{"id":3528,"date":"2022-04-29T16:57:06","date_gmt":"2022-04-29T14:57:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/?p=3528"},"modified":"2024-03-15T11:04:09","modified_gmt":"2024-03-15T10:04:09","slug":"pnrr-si-grazie-ma-che-lo-si-faccia-sulla-falsariga-del-piano-di-rivitalizzazione-del-centro-storico-di-bologna-del-1969","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2022\/04\/29\/pnrr-si-grazie-ma-che-lo-si-faccia-sulla-falsariga-del-piano-di-rivitalizzazione-del-centro-storico-di-bologna-del-1969\/","title":{"rendered":"PNRR? \u2026 S\u00ec, grazie, ma che lo si faccia sulla falsariga del Piano di Rivitalizzazione del Centro Storico di Bologna del 1969"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"474\" data-attachment-id=\"3529\" data-permalink=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2022\/04\/29\/pnrr-si-grazie-ma-che-lo-si-faccia-sulla-falsariga-del-piano-di-rivitalizzazione-del-centro-storico-di-bologna-del-1969\/bologna\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna.jpg\" data-orig-size=\"1470,680\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Bologna\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Vista aerea del Centro Storico di Bologna (fonte Google Earth)&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-1024x474.jpg\" data-id=\"3529\" src=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-1024x474.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3529\" srcset=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-1024x474.jpg 1024w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-768x355.jpg 768w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-700x324.jpg 700w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-520x241.jpg 520w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-360x167.jpg 360w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-250x116.jpg 250w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna-100x46.jpg 100w, https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bologna.jpg 1470w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vista aerea del Centro Storico di Bologna (fonte Google Earth)<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>\u00ab<strong><em>Gli Europei hanno il dovere, sia dal punto di vista sociale che economico, di salvaguardare il loro patrimonio architettonico, bene insostituibile che va rapidamente scomparendo. La vita sociale e comunitaria appare meglio salvaguardata negli edifici restaurati che nelle nuove costruzioni; inoltre, i costi e le incidenze sociali del restauro, confrontati con quelli delle nuove costruzioni, potrebbero costituire ulteriore argomento in favore del restauro<a href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In molte occasioni<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> ho sostenuto che, piuttosto che continuare a sperperare denaro in interventi \u201c<em>rigenerativi<\/em>\u201d farlocchi, l\u2019Italia dovrebbe puntare sui Piani di Recupero, cos\u00ec come concepiti dalla Legge 47\/78 della Regione Emilia Romagna<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, estendendo il campo di azione a tutte le &nbsp;immonde periferie, realizzate dal dopoguerra ad oggi, dove risulta necessario operare una rigenerazione radicale, che preveda una graduale sostituzione dell\u2019edificato, spersonalizzante ed energivoro, con dei veri e propri quartieri sostenibili, pullulanti di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bene ricordare che, se l\u2019Emilia Romagna fu l\u2019unica regione a legiferare entro i termini imposti dalla Legge 457\/78 fu perch\u00e9 il Comune di Bologna, a partire dal 1960-63, aveva avviato un approfondito studio per il <strong>\u201c<em>ripristino<\/em>\u201d o \u201c<em>risanamento conservativo del centro storico<\/em>\u201d, <\/strong>che port\u00f2 all\u2019approvazione del Piano Regolatore Generale per il Centro Storico del 1969 e il PEEP del 1973: <strong>piani particolareggiati, di iniziativa pubblica, per l&#8217;attuazione del piano per la conservazione del centro storico<\/strong>, dei piani geniali e lungimiranti che funsero da falsariga per la straordinaria LR 47\/78.<\/p>\n\n\n\n<p>Quei piani e quella Legge Regionale rappresentano un precedente attualissimo che, mai come oggi, necessiterebbe di essere ripreso in considerazione da parte di chi legiferi. Quei piani e quella Legge, infatti, ci insegnano quali debbano essere i reali obiettivi, come perseguirli e quali possano essere le conseguenze di passi sbagliati \u2026 tutte cose che emersero nel corso del <strong>Secondo <\/strong><strong>Simposio <\/strong>organizzato dal<strong> Consiglio d&#8217;Europa<\/strong>, tenutosi a Bologna dal 22 al 26 ottobre 1974, e che vennero riassunte in un prezioso testo, a firma di Giovanni Alessandri, che ho ritrovato tra le mie scartoffie e che, a vostro beneficio, riporto integralmente di seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente nei primi anni \u201970, quando l\u2019economia non era ancora stata drogata dal consumismo e dall\u2019economia neoliberista, quando gli Stati sovrani battevano moneta propria e la globalizzazione non aveva ancora umiliato le economie locali, anche il Consiglio d\u2019Europa e lo Stato italiano promuovevano cose sagge, mentre le amministrazioni comunali virtuose facevano cose egregie.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi invece accade che, grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, siano rispuntati fuori dal cilindro magico degli spreconi italiani il Ponte sullo Stretto<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, lo Stadio del Nuoto di Calatrava a Tor Vergata<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> e tante altre inutili amenit\u00e0<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> che, piuttosto che rilanciare l\u2019economia nazionale e migliorare il territorio e l\u2019ambiente, andranno a foraggiare solo ed esclusivamente i soliti noti, senza apportare alcuna miglioria al Paese, semmai impoverendolo ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Recovery Fund prima e del PNRR poi, avrebbero potuto segnare una svolta sensazionale, a livello economico, culturale, sociale ed ambientale per il nostro Paese ma, come ho detto, il presunto \u201c<em>governo dei migliori<\/em>\u201d ha preferito puntare sulla folle \u201c<em>transizione<\/em> <em>digitale<\/em>\u201d e sulla presunta \u201c<em>transizione ecologia<\/em>\u201d, legiferando a favore dei propri burattinai, piuttosto che negli interessi del Paese e dell\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie alla presunta \u201c<strong><em>transizione ecologica<\/em><\/strong>\u201d, infatti, siamo stati in grado di gettare alle ortiche milioni di Euro per fare <strong>invadere le citt\u00e0 da bici e monopattini elettrici, le cui batterie e il cui sistema di ricarica non ha nulla di ecologico<\/strong>. Sempre grazie alla presunta \u201c<em>transizione ecologica<\/em>\u201d, <strong>il paesaggio italiano sta assistendo ad una graduale sostituzione dei propri meravigliosi campi coltivati con ettari di pannelli fotovoltaici e foreste di pale eoliche<\/strong> \u2026 per\u00f2 ci interroghiamo sul perch\u00e9 avvengano le alluvioni e la falda freatica si impoverisca. Sempre la transizione ecologica sta portando <strong>il nostro patrimonio edilizio ad essere impacchettato all\u2019interno di ridicoli pannelli isolanti<\/strong> \u2013 &nbsp;dalla vita breve e perfino infiammabili \u2013 <strong>che volano via alla prima tempesta dovuta, ahim\u00e8, al cambio climatico<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie all\u2019ossessione per la \u201c<strong><em>transizione digitale<\/em><\/strong>\u201d invece, il nostro patrimonio storico artistico ha visto aggiungersi al danno la beffa: in campo artistico-culturale stiamo infatti assistendo ad un vergognoso sperpero di milioni per la realizzazione di <strong>ridicole ricostruzioni virtuali<\/strong> \u2013 erronee e fuorvianti \u2013 <strong>che impediscono l\u2019accantonamento di fondi necessari al restauro ed alla eventuale esposizione di veri reperti<\/strong><a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla \u201c<em>transizione ecologica<\/em>\u201d ed al patrimonio edilizio, come si \u00e8 accennato, lo sperpero che rischia di mettere in ginocchio definitivamente il nostro Paese si chiama \u201c<em>Superbonus 110%<\/em>\u201d. Una finta mossa a favore dei cittadini che, nella realt\u00e0, \u00e8 stato l\u2019ennesimo regalo alle industrie produttrici di soluzioni pseudo ecologiche per l\u2019efficientamento energetico, oltre che alle Banche, Assicurazioni e Societ\u00e0 Finanziarie coinvolte nella vergognosa compravendita dei crediti d\u2019imposta \u2026 un meccanismo perverso che, molto presto, ricadr\u00e0 come un macigno sui contribuenti e sullo Stato \u2026 senza contare l\u2019attacco, neppure celato, verso la propriet\u00e0 privata, pilotato dalla UE in nome della \u201c<em>transizione ecologica<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra i tanti articoli a sostengo della critica appena espressa, quello intitolato \u201c<strong><em>Superbonus 110%, l\u2019idea era favorire chi ha pochi soldi ma credo sia successo il contrario<\/em><\/strong><a href=\"#_ftn9\"><em><strong>[9]<\/strong><\/em><\/a>\u201d \u2013 pubblicato pochi giorni fa su \u201c<em>Il Fatto Quotidiano<\/em>\u201d \u2013 denuncia senza mezzi termini il pressappochismo dei legislatori e, se vogliamo, anche la loro malafede!<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abFare il&nbsp;<\/em><strong><em>110%<\/em><\/strong><em>&nbsp;di errori pareva difficile, ma ci siamo riusciti. Il provvedimento per rilanciare l\u2019edilizia del Paese prometteva che diverse opere venissero pagate dallo Stato e un premio del 10 per cento a chi si avventurava<\/em><strong><em>&nbsp;in una ristrutturazione<\/em><\/strong><em>. Il vantaggio per lo Stato era&nbsp;<\/em><strong><em>l\u2019efficientamento energetico<\/em><\/strong><em>. Pagava Pantalone coi soldi che graveranno negli anni sui giovani. Come se in Italia fossimo ricchi sfondati<\/em> <em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non contenti di ci\u00f2, si \u00e8 permesso a un cittadino di ristrutturare fino a 4 immobili. Conosco una coppia proprietaria di una palazzina di 8 appartamenti che, contabilizzandone 4 al marito e 4 alla moglie, ha avuto la bellezza di circa un milione e seicentomila euro<\/em> <em>. Visto che la spesa lievitava si \u00e8 tentato di limitare i danni&nbsp;<\/em><strong><em>con una burocrazia monstre<\/em><\/strong><em>&nbsp;<\/em> <em>Provvedimenti si sono avvicendati per porre limiti con un effetto strano.<\/em> <em>L\u2019effetto \u00e8 stato quello di favorire un aumento enorme dei prezzi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Visto che si parla di&nbsp;soldi pubblici&nbsp;i delinquenti e le mafie si sono gettate a capofitto<\/em><\/strong><em>, cercando di intercettare il flusso di denaro che \u00e8 ingente<\/em> <em>&nbsp;Sono nate societ\u00e0 edili ad hoc e tante persone, che non avevano mai visto una cazzuola, si sono improvvisati muratori.<\/em><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il flusso di denaro viene fornito dalle&nbsp;<\/em><strong><em>banche<\/em><\/strong><em>&nbsp;che, negli anni, sconteranno le tasse dai crediti acquistati. <\/em><strong><em>Lo Stato quindi a breve pare&nbsp;vincitore<\/em><\/strong><em>, in quanto cos\u00ec facendo ha <\/em><strong><em>drogato il mercato<\/em><\/strong><em>, ottiene benefici per aumento dell\u2019Iva e dell\u2019Irpef,<\/em><strong><em> ma alla lunga dovr\u00e0 pagare, con gli interessi, cifre molto rilevanti<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;Soprattutto occorre tornare a una certa seriet\u00e0, per cui <\/em><strong><em>se si vuole&nbsp;incentivare l\u2019edilizia&nbsp;si devono varare provvedimenti che durino almeno dieci anni<\/em><\/strong><em>, che abbiano poca burocrazia e che diano un ritorno di bonus ragionevole e compatibile con le finanze statali\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se ci\u00f2 che denuncia il Fatto Quotidiano \u00e8 vero, come lo \u00e8, come dovrebbe orientarsi lo Stato?<\/p>\n\n\n\n<p>Come ho detto in apertura, lo strumento dei <strong>Piani di Recupero<\/strong> \u2013 soprattutto la macchina operativa progettata dalla Regione Emilia Romagna nel 1978 \u2013 sarebbe il modo migliore per incentivare l\u2019edilizia e migliorare le nostre citt\u00e0, <strong>non solo nei centri storici, ma anche in periferia<\/strong>, mettendo in atto dei <strong>programmi di \u201c<em>ristrutturazione urbanistica\u201d<\/em> atti a sostituire gradualmente le disumane periferie novecentesche<\/strong>, ponendo cos\u00ec fine alla loro assoluta insostenibilit\u00e0 ambientale e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per poter mettere in pratica un progetto del genere non occorrerebbe reinventare la ruota, come amano fare i progettisti contemporanei e i nostri legislatori, ma semplicemente <strong>riadottare, o meglio riadattare, leggi e strumenti del nostro recente passato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In numerose occasioni ho ricordato come, ai primi del Novecento, funzionasse la \u201c<em>macchina perfetta<\/em>\u201d dell\u2019<em>ICP<\/em>, affiancato dall\u2019<em>Unione Edilizia Nazionale <\/em>e dal <em>Comitato Centrale Edilizio<\/em> <a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, prima che il Governo Fascista non le mettesse fine; ma c\u2019\u00e8 anche un altro precedente, molto pi\u00f9 recente, che certamente aveva tratto ispirazione da quella \u201c<em>macchina perfetta<\/em>\u201d e che poi, grazie alla sua comprovata validit\u00e0, \u00e8 divenuto il modello per la virtuosa Legge Regionale 47\/78 dell\u2019Emilia Romagna, ovvero il <strong><em>Piano per la Rivitalizzazione del Centro Storico di Bologna<\/em><\/strong>. Un\u2019opera perfetta che, grazie ai fondi del PNRR, dovrebbe fungere da modello su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che segue \u00e8 l\u2019eccellente resoconto del <strong>Simposio del 1974<\/strong> scritto da Giovanni Alessandri. Il testo racconta dell\u2019incredibile <strong>lungimiranza di chi oper\u00f2 a quell\u2019epoca, rifacendosi perfino alle politiche abitative del Comune, a partire dal XI secolo<\/strong>, a favore degli \u201c<em>scolari dello Studio<\/em>\u201d, fonte principale di ricchezza per la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel testo ci mostra altres\u00ec come, <strong>nella Bologna a cavallo tra gli anni \u201960 e \u201970 del secolo scorso<\/strong>, ovvero in un\u2019epoca di grandissima speculazione edilizia, <strong>non solo gli amministratori e i professionisti furono in grado di ridimensionare le folli previsioni del Piano Regolatore del 1958 ma, soprattutto, ebbero il coraggio<\/strong> \u2013 ottimamente ripagato \u2013 <strong>di puntare sul restauro e rivitalizzazione del centro storico, dimostrando quanto questa politica economica risultasse pi\u00f9 vantaggiosa per l\u2019intera comunit\u00e0<\/strong> \u2026 nonostante le critiche prive di fondamento poste dal rappresentante francese al simposio, pi\u00f9 interessato, manco a dirlo, alle nuove costruzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli altissimi concetti di carattere sociale, politico ed economico, oltre che urbanistico e architettonico, espressi in quei documenti, mostrano inequivocabilmente quanto, oggi pi\u00f9 che mai, risulterebbe di fondamentale importanza restaurare il nostro patrimonio storico-architettonico, recuperandolo insieme con l\u2019intero contesto urbano e le sue tante funzioni, sempre pi\u00f9 minacciate da un processo di gentrificazione sociale ed economica, da molti definito \u201c<em>Disneyficazione<\/em>\u201d, figlio di una politica neoliberista lontana anni luce dalla saggezza di chi, solo 48 anni fa, mostrava di possedere una cultura ed una sensibilit\u00e0 decisamente pi\u00f9 evolute e sofisticate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resoconto di quel simposio riportato da Alessandri, dovrebbe essere consegnato a tutti i nostri legislatori e amministratori pubblici, con l\u2019obbligo immediato di lettura integrale sia del testo che delle note a margine, s\u00ec da rimettere in discussione il modo in cui, per fretta e\/o per opportunismo, si stanno per sperperare le immani somme messe a disposizione per il PNRR.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta letto il testo di Alessandri, provate ad immaginare come potrebbero migliorare le nostre citt\u00e0 e l\u2019economia nazionale, se i fondi del PNRR e quelli del Superbonus 110% venissero spesi per mettere in atto dei Piani di Recupero di tutti i nostri centri storici ed una Rigenerazione Urbana di tutte le nostre orribili periferie \u2026 basterebbe riadattare quel piano e quelle norme alle nuove esigenze, \u2026 come dissero i convenuti al Simposio del 1974, occorre \u201c<em>rompere il circolo vizioso di uno sviluppo urbano che rende sempre pi\u00f9 disumane le citt\u00e0<\/em>. Non si tratta di utopia, basterebbe solo un po\u2019 la buona volont\u00e0, visto che ci sono tanti miliardi a disposizione!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA RIVITALIZZAZIONE <\/strong><strong>DEL CENTRO STORICO DI BOLOGNA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di Giovanni Alessandri<\/p>\n\n\n\n<p>A<strong> <\/strong>Bologna, nella mozione conclusiva del <strong>secondo simposio organizzato dal Consiglio d&#8217;Europa<\/strong><a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a><strong> <\/strong>dal 22 al 26 ottobre 1974 nel quadro delle iniziative per l&#8217;Anno europeo del patrimonio architettonico 1975, \u00e8 stato ribadito il principio sottolineato nel primo simposio, ad Edimburgo, nel gennaio 1974: \u00ab<strong><em>Gli Europei hanno il dovere, sia dal punto di vista sociale che economico, di salvaguardare il loro patrimonio architettonico, bene insostituibile che va rapidamente scomparendo. La vita sociale e comunitaria appare meglio salvaguardata negli edifici restaurati che nelle nuove costruzioni; inoltre, i costi e le incidenze sociali del restauro, confrontati con quelli delle nuove costruzioni, potrebbero costituire ulteriore argomento in favore del restauro<\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta di Bologna come sede di questo secondo simposio, al quale hanno partecipato un centinaio di ospiti dei diciassette Paesi membri del Consiglio&nbsp; pi\u00f9 alcuni osservatori dell&#8217;Europa&nbsp; orientale, \u00e8 motivata <strong>dall&#8217;accuratissimo piano per il suo centro storico, risultato di dieci anni di studio, e che, secondo il parere del Consiglio stesso, \u00ab<em>applica in modo particolarmente rigoroso\u00bb il \u00abprincipio della conservazione integrata dei centri storici<\/em>\u00bb<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL PROBLEMA DEI CENTRI STORICI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I centri storici \u2013 identificati con le parti pi\u00f9 antiche della citt\u00e0 \u2013, nella diffusa prassi urbanistica che considera lusso superfluo la preoccupazione dell&#8217;ambiente e della \u201c<em>qualit\u00e0 di vita<\/em>\u201d per tutti i cittadini, appaiono o <strong>abbandonati a progressivo degrado<\/strong>, o deplorevolmente <strong>manomessi in massicce operazioni di \u201c<em>restauro<\/em>\u201d<\/strong> che riducono l&#8217;ambiente antico a pura apparenza esterna a servizio di attivit\u00e0 terziarie (uffici professionali, banche, sedi di grandi societ\u00e0, ecc.) sempre pi\u00f9 congestionanti, o <strong>destinati a residenza per ceti privilegiati<\/strong> della popolazione. I costi sociali ed economici che conseguono a tali operazioni sono l&#8217;incremento dello sviluppo anarchico delle grandi citt\u00e0, l&#8217;aggravio dei bilanci pubblici \u2013&nbsp; per le maggiori distanze di impianto delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria \u2013 , e la distruzione a raggio sempre pi\u00f9 vasto del verde agricolo, per l&#8217;espandersi delle periferie anonime, carenti di servizi adeguati e mal collegate con le altre parti della citt\u00e0, costruite per accogliere i ceti a medio e basso reddito sistematicamente espulsi dai centri storici.<\/p>\n\n\n\n<p>I centri storici costituiscono le preesistenze fisiche di un dialogo tuttora in corso tra l&#8217;uomo e lo scenario della sua vita: contesto di strutture urbanistico-architettoniche, stratificate nel tempo, che vivono nella vita totale della citt\u00e0 al punto che qualunque intervento inteso ad isolare da quel contesto un edificio ritenuto particolarmente \u201c<em>significativo<\/em>\u201d, con demolizione e ricostruzione della cosiddetta edilizia minore, equivale a distaccare quell&#8217;edificio dalla vita e dargli sapore di cosa morta. Inoltre, perch\u00e9 un centro sia vivo bisogna che lo sia in permanenza e per tutti; e ci\u00f2 implica conservazione delle componenti sociali ivi residenti e recupero di residenze di livello sociale variato oltre che scelta oculata delle attivit\u00e0 da mantenervi, in funzione di una equilibrata ripartizione delle attivit\u00e0 stesse fra centro storico e centri secondari dispersi nel resto dell&#8217;agglomerato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto l&#8217;animazione del centro storico sia legata alla presenza di residenti dei diversi ceti sociali in <strong>abitazioni integrate con uffici, commerci e servizi culturali<\/strong> si \u00e8 avuto modo di constatarlo sia a Parigi, dove il ministro della Pianificazione territoriale cerca di scoraggiare le deroghe alle prescrizioni del 1943 che limitavano le superfici da trasformare da abitazioni in uffici e negozi, sia a Londra, dove si tenta di ripopolare la \u201c<em>city<\/em>\u201d diventata quasi deserta, con tendenza a spopolarsi ulteriormente, ridotta com&#8217;\u00e8 a vivere unicamente d&#8217;una animazione diurna altamente congestionata. La conservazione della vitalit\u00e0 urbana comporta la possibilit\u00e0 per ogni uomo di ritrovarsi con altri uomini, responsabili, ciascuno in modo diverso, di una parte della civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il simposio del Consiglio d&#8217;Europa ha inteso denunciare (linea che sar\u00e0 ripresa nei futuri simposi a Krems in Austria nell&#8217;aprile prossimo e ad Amsterdam in ottobre) la stortura in atto in molte citt\u00e0 europee dove si continua a dare priorit\u00e0 al rinnovo e alle costruzioni nuove mentre si trascura il recupero del patrimonio edilizio esistente secondo criteri storico-critici e in alternativa alla scelta della crescita indiscriminata delle citt\u00e0. In una lista di 44 progetti di intervento che fanno parte del programma europeo di realizzazioni esemplari vengono studiate situazioni che appaiono utili alla discussione dei modi di intervento nei centri storici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL PIANO DI RESTAURO DEL CENTRO STORICO DI BOLOGNA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Nel 1958 era stato approvato il piano regolatore generale di Bologna che sanciva, tra l&#8217;altro, una indifferenziata espansione urbana senza alternative alla struttura monocentrica della citt\u00e0, un livello insufficiente di attrezzature e la previsione di un milione di abitanti. Nel 1962 veniva affrontato, con lo studio di alcune variazioni, il problema del nuovo piano regolatore: tra le varianti, una pi\u00f9 ragionevole previsione di 550-600.000 abitanti.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Tra i1 1960 e il 1963<\/strong> veniva iniziato, con lo studio dell&#8217;ambiente storico della citt\u00e0, <strong>il discorso sul \u201c<em>ripristino<\/em>\u201d o \u201c<em>risanamento conservativo del centro storico<\/em>\u201d<\/strong>: si intendeva garantire nel tempo la continuit\u00e0 di quel tessuto urbano, mantenutosi quasi intatto malgrado poche superfetazioni recenti, che si era venuto strutturando in un processo reso unitario dalla costanza di modi e stile del vivere e dell&#8217;operare, e che costituiva ancora un punto di riferimento morale e culturale per tutti i bolognesi; v&#8217;era connessa l&#8217;intenzione di scoraggiare la speculazione sulle aree fabbricabili, di alleggerire l&#8217;amministrazione pubblica di abnormi e non giustificati costi di urbanizzazione e, soprattutto, di mantenere integra la struttura sociale risultante dalla presenza di componenti complementari dei vari ceti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;ambito del perimetro in cui il tessuto urbano della citt\u00e0 antica si \u00e8 conservato abbastanza completo, furono individuati dalle Commissioni urbanistiche dei Consigli di quartiere<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a> tredici \u201c<em>comparti<\/em>\u201d urbanistici d&#8217;intervento, vere isole di edilizia degradata: la struttura edilizia prevalente risult\u00f2 caratterizzata da un assetto assimilabile, oggi, alle case operaie, artigiane e mercantili, articolata in tipi di base e in associazioni tipologiche varie; le tipologie residenziali originarie furono individuate attraverso il rilievo diretto confrontato con la documentazione di archivio integrata con il metodo analogico; fonte preminente sono stati i \u201c<em>Libri delle case<\/em>\u201d (catasto descrittivo tenuto dal 1500 al 1700 e comprendente case e beni dell&#8217;Abbazia dei santi Nabore e Felice): vi si ritrovano pianta e assonometria delle singole case con numerose annotazioni sulle destinazioni d&#8217;uso, sui vicini, sugli spazi privati e pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Una categoria di tipi edilizi, su cui si articolava parte del tessuto abitativo urbano, era originariamente a sviluppo in profondit\u00e0, con i due lati pi\u00f9 lunghi ciechi e un lato-modulo di fronte minimo sulla strada, con due camere per piano, illuminate dall&#8217;esterno, e un blocco-scala per accedere ai singoli piani; vi abitava una sola famiglia, con attivit\u00e0 artigiana o \u201c<em>fondaco<\/em>\u201d a piano-terra ed abitazione negli altri piani. Attualmente le strutture distributive interne sono state generalmente alterate con suddivisione, attraverso tramezzature, dell&#8217;unico alloggio in nuclei familiari diversi; i locali a piano-terra sono restati, in genere, adibiti ad attivit\u00e0 artigianali o commerciali, o a magazzini; superfetazioni sono state attuate con aggiunte nei piani alti e a livello di cortili e di orti. Il ripristino, a livello tipologico-funzionale, intende applicare un metodo di ricomposizione delle singole unit\u00e0, riferite all&#8217;insieme di appartenenza, ispirato a motivazioni di ordine culturale operativo coerente con l&#8217;attuale momento storico e perci\u00f2 \u201c<em>reinterpretativo<\/em>\u201d dell&#8217;elemento casa in quanto costante aggregativa \u2013&nbsp; fisica e funzionale \u2013&nbsp; dell&#8217;architettura della citt\u00e0; lo standard abitativo \u00e8 ipotizzato in 34 metri quadrati per abitante.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intenzione \u00e8 di <strong>adeguare l&#8217;alloggio alle funzioni che gli sono proprie, esaltando, per contrapposizione, le funzioni integrative degli spazi collettivi<\/strong>, dei servizi comuni e delle attrezzature, nella visuale di un superamento dell&#8217;individualismo in una nuova, necessaria \u2013 anche se di sapore utopico allo stato attuale dello sviluppo sociale \u2013 concezione della socialit\u00e0 dell&#8217;uomo. Concezione non nuova, in assoluto, del carattere della vita urbana, visto che la si ritrova sostanzialmente nel quartiere stesso della citt\u00e0 medievale con i suoi vasti spazi pubblici (chiesa e sagrato, mercato, piazza, municipio, ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p>Si concret\u00f2 cos\u00ec il <strong>piano regolatore<\/strong> per il centro storico, <strong>adottato net 1969<\/strong>, che proponeva una reale alternativa alla indiscriminata espansione urbana con il recupero del centro storico alla prevalente funzione residenziale mista. <strong>Nel 1973 veniva adottato il piano PEEP<\/strong> (Piano per l&#8217;Edilizia Economico-Popolare): piani particolareggiati, di iniziativa pubblica, per l&#8217;attuazione del Piano per la Conservazione del Centro Storico, concernenti i primi cinque comparti di intervento, con l&#8217;impiego di fondi per l&#8217;edilizia economico-popolare in applicazione della legge n. 865 del 1971 sulla casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le operazioni di risanamento l&#8217;amministrazione comunale aveva la scelta tra la via dell&#8217;esproprio e quella della utilizzazione dell&#8217;intervento privato attraverso convenzioni: \u00e8 ricorsa a quest&#8217;ultima, riservandosi il ricorso alla prima, come esposto pi\u00f9 oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Va rilevato, a questo proposito, che l&#8217;articolo 16 della legge n. 865 sulla casa consente che nei centri storici si facciano espropriazioni solo per servizio pubblico, e quindi anche per l&#8217;edilizia economica e popolare che \u00e8 servizio pubblico essendo attivit\u00e0 esplicata da Enti pubblici, con pubblico danaro e in base a leggi dello Stato<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervento di risanamento a Bologna viene realizzato attraverso <strong>convenzioni che consentono la partecipazione diretta dei privati proprietari<\/strong>: la formula adottata dal Consiglio comunale il 7 marzo 1973 \u00e8 quella della convenzione venticinquennale per i proprietari che lo desiderino (con esclusione di qualsiasi societ\u00e0 speculativa o ente); la partecipazione dei privati viene favorita attraverso <strong>mutui agevolati e garantiti dall&#8217;amministrazione comunale stessa<\/strong>, a patto che i proprietari di case in affitto si impegnino a mantenere gli inquilini anche a lavori eseguiti, a rispettare i progetti esecutivi approvati dal Comune e ad applicare un equo canone; <strong>per i proprietari residenti che sono in disagiate condizioni economiche, le agevolazioni del Comune possono giungere al finanziamento totale<\/strong>; per 25 anni il Comune ha diritto di prelazione nell&#8217;acquisto della casa; <strong>\u00e8 previsto l&#8217;esproprio<\/strong> nei confronti di proprietari che vendano sottobanco la casa restaurata o anche di proprietari che non rispettino altre clausole della convenzione; <strong>il Comune si addossa l&#8217;onere delle case-albergo per la sistemazione temporanea degli abitanti dei singoli comparti nel corso dei lavori di ripristino<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il primo intervento concreto<\/strong> \u2013 per quanto inteso come esperimento nella linea del riutilizzo e delle implicazioni che questo comporta \u2013 interessa il comparto San Leonardo, nel quartiere Irnerio, con modeste case di origine rinascimentale degradate in tuguri dietro facciate in discrete condizioni; su un&#8217;area spianata dai bombardamenti del periodo bellico, di propriet\u00e0 comunale, sta sorgendo una casa-albergo dove, a partire dal gennaio prossimo, saranno temporaneamente ospitati gli inquilini delle abitazioni in zona San Leonardo man mano che le loro case saranno sottoposte a risanamento.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;operazione-Centro \u00e8 intesa anche a realizzare mini-appartamenti per studenti fuori-sede: d&#8217;intesa con l&#8217;Universit\u00e0 degli studi si vorrebbe realizzare un piano a lungo termine che prevede l&#8217;acquisizione di grandi palazzi nobiliari nel centro storico, nell&#8217;ambito di una politica di riqualificazione e rinnovo delle attrezzature universitarie da estendere al reperimento di alloggi per gli studenti fuori-sede al fine di stroncare il mercato speculativo degli affittacamere<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>. Viene cos\u00ec riproposto il problema della collocazione dell&#8217;universit\u00e0 rispetto alla citt\u00e0, vale a dire del come esprimere una vita sociale nella quale studio e studente abbiano un inserimento ben preciso e niente affatto pleonastico. La scoperta della \u201c<em>vita<\/em>\u201d suppone la presenza nella citt\u00e0 o almeno la relazione con la citt\u00e0 (e soprattutto con la \u201c<em>grande citt\u00e0<\/em>\u201d, se si vuole evitare la \u201c<em>fagocitosi<\/em>\u201d della citt\u00e0 da parte dell&#8217;universit\u00e0, cio\u00e8, in pratica, la devitalizzazione della citt\u00e0 in quanto tale), con le sue attrezzature di agevole accesso, con la sua attivit\u00e0 di cui ci si senta corresponsabili e con le sue opzioni offerte alla scelta responsabile<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Con il piano-programma comunale 1973-75 il Comune di Bologna ha avviato la <strong>realizzazione di una politica dei servizi e dei consumi sociali a supporto e complemento della politica della casa<\/strong>; premessa operativa \u00e8 l&#8217;acquisizione da parte del Comune stesso di palazzi, complessi architettonici e soprattutto ex-conventi di cui \u00e8 costellato il centro storico<a href=\"#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>: destinati ad essere utilizzati come \u201c<em>contenitori<\/em>\u201d di servizi sociali per il quartiere e la citt\u00e0. \u00ab<em>il progetto di accogliere diverse attivit\u00e0 sociali<\/em> \u2013 osservava l&#8217;architetto Scannavini nella sua relazione al Simposio \u2013 , <em>dalla scolastica alla ricreativa, dalla culturale a quella assistenziale, e di servizio di quartiere, in un unico complesso architettonico, riconoscendo negli spazi architettonici la vocazionalit\u00e0 intrinseca, oltre che superare il triste espediente di utilizzare comunque la disponibilit\u00e0 offerta da queste preesistenze, porta a compiere esperienze nuove nel campo del restauro attivo<\/em>\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>\u00c8 in atto il restauro e la rifunzionalizzazione di un complesso architettonico in Via Pietralata; per altri complessi sono gi\u00e0 pronti i progetti esecutivi.<\/p>\n\n\n\n<p>La restituzione alla citt\u00e0 antica della sua intrinseca efficienza funzionale prevede anche il <strong>decentramento dei \u201c<em>generatori di direzionalit\u00e0<\/em>\u201d<\/strong>, riconosciuti incompatibili con la struttura antica, mediante la creazione di nuove aree di sviluppo terziario esterne al nucleo antico.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la zona Nord (intesa, in un primo tempo, come zona di sviluppo residenziale, impiego e servizi per 100.000 abitanti), furono commissionati al giapponese Kenzo Tange ed al suo gruppo di lavoro una struttura direzionale (incarico del Comune di Bologna), il piano particolareggiato del distretto fieristico nell&#8217;ambito della stessa zona Nord (incarico dell&#8217;Ente \u201c<em>Finanziaria Fiere<\/em>\u201d) ed il progetto di un centro religioso sempre nell&#8217;ambito della zona Nord (incarico del card. Lercaro); le proposte elaborate dal gruppo Tange a partire dal maggio 1968 (in stretto contatto con i tecnici che parallelamente studiavano il nuovo piano regolatore generale) furono presentate all&#8217;\u201d<em>assemblea dei 70<\/em>\u201d dei comuni del piano intercomunale bolognese nell&#8217;aprile 1970: e in quella sede se ne ridimension\u00f2 la scala per non squilibrare l&#8217;insieme urbano.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il tentativo di salvare la dimensione umana dell&#8217;ambiente viene integrato, a Bologna, da un corrispettivo sociale: l&#8217;<strong>assistenza agli anziani e all&#8217;infanzia<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Il problema degli anziani \u00e8 stato affrontato scartando il ricovero in quei \u201c<em>parcheggi di attesa<\/em>\u201d che sono gli ospizi; \u00e8 stato redatto un programma di mini-appartamenti destinati agli anziani nelle zone stesse in cui son sempre vissuti, in modo da dar loro la consapevolezza di non essere emarginati, ma presenti, attivi, autonomi;<\/strong> il Comune integra la pensione per i pensionati che vivono soli; i quartieri sono attrezzati di poliambulatori gratuiti per gli anziani (otto gi\u00e0 funzionanti) che integrano l&#8217;assistenza mutualistica e sono affiancati da un Centro di assistenza domiciliare; gli anziani usufruiscono di tessera gratuita di circolazione sui trasporti urbani.<\/p>\n\n\n\n<p>Sui pi\u00f9 di 17.000 bambini bolognesi tra i 3 e i 6 anni, 13.300 frequentano la \u201c<em>scuola materna<\/em>\u201d o \u201c<em>dell&#8217;infanzia<\/em>\u201d (come si preferisce chiamarla) e vi restano sino all&#8217;ora di chiusura degli uffici e delle fabbriche; la refezione scolastica costa modestamente e per i bambini di famiglie a basso reddito \u00e8 gratuita; la media di frequenza \u00e8 del 76% ed il traguardo che s&#8217;\u00e8 prefisso il Comune \u00e8 dell&#8217;80%; molti degli edifici adibiti per le scuole dell&#8217;infanzia sono di non recente costruzione, ma riadattati, ristrutturati, trasformati da un gruppo di architetti e di tecnici comunali per l&#8217;arredo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VALUTAZIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esperimento in corso a Bologna per la salvaguardia e rivitalizzazione del suo centro storico ha suscitato, ovviamente, <strong>nei convenuti al Simposio non soltanto sinceri consensi<\/strong> per lo sforzo di \u201c<em>rompere il circolo vizioso di uno sviluppo urbano che rende sempre pi\u00f9 disumane le citt\u00e0<\/em>\u201d, <strong>ma anche delle riserve<\/strong>. Ed era scontato: finalit\u00e0 dei simposi \u00e8 di contribuire a far nascere ogni scelta di fondo nello sviluppo della citt\u00e0 da un dibattito, il pi\u00f9 esteso possibile, con gli ambienti direttamente interessati.<\/p>\n\n\n\n<p>Da tutti i convenuti (e non soltanto per correttezza di ospiti) \u00e8 stata favorevolmente sottolineata la <strong>validit\u00e0 dell&#8217;impegno<\/strong> assunto dall&#8217;Amministrazione bolognese <strong>di mantenere viventi gli edifici del suo centro antico non privandoli del loro intorno immediato che ne costituisce l&#8217;unit\u00e0 e non turbando l&#8217;equilibrio della stratificazione sociale ivi esistente<\/strong>: ogni edificio \u00e8 ricco di ci\u00f2 che gli sta accanto ed il contesto vive della continua presenza nella vita vissuta, particolarmente quando il contesto \u00e8 quello di una \u201c<em>citt\u00e0 cordiale<\/em>\u201d come Bologna, per \u201c<em>uomini di cuore<\/em>\u201d quali sono i bolognesi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;architetto danese J. Eckhardt-Hansen, illustrando gli analoghi interventi di salvaguardia in corso per Elsinore in Danimarca, ha messo in guardia i pianificatori bolognesi dalle conseguenze negative di un sistema di parcheggi per i residenti nel nucleo storico previsto \u201c<em>limitrofo al centro storico<\/em>\u201d, entro un raggio di 500-800 metri, e ha richiamato l&#8217;attenzione sull&#8217;orientamento della moderna struttura del commercio a favore dei grandi supermercati: sono elementi che potrebbero aver un loro peso nel declino sociale del nucleo storico.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;architetto svizzero E. Martin, da parte sua, raffrontando i dati statistici sulla <strong>popolazione del centro storico<\/strong> bolognese del 1961 con quelli del 1971, ha rilevato una diminuzione di residenti addetti all&#8217;industria o all&#8217;artigianato ed un aumento di impiegati, quadri superiori e indipendenti; inoltre, la popolazione del centro storico stesso \u00e8 diminuita, nel decennio, da 93.000 a 80.000 abitanti con abbassamento dell&#8217;indice di occupazione degli appartamenti a 0,69 persone per locale. Le cause di tali fenomeni possono essere diverse; si profila, tuttavia, l&#8217;interrogativo della rispondenza del modo di abitare nel centro storico \u2013 sia pure risanato, attrezzato e restaurato \u2013&nbsp; \u201c<em>ai fabbisogni attuali, soprattutto futuri, di una popolazione in progressivo mutamento, che cerca di migliorare sotto tutti i punti di vista la sua condizione<\/em>\u201d e che forse non \u00e8 pi\u00f9 disposta ad accettare, per viverci, gli spazi angusti del vecchio ambiente urbano. Si potr\u00e0 giungere a realizzare proficue compatibilit\u00e0 fra esigenze di salvaguardia socio-culturale, bisogni di mobilit\u00e0 e mutazioni dovute all&#8217;attuale dinamica?<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 fortemente critico, il francese J. Houlet si \u00e8 dichiarato insoddisfatto del computo \u2013 a lui apparso generico e improbabile \u2013 presentato da Cervellati sui <strong>costi socio-economici del restauro<\/strong> rispetto a quelli di costruzione del nuovo in periferia<a href=\"#_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>: Houlet non sembrava tener conto dei maggiori costi per opere di urbanizzazione primaria e secondaria conseguenti alla crescita indiscriminata della citt\u00e0 ed alla necessit\u00e0 di adeguamento dei servizi alle maggiori distanze delle periferie rispetto al centro gi\u00e0 in gran parte attrezzato; inoltre non sembrava riflettere alla economicit\u00e0 insita in una migliore utilizzazione di risorse abitative altrimenti votate al degrado, fisico e sociale, e nella conservazione di destinazioni d&#8217;uso di zone urbane e delle stratificazioni sociali presenti in esse, che rimuovono i pericoli di ghetti interni per classi abbienti e periferici per emarginati, con tutti i conflitti che ne emergono.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue critiche, per\u00f2, si appuntavano soprattutto sulla convenzione venticinquennale tra Comune e privati proprietari per il restauro degli edifici di loro propriet\u00e0 nel centro storico: egli tacciava di \u201c<em>contratto leonino<\/em>\u201d la convenzione stessa, perch\u00e9 imposta sotto la minaccia della \u201c<em>spada di Damocle della spoliazione<\/em>\u201d resa applicabile per l&#8217;articolo 16 della legge n. 865 sulla casa. Ma Houlet, che pure non ha mancato di stigmatizzare le manovre speculative sulle aree urbane che imperversano in Francia<a href=\"#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> non meno che da noi, non ha indicato altro mezzo per venirne a capo.<\/p>\n\n\n\n<p>Che l&#8217;iniziativa del Comune di Bologna di rivitalizzare il centre storico della citt\u00e0 non sia perfetta, \u00e8 ammesso dagli stessi amministratori che ne hanno iniziato l&#8217;attuazione in via sperimentale<strong>. Va tuttavia dato atto, agli amministratori bolognesi, di aver \u201cpreso una iniziativa\u201d<\/strong>, anche se questa ha bisogno di essere precisata e calibrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi ha avuto modo di confrontare previsioni ed esiti negli interventi di sistemazione urbana, sa bene che la logica della vita vissuta raramente \u2013 e molto spesso per caso \u2013 collima con la logica delle previsioni. Ci\u00f2 non toglie che incombe su tutti l&#8217;impegno di contribuire a risolvere, nei limiti consentiti a ciascuno, i problemi della vita di tutti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-css-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Principio espresso in occasione del Primo Simposio del Consiglio d\u2019Europa, tenutosi ad Edimburgo, nel gennaio 1974<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/02\/07\/ecobonus-sismabonus-bonus-facciate-e-il-futuro-delleconomia-e-dei-liberi-professionisti\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/02\/07\/ecobonus-sismabonus-bonus-facciate-e-il-futuro-delleconomia-e-dei-liberi-professionisti\/<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2019\/07\/06\/edifici-storici-demolire-o-restaurare\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2019\/07\/06\/edifici-storici-demolire-o-restaurare\/<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2019\/07\/02\/edifici-storici-a-rischio-rigenerazione-urbana\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2019\/07\/02\/edifici-storici-a-rischio-rigenerazione-urbana\/<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/07\/02\/rigenerazione-urbana-sostenibilita-diffidare-dei-mistificatori-della-realta\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/07\/02\/rigenerazione-urbana-sostenibilita-diffidare-dei-mistificatori-della-realta\/<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/10\/21\/dopo-via-ticino-incontri-ravvicinati-di-terzo-tipo-col-ministero-dei-beni-culturali\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/10\/21\/dopo-via-ticino-incontri-ravvicinati-di-terzo-tipo-col-ministero-dei-beni-culturali\/<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/09\/14\/palazzo-tresca-la-svolta-possibile-gli-interessi-della-collettivita-e-quello-privato-non-sono-inconciliabili-anzi\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/09\/14\/palazzo-tresca-la-svolta-possibile-gli-interessi-della-collettivita-e-quello-privato-non-sono-inconciliabili-anzi\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.legislonceazionetecnica.it\/17623\/fonte\/lr-emilia-romagna-07-12-1978-n-47\">http:\/\/www.legislonceazionetecnica.it\/17623\/fonte\/lr-emilia-romagna-07-12-1978-n-47<\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> <a href=\"https:\/\/messina.gazzettadelsud.it\/articoli\/politica\/2022\/01\/04\/pnrr-il-tempo-vola-e-ce-chi-gioca-ponte-sullo-stretto-di-messina-ancora-polemica-6493e9e1-a5e1-4fc4-9bfb-b11b9a0d8f9d\/\">https:\/\/messina.gazzettadelsud.it\/articoli\/politica\/2022\/01\/04\/pnrr-il-tempo-vola-e-ce-chi-gioca-ponte-sullo-stretto-di-messina-ancora-polemica-6493e9e1-a5e1-4fc4-9bfb-b11b9a0d8f9d\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.radiocolonna.it\/economia\/pnrr-gualtieri-tra-bandi-avvio-recupero-vela-tor-vergata\/\">https:\/\/www.radiocolonna.it\/economia\/pnrr-gualtieri-tra-bandi-avvio-recupero-vela-tor-vergata\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/06\/grandi-opere-inutili-e-imposte-la-grande-abbuffata-del-pnrr-non-salvera-il-paese\/\">http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/06\/grandi-opere-inutili-e-imposte-la-grande-abbuffata-del-pnrr-non-salvera-il-paese\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/10\/18\/il-ministro-dello-zeitgeist-franceschini-e-lossessione-per-la-rivoluzione-digitale\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/10\/18\/il-ministro-dello-zeitgeist-franceschini-e-lossessione-per-la-rivoluzione-digitale\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/12\/09\/larmageddon-dei-centri-storici-ex-lege\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2021\/12\/09\/larmageddon-dei-centri-storici-ex-lege\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2022\/04\/25\/superbonus-110-lidea-era-favorire-chi-ha-pochi-soldi-ma-credo-sia-successo-il-contrario\/6569320\/\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2022\/04\/25\/superbonus-110-lidea-era-favorire-chi-ha-pochi-soldi-ma-credo-sia-successo-il-contrario\/6569320\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/01\/il-quartiere-testaccio-di-roma-e-la-politica-dellicp-agli-albori-della-sua-esistenza-un-importante-precedente-da-cui-imparare\/\">https:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/01\/il-quartiere-testaccio-di-roma-e-la-politica-dellicp-agli-albori-della-sua-esistenza-un-importante-precedente-da-cui-imparare\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Il Consiglio d&#8217;Europa, con sede a Strasburgo, organizza la cooperazione degli Stati europei nella maggior parte del settori che interessano il Cittadino, eccettuata la difesa; primo in data tra gli organismi politici europei (1949), abbraccia con i suoi 17 Paesi membri la pi\u00f9 estesa superficie e il campo di azione pi\u00f9 vasto. Il Simposio di Bologna era stato previsto nel quadro dell&#8217;anno del Patrimonio architettonico europeo (1975) lanciato dal Consiglio stesso col motto \u00ab<em>un futuro per il nostro passato<\/em>\u00bb ed aveva come tema generale \u00ab<em>il costo sociale della conservazione dei centri storici<\/em>\u00bb; temi specifici: \u00ab<em>Adattamento, attraverso l&#8217;individuazione dei bisogni della popolazione, delle case antiche all&#8217;attuale modo di abitare nel rispetto della struttura o della tipologia originale degli immobili<\/em>\u00bb (relatore: C. de Angella, controrelatore: J. Eckhardt-Hansen); \u00ab<em>Adattamento del patrimonio architettonico in vista della sua destinazione ad uso pubblico con finalit\u00e0 socio-culturali realizzato attraverso la partecipazione della popolazione<\/em>\u00bb (relatore: R. Scannavini, controrelatore: E. Martin); \u00ab<em>Compatibilit\u00e0. delle condizioni economiche degli abitanti del centro storico in ordine sia al costo sociale del restauro che al costo delle realizzazioni di nuove zone di espansione<\/em>\u00bb (relatore: P. L. Cervellati, controrelatore: J. Houlet).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Il nucleo pi\u00f9 antico del centro storico di Bologna si and\u00f2 formando intorno al 1000 sull&#8217;impianto a scacchiera di et\u00e0 romana: i caratteri di omogeneit\u00e0 e compattezza del nucleo storico pi\u00f9 antico sembrano dovuti, almeno in parte, al fatto che, nel 1181, immediatamente dopo il grande incendio, si incominci\u00f2 quel rinnovamento edilizio che avrebbe conferito a Bologna il tipico aspetto di citt\u00e0 turrita: una distinzione tuttora valida tra la citt\u00e0 vecchia, a planimetria poligonale, e le aree di espansione periferica e di suburbio \u00e8 segnata dal viali dl circonvallazione sistemati all&#8217;esterno della terza cinta muraria urbana del 1380, abbattuta in gran parte nel 1901.<\/p>\n\n\n\n<p>Amministrativamente Bologna \u00e8 stata suddivisa nel 1964 in 18 quartieri, ognuno dei quali fa capo a un aggiunto del Sindaco, tramite tra il Comune e gli abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> cfr. A. PREDIERI, <em>L&#8217;espropriazione di immobili nel centri storici per l&#8217;edilizia residenziale pubblica secondo la Legge n. 865 del 1971<\/em>, In Bologna: politica e metodologia del restauro, a cura di P. L. CERVELLATI e R. SCANNAVINI, ed. Il Mulino, Bologna 1973, pp. 41-90<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> \u00c8 noto che lo \u201c<em>Studio<\/em>\u201d di Bologna, fondato da Irnerio e Pepone, data dall&#8217;anno 1088. Sin dagli inizi attrasse studenti sempre pi\u00f9 numerosi, spesso ricchi che vi si recavano con servitori e cavalli e spendevano largamente. Il problema dell&#8217;alloggio fu perci\u00f2 sempre molto incisivo: se il Comune \u2013 che nacque, crebbe e decadde con lo Studio \u2013 rispett\u00f2 sempre i particolari privilegi di cui godevano gli \u201c<em>scolari<\/em>\u201d per i contratti di pensione e di affitto delle case, le universit\u00e0 degli \u201c<em>scolari<\/em>\u201d dovettero affidare a dei \u201c<em>taxatores<\/em>\u201d da loro eletti la tutela loro, dei maestri e delle loro famiglie dalle varie forme di speculazione sull&#8217;alloggio e sul vitto.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Si veda, su questo argomento: AA. VV., <em>L&#8217;universit\u00e0 in un mondo in trasformazione<\/em>, in Il Mulino, n. 210, (luglio-agosto 1970), pp. 27-165<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Una caratteristica bolognese \u00e8 la presenza rilevante di conventi nel centro storico: alcuni erano luogo di incontro per gli scolari delle \u201c<em>universit\u00e0<\/em>\u201d dei legisti e degli artisti, altri vere e proprie scuole fiorite all&#8217;interno delle comunit\u00e0 claustrali: molte scuole si configuravano come Studi Generali dei rispettivi Ordini, frequentati pure da altri religiosi, chierici e studenti laici. L&#8217;abbazia di San Procolo fu la pi\u00f9 antica sede dell&#8217;universit\u00e0 degli \u201c<em>scolari<\/em>\u201d: intorno alla met\u00e0 del secolo XIL si stabil\u00ec presso quella chiesa una comunit\u00e0 di benedettini; a partire dal secolo XIV l&#8217;universit\u00e0 dei legisti si radun\u00f2 in san Domenico e quella degli artisti in San Francesco; collegi universitari erano, tra altri: il Collegio spagnolo (1364) per \u201c<em>scolari<\/em>\u201d di famiglie nobili e cospicue di Spagna, il Collegio Gregoriano (1370) per giovani disagiati e volenterosi, il Collegio Ancarano (1414) per \u201c<em>scolari<\/em>\u201d poveri; con la costruzione dell&#8217;Archiginnasio (1563, architetto Il Terribilia, prolegato pontificio san Carlo Borromeo) furono riunite in quella sede le scuole degli artisti e dei legisti, mentre l&#8217;insegnamento teologico continu\u00f2 a tenersi nel conventi; dopo l&#8217;esproprio napoleonico (1796) numerosi conventi vennero demanializzati o venduti a privati.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Per quanto riguarda le nuove costruzioni in periferia: da recenti appalti, i costi risulterebbero di 218.000 lire al mq di superficie abitabile; se si considera una superficie di 30-35 mq per abitante, il costo pro capite sarebbe di 8,6 &#8211; 7,5 milioni; aggiungendo, per spese di urbanizzazione primaria (strade, fogne, luce, ecc.) e secondaria (scuole, verde, attrezzature sportive, ecc.), rispettivamente 400.000 e 600.000 lire per abitante, si hanno, per ogni cittadino insediato in periferia, 7,5 &#8211; 8,5 milioni. Per quanto invece concerne il restauro-risanamento: gli appalti pi\u00f9 recenti danno 200.000 lire al mq; l\u2019urbanizzazione primaria \u00e8 gi\u00e0 esistente e quella secondaria e da realizzare in parte.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Cfr. G. ALESSANDRI, La speculazione fondiaria nelle zone urbane, in Aggiornamenti Sociali, (maggio) 1974, pp. 345-354, rubr. 18<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli Europei hanno il dovere, sia dal punto di vista sociale che economico, di salvaguardare il loro patrimonio architettonico, bene insostituibile che va rapidamente scomparendo. 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