfondimento critico e partecipativo. Tutte cose che non sussistono. In particolare \u201cItalia Nostra\u201d Umbria, nel caso dai documenti richiesti dovesse risultare regolare approvazione, chiede soprattutto alla Soprintendenza motivo di cotanta arbitrariet\u00e0: compito specifico della Soprintendenza infatti \u00e8 proprio il contemperare le esuberanze progettuali di altri (sempre in agguato) con i caratteri del bene monumentale e coi criteri consolidati di valutazione, qualunque sia il buon esito finale dell\u2019aspetto complessivo del bene e suo contesto, nel nostro caso Via della Rupe. Quale \u00e8 il motivo che ha portato ad accettare abnormi escrescenze in cemento armato su un monumento? Non \u00e8 notorio che qualora gli spazi per la nuova destinazione d\u2019suo desiderata risultino insufficienti, non \u00e8 il bene monumentale a doversi adeguare, bens\u00ec \u00e8 quella e doversi ripensare? Tuttavia \u201cItalia Nostra\u201d Umbria si rivolge anche al Sindaco che rimane il primo responsabile del patrimonio cittadino e auspica un atto estremo di buon senso e consapevolezze imponendo la sospensione dei lavori, la rimodulazione del progetto e la demolizione delle strutture in cemento armato, non reversibili. \u201cItalia Nostra\u201d non pu\u00f2 non esprimere preoccupazione per lo scadimento generale della pubblica amministrazione e ricorda che in altre epoche questo strappo sul corpo di un monumento sarebbe finito sulle pagine nazionali; appena negli anni \u201990 un improprio progetto sulla Fontana Maggiore (peraltro non visibile) fu giustamente cancellato dalla soprintendenza e perfino dalla magistratura.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Esame Progetto<\/em><\/strong><em> (<\/em><em>23 settembre 2017)<\/em><\/p>\n<p><em>Nell\u2019aprile 2017 nel cantiere presso di Arconi di via della Rupe a Perugia sono apparsi soppalchi di cemento armato aggettanti fuori del profilo della facciata. L\u2019associazione onlus \u201cItalia Nostra\u201d, assunte le prime informazioni e sentiti i commenti via via pronunciati da diversi soggetti, ha emesso un suo primo comunicato stampa il 25 giugno.\u00a0 Nei primi di luglio ha richiesto al Comune di Perugia accesso agli atti sull\u2019intero progetto inerente l\u2019allestimento di una biblioteca presso i cosiddetti Arconi di via della Rupe; analoga richiesta alla Soprintendenza negli stessi giorni.\u00a0 L\u2019avvocato incaricato da I.N. ha ricevuto dal Comune gli elaborati grafici di progetto su supporto informatico (chiavetta); esaminata l\u2019ampia documentazione -ancorch\u00e9 incompleta- d\u2019intesa con il Nazionale si rileva quanto segue. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a01- Dentro la cartella madre \u201cAccesso Atti Arconi\u201d ci sono due cartelle chiamate rispettivamente PROGETTO PRELIMINARE e PROGETTO ESECUTIVO (sembra mancare il Progetto Definitivo). <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a02- Dentro la cartella PROGETTO PRELIMINARE ci sono quattro \u201crendering\u201d (vista tridimensionale a volo d\u2019uccello) tutti dall\u2019esterno verso gli Arconi ove la soluzione progettuale consiste in vetrata unica per ognuno dei tre Arconi interessati, sia pure scandita dai necessari sostegni metallici, posta leggermente arretrata (circa quaranta centimetri) rispetto al profilo di facciata. Non sussistono volumi o strutture aggettanti e la biblioteca \u00e8 confinata entro i tre Arconi, peraltro, tra loro gi\u00e0 comunicanti. Nella cartella sussiste anche l\u2019atto di Giunta Comunale di approvazione di tale progetto preliminare, datato 20 Novembre 2013. In tale cartella PROGETTO PRELIMINARE, non c\u2019\u00e8 alcun elaborato grafico riguardante le sale Salara e Gotica del contiguo Palazzo del Capitano del Popolo. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a03- L\u2019esame della cartella PROGETTO ESECUTIVO, nella sottocartella GRAFICI a sua volta suddivisa in BIBLIOTECA DEGLI ARCONI e CONSOLIDAMENTO E RESTAURO SALA GOTICA, rivela un progetto del tutto diverso dal preliminare, ora consistente nella soluzione con tre solai aggettanti -uno per Arcone- e relativo volume esterno aggiuntivo, l\u2019ultimo dei quali si addossa all\u2019angolo che il vasto edificio in questione &#8211; il Palazzo dell\u2019Universit\u00e0 soprastante gli Arconi &#8211; forma con l\u2019adiacente Palazzo del Capitano del Popolo, a coprire e contenere la congiunzione funzionale degli Arconi con le grandi sale denominate \u201cSalara\u201d e \u201cSala Gotica\u201d entrambe parti del Palazzo del Capitano del Popolo adiacente, su cui la pretesa biblioteca -originariamente sui soli Arconi- ha inteso espandersi per ragioni di economia interna (spazio troppo esiguo nei soli Arconi per una valida biblioteca avente le caratteristiche desiderate). <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a04- Si deve quindi senz\u2019altro osservare che tale secondo progetto \u201cesecutivo\u201d non \u00e8 il consueto e dovuto sviluppo del precedente \u201cpreliminare\u201d, bens\u00ec \u00e8 cosa del tutto diversa e nuova avendo diversa superficie comportata dall\u2019espansione predetta, avendo diversa soluzione strutturale, addirittura comportante nuovi volumi edilizi, operante brecce su muri portanti delle sostruzioni trecentesche del Quattrocentesco Palazzo del Capitano del Popolo al fine di ottenere i desiderati passaggi di congiunzione predetti. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a05- Dalle tavole grafiche di \u201cStato Attuale\u201d (ante opera) del PROGETTO ESECUTIVO della BIBLOTECA DEGLI ARCONI emerge un rilievo delle strutture preesistenti del tutto insufficiente per l\u2019importanza delle strutture murarie in questione. Manca un doveroso rilevo fotogrammetrico ormai normale per ogni edificio storico anche molto meno importante, necessario per la giusta considerazione punto per punto di murature cos\u00ec pregiate. Manca l\u2019analisi storico-critica di ogni porzione di muro e segnatamente delle regioni interessate a lavori e cambiamenti (scavi, tagli, brecce, fori, allestimenti). <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a06- Giova ricordare che gli Arconi (che sono quattro, di cui uno gi\u00e0 impegnato dallo sbarco delle scale mobili del Minimetr\u00f2 e gli altri tre impegnati da questo progetto), col soprastante Palazzo dell\u2019Universit\u00e0 (Studium, ora espansione degli uffici giudiziari) e soprattutto con le sottostanti sostruzioni di fondazione e supporto, sono parte del vasto complesso denominato \u201cSopramuro\u201d, operazione urbanistico-architettonica iniziata nella prima met\u00e0 del Duecento e terminata nei due primi decenni del Cinquecento, tesa ad ampliare lo spazio urbano allora delimitato dal Muro Etrusco.\u00a0 Quest\u2019ultimo infatti in quel punto passava (e passa tuttora in quote sotterranee) sotto la facciata dell\u2019attuale Palazzo delle Poste ovvero offrendo uno spazio interno alla citt\u00e0 fortemente ristretto. L\u2019intento del vasto intervento fu passare dall\u2019antica e stretta Via del Sopramuro (che camminava sulla testa del muro etrusco analogamente all\u2019odierna Via della Cupa sull\u2019altro versante della cinta muraria antica), ad una nuova piazza esposta verso levante, per l\u2019appunto denominata per secoli Piazza del Sopramuro, ora Matteotti, che proprio grazie al lungo lavoro del nostro complesso (le cui fondazioni raggiungono la Galleria Kennedy oltre trenta metri sottostante), pot\u00e9 vedere la luce e offrirsi alla vita della citt\u00e0 medievale. Va da s\u00e9 che il \u201cSopramuro\u201d \u00e8 un complesso edilizio fortemente monumentale. Non a caso trattasi di un complesso architettonico vincolato dalle apposite leggi, che con l\u2019art. 29 del Codice Beni Culturali vi consentono solo interventi di manutenzione e restauro, il cui elevato pregio monumentale trova il suo fondamento nelle epoche di costruzione e nell\u2019arditezza ingegneristica. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Vi si distinguono molteplici strutture, in primis la erezione del nuovo Muro in arenaria (Murus Civitatis), edificato come corda tesa della ampia curva -a rientrare verso l\u2019interno della citt\u00e0- formata in tal punto dall\u2019originario Muro Etrusco in blocchi di travertino (Murus Tibertinorum, tuttora visibile in numerosi lacerti compresi ritrovamenti -come accennato- sotto la facciata del Palazzo delle Poste); esso congiunge i due propri innesti -ora sotterranei- col Muro Etrusco, il primo ubicato ove l\u2019attuale Via Oberdan sfocia in Piazza Matteotti, il secondo pi\u00f9 a nord davanti la chiesa dei Gesuiti (invero area di edificazione del primo nucleo del Sopramuro). <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Tale nuovo Muro duecentesco, edificato su pendio straordinariamente scosceso, acquisisce il nome di Murus Civitatis prima riservato al Muro Etrusco. Ma la straordinaria singolarit\u00e0 del vasto complesso \u00e8 che il Murus medievale sia per proprio consolidamento, sia per ancora maggiore ampliamento di spazi urbani ovvero edifici, poco dopo il proprio compimento in altezza (se non parallelamente in alcuni tratti), vede la costruzione verso valle di ulteriori strutture, contrafforti, speroni e muri a scarpa per\u00f2 via via terrazzati a formare piani di imposta di successive murazioni: \u00e8 cos\u00ec che -nella porzione che interessa questo discorso- si giunger\u00e0 nel primo Quattrocento alla edificazione dei quattro Arconi, a loro volta base dello Studium nelle seconda met\u00e0 del secolo; accanto \u2013come gi\u00e0 ricordato- viene edificato il Palazzo del Capitano del Popolo e ancora pi\u00f9 a nord il complesso dei Gesuiti con la caratteristiche chiesa ad aule sovrapposte (ben quattro). Giova ricordare che dentro gli Arconi, spazio suggestivo in ardite volte e piedritti in mattoni, si \u00e8 sempre goduta per forza di cose la vista del Murus Civitatis in pietra arenaria e mista (inserzioni pi\u00f9 o meno frequenti di pietre calcaree se non di laterizi), essendo quelli necessariamente addossati a questo. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a07- I grafici di sezione (a meno che all\u2019avvocato di Italia Nostra non sia stata negata qualche altra documentazione tecnica), di un complesso edilizio tanto grande, articolato e pregiato, sono solo tre di cui due longitudinali e solo una trasversale, tanto che dei tre Arconi interessati ai lavori solo uno \u00e8 dotato di sezione trasversale. Mancano i grafici delle quattro facciate interne di ogni Arcone. I grafici sono limitati al solo livello di odierna lavorazione con sovrano disconoscimento di tutta la storia e valori in gioco. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a08- Le sezioni disegnate neanche individuano il nuovo passaggio tra i due Palazzi, asserito realizzato in breccia (!) su muro portante del Palazzo del Capitano del Popolo. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a09- La copertina della Relazione geologica del progetto Arconi riporta l\u2019immagine della prima soluzione architettonica priva di strutture in aggetto (quindi diversissima da quanto realizzato), per\u00f2 diversa pure dallo stesso PROGETTO PRELIMINARE (!). Trattasi evidentemente di soluzione intermedia presa per buona dall\u2019autore della Relazione. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a010- Manca incredibilmente del tutto la relazione storica, pur dovuta (e giustamente pretesa) in ogni intervento su Monumenti ed edifici storici. Relazione storica che nella compiuta ricostruzione della genesi architettonica e urbanistica, dia necessaria contezza, specie all\u2019ente di tutela, della consapevolezza dei progettisti circa i valori su cui si accingono a porre le mani. Una mancanza che spiega benissimo l\u2019assenza del necessario approccio prima di tutto conservativo di un intervento proposto, approccio conservativo istituzionalmente connesso col vincolo e con l\u2019esercizio della sua tutela e quindi ineludibile (cfr. il predetto art. 29 del Codice Beni Culturali). Giova notare che le numerose autorizzazioni concesse dall\u2019ente di tutela, nell\u2019ormai consueto frasario impreciso e di difficile decifrazione, sentono il dovere di rendere omaggio al di fatto dimenticato, dovuto e istituzionale carattere conservativo, mediante mera affermazione verbale di rito, la cui effettiva corrispondenza per\u00f2 con il progetto proposto \u00e8 quanto meno opinabilissima, diciamo scarsa o pressoch\u00e9 inesistente, o meglio ignorata nei fatti. Non \u00e8 improprio qui richiamare, per dare il senso generale dell\u2019approccio culturale al progetto, che in pubblica conferenza \u00e8 stato bizzarramente asserito due volte da autorevole progettista, che \u201cil Muro Civitatis\u201d (sic) sarebbe \u201cprivo di fondazioni\u201d!! <\/em><\/p>\n<p><em>11- Di tutta la storia del Sopramuro esiste non ampia bens\u00ec soddisfacente bibliografia che molto probabilmente i progettisti ignorano, poich\u00e9 non ne sarebbe stata difficile una pur mera trasposizione tra gli elaborati di progetto, per l\u2019appunto in una relazione storica. E a tale riguardo non si capisce come sia possibile che l\u2019ente di tutela, che esiste solo per questa tutela, accetti e perfino approvi \u201cprogetti\u201d privi di un cos\u00ec importante e imprescindibile documento. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a012- In verit\u00e0 la genesi storico-architettonica del Sopramuro \u00e8 riportata dalle relazioni (storica e strutturale) del progetto di CONSOLIDAMENTO E RESTAURO delle sale Gotica e Salara ma solo per la porzione corrispondente al Palazzo del Capitano del Popolo entro cui queste insistono, ma non per la parte afferente gli Arconi. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Si vede bene che il progetto di consolidamento e restauro delle due sale \u00e8 del tutto autonomo rispetto alla Biblioteca degli Arconi tanto che le sue tavole conservano per titolo \u2013come detto- \u201cConsolidamento e Restauro Sala Gotica\u201d. Semplicemente \u00e8 un progetto da ultimo appaiato agli Arconi per il predetto ampliamento della Biblioteca, coi quali anch\u2019esso trova occasione di essere realizzato; progetto di consolidamento strutturale dal suo canto ben dotato dei necessari approcci culturali, che per\u00f2 -come visto- sono mancati al progetto Arconi. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a013- Gli Arconi &#8211; va detto e sottolineato &#8211; sono tipologia architettonica molto ben individuabile nel medioevo umbro; analoghi a questi ve ne sono a Gubbio ove parimenti si volle costruire dal nulla lo spazio di una nuova piazza pensile degna e centrale; ve ne sono ad Assisi, a reggere le poderose sostruzioni del Sacro Convento; ve ne sono a Spoleto ad elevare alla quota desiderata interi piani stradali; analoghe -nella stessa Perugia- sono le fitte arcate che reggono le \u201cProme\u201d di Porta Sole. Certamente non possono essere mai derubricati a un \u201cdietro\u201d o un \u201csotto\u201d poich\u00e9 sono comunque un fatto ingegneristico, architettonico, urbanistico e storico di assoluto peculiare rilievo, autonomo e gi\u00e0 pieno, che insieme agli edifici e monumenti cui hanno dato luogo costituiscono megastrutture di incalcolabile valore come nel nostro caso, non meno del Palazzo dei Priori, segni di un\u2019epoca straordinariamente prospera e quindi creativa, ove un\u2019idea iniziale si rivela capace di essere perseguita per secoli. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a014- Al momento non si \u00e8 riusciti ad avere dalla Soprintendenza la stessa generosa elargizione di documenti operata dal Comune e quindi in questo momento l\u2019associazione \u00e8 impegnata di nuovo presso la stessa Soprintendenza per ottenere completezza dei suoi atti, in primis le autorizzazioni ex artt. 21, 22 e 146 del Codice. Giova notare infatti che finora ci \u00e8 stata consegnata una sola autorizzazione ex art. 21 (vincolo monumentale) e una ex art. 146 (vincolo paesaggistico), quando invece dall\u2019esame della documentazione fornita dal comune, emerge che sussistono almeno altre quattro autorizzazioni ex art. 21 e almeno un\u2019altra ex art. 146. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a015- \u00c8 proprio incomprensibile il comportamento della Soprintendenza che non solo elargisce in copia meno autorizzazioni di quante ne ha rilasciate, bens\u00ec non vuole allegarvi -a ciascuna- il relativo fascicolo progettuale, senza il quale per\u00f2 non \u00e8 possibile capire cosa autorizza ogni autorizzazione, quindi denegando di fatto l\u2019accesso agli atti. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a016- La complessit\u00e0 tecnologica di un intervento impegnativo come una biblioteca necessariamente al passo coi tempi e quindi appetibile, mista ai rigidi standard di sicurezza, ha imposto una soluzione architettonica totalmente lesiva della godibilit\u00e0 del Murus Civitatis che, come richiamato, fa da sfondo &#8211; da sempre &#8211; alle sale Arconi: col progetto in questione ora lo spazio dei tre Arconi viene separato dal Murus mediante doppio muro (prossimi al Murus stesso) a formare uno spazio funzionale atto a contenere gli infiniti cavi del caso, i ripostigli e i wc. Uno svilimento del vincolo monumentale. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a017- Non \u00e8 dato sapere quante altre brecce sullo stesso Murus Civitatis e su parti degli stessi Arconi si dovranno operare per le canalizzazioni tecnologiche previste. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a018- \u00c8 da rilevare che tra i grafici mancano nel progetto cosiddetto esecutivo plurime visualizzazioni dall\u2019esterno mediante \u201cfotoinserimenti\u201d della nuova configurazione proposta, sussistendone -come anzi accennato- solo una. Fotoinserimenti da pi\u00f9 angoli visuali rigorosamente pretesi da qualunque altro proponente, anche per modestissimi interventi. <\/em><\/p>\n<p><em>19- Fotoinserimenti ravvicinati specialmente utili specie per gli infissi esterni e interni, i cui particolari costruttivi del progetto, riportanti il taglio termico, sembrano rimandare ai consueti modelli industriali disponibili sul mercato. Analogamente per le porte, i grigliati di areazione e altri \u201cdettagli\u201d in verit\u00e0 dal notevole impatto reale. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a020- Nel complesso del comportamento dell\u2019ente di tutela qui richiamato, peraltro non nuovo, sembra individuarsi un ormai strutturato \u201cdue pesi e due misure\u201d a seconda che il proponente un progetto sia privato cittadino\/progettista oppure un ente pubblico in violazione del principio cardine di non discriminazione nell\u2019esercizio dell\u2019azione amministrativa. \u00c8 infatti evidente a tutti la disparit\u00e0 di rigore, severit\u00e0 e tempi. Disparit\u00e0 forse riconducibile a una pervasiva \u201cpoliticizzazione di tutto\u201d che impregna ormai in modo totalitario le istituzioni. Ma \u00e8 un errore gi\u00e0 concettuale, che opera un profondo vulnus nelle istituzioni -nel caso di specie la Soprintendenza- poich\u00e9 con ogni evidenza la tutela in capo alla sua propria responsabilit\u00e0, che \u00e8 tutela di valori storici ed estetici, non pu\u00f2 dare\/inventare importanza alla natura del proponente, pubblico o privato che sia: un progetto \u00e8 appropriato o no in s\u00e9, non per chi lo propone. Un progetto che istituzionalmente deve avere carattere comunque conservativo, \u00e8 appropriato o no in s\u00e9, non per la destinazione d\u2019uso che da ultimo si \u00e8 pensata. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a021- Analoghi interrogativi sulla Commissione Edilizia Comunale Integrata che notoriamente contiene esperti specifici per il paesaggio, la storia e l\u2019architettura. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a022- \u00c8 da dirsi anche dei nuovi volumi esterni che si vogliono realizzare, come accennato. Dal punto di vista edilizio, anche qualora risultassero autorizzati regolarmente dalla Soprintendenza, essi comportano condizioni previe che sembrano mancare del tutto. Un nuovo volume deve essere previsto dal Prg anche in Centro Storico (Zona A), e attuato mediante strumento attuativo ovvero Piano di Recupero e simili ex lege 457\/78. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a023- Tutto un altro capitolo, che l\u2019associazione si riserva di valutare quando avr\u00e0 in mano tutti i documenti richiesti, \u00e8 il rapporto tra i progetti autorizzati dalla soprintendenza (a tutt\u2019oggi, giova ripetere, tutti del 2015), e l\u2019effettivo realizzato, iniziato nel 2016. Un sopralluogo odierno probabilmente accerterebbe difformit\u00e0 tra il realizzato e l\u2019ultimo progetto regolarmente approvato. \u00c8 da dirsi che eventuali difformit\u00e0 sono oggettivamente favorite dalla dizione ormai consueta delle autorizzazioni soprintendendenziali che ritualmente rimandano ad approfondimenti progettuali da concordare con questo ufficio prima di ogni esecuzione. Il \u201cconcordamento\u201d di tali approfondimenti (sia progettuali che in cantiere), viene ufficializzato con accordi a voce? Con stretta di mano? <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Con verbali redatti in duplice copia seduta stante? Con ordini di servizio del direttore lavori poi girati in copia alla soprintendenza? Ma con quali dovute formali autorizzazioni di legge? E quel prima di ogni esecuzione come viene assicurato in assenza o insufficienza di atti formali? <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a024- In buona sintesi il progetto Arconi di Perugia si configura come caso da manuale di destinazione d\u2019uso inappropriata. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00c8 notorio infatti che nell\u2019edilizia storica e vieppi\u00f9 monumentale una ipotesi di nuovo uso deve essere pre-dimensionata e valutata in rapporto alle caratteristiche fisiche del contenitore, proprio per evitare forzature che poi snaturano e offendono il bene storico, come ben paventato dal punto 1 dell\u2019art. 20 dello stesso Codice che recita: \u201cI beni non possono essere adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>Prima i soppalchi poi la breccia per unirsi alla Sala Gotica e Salara, infine il nuovo muro che nasconder\u00e0 il Murus Civitatis per contenere le sovrabbondanti tecnologie necessarie, dimostrano quanto l\u2019originaria destinazione a Biblioteca sia stata non sufficientemente valutata, ovvero deprivata dell\u2019ipotesi di rinuncia che viceversa deve essere potenzialmente presente fin dal primo approccio. <\/em><\/p>\n<p><em>Sembra al contrario che la decisione per una nuova biblioteca sia stata prima decisa a prescindere e poi imposta finendo necessariamente per indurre i progettisti alle forzature qui richiamate. Aggravate dal non sufficiente grado di consapevolezza culturale invece indispensabile trattando beni storici e monumentali. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a025- Non si capisce il reale motivo di una nuova biblioteca quando la maggiore della citt\u00e0, la gloriosa e cinquecentesca Biblioteca Augusta, forse la prima biblioteca pubblica in Italia, dista appena 300 metri in linea d\u2019aria. <\/em><\/p>\n<p><em>Gira l\u2019ipotesi che tale forzatura sia stata concepita per soccorrere l\u2019adiacente infrastruttura di trasporto pubblico che per i suoi conti economici infelici (scarsa utenza induce ad ulteriori forzature come quella descritta, che per forza di cose indebolisce con doppioni o sdoppiamenti le gi\u00e0 magre risorse destinabili al patrimonio culturale e in questo caso bibliotecario). <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a026- Anche se in avanzata fase di realizzazione, configurandosi come inaccettabile specie nel nascondimento del Murus Civitatis, nelle imprevedibili brecce su muri pregiati, nel carattere probabilmente non legittimo dei nuovi volumi realizzati e in altri gravi difetti sostanziali e procedurali qui richiamati, l\u2019opera merita di essere rimossa prima del suo danno completo e definitivo, restituendo gli Arconi e il connesso Muro alla citt\u00e0 per una destinazione d\u2019uso pi\u00f9 meditata e finalmente appropriata ovvero rispettosa, per quanto moderna o innovativa. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Non escluso l\u2019uso a semplice portico (magari meglio fruibile, ancor meglio se corredato di adeguati reperti d\u2019arte) ad ampliamento dei giardini del Pincetto, come prefigurato dieci anni fa con la opportuna rimozione delle murature posticce di tamponatura degli Arconi, riaprendoli alla visibilit\u00e0 e vita che meritano. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Note a margine. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Nella relazione tecnico illustrativa al progetto esecutivo BIBLIOTECA DEGLI ARCONI si riporta a pag. 4 la nota della soprintendenza n.877 del 19 gennaio 2015 (anche questa non consegnata all\u2019avvocato di I.N.), richiedente maggiori dettagli progettuali. In essa si afferma che i nuovi soppalchi previsti sono nel terzo e quarto Arcone, mentre in verit\u00e0 lo sono anche sul secondo. Forse c\u2019\u00e8 un progetto intermedio ove i soppalchi erano due e non tre? E tali soppalchi erano gi\u00e0 allora aggettanti e previsti in c.a. e solaio in laterocemento? <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Pagina quattro della stessa relazione comunale, ultimo capoverso: c\u2019\u00e8 un \u201cche\u201d che rende incomprensibile tutta la frase. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0In punto intermedio della ripa di via della Rupe, a circa cinquanta metri a valle dagli Arconi, adiacentemente al passo carraio di uscita dal parcheggio interno al Mercato Coperto, sussistono nuove strutture in cemento armato (basamento e muro di contenimento, ovvero struttura ad L), destinato a ospitare volumi tecnologici della Biblioteca. Non \u00e8 certo che tali strutture in c.a. siano munite di regolare deposito di legge presso la Provincia di Perugia. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Nella documentazione fotografica allegata al progetto esecutivo RAMO ARCONI e riferita allo stato attuale dei luoghi, \u00e8 stata inserita una foto storica del 1930 che per\u00f2 non riguarda l\u2019area Arconi bens\u00ec l\u2019area retrostante il convento dei Gesuiti, a sua volta adiacente \u2013bens\u00ec sull\u2019altro lato- al Palazzo del Capitano del Popolo. \u00c8 l\u2019area (anch\u2019essa terrazzata) su cui nel 1931\/32 verr\u00e0 eretto il Mercato Coperto, bens\u00ec come si pu\u00f2 ben capire, estranea ovvero totalmente altra -sia pure vicina- rispetto all\u2019area Arconi. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Il cartello dei lavori appeso sull\u2019esterno del cantiere reca come autorizzazione una sola delibera di giunta; sembra mancare il dovuto titolo abilitativo. Questo \u201cdettaglio\u201d sembra associarsi al fatto sorprendente emerso nella conferenza pubblica del 27 luglio, che la conferenza stessa voleva essere un momento partecipativo del progetto che di l\u00ec a poco doveva dar luogo ad una variante generale e definitiva dello stesso. Ovvero implicita ammissione che fino a quel momento si \u00e8 lavorato sulla base di \u201caccordi\u201d ma senza progetti previamente approvati secondo procedura. <\/em><\/p>\n<p><em>In ogni caso ancora a posteriori si viene a sapere che un progetto stavolta definitivo (nel senso di corrispondente al realizzato), viene spedito alla soprintendenza per l\u2019autorizzazione (sia pure ex post) due giorni prima della \u201cpartecipazione\u201d del 27 luglio.<\/em><\/p>\n<p>In aggiunta a quanto riportato da Italia Nostra, vorrei aggiungere un punto che non mi \u00e8 parso di leggere in quei documenti e che, ai fini normativi non pu\u00f2 ignorarsi.<\/p>\n<p>Nelle Norme Tecniche di Attuazione del vigente PRG di Perugia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, all\u2019art. 84 \u201c<strong>Specificazione delle Categorie d\u2019Intervento per gli edifici ricadenti nel Centro Storico\u201d<\/strong> si chiarisce:<\/p>\n<ul>\n<li><em>Tutti gli interventi edilizi di cui all\u2019art. 83 debbono <strong>prevedere la tutela dei seguenti elementi architettonici<\/strong>:<\/em><\/li>\n<li><strong><em>volte, archi;<\/em><\/strong><\/li>\n<li>[\u2026]<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Inoltre, <strong>non \u00e8 consentita<\/strong>:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>la realizzazione di verande su terrazze, balconi e giardini<\/em><\/strong><em>;<\/em><\/li>\n<li>[\u2026]<\/li>\n<li><em>la realizzazione di intonaci senza finitura e tinteggio, o con tinteggio soltanto parziale degli edifici.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Gli interventi di <strong>ristrutturazione edilizia<\/strong> devono <strong>rispettare le seguenti prescrizioni<\/strong>:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>\u00c8 vietata la realizzazione di terrazze e balconi a sbalzo sulle facciate degli edifici<\/em><\/strong><\/li>\n<li>[\u2026]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ebbene, le scatole vetrate di progetto, peraltro aggettanti notevolmente rispetto alle arcate, risultano decisamente assimilabili a delle <strong>verande<\/strong> e, come tali, <strong>non realizzabili<\/strong>.<\/p>\n<p>Va inoltre sottolineato come, <strong>a causa della realizzazione di questa struttura, il muro etrusco verr\u00e0 ad essere non pi\u00f9 visibile <\/strong>perch\u00e9 nascosto non solo dalla scatola di vetro esterna agli archi, ma anche dalla nuova muratura interna posta a mascheramento degli impianti tecnologici previsti dal progetto.<\/p>\n<p>In poche parole, l\u2019inutile biblioteca non far\u00e0 che competere, senza alcuna ragione, con la splendida e funzionale Biblioteca Augusta \u2026 un po\u2019 come accade con i \u201cmoderni\u201d progetti per musei e sale conferenza realizzati negli ultimi 20 anni a Roma.<\/p>\n<p>Sebbene presentato come un progetto di \u201c<em>riqualificazione<\/em>\u201d e\/o \u201c<em>rigenerazione<\/em>\u201d delle Arcate, nella realt\u00e0 le \u201c<em>declassa<\/em>\u201d e \u201c<em>degenera<\/em>\u201d poich\u00e9 finir\u00e0 per nascondere quelle meravigliose strutture antiche che, da sempre, rappresentano uno dei simboli identitari di Perugia!<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <a href=\"http:\/\/corrieredellumbria.corr.it\/gallery\/114155\/Negli-Arconi-del-Pincetto-la-nuova.html\">http:\/\/corrieredellumbria.corr.it\/gallery\/114155\/Negli-Arconi-del-Pincetto-la-nuova.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.comune.perugia.it\/resources\/prg\/TUNA.pdf\">http:\/\/www.comune.perugia.it\/resources\/prg\/TUNA.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sin dal Medioevo guardando l\u2019acropoli perugina da est, si nota la serie di possenti arcate di mattoni in volta a botte (oggi chiamate Arconi) realizzate nella prima met\u00e0 del Quattrocento a sostenere il Palazzo ex Universit\u00e0 (della seconda met\u00e0 dello 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