{"id":630,"date":"2017-09-07T18:50:14","date_gmt":"2017-09-07T16:50:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/?p=630"},"modified":"2017-09-07T18:50:14","modified_gmt":"2017-09-07T16:50:14","slug":"palazzo-tresca-a-barletta-riflessioni-tristi-e-suggerimenti-per-listituzione-del-vincolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/09\/07\/palazzo-tresca-a-barletta-riflessioni-tristi-e-suggerimenti-per-listituzione-del-vincolo\/","title":{"rendered":"Palazzo Tresca a Barletta \u2026 riflessioni (tristi) e suggerimenti per l\u2019istituzione del vincolo"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono cose per le quali non si vorrebbe mai scrivere, perch\u00e9 si corre il rischio di litigare anche con degli amici i quali, a causa di una visione drammaticamente ideologica dell\u2019architettura e del restauro, preferiscono accusare chi prenda le difese di un palazzo storico di essere un \u201c<em>passatista inconcludente<\/em>\u201d, piuttosto che rivedere le proprie posizioni.<\/p>\n<p>Ma cos\u00ec \u00e8 sempre stato, almeno da quando la rivalit\u00e0, le invidie, l\u2019autocompiacimento e l\u2019ideologia degli architetti influenzano il loro operato!<\/p>\n<p>Oggi, dopo la sterile discussione con un collega, amico d infanzia e di studi, mi sento pi\u00f9 che mai vicino alle parole di Giulio Magni quando, nel 1885, scrivendo a Raimondo D\u2019Aronco \u2013 anch\u2019egli costretto a lasciare l\u2019Italia \u2013 aveva avuto modo di esprimere la necessit\u00e0, per l\u2019architettura del suo tempo, di liberarsi delle catene impostegli dall\u2019Accademia: \u00ab[\u2026]<em> colui che deve lavorare si trova nel bivio difficilissimo se cio\u00e8 fare come la ragione lo guida o come il generalizzato sentimento gli impone <\/em>[\u2026] <em>affrontare l\u2019impopolarit\u00e0 \u00e8 certo un eroismo e chi si sente forte nella battaglia da combattere, scenda in campo con quel coraggio che d\u00e0 la sicurezza della vittoria. E noi giovani che coltiviamo questo ideale nella nostra mente, dobbiamo difenderlo e sostenerlo con tutte le nostre forze, studiando alacremente con la ferrea volont\u00e0 di riuscire!<\/em>\u00bb \u2026<\/p>\n<p>Oggi quell\u2019Accademia non \u00e8 pi\u00f9 quella classicista Beaux Arts dell\u2019epoca di Magni, che almeno una cultura e un senso estetico ancora manteneva, ma quella ancora pi\u00f9 dittatoriale, ignorante e deleteria dei fondamentalisti dello <em>zeitgeist<\/em> i quali, non avendo la capacit\u00e0 di confrontarsi con l\u2019esistente, preferiscono offenderlo, demolirlo e, come nel caso in oggetto, ritenerlo \u201c<em>vecchio<\/em>\u201d, ergo \u201c<em>sacrificabile<\/em>! Costoro, d\u2019altro canto, non lo fanno per ignoranza o per cattiveria, lo fanno semplicemente perch\u00e9 cos\u00ec gli \u00e8 stato insegnato\/imposto sui banchi universitari. Essi sono in totale buona fede, perch\u00e9 vittime di un lavaggio del cervello, talmente profondo e consolidato, che gli impedisce di accettare la realt\u00e0 \u2026 Ci troviamo davanti ad una sorta di moderna versione del \u201c<em>mito della caverna<\/em>\u201d di Platone<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_631\" aria-describedby=\"caption-attachment-631\" style=\"width: 1254px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"631\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/09\/07\/palazzo-tresca-a-barletta-riflessioni-tristi-e-suggerimenti-per-listituzione-del-vincolo\/immagine-attuale-2\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1.jpg\" data-orig-size=\"972,695\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"immagine attuale\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Barletta, via Imbriani 20, Palazzo Tresca nell\u2019attuale stato di abbandono (programmato)&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1.jpg\" class=\" wp-image-631\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1254\" height=\"896\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1.jpg 972w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-300x215.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-768x549.jpg 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-700x501.jpg 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-520x372.jpg 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-360x257.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-250x179.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/immagine-attuale-1-100x72.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1254px) 100vw, 1254px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-631\" class=\"wp-caption-text\">Barletta, via Imbriani 20, Palazzo Tresca nell\u2019attuale stato di abbandono (programmato)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Accanto a questa ormai settantennale schiera di architetti \u201c<em>lobotomizzati<\/em>\u201d in nome di una visione \u201c<em>modernista<\/em>\u201d dell\u2019architettura, che \u00e8 cosa ben diversa da una visione \u201c<em>moderna<\/em>\u201d della stessa, vi sono poi gli \u201c<em>intellettualoidi radical-chic<\/em>\u201d che fingono di apprezzare le stravaganze e gli abomini che quell\u2019<em>\u00e9lite colta di architetti <\/em>gli propone \u2026 Costoro, sottovoce e mai in presenza di persone che non conoscono, spesso e volentieri esprimono il proprio dissenso per l\u2019operato di architetti e pianificatori, ironizzano sulle loro idee e tendenze. Ma nel dibattito pubblico, per non sembrare ignoranti, sfoderano la loro <em>necessit\u00e0 di appartenenza alla cerchia della gente \u201ccolta\u201d<\/em>, e fingono di apprezzare opere insulse per le quali \u00e8 magari stato speso molto denaro pubblico, provocandogli \u201c<em>segretamente<\/em>\u201d un attacco di bile!<\/p>\n<p>Questa ipocrisia, per\u00f2, non colpisce solo la gente comune \u2013 le cui scelte non causerebbero danno a nessun altro che se stesso \u2013 ma colpisce soprattutto la classe politica, perennemente alla ricerca della platealit\u00e0. Una classe politica che non si pone problemi nel commissionare opere faraoniche (quasi sempre inutili) che, nello sfregiare le citt\u00e0, lasciano per\u00f2 la possibilit\u00e0 per certi sindaci di poter rivendicare di essere stati loro a portare \u201c<em>fama<\/em>\u201d alla citt\u00e0 e, soprattutto, a se stessi \u2026 i casi del Museo dell\u2019Ara Pacis di Richard Meier imposto sindaco\/despota Francesco Rutelli a Roma, e quello dell\u2019altro sindaco\/despota Massimo Federici a La Spezia, che ha portato alla devastazione di Piazza Verdi fare spazio alla ridicola opera di Daniel Buren, sono ferite ormai putrescenti e mai pi\u00f9 sanabili. Ma non facciamoci illusioni che le cose possano cambiare da un giorno all\u2019altro, gli esseri umani, specie nell\u2019attuale \u201c<em>societ\u00e0 dello spettacolo<\/em>\u201d, sono troppo narcisisti per poter trovare il coraggio di ribellarsi al sistema e fare come il ragionier Fantozzi davanti all\u2019ennesima proiezione della Corazzata Pot\u00ebmkin del grande maestro Sergej Michajlovi\u010d \u0116jzen\u0161tejn.<\/p>\n<p>A beneficio di chi, in qualit\u00e0 di amministratore pubblico, potrebbe prendere delle decisioni errate, perch\u00e9 influenzate da chi possa agire in nome di una ideologia, ritengo utile parafrasare le \u201c<em>Conversations sur l\u2019Architecture<\/em>\u201d di Eug\u00e8ne Viollet-Le-Duc<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> a suo tempo preoccupato da come l\u2019Academie des Beaux-Arts stesse mettendo a repentaglio il patrimonio storico francese.<\/p>\n<p>L\u2019influenza esclusiva che pu\u00f2 assumere una congregazione irresponsabile nei riguardi di un potere esecutivo responsabile \u00e8 talmente grande da rischiare di non poter essere controllata: cosa pu\u00f2 opporre un\u2019amministrazione non competente all\u2019opinione di un\u2019universit\u00e0 o un ordine professionale che lo Stato stesso (poich\u00e9 \u00e8 lo Stato che li sostiene) considera del tutto competente? Come ammettere che un\u2019amministrazione che non \u00e8 artista, si accinga ad assumersi le responsabilit\u00e0 di affidare, per esempio, la costruzione di un monumento pubblico a un uomo che rifiuta un corpo che si ritiene si recluti nell\u2019\u00e9lite degli artisti?<\/p>\n<p>Per i grandi incarichi l\u2019amministrazione trova pi\u00f9 semplice, e meno compromettente, ripararsi dietro l\u2019opinione dell\u2019organo colto (commissione giudicatrice decisa dall\u2019Ordine degli Architetti o da chicchessia che, comunque, sar\u00e0 composta come al solito dagli adepti della \u201c<em>setta<\/em>\u201d e mai dalla gente comune che dovr\u00e0 vivere ci\u00f2 che le si costruisce), che per\u00f2 non \u00e8 responsabile e non \u00e8 minimamente tenuto, nei confronti del pubblico, a rendere conto dei reali motivi che lo fanno agire, e ben si guarda dal rivelarlo, se lo far\u00e0 argomenter\u00e0 le sue decisioni con le tipiche frasi arcane miranti a far sentire il popolo come una massa di sudditi ignoranti per i quali lo Stato \u201c<em>buono<\/em>\u201d produce. Si capisce che in tali condizioni, in un\u2019amministrazione che \u201c<em>non se ne intende<\/em>\u201d di speciali questioni d\u2019arte, gli affari della lobby vadano alla grande. Cos\u00ec queste amministrazioni si trovano ben presto completamente alla merc\u00e9 dei capi della congregazione e circondate dai suoi aderenti, impiegati ad ogni livello. Questi ultimi divengono tanto pi\u00f9 numerosi e sottomessi allo spirito del corpo, quanto pi\u00f9 sentono che la sua influenza si accresce e che il suo potere si rinsalda in tutti i servizi dei lavori pubblici. Poich\u00e9 tali servizi ormai intendono esprimere una sola opinione su tutto, e visto che tutti gli \u201c<em>oppositori del regime<\/em>\u201d sono stati costretti a tirarsi fuori dalla mischia, essi credono in perfetta buona fede di essere nel giusto \u2026 fino al momento in cui, per un caso fortuito, si assiste ad un brusco risveglio. \u00c8 solo a questo punto che questa responsabilit\u00e0 \u2013 che l\u2019amministrazione credeva potesse accollare al corpo protetto \u2013 viene invece a ricadergli addosso come un macigno, a questo punto il corpo irresponsabile se ne lava le mani. Cos\u00ec facendo, si suppone, l\u2019istituzione statale dovrebbe divenire per lo Stato imbarazzante, tuttavia inizia un tira e molla di scaricabarile finch\u00e9, col tempo, ci si dimentica e si ricomincia come se niente fosse stato!<\/p>\n<p>La forma dittatoriale silente che caratterizza l\u2019ambiente dell\u2019Architettura di oggi \u00e8 assolutamente inimmaginabile alla gente che vive \u2013 o sopravvive \u2013 nelle citt\u00e0: gli architetti e gli studenti di Architettura si trovano in una situazione particolare a dir poco vergognosa: ripudiare le proprie idee, qualora tali opinioni e tali idee non siano ammesse dal corpo protetto dallo Stato, o essere condannati a una specie di ostracismo se mantengono le loro idee e le loro opinioni personali.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente come la gi\u00e0 citata riflessione di Giulio Magni!<\/p>\n<p>Si rifletta sul fatto che un qualsiasi <em>corpo<\/em> (in questo caso gli Ordini Professionali) sottomesso a una <em>dottrina<\/em>, (in questo caso la Teoria Modernista imperversante nelle Facolt\u00e0 di Architettura e di Ingegneria), che dipende dallo Stato tramite un legame qualsiasi, tender\u00e0 sempre a servirsi fatalmente dello Stato per far trionfare la propria dottrina! Quando a questo si aggiungono le riviste specializzate \u2013 su cui ovviamente scrivono i <em>grandi luminari<\/em> dell\u2019Architettura e i loro emuli \u2013 che bombardano in maniera monotona e dittatoriale i lettori con architetture astruse \u2013 la frittata \u00e8 fatta.<\/p>\n<p>Chi si ribella a questo circolo vergognoso viene immediatamente annientato da chi comanda abusando della sua posizione protetta e privilegiata. Gli studenti, e\/o i giovani architetti che provano ad emanciparsi imparano subito, a loro spese, cosa costi. Se non seguono la strada uniforme tracciata dal cameratismo, si trovano le porte chiuse; se non cozzano contro un\u2019ostilit\u00e0 dichiarata, vengono condannati dalla cospirazione del silenzio: se lo studente prova a divergere dall\u2019idea del docente non passa, o passa a stento, e dopo lunghe sofferenze, l\u2019esame progettuale; se un giovane architetto ha la fortuna di realizzare, o semplicemente progettare un intervento tradizionale, nessuna rivista lo prende in considerazione.<\/p>\n<p>Ma cosa ha prodotto questo sistema? Ha prodotto le nostre immonde periferie spersonalizzanti e criminogene, ha prodotto architetture che hanno rotto il delicatissimo rapporto con la storia minando le nostre radici e la nostra identit\u00e0, ergo quell\u2019innata \u201c<em>voglia di appartenenza<\/em>\u201d che da sempre ha inorgoglito i popoli, facendoli combattere in nome del proprio campanile e della propria nazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso se le guerre, da sempre, lascino segni cos\u00ec profondi da far s\u00ec che nulla e nessuno possa farle dimenticare. Sin dall\u2019antichit\u00e0 i signori della guerra si sono serviti di uomini (anche se \u00e8 difficile poter adoperare questa definizione), disposti a far violenza sulle persone e le cose, affinch\u00e9 l\u2019offesa e il terrore potesse rimanere a perpetua memoria del loro passaggio e della sconfitta.<\/p>\n<p>Come ricordava il compianto prof. Paolo Marconi nell\u2019introduzione al mio libro \u201c<em>La Citt\u00e0 Sostenibile \u00e8 Possibile<\/em>\u201d infatti, in occasione della 2^ Guerra Mondiale <em>\u00abIl trauma ha soprattutto riguardato il modo di concepire l\u2019oggetto d\u2019Architettura in quanto coerente linguisticamente col suo intorno: il Paesaggio, il Borgo, la Citt\u00e0 e destinato dunque a fornire agli uomini un ambiente<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><em><strong>[3]<\/strong><\/em><\/a><em> entro il quale vivere e svilupparsi civilmente. Un ambiente la cui eventuale distruzione traumatica provocherebbe gravi disagi, producendo stati maniaco-depressivi tali da destabilizzare le popolazioni\u00bb.<\/em> Venuti meno quei simboli, venuto meno quell\u2019ambiente nel quale si \u00e8 cresciuti e immedesimati, e che si era sempre creduto inviolabile, vengono meno tutte quelle certezze, quel senso di appartenenza, che d\u00e0 la forza di combattere in nome di un qualcosa che travalica le identit\u00e0 singole in nome di una identit\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>Ma se questa \u00e8 la strategia dei \u201csignori\u201d della guerra cosa muove, in tempi di pace, certe persone a decidere di promuovere (e difendere) la demolizione di elementi architettonici (nobili o vernacolari che siano) nei quali un popolo si riconosce ed immedesima?<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile che persone certi professionisti non comprendano che una citt\u00e0 sia un organo complesso, fatto di edifici nobili ed edilizia minuta, dove i rapporti tra le parti costituiscono quel valore aggiunto che le renda uniche e non ripetibili?<\/p>\n<p>Nel lontano 1923 un altro Marconi, Plinio, padre del citato Paolo, scrisse: \u00ab[\u2026]<em> pi\u00f9 che del dettaglio di ciascun edificio in s\u00e9, conta l\u2019architettura d\u2019insieme delle strade, assai varie e pittoresche nel casuale comporsi di tanti elementi disparati \u2013 crocicchi, androni, sottopassaggi angusti, l\u2019improvviso alzarsi e scorciare di muraglie, i balconi fioriti, le loggette, le altane<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Una descrizione struggente che, da sola, servirebbe a far <u>comprendere ai detrattori delle cosiddette \u201c<em>case vecchie<\/em>\u201d, che esse sono l\u2019indispensabile umile cornice al monumento di turno. In quest\u2019ottica, la demolizione di Palazzo Tresca a Barletta costituirebbe una grave mutilazione della cortina edilizia che ospita Palazzo Cal\u00f2 e Palazzo Passero<\/u><\/p>\n<figure id=\"attachment_632\" aria-describedby=\"caption-attachment-632\" style=\"width: 1296px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"632\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/09\/07\/palazzo-tresca-a-barletta-riflessioni-tristi-e-suggerimenti-per-listituzione-del-vincolo\/cortina-completa\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/cortina-completa.jpg\" data-orig-size=\"2204,1009\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"cortina completa\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;La cortina edilizia completa di via Imbriani, tra via Milazzo e via Baccarini. 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Al centro Palazzo Tresca a sinistra e Palazzo Cal\u00f2 a destra<\/figcaption><\/figure>\n<p>E allora sarebbe il caso di rispolverare la memoria di chi possa aver dimenticato il contenuto dei corsi di Restauro Architettonico e di Teorie del Restauro del percorso di laurea in Architettura, indirizzo Tutela e Recupero del Patrimonio Storico Architettonico, poich\u00e9 la cosa potrebbe anche aiutare il sindaco e l\u2019assessora barlettani, chiamati a decidere se agire in nome del buon senso e degli orientamenti internazionali in materia di tutela, oppure con i paraocchi, in nome delle norme vecchie, perch\u00e9 non si \u00e8 stati in grado \u2013 o non si \u00e8 voluto \u2013 rendere esecutivo il nuovo piano \u2026 del resto, stando alle dichiarazioni <em>scaricabarile<\/em> riportate sulla Gazzetta del Mezzogiorno, il nuovo piano avrebbe consentito alla giunta di garantire maggiore tutela agli edifici storici cittadini!<\/p>\n<p>Per evitare di risultare noioso, non star\u00f2 qui a ripercorrere l\u2019evoluzione delle Teorie del Restauro gi\u00e0 affrontata in un precedente articolo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, per\u00f2 ripeter\u00f2 i passaggi principali delle varie <em>Carte del Restauro<\/em> che andrebbero seriamente presi in considerazione per un corretto operato.<\/p>\n<p><strong>La Carta di Atene del 1931<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Tra le varie raccomandazioni sottolineava l\u2019importanza di \u201c<strong><em>uniformare le legislazioni<\/em><\/strong><em> cos\u00ec da <strong>non far prevalere l\u2019interesse privato su quello pubblico<\/strong><\/em>\u201d;<\/li>\n<li>Nonostante l\u2019istigazione (non condannabile perch\u00e9 non se ne potevano conoscere gli effetti collaterali a medio-lungo termine) \u201c<em>all&#8217;impiego giudizioso di tutte le risorse della tecnica moderna, e pi\u00f9 specialmente del cemento armato\u201d, <\/em>la Carta sottolineava la necessit\u00e0 che<em> \u201cquesti <strong>mezzi di rinforzo debbano essere dissimulati per non alterare l&#8217;aspetto e il carattere dell&#8217;edificio <\/strong>da restaurare\u201d<\/em>.<\/li>\n<li>Raccomandava <em>\u201c<strong>di rispettare, nelle costruzioni degli edifici, il carattere e la fisionomia della citt\u00e0<\/strong>, specialmente in prossimit\u00e0 dei monumenti antichi, per i quali l&#8217;ambiente deve essere oggetto di cure particolari <\/em>[\u2026]<em>\u201d.<\/em><\/li>\n<li>Raccomandava una corretta istruzione, affinch\u00e9 <em>\u201c<strong>gli educatori<\/strong> volgano ogni cura ad abituare l&#8217;infanzia e la giovinezza ad astenersi da ogni atto che possa degradare i monumenti e le <strong>inducano ad intendere il significato e ad interessarsi, pi\u00f9 in generale, alla protezione delle testimonianze d&#8217;ogni civilt\u00e0<\/strong>\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La Carta di Venezia (1964) <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>La Carta ricordava che \u201c<strong><em>La nozione di monumento storico comprende<\/em><\/strong><em> tanto la creazione architettonica isolata, <strong>quanto l&#8217;ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civilt\u00e0 particolare<\/strong>, di un&#8217;evoluzione significativa o di un avvenimento storico <\/em>[\u2026]\u201d.<\/li>\n<li>Che<em> \u201c<strong>la conservazione<\/strong> dei monumenti \u00e8 sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla societ\u00e0: una tale destinazione \u00e8 augurabile, ma <strong>non deve alterare la distribuzione e l&#8217;aspetto dell&#8217;edificio<\/strong>\u201d.<\/em><\/li>\n<li>Che <em>\u201c<strong>la conservazione di un monumento implica quella della sua condizione ambientale<\/strong>. Quando sussista un ambiente tradizionale, questo sar\u00e0 conservato; <strong>verr\u00e0 inoltre messa al bando qualsiasi nuova costruzione, distruzione ed utilizzazione che possa alterare i rapporti di volumi e colori<\/strong><\/em>\u201d.<\/li>\n<li>Che <em>\u201c<strong>le aggiunte non possono essere tollerate se non rispettano tutte le parti interessanti dell&#8217;edificio, il suo ambiente tradizionale, l&#8217;equilibrio del suo complesso ed i rapporti con l&#8217;ambiente circostante<\/strong>\u201d. <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La Carta Italiana del Restauro (1972)<\/strong><\/p>\n<p>Nella prefazione a questo documento, si legge un passaggio fondamentale per chi insegni e pratichi la nostra professione, oltre che per gli amministratori delle nostre citt\u00e0 e dei nostri Beni Culturali. Il testo dice:<\/p>\n<ul>\n<li><em>\u201c<strong>N\u00e9 minori guasti dovevano prospettarsi per le richieste di una <u>malintesa modernit\u00e0<\/u> e di una <u>grossolana urbanistica<\/u>, che nell&#8217;accrescimento delle citt\u00e0 e col movente del traffico portava proprio a non rispettare quel concetto di ambiente, che, oltrepassando il criterio ristretto del monumento singolo, aveva rappresentato una conquista notevole <\/strong>della Carta del Restauro e delle successive istruzioni. <\/em>[\u2026]\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il testo poi specifica che<\/p>\n<ul>\n<li>\u201c[\u2026] <em>in relazione ai fini delle operazioni di salvaguardia e restauro,<strong> \u00e8 proibita indistintamente<\/strong><\/em> [\u2026] <strong><em>ogni alterazione delle condizioni accessorie o ambientali nelle quali \u00e8 arrivata sino al nostro tempo <\/em><\/strong><em>l&#8217;opera d&#8217;arte, il complesso monumentale o ambientale, il complesso d&#8217;arredamento, il giardino, il parco, ecc.<\/em>;<\/li>\n<li>\u201c<em>Ai fini dell&#8217;individuazione dei Centri Storici, vanno presi in considerazione non solo i vecchi &#8220;centri&#8221; urbani tradizionalmente intesi <\/em>[\u2026]<em> Il carattere storico va riferito all&#8217;interesse che detti insediamenti presentano quali testimonianze di civilt\u00e0 del passato e quali <strong>documenti di cultura urbana<\/strong>, anche indipendentemente dall&#8217;intrinseco pregio artistico o formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in quanto<strong> non solo l&#8217;architettura, ma anche la struttura urbanistica possiede, di per se stessa, significato e valore<\/strong>. <\/em>[\u2026]<em> <strong>Il restauro <\/strong>non va, pertanto, limitato ad operazioni intese a conservare solo i caratteri formali di singole architetture o di singoli ambienti, ma<strong> esteso alla sostanziale conservazione delle caratteristiche d&#8217;insieme dell&#8217;intero organismo urbanistico e di tutti gli elementi che concorrono a definire dette caratteristiche.<\/strong> <\/em>[\u2026]<\/li>\n<li><strong><em>Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno conservati non solo nei loro aspetti formali<\/em><\/strong><em>, che ne qualificano l&#8217;espressione architettonica o ambientale, <strong>ma altres\u00ec nei loro caratteri tipologici in quanto espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l&#8217;uso degli elementi stessi<\/strong>. <\/em>[\u2026]<em> <strong>Su tutto il complesso definito come centro storico si dovr\u00e0 operare con criteri omogenei<\/strong>\u201d. <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La Dichiarazione di Amsterdam (1975) <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>La Dichiarazione chiarisce che \u201c<strong><em>il <\/em><\/strong><strong><em>patrimonio<\/em><\/strong><strong><em> comprende non solo edifici isolati di eccezionale valore ed il loro ambiente, ma pure gli insiemi, quartieri di citt\u00e0 e villaggi, che offrano un interesse storico o culturale<\/em><\/strong>\u201d.<\/li>\n<li>Nel rispetto della cittadinanza, la Dichiarazione suggerisce inoltre che \u201c<em>i poteri locali devono <strong>perfezionare le loro tecniche di consultazione per conoscere il parere dei gruppi interessati<\/strong> <strong>ai piani di conservazione e tenerne conto fin dall&#8217;elaborazione dei loro progetti<\/strong>. Nel quadro della politica d&#8217;informazione del pubblico, essi devono <strong>prendere le decisioni alla luce del giorno, usando un linguaggio chiaro ed accessibile a tutti, affinch\u00e9 la popolazione possa conoscere, discutere ed apprezzare i motivi delle decisioni<\/strong>. Dovrebbero essere previsti luoghi d&#8217;incontro per l&#8217;intesa pubblica. In questo senso <strong>dovrebbero diventare una pratica corrente il ricorso alle riunioni pubbliche, alle esposizioni, ai sondaggi d&#8217;opinione, ai mass-media ed a tutti gli altri mezzi idonei<\/strong><\/em>\u201d.<\/li>\n<li><em>\u201c<strong>Il patrimonio architettonico europeo non \u00e8 formato soltanto dai nostri monumenti pi\u00f9 importanti, ma anche dagli insiemi degli edifici che costituiscono le nostre citt\u00e0 e i nostri villaggi tradizionali nel loro ambiente naturale o costruito<\/strong>. Per molto tempo sono stati tutelati e restaurati soltanto i monumenti pi\u00f9 importanti, senza tener conto del loro contesto. <strong>Essi per\u00f2 possono perdere gran parte del loro valore se questo loro contesto viene alterato<\/strong>. Inoltre gruppi di edifici, anche in mancanza di episodi architettonici eccezionali, possono presentare qualit\u00e0 ambientali che contribuiscono a dar loro un valore artistico diversificato e articolato. Questi gruppi di edifici debbono essere conservati in quanto tali. Il patrimonio architettonico costituisce una testimonianza della storia e della sua importanza nella vita contemporanea\u201d.<\/em><\/li>\n<li><em>\u201c<strong>Questo patrimonio \u00e8 in pericolo. \u00c8 minacciato dall&#8217;ignoranza, dal tempo, da ogni forma di degradazione, dall&#8217;abbandono.<\/strong> <strong>Un certo tipo di urbanistica ne favorisce la distruzione quando le autorit\u00e0 attribuiscono eccessiva attenzione agli interessi economici e alle esigenze della circolazione. La tecnologia contemporanea male applicata degrada le strutture antiche<\/strong>\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La Carta Internazionale per la Salvaguardia delle Citt\u00e0 Storiche (Washington, 1987)<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Nel preambolo alla Carta si legge: \u201c<em>La presente Carta concerne pi\u00f9 precisamente le citt\u00e0, grandi o piccole, ed i centri o quartieri storici, con il loro ambiente naturale o costruito, che esprimono, oltre alla loro qualit\u00e0 di documento storico, i valori peculiari di civilt\u00e0 urbane tradizionali. Ora, <strong>questi sono minacciati dal degrado, dalla destrutturazione o meglio, distruzione, sotto l&#8217;effetto di un modo di urbanizzazione nato nell&#8217;era industriale e che concerne oggi, universalmente, tutte le societ\u00e0<\/strong>.<\/em><\/li>\n<li>Nel testo si specifica che \u201c<strong><em>i valori da preservare sono il carattere storico della citt\u00e0 e l&#8217;insieme degli elementi materiali e spirituali che ne esprime l&#8217;immagine<\/em><\/strong><em>; in particolare:<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ol>\n<li><strong><em>la forma urbana<\/em><\/strong><em> definita dalla trama viaria e dalla suddivisione delle aree urbane;<\/em><\/li>\n<li><strong><em>le relazioni tra i diversi spazi urbani<\/em><\/strong><em>: spazi costruiti, spazi liberi, spazi verdi;<\/em><\/li>\n<li><strong><em>la forma e l&#8217;aspetto degli edifici<\/em><\/strong><em> (interno e esterno), cos\u00ec come sono definiti dalla loro struttura, volume, stile, scala, materiale, colore e decorazione;<\/em><\/li>\n<li><strong><em>le relazioni della citt\u00e0 con il suo ambiente naturale o creato dall&#8217;uomo<\/em><\/strong><em>;<\/em><\/li>\n<li><strong><em>le vocazioni diverse della citt\u00e0<\/em><\/strong><em> acquisite nel corso della sua storia. <\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>Ogni attentato a tali valori comprometterebbe l&#8217;autenticit\u00e0 della citt\u00e0 storica<\/em><\/strong><em>\u201d. <\/em><\/p>\n<ul>\n<li>Viene inoltre ribadita l\u2019importanza del coinvolgimento della popolazione: \u201c<strong><em>La partecipazione ed il coinvolgimento degli abitanti di tutta la citt\u00e0 sono indispensabili al successo della salvaguardia<\/em><\/strong><em>. Essi devono, dunque, essere ricercati in ogni circostanza e favoriti dalla necessaria presa di coscienza di tutte le generazioni. <strong><u>Non bisogna mai dimenticare che la salvaguardia delle citt\u00e0 e dei quartieri storici concerne in primo luogo i loro abitanti<\/u><\/strong><\/em>\u201d.<\/li>\n<li>Inoltre, contro ogni ideologia, viene chiarito che \u201c<em>Gli interventi su un quartiere o una citt\u00e0 storica devono essere condotti con prudenza, metodo e rigore, <strong>evitando ogni dogmatismo<\/strong><\/em>,<em> ma tenendo in considerazione i problemi specifici a ciascun caso particolare\u201d<\/em>.<\/li>\n<li>Infine la Carta ribadisce che \u201c<strong><em>Il piano di salvaguardia<\/em><\/strong> [\u2026] <strong><em>deve ricevere l&#8217;adesione degli abitanti<\/em><\/strong>\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La Carta di Cracovia 2000 <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>La Carta, pur ribadendo il \u201c<strong><em>divieto della<\/em><\/strong><em> <strong>ricostruzione di intere parti &#8220;in stile&#8221;<\/strong><\/em>, chiarisce anche che \u201c<strong><em>Le ricostruzioni di parti limitate aventi un\u2019importanza architettonica, possono essere accettate a condizione che siano basate su una precisa ed indiscutibile documentazione<\/em><\/strong>\u201d e che \u201c<strong><em>La ricostruzione di un intero edificio, distrutto per cause belliche o naturali, \u00e8 ammissibile solo in presenza di eccezionali motivazioni di ordine sociale o culturale, attinenti l&#8217;identit\u00e0 di una intera collettivit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d.<\/li>\n<li>Infine, la Carta chiarisce che \u201c<strong><em>Le citt\u00e0 ed i villaggi storici, nel loro contesto territoriale, rappresentano una parte essenziale del nostro patrimonio universale, e devono essere visti nell&#8217;insieme di strutture, spazi e attivit\u00e0 umane, normalmente in un processo di continua evoluzione e cambiamento<\/em><\/strong> [\u2026]<em>. <strong>Gli edifici nelle aree storiche possono anche non avere un elevato valore architettonico in s\u00e9 stessi, ma devono essere salvaguardati per la loro unit\u00e0 organica, per le loro connotazioni dimensionali, costruttive, spaziali, decorative e cromatiche che li caratterizzano come parti connettive, insostituibili nell&#8217;unit\u00e0 organica costituita dalla citt\u00e0<\/strong><\/em>\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9!<\/p>\n<p>Ci sono infatti le novit\u00e0 apportate al Codice dei Beni Culturali sulla <strong><u>presunzione di vincolo<\/u><\/strong><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>: tra le novit\u00e0 del Codice degli Appalti (Dlgs 50\/2016) \u00e8 compresa una <strong><u>misura che riporta a 50 anni la soglia per considerare vincolato un bene immobile pubblico<\/u><\/strong> (<strong><em><u>anche in assenza di puntuale provvedimento di vincolo<\/u><\/em><\/strong>).<\/p>\n<p>Se questo riguarda i soli edifici pubblici, per quelli privati procedura deve essere avviata dal soprintendente.<\/p>\n<p>La norma chiarisce che gli <strong>immobili di propriet\u00e0 privata<\/strong> sono considerati beni culturali quando interviene un espresso provvedimento di vincolo. Mentre fanno eccezione quelli di propriet\u00e0 di soggetti pubblici privatizzati, opera di autore non pi\u00f9 vivente e realizzati da oltre 70, ovvero 50 anni (si veda sopra), per i quali vale la <strong>presunzione di culturalit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo caso, preso atto degli orientamenti delle Carte del Restauro, e preso atto del fatto che <strong><u>Palazzo Tresca \u00e8 una indispensabile presenza per il confinante Palazzo Cal\u00f2 \u2013 opera di uno dei maggiori esponenti dell\u2019architettura del primo Novecento pugliese, Arturo Boccassini \u2013 esso va considerato come un edificio di valenza culturale e, come tale vincolato.<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Credo quindi che sia giunto il momento per il soprintendente di esprimersi su una situazione che, probabilmente, non conosceva e che va considerata come un importantissimo precedente per tutto l\u2019edificato storico del nostro Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.skuola.net\/filosofia-antica\/plato-mito-caverna.html\">http:\/\/www.skuola.net\/filosofia-antica\/plato-mito-caverna.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Per la traduzione italiana: <em>Conversazioni sull\u2019Architettura <\/em>\u2013 Edizioni Jaca Book S.p.A. op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u00ab<em>Lo spazio circostante considerato con tutte o con la maggior parte delle sue caratteristiche \u2026 Complesso di condizioni sociali, culturali e morali nel quale una persona si trova, si forma, si definisce \u2026<\/em>\u00bb dal <em>VOCABOLARIO <\/em>Devoto Oli, 1987<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Plinio Marconi, saggio intitolato <em>L\u2019Architettura rustica nell\u2019Isola di Capri<\/em>, in \u201c<em>Le Madie<\/em>\u201d, pubblicazione mensile d\u2019Arti Paesane, n\u00b02, Dicembre 1923, pag. 22<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/07\/13\/cosa-spinge-le-soprintendenze-a-consentire-e-promuovere-il-massacro-del-nostro-patrimonio-culturale\/\">http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/07\/13\/cosa-spinge-le-soprintendenze-a-consentire-e-promuovere-il-massacro-del-nostro-patrimonio-culturale\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> <a href=\"http:\/\/blogs.dlapiper.com\/regulatory-ita\/2016\/10\/24\/edifici-pubblici-vincolati-gli-immobili-over-70\/\">http:\/\/blogs.dlapiper.com\/regulatory-ita\/2016\/10\/24\/edifici-pubblici-vincolati-gli-immobili-over-70\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono cose per le quali non si vorrebbe mai scrivere, perch\u00e9 si corre il rischio di litigare anche con degli amici i quali, a causa di una visione drammaticamente ideologica dell\u2019architettura e del restauro, preferiscono accusare chi prenda le [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[20,130,74,41,24,22],"tags":[5,18,13,158,156,38,12,14,15,157,7,10,4,19],"class_list":["post-630","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-architettura","category-carta-del-restauro","category-politica","category-progettazione-urbana","category-restauro","category-urbanistica","tag-architettura","tag-architettura-tradizionale","tag-archmazzola","tag-arturo-boccassini","tag-barletta","tag-carta-del-restauro","tag-ettore-maria-mazzola","tag-ettore-mazzola","tag-mazzola","tag-palazzo-tresca","tag-restauro","tag-rigenerazione-urbana","tag-urbanistica","tag-urbanistica-tradizionale","clearfix"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - 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