{"id":558,"date":"2017-08-07T20:00:34","date_gmt":"2017-08-07T18:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/?p=558"},"modified":"2017-08-28T13:43:23","modified_gmt":"2017-08-28T11:43:23","slug":"sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/","title":{"rendered":"Sul disastro urbanistico successivo al IV CIAM del&#8217;33 e sulla possibilit\u00e0 di far rinascere le nostre citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<ul>\n<li><strong>Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019urbanistica italiana, come quella del resto del bacino Mediterraneo, \u00e8 stata gravemente danneggiata dalle scelte progettuali, e dalle \u201c<em>discipline<\/em>\u201d, susseguenti gli incontri di Atene del 1931 e del 1933. Nel 1931 vi fu l\u2019incontro che port\u00f2 alla redazione della \u201c<em>Carta del Restauro<\/em>\u201d, nel \u201933 quello del IV C.I.A.M.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> che port\u00f2 alla redazione della \u201c<em>Carta<\/em>\u201d fondatrice dell\u2019architettura e urbanistica moderna. Questo testo, secondo gli intenti, enunciava infatti \u00ab<em>i mezzi per migliorare le condizioni di esistenza nella citt\u00e0 moderna, che devono permettere lo svolgere armonioso delle quattro funzioni umane: abitare, lavorare, divertirsi e spostarsi<\/em>\u00bb. Nella realt\u00e0, essendo stato quel testo incentrato sull\u2019uso dell\u2019autotrazione, ci\u00f2 che ne \u00e8 scaturito ha portato al collasso delle citt\u00e0, alla distruzione del millenario \u201c<em>patto<\/em>\u201d di convivenza citt\u00e0-natura, e al proliferare dei problemi sociali delle periferie \u201c<em>urbane<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Chi non conosca il modo esatto in cui si sono svolti i fatti, potrebbe pensare che il Congresso da cui scatur\u00ec la <em>Carta <\/em>del \u201933, e la conseguente nascita definitiva della cosiddetta Architettura e Urbanistica Moderna, sia stato un evento sereno, dove i presenti si mostrarono tutti d\u2019accordo e che, quindi, le decisioni siano state il reale risultato delle discussioni di un convegno. Nella realt\u00e0, lo vedremo, i convenuti si trovarono davanti a qualcosa di precostituito su cui dibattere, una sorta di <em>Valutazione di Impatto Ambientale<\/em> realizzata a posteriori, il cui tema potrebbe essere cos\u00ec riassunto: <em>dato un modello (ideologicamente definito), trovare le giustificazioni per renderlo quello definitivo per qualunque angolo del pianeta!<\/em><\/p>\n<p>Lo scopo di questo programma \u00e8 quello di narrare in maniera cruda i fatti, evitando ogni possibile sudditanza psicologica o culturale nei confronti di alcune \u201c<em>figure mitologiche<\/em>\u201d inattaccabili nel campo dell\u2019architettura e dell\u2019urbanistica, anche a costo di screditarle definitivamente, al fine di far luce su una serie di verit\u00e0 nascoste, o poco note, e per poter di indicare un modo \u201c<em>sostenibile<\/em>\u201d per riportare le citt\u00e0, e i territori ad esse circostanti, ad essere degli ambienti \u2013 urbani o naturali \u2013 nuovamente vivibili.<\/p>\n<p>Voglio chiarire che non \u00e8 mio intento quello di presentarmi come un <em>demiurgo<\/em> in grado di creare da zero un nuova teoria per salvare i popoli \u2026 questo, lo vedremo, \u00e8 stato il limite dell\u2019approccio modernista, qui invece l\u2019idea \u00e8 quella di aiutare a riscoprire una serie di valori e di norme che l\u2019avvento del modernismo aveva riposto in cantina: la riscoperta dei codici e dei regolamenti edilizi antecedenti il IV C.I.A.M. potrebbe risultare infatti un grande passo verso la tanto auspicata citt\u00e0 sostenibile.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Gli aspetti poco noti IV C.I.A.M.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Il 29 luglio del 1933 dal porto di Marsiglia partiva il Piroscafo <em>Patris I<\/em> con direzione Pireo. Non si trattava di un semplice viaggio, ma di una \u201c<em>charrette<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a><\/em>\u201d galleggiante che doveva compiere un \u201c<em>duplice<\/em>\u201d viaggio, <em>reale<\/em> e <em>metaforico<\/em>: il primo, Marsiglia-Atene-Marsiglia, il secondo era invece il <em>viaggio a<\/em><em>lla ricerca di una citt\u00e0 pi\u00f9 abitabile,<\/em> \u201c<em>funzionale e radiosa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Gli utopisti usano infatti la metafora del viaggio riferendosi a citt\u00e0 desiderate: nel corso di un viaggio si vengono ad incontrare citt\u00e0 future dove un nuovo ordine funzionale, e sociale, regola lo spazio. Il viaggio diviene rappresentazione di un allontanamento nel tempo e nello spazio da una situazione presente, sottoposta a critica, nonch\u00e9 del raggiungimento di una meta auspicata, lo strumento di esplorazione del domani. Il \u201c<em>viaggio<\/em>\u201d del IV Congresso Internazionale di Architettura Moderna, <em>traghett\u00f2<\/em> i partecipanti sulle coste Greche, ma anche verso una <em>citt\u00e0 funzionale<\/em>, ovvero l\u2019oggetto delle loro discussioni e del testo conclusivo del Congresso: la <em>Carta<\/em>.<\/p>\n<p>Che le cose fossero in parte decise a priori, c\u2019era da aspettarselo se, gi\u00e0 nel 1931, nelle Direttive Preparatorie del Congresso si poteva leggere: \u201c<em>Il Congresso ha preferito il metodo materialistico-deduttivo a quello idealistico-induttivo, come unica base possibile di un\u2019attivit\u00e0 collettiva e di conseguenza per lo svolgimento di Congressi di lavoro<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em>\u201d. In aggiunta a ci\u00f2, \u00e8 bene sapere che, una volta a bordo, i partecipanti si trovarono a dover discutere di 33 diverse citt\u00e0, i cui pannelli esplicativi erano tutti stati preparati in base ad un\u2019unica chiave ideologica di lettura fondata sul metodo imposto a priori. Va da s\u00e9 che quella chiave di lettura, e quindi il pesante giudizio critico sulla citt\u00e0 storica, fosse semplicemente un dato da ratificare. Tant\u2019\u00e8 che, in aggiunta alle 33 citt\u00e0 \u201c<em>non funzionanti<\/em>\u201d, c\u2019era una trentaquattresima citt\u00e0 nuova prefigurata: <em>la citt\u00e0 funzionale<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>! In poche parole, si vedr\u00e0, si voleva dimostrare la validit\u00e0 delle teorie Lecorbusieriane della <em>La Ville contemporaine pour 3 millions d&#8217;habitants<\/em>, e del <em>Plan Voisin<\/em> (che una volta rafforzate dal IV CIAM dovevano essere, da Le Corbusier stesso, tradotte nella della <em>Ville Radieuse <\/em>del \u201835), che in quei giorni venivano ad essere applicate ai piani di Amsterdam e Barcellona: l\u2019obiettivo era di trasformarle in <em>regole universali<\/em>, regole cio\u00e8 da adottare a tutta l\u2019urbanistica futura. \u2026 con grande piacere dell\u2019industria automobilistica (p. es. Voisin) che gi\u00e0 aveva sponsorizzato quelle idee \u2026 ma questo non verr\u00e0 mai suggerito, n\u00e9 tantomeno ipotizzato.<\/p>\n<figure id=\"attachment_556\" aria-describedby=\"caption-attachment-556\" style=\"width: 1389px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"556\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/la-ville-contemporaine-pour-3-millions-dhabitants\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants.png\" data-orig-size=\"1389,541\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"La Ville Contemporaine pour 3 millions d&amp;#8217;habitants\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;1921-22 Le Corbusier, progetto per \u00abLa Ville contemporaine pour 3 millions d&amp;#8217;habitants\u00bb&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-1024x399.png\" class=\"size-full wp-image-556\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants.png\" alt=\"\" width=\"1389\" height=\"541\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants.png 1389w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-300x117.png 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-768x299.png 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-1024x399.png 1024w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-700x273.png 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-520x203.png 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-360x140.png 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-250x97.png 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/La-Ville-Contemporaine-pour-3-millions-dhabitants-100x39.png 100w\" sizes=\"(max-width: 1389px) 100vw, 1389px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-556\" class=\"wp-caption-text\">1921-22 Le Corbusier, progetto per \u00abLa Ville contemporaine pour 3 millions d&#8217;habitants\u00bb<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_557\" aria-describedby=\"caption-attachment-557\" style=\"width: 1113px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"557\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/plan-voisin-1\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1.jpg\" data-orig-size=\"945,690\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Plan Voisin 1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;1925 Exposition international des arts d\u00e9coratifs, Plan Voisin per Parigi. Il Plan Voisin prevedeva un radicale intervento di demolizione e ricostruzione che interessava 240 ha nel centro di Parigi. L&amp;#8217;area d&amp;#8217;intervento era articolata su un asse principale E-O, fra rue des Pyramides e la piazza circolare degli Champs Elys\u00e9es, la Gare St. Lazare e rue de Rivoli. Il sito prevedeva la realizzazione di edifici residenziali (immeubles-villas), di un quartiere commerciale, a cavallo di un asse secondario (dalla Senna verso nord) sul quale si disponevano dei grattacieli cruciformi. Solo alcune situazioni \u201cmonumentali\u201d venivano risparmiate alla demolizione (il Louvre, la Place Vendome) pur essendo spesso spostate dalla loro ubicazione originale, e collocate all&amp;#8217;interno delle vaste aree destinate a parco.&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1.jpg\" class=\" wp-image-557\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1113\" height=\"813\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1.jpg 945w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-300x219.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-768x561.jpg 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-700x511.jpg 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-520x380.jpg 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-360x263.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-250x183.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Voisin-1-100x73.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1113px) 100vw, 1113px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-557\" class=\"wp-caption-text\">1925 Exposition international des arts d\u00e9coratifs, Plan Voisin per Parigi. Il Plan Voisin prevedeva un radicale intervento di demolizione e ricostruzione che interessava 240 ha nel centro di Parigi. L&#8217;area d&#8217;intervento era articolata su un asse principale E-O, fra rue des Pyramides e la piazza circolare degli Champs Elys\u00e9es, la Gare St. Lazare e rue de Rivoli. Il sito prevedeva la realizzazione di edifici residenziali (immeubles-villas), di un quartiere commerciale, a cavallo di un asse secondario (dalla Senna verso nord) sul quale si disponevano dei grattacieli cruciformi. Solo alcune situazioni \u201cmonumentali\u201d venivano risparmiate alla demolizione (il Louvre, la Place Vendome) pur essendo spesso spostate dalla loro ubicazione originale, e collocate all&#8217;interno delle vaste aree destinate a parco.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dai lavori scaturirono delle \u201c<em>Risoluzioni Finali<\/em>\u201d che portarono alla stesura della \u201c<em>Carta<\/em>\u201d. I capitoli dedicati alle <em>Osservazioni<\/em>, sintetizzavano il lavoro analitico svolto e, come ovvio, denunciavano i <em>mali della citt\u00e0 contemporanea da affrontare e risolvere<\/em>; invece, i successivi paragrafi affrontavano i modi per \u201c<em>Il faut exiger<\/em>\u201d (\u201c<em>bisogna esigere<\/em>\u201d), enunciando i principi da seguire per raggiungere una <em>citt\u00e0 funzionale<\/em>: dei dogmi inconfutabili che, gi\u00e0 nel titolo, si presentavano come l\u2019imposizione dittatoriale di una presunta <em>\u00e9lite<\/em> di pensatori esperti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_559\" aria-describedby=\"caption-attachment-559\" style=\"width: 1102px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"559\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/piano-di-amsterdam\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam.jpg\" data-orig-size=\"418,345\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"piano di Amsterdam\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;1935 Nuovo Piano Regolatore di Amsterdam&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam.jpg\" class=\" wp-image-559\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam.jpg\" alt=\"\" width=\"1102\" height=\"909\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam.jpg 418w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam-300x248.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam-360x297.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam-250x206.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/piano-di-Amsterdam-100x83.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1102px) 100vw, 1102px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-559\" class=\"wp-caption-text\">1935 Nuovo Piano Regolatore di Amsterdam<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_560\" aria-describedby=\"caption-attachment-560\" style=\"width: 1104px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"560\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/pannello-gatepac\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC.png\" data-orig-size=\"1608,1725\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"pannello GATEPAC\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Pannello presentato dal gatepac durante il IV C.I.A.M. \u2013 Barcellona all\u2019inizio della seconda met\u00e0 del XIX secolo. Si tratta di una Pianta Tematica relazionata all\u2019indice di mortalit\u00e0, documento utile a mostrare la necessaria opera di risanamento proposta dell\u2019Ing. Ildefonso Cerd\u00e1 per l\u2019apertura di tre strade sul tessuto urbano originale.&lt;\/p&gt;\n&lt;p&gt;La sovrapposizione grafica di queste informazioni rese possibile analizzare, con l&amp;#8217;aiuto dei grafici nella parte inferiore (sintesi dei dati dell&amp;#8217;area interna) e superiore (sintesi dei dati delle aree esterne), l&amp;#8217;impatto che avrebbero avuto, dal punto di vista sanitario, gli interventi proposti dall&amp;#8217;ingegnere catalano \u2026 ovviamente.&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-955x1024.png\" class=\" wp-image-560\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC.png\" alt=\"\" width=\"1104\" height=\"1184\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC.png 1608w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-280x300.png 280w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-768x824.png 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-955x1024.png 955w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-700x751.png 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-520x558.png 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-360x386.png 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-250x268.png 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/pannello-GATEPAC-100x107.png 100w\" sizes=\"(max-width: 1104px) 100vw, 1104px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-560\" class=\"wp-caption-text\">Pannello presentato dal gatepac durante il IV C.I.A.M. \u2013 Barcellona all\u2019inizio della seconda met\u00e0 del XIX secolo. Si tratta di una Pianta Tematica relazionata all\u2019indice di mortalit\u00e0, documento utile a mostrare la necessaria opera di risanamento proposta dell\u2019Ing. Ildefonso Cerd\u00e1 per l\u2019apertura di tre strade sul tessuto urbano originale.<br \/>La sovrapposizione grafica di queste informazioni rese possibile analizzare, con l&#8217;aiuto dei grafici nella parte inferiore (sintesi dei dati dell&#8217;area interna) e superiore (sintesi dei dati delle aree esterne), l&#8217;impatto che avrebbero avuto, dal punto di vista sanitario, gli interventi proposti dall&#8217;ingegnere catalano \u2026 ovviamente.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_564\" aria-describedby=\"caption-attachment-564\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"564\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/plan-macia\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia.jpg\" data-orig-size=\"2362,1760\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Plan Macia\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Pannello presentato dal gatepac durante il IV C.I.A.M. \u2013 Plan Maci\u00e0&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-1024x763.jpg\" class=\" wp-image-564\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"763\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia.jpg 2362w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-300x224.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-768x572.jpg 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-1024x763.jpg 1024w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-700x522.jpg 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-520x387.jpg 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-360x268.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-250x186.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Plan-Macia-100x75.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-564\" class=\"wp-caption-text\">Pannello presentato dal GATEPAC durante il IV C.I.A.M. \u2013 Plan Maci\u00e0<\/figcaption><\/figure>\n<p>A conferma del fatto che si stessero cercando delle giustificazioni a dei giudizi e dei criteri decisi a priori, c\u2019\u00e8 uno scritto degli Spagnoli del G.A.T.E.P.A.C. <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> su \u201cAC\u201d:<\/p>\n<p>\u00ab<em>\u00c8 straordinaria l\u2019importanza dei documenti riuniti, forse ancor maggiore del materiale di base dei Congressi di Francoforte (<\/em><em>Residenz Minimum<\/em><em>) e di Bruxelles (Lottizzazione Razionale). Per la prima volta si pu\u00f2 fare uno studio comparato dell\u2019evoluzione storica e dello stato attuale delle principali citt\u00e0 del mondo [\u2026] Il fenomeno urbano appare perfettamente chiaro in questi piani di citt\u00e0. Queste non vi figurano solo come macchie di colore e il loro tracciato non risulta solo come un arabesco pi\u00f9 o meno gradevole; questi piani sono qualcosa di espressivo, di organico, in grado di spiegarci il fenomeno vitale di ogni citt\u00e0.<\/em> <em><u>L\u2019analisi di questi piani, una volta completata, potr\u00e0 dar luogo alla conferma delle teorie urbanistiche di questi ultimi anni<\/u><\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>Guarda caso, tra gli elaborati al Congresso, i piani per Barcellona presentati dal gatepac vennero considerati una sorta di rivelazione, una vera anticipazione dei principi discussi e codificati ad Atene. Il Piano per la \u201c<em>Barcellona futura<\/em>\u201d venne visto da Le Corbusier come una \u201c<em>citt\u00e0 funzionale magnifica<\/em>\u201d, \u201c<em>una citt\u00e0 radiosa e contemporanea, coerentemente inserita nel sito al quale appartiene, tra mare e colline<\/em>\u201d. La citt\u00e0 era suddivisa in undici zone, nel pi\u00f9 rigoroso rispetto dell\u2019idea di <em>Zoning<\/em> e di trasporto su ruote \u201c<em>imposti<\/em>\u201d dalle teorie di Le Corbusier<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Al pari dei progetti della <em>La Citt\u00e0 Contemporanea per 3 milioni di abitanti<\/em>, e del <em>Plan Voisin <\/em>per Parigi, Barcellona futura era organizzata ai piedi di un centro amministrativo ricavato su un suolo di 400&#215;2000 metri, in parte realizzato eliminando il porto ed invadendo il mare, con edifici per uffici alti fino a 150 metri poggiati su un grande spazio aperto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_565\" aria-describedby=\"caption-attachment-565\" style=\"width: 1036px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"565\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/piano-per-barcellona-gatepac\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC.jpg\" data-orig-size=\"400,400\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Piano per Barcellona GATEPAC\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Una tavola del Piano per Barcellona presentato dal GATEPAC al IV C.I.A.M.&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC.jpg\" class=\" wp-image-565\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC.jpg\" alt=\"\" width=\"1036\" height=\"1036\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC.jpg 400w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC-360x360.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC-250x250.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Piano-per-Barcellona-GATEPAC-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1036px) 100vw, 1036px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-565\" class=\"wp-caption-text\">Una tavola del Piano per Barcellona presentato dal GATEPAC al IV C.I.A.M.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ebbene, non tutto durante il Congresso pare sia andato come si pensava: una parte dell\u2019organizzazione del soggiorno ateniese sub\u00ec infatti delle modifiche: per esempio, secondo il programma, i congressisti avrebbero dovuto per tre giorni attraversare tutti insieme il Mare Egeo \u2026 ma per qualche ragione essi finirono per viaggiare separati in tre gruppi diversi, uno verso le isole Cicladi, un altro verso le isole dell\u2019Argosaronicco e al Peloponneso, un terzo si diresse a Delfi. Alcuni critici hanno evidenziato come questa <em>separazione<\/em> di viaggio sia rappresentativa della diversit\u00e0 di punti di vista e dei disaccordi interni al IV CIAM<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Inoltre, durante il viaggio di ritorno verso Marsiglia, i congressisti avrebbero dovuto redigere un documento unitario sulla <em>citt\u00e0 funzionale<\/em>, che riassumesse i lavori preliminari e l\u2019esito del dibattito svolto fin l\u00ec. Nel rispetto dell\u2019obiettivo dei primi CIAM, l\u2019idea era quella di stendere il documento in forma prescrittiva, con l\u2019obiettivo di <em>codificare e diffondere i principi dell\u2019urbanistica e dell\u2019architettura moderna<\/em>, affermando l\u2019autorevolezza del punto di vista modernista \u2026 anche questa cosa non and\u00f2 come da previsione, e questo proprio a causa della difficolt\u00e0 di \u201c<em>rappacificare<\/em>\u201d gli animi che si erano accesi per le divergenze evidenziatesi durante il Congresso. Questo venne confermato dallo stesso segretario Giedion, che al Congresso successivo segnal\u00f2: \u00ab<em>Esistono nel CIAM due indirizzi tra loro antitetici [&#8230;]. Un indirizzo sceglie come punto di partenza una prudente analisi dei fatti e sulla base di essa cerca di arrivare per gradi ad una nuova realt\u00e0. [&#8230;] Il secondo indirizzo tende a cogliere i problemi in modo globale, come a volo d&#8217;uccello, e si esprime con ampie concezioni che si slanciano in avanti. [&#8230;]<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 cosa nota, gi\u00e0 all\u2019inizio del viaggio di ritorno, a bordo del Patris, davanti alle prime scaramucce il presidente del CIAM, l\u2019olandese Cornelis van Eesteren cerc\u00f2 di riportare ordine e procedere sollecitamente alla redazione del testo conclusivo: \u00ab<em>Senza deliberazioni i nostri lavori non hanno senso. Deliberazione \u00e8 uguale a resoconto [&#8230;] I nostri resoconti sono la cosa pi\u00f9 importante. Sarebbe meglio che il Congresso rischiasse delle deliberazioni sbagliate, piuttosto che si perdesse in analisi senza fine<\/em><a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>A cosa si riferiva? Dalle parole di richiamo all\u2019ordine risulta chiaro che non si riusciva a raggiungere un accordo. Ebbene, durante il viaggio di andata era stata eletta una commissione per la stesura delle risoluzioni finali, e ad Atene era stato distribuito un questionario, articolato secondo le quattro funzioni (<em>abitazione, tempo libero, lavoro, circolazione<\/em>) con l\u2019aggiunta di una parte sulla <em>citt\u00e0 storica<\/em>. Alla ripartenza per Marsiglia i diversi gruppi nazionali riconsegnarono il questionario. Immediatamente si evidenzi\u00f2 l\u2019assenza di una posizione unitaria, per cui il penultimo giorno di viaggio vennero presentate ai congressisti addirittura tre diverse versioni di un testo conclusivo \u2026 si noti la <em>strana<\/em> coincidenza del numero di versioni con quella dei tre gruppi di viaggiatori nel Mare Egeo di cui si \u00e8 detto in precedenza! Motivi di disaccordo erano principalmente le questioni della propriet\u00e0 del suolo, della trama fondiaria<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, (ovvero quelle che premono a chi fa speculazione) e del patrimonio storico. Il 14 agosto, concluso il Congresso, all\u2019arrivo al porto di Marsiglia quasi tutti i componenti della Commissione per le risoluzioni si soffermarono nella citt\u00e0 francese, tranne Le Corbusier che lasci\u00f2 il gruppo. Raggiunto un compromesso, venne redatto un documento titolato <em>Communiqu\u00e9 du Congr\u00e8s divis\u00e9 en trois parties<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><strong>[12]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p>A conferma delle divergenze e difficolt\u00e0, ma soprattutto a conferma dell\u2019atto di accusa di cui parlavo in apertura, c\u2019\u00e8 la successiva fitta corrispondenza<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, tra agosto e dicembre del \u201833, principalmente tra Le Corbusier e Giedion, in cui si discute prevalentemente della dimensione politica del lavoro degli architetti e del loro rapporto con le autorit\u00e0 politiche (la necessit\u00e0 di <em>dover esigere<\/em>!).<\/p>\n<p>Il tempo scorreva, e Le Corbusier <em>voleva a tutti i costi <\/em>che le risoluzioni venissero presentate, la lettera che egli scrisse a Giedion il 29 agosto \u00e8 la dimostrazione pi\u00f9 evidente dei dissensi, la dimostrazione che tutto quanto fatto non fosse nient\u2019altro che il tentativo di mascherare le teorie personali di Le Corbusier in un qualcosa che dovesse sembrare all\u2019opinione pubblica il risultato \u201c<em>consensuale<\/em>\u201d di un gruppo e, per estensione, la traduzione in regole urbanistiche del \u201c<em>desiderio comune<\/em>\u201d dell\u2019uomo moderno! Questa lettera, irriverente, mostra la faccia dispotica di Le Corbusier, ma soprattutto dimostra come egli volesse (forse a causa dei suoi rapporti con la lobby dell\u2019industria automobilistica), far breccia negli ambienti politici in cui si prendono delle decisioni che si tramutano in leggi e codici:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Ascolti Giedion: sono dieci anni che <u>sto<\/u> di fronte alla realt\u00e0. <u>Io so<\/u> qual \u00e8 il problema, dove sono le inquietudini, dove sono i freni, dove sono le debolezze, dove sono le buone intenzioni. <u>Io so dove bisogna mirare <\/u>[\u2026] <u>a chi bisogna rivolgersi<\/u>. Il nostro IV Congresso \u00e8 un evento. Semplicemente! [\u2026] L\u2019ultimo giorno sono state prese delle decisioni accettate da tutti. Esse sono oggettive. Ecco il fatto sensazionale: accordo su delle idee oggettive<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><strong>[14]<\/strong><\/a>. <u>Sono idee quelle che devono essere poste di fronte all\u2019opinione pubblica. \u00c8 per questo che il nostro Congresso vive. Se no crepa!<\/u> <u>Queste idee oggettive saranno una verit\u00e0 del 1933 per tutti, in tutti i paesi.<\/u> \u2026 Non dobbiamo sottrarci<u>. Abbiamo dei doveri: degli architetti ci attendono, dei sindaci, dei ministri: in una parola persone che hanno delle responsabilit\u00e0.<\/u> Non si fa un Congresso per affermare delle cose vuote, ma per costruire [\u2026] \u00c8 giunto il momento. Giedion, il mondo brucia. C\u2019\u00e8 bisogno di certezze. <u>Noi siamo i tecnici dell\u2019architettura moderna [\u2026] io chiedo che le risoluzioni siano pubblicate. La forma mi importa poco<\/u><\/em><a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a><em>\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Nonostante tutto, solo a quasi dieci anni dallo svolgimento del congresso, nel 1941 (o \u201942 secondo alcuni storici) Le Corbusier, a nome del Gruppo CIAM Francia, pubblica il volume <em>Urbanisme des CIAM. La Charte d\u2019At\u00e9nes<\/em><a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><em><strong>[16]<\/strong><\/em><\/a>. In questo modo egli faceva \u201c<em>sue<\/em>\u201d le constatazioni del IV CIAM, revisionandole e articolandole in 95 punti, ognuno dei quali da lui opportunamente commentato: ci\u00f2 che era partito da lui, e per il quale si era ardentemente battuto sin dal <em>Citt\u00e0 Contemporanea <\/em>del \u201821, non poteva che essere rielaborato e codificato da lui stesso. Certamente per\u00f2, la conoscenza di questa \u201c<em>conclusione dei fatti<\/em>\u201d non pu\u00f2 non gettare ombra sulla ipotizzata comunione di pensiero che si era tentato di sostenere. Infatti, nel 1957, segu\u00ec una nuova pubblicazione, <em>La Charte d\u2019At\u00e9nes<\/em>, il cui unico autore era Le Corbusier &#8230; Come ha acutamente sottolineato Pier Giorgio Gerosa \u201c<em>L&#8217;attrazione di un testo collettivo nell&#8217;orbita mitologica di una star \u00e8 diventata opera compiuta<\/em><a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>Purtroppo era troppo tardi per rimettere in discussione l\u2019idea di quel documento come la sintesi di un pensiero e desiderio comune: alla luce di quella che \u00e8 stata la legislazione mondiale successiva al IV CIAM, e conseguentemente il modo in cui l\u2019architettura e l\u2019urbanistica sono state insegnate nelle universit\u00e0 \u2013 e messe in pratica dai professionisti di tutto il mondo \u2013 dovremmo riconoscere in Le Corbusier la figura di un vero <em>monarca assoluto<\/em>, un nuovo \u201c<em>Re Sole<\/em>\u201d, che \u00e8 stato in grado di sottomettere l\u2019intera popolazione mondiale al suo ideale di citt\u00e0 e di architettura: l\u2019<em>Impero del Modernismo<\/em>, non avendo confini territoriali riconoscibili, \u00e8 da ritenersi il pi\u00f9 grande impero che sia mai esistito a memoria umana, e il suo leader, Le Corbusier, \u00e8 l\u2019uomo che ha saputo imporre, incruentamente (se si eccettuano i danni psico-sociali della \u201c<em>citt\u00e0 funzionale<\/em>\u201d) la sua egemonia a livello planetario.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante far notare che sia stato lo stesso Le Corbusier a volersi premurare di sottolineare come \u00ab<em>la Carta non fosse l&#8217;opera di un individuo ma la conclusione di un&#8217;\u00e9lite di costruttori appassionatamente dedita alla nuova arte di costruire, armata cio\u00e8 della certezza che la casa degli uomini [&#8230;] deve essere riconsiderata [&#8230;]<\/em><a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a><em>\u00bb<\/em>. Allargare la \u201c<em>propriet\u00e0 intellettuale<\/em>\u201d della Carta serviva a darle l\u2019immagine di un armonioso pensiero collettivo e condiviso \u2026 sebbene limitato ad \u201c<em>un&#8217;\u00e9lite di costruttori<\/em>\u201d che prescindeva dalle volont\u00e0 degli \u201c<em>ignorantissimi<\/em>\u201d comuni mortali che poi avrebbero dovuto vivere in quelle realt\u00e0 urbane.<\/p>\n<p>A conferma delle gravi ripercussioni che la <em>Carta<\/em> ha avuto sull\u2019urbanistica planetaria, c\u2019\u00e8 il discorso di Sigfried Giedion al VI CIAM tenutosi a Bridgwater nel 1947:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Noi oggi <\/em><em>sappiamo che la Carta d&#8217;Atene, che nel 1933 ha gettato le basi dell&#8217;urbanistica moderna, ha avuto una grande influenza sulle autorit\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><em>\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Mentre, sulla faziosit\u00e0 che aveva sovrainteso ai lavori del \u201933, c\u2019\u00e8 questa frase di Le Corbusier a far luce:<\/p>\n<p><em>\u00abLa Carta d&#8217;Atene apre tutte le porte all&#8217;urbanistica dei tempi moderni. \u00c8 una risposta all&#8217;attuale caos delle citt\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><em>\u00bb. <\/em><\/p>\n<p>Questa affermazione la dice lunga anche sulla retorica delle parole di Le Corbusier<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, quando si decise di svolgere i lavori del IV C.I.A.M. in Grecia (inizialmente si era deciso per Mosca): svolgere il congresso ad Atene non significava affatto relazionarsi con la citt\u00e0 storica, poich\u00e9 \u201c<em>per statuto<\/em>\u201d, il CIAM non intendeva tornare al passato e orientare lo sguardo e il progetto verso una citt\u00e0 e un&#8217;architettura che non fossero \u201c<em>contemporanee<\/em>\u201d, eventualmente voleva proprio negare quel \u201c<em>passato<\/em>\u201d in quanto tale.<\/p>\n<p>La visione terribilmente critica dell\u2019impianto storico delle citt\u00e0 discusse dal Congresso, a partire dalla tavola presentata dal gatepac riguardo al Piano Cerd\u00e0 per Barcellona, \u00e8 infatti la dimostrazione che la maglia urbana storica fosse considerata, a priori, quanto di pi\u00f9 insano, confuso e dannoso per la citt\u00e0 futura. Infatti, il capitolo conclusivo del Congresso di Fondazione dei CIAM a La Sarraz, e quello della <em>Carta di Atene<\/em>, ambedue dedicati al \u201c<em>patrimonio storico<\/em>\u201d erano stati espliciti nel dichiarare il rifiuto dei CIAM a \u201c<em>trasferire alle loro opere i principi creativi di altre epoche e le strutture sociali del passato<\/em><a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u201d. Del resto, i teorici del Modernismo si batterono per la necessit\u00e0 di \u201c<em>Azzerare la storia<\/em>!\u201d e per lo \u201c<em>Zeitgeist<\/em>\u201d (lo Spirito del Tempo).<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Rilettura Critica della Carta e dei suoi Contenuti Principali<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Cerchiamo quindi di comprendere almeno i punti salienti della <em>Carta di Atene<\/em> il cui titolo, intenzionalmente, rimanda alla Carta del Restauro del \u201931<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Lo stesso termine, <em>carta<\/em>, pretende di proporsi come un <em>manifesto<\/em>, atto ad esprimere dei principi e dei diritti fondamentali, a fissare e codificare delle norme assolute. Questo viene maggiormente evidenziato dalla sua strutturazione in punti che, nella versione di Le Corbusier, oltre a essere commentati, sono numerati progressivamente come gli articoli di una legge: 95 punti suddivisi in tre grandi parti: <em>Prima parte. Osservazioni generali \u2013 la citt\u00e0 e la sua regione, (Punti da 1 a 8); Seconda parte. Lo stato attuale delle citt\u00e0 \u2013 critiche e rimedi. Abitazione, (punti da 9 a 29); Tempo libero, (Punti da 30 a 40); Lavoro, (Punti da 41 a 50); Circolazione, (Punti da 51 a 64); Patrimonio storico delle citt\u00e0. (Punti da 65 a 69); Terza parte. Conclusioni. (Punti dottrinali, da 71 a 95)<\/em>.<\/p>\n<p>Anche l\u2019utilizzo del termine <em>punti dottrinali<\/em> indica l&#8217;intenzione, da parte di Le Corbusier, di enunciare un complesso di <em>verit\u00e0 indiscusse<\/em> da porre a fondamento della disciplina.<\/p>\n<p>A conferma del dogmatismo con cui si volle imporre il documento, ogni capitolo era suddiviso in <em>Observations <\/em>e <em>Il faut exiger<\/em>.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo, <em>Il faut exiger (Dobbiamo esigere<\/em>), nella prima edizione di Le Corbusier era addirittura rafforzato graficamente da una mano con l&#8217;indice puntato e dalla sottolineatura degli enunciati. <em>Dobbiamo esigere <\/em>non consente dubbi o alternative: a chi si riferiva quel <em>dobbiamo esigere<\/em>, se non agli urbanisti e architetti <em>moderni<\/em>, nonch\u00e9 agli amministratori pubblici e ai politici?<\/p>\n<p>La <em>Carta<\/em>, come abbiamo visto, era un programma da diffondere anche tra gli amministratori delle citt\u00e0, un documento che doveva essere \u201c<em>appoggiato sul tavolo delle autorit\u00e0<\/em>\u201d, come asser\u00ec Le Corbusier<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p>A sottolineare il sospetto iniziale, ovvero il possibile interesse della lobby automobilistica a voler revisionare la forma delle citt\u00e0 in funzione del nuovo mezzo, la lettura delle varie edizioni della Carta evidenzia una ricorrenza dei temi giustificativi legati all\u2019automobile, prima come un problema e poi come una salvezza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che Voisin sia stato lo sponsor del Piano omonimo sviluppato da Le Corbusier per Parigi, non \u00e8 nemmeno un caso se, in Italia, all\u2019indomani della 2^ Guerra Mondiale e dopo il crollo del fascismo, la FIAT sia stato lo sponsor per la costruzione dell\u2019EUR a Roma (una vera citt\u00e0-modello per l\u2019automobile dove il pedone non \u00e8 considerato, un intervento che doveva essere temporaneo ed \u00e8 rimasto per sempre), non \u00e8 infine un caso se, a partire dagli anni \u201940 negli U.S.A., la General Motors attu\u00f2 un piano capillare per acquisire tutte le reti ferroviarie del Paese al fine di smantellarle ed <em>obbligare<\/em> gli americani a muoversi con l\u2019automobile!<\/p>\n<p>Tornando alla <em>Carta<\/em>, non volendomi dilungare su tutti e 95 i punti, riporto qui di seguito, aggiungendovi dei brevi commenti, almeno quei punti che pi\u00f9 degli altri dimostrano di aver avuto una certa influenza sulle norme urbanistico-edilizie emanate di l\u00ec a breve in quasi tutti i Paesi del Mondo.<\/p>\n<p>Ecco dunque i punti salienti della Carta (in corsivo) e le mie considerazioni:<\/p>\n<p><em>Prima Parte: Osservazioni Generali<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 7.<\/strong> <em>Sviluppo della citt\u00e0 legato a continui mutamenti. Il sentimento della citt\u00e0 si \u00e8 formato attraverso gli anni<\/em>. Nonostante il riconoscimento di questa \u201c<em>stratificazione<\/em>\u201d essa verr\u00e0, nei punti che seguono, considerata non pi\u00f9 adatta alla vita moderna, quindi necessitante di rimedi \u201c<em>da esigere<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Punto 8.<\/strong> <em>L&#8217;avvento della macchina ha provocato gravi perturbamenti nel comportamento degli uomini, nella loro distribuzione. Il caos \u00e8 entrato nella citt\u00e0. Male generale che si esprime nelle citt\u00e0 con un affollamento che le spinge al disordine e nelle campagne con l&#8217;abbandono di molte terre<\/em>. Qui l\u2019autotrazione \u00e8 \u201c<em>astutamente<\/em>\u201d presentata come un problema, andando avanti, per\u00f2, ci si accorge che l\u2019unit\u00e0 di misura della citt\u00e0 non verr\u00e0 pi\u00f9 indicata nell\u2019uomo, ma nel veicolo, il problema non \u00e8 l\u2019uso dell\u2019auto, ma la dimensione delle strade!<\/p>\n<p><em>Parte Seconda. Lo Stato Attuale Della Citt\u00e0 Critiche E Rimedi Abitazione<\/em>.<\/p>\n<p>La seconda parte evidenzia sin dai primi punti una lettura faziosa dei centri urbani; \u00e8 come se la cultura plurimillenaria dell\u2019abitare fosse stata sempre sbagliata fino all\u2019avvento dei nuovi <em>messia<\/em> del CIAM.<\/p>\n<p><strong>Punto 9.<\/strong> <em>Popolazione troppo densa<\/em>. I punti dal 9 al 22 elencano tutti i <em>mali<\/em> della citt\u00e0 storica, alcuni dei quali, ad un occhio attento, non riguardano la citt\u00e0 storica, ma lo scriteriato sviluppo speculativo e\/o spontaneo avvenuto dopo la rivoluzione industriale e i grandi \u201c<em>inurbamenti<\/em>\u201d ottocenteschi (P. es. in Italia l\u2019inurbamento post-unitario). Molti di quei problemi, in realt\u00e0, erano gi\u00e0 ampiamente stati studiati e risolti con lo sviluppo dell\u2019eziologia in campo medico e il successivo rapporto interdisciplinare, poco noto, tra igienisti, sociologi e progettisti. Voglio ricordare, per esempio, il drastico abbassamento della mortalit\u00e0, nel bel mezzo della Grande Guerra, nel quartiere popolare di Testaccio a Roma dopo l\u2019intervento del <em>Comitato per il<\/em> <em>Miglioramento Economico e Morale<\/em><a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a> del quartiere e le realizzazioni di Giulio Magni prima e Quadrio Pirani poi, che tendevano a migliorare l\u2019igiene e salubrit\u00e0 degli spazi abitativi resi inabitabili dalla speculazione edilizia precedente<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>. Le realizzazioni di Magni e Pirani, \u201c<em>modernissime<\/em>\u201d a detta di tutti i contemporanei, mantennero comunque immutato il legame con i canoni dell\u2019architettura storica.<\/p>\n<p>Alla luce di questa considerazione non pu\u00f2 non sottolinearsi la pretestuosit\u00e0 delle <em>osservazioni<\/em> della \u201c<em>Carta<\/em>\u201d del \u201933, (<em>insufficienza della superficie abitabile per persona; scarsit\u00e0 delle aperture verso l&#8217;esterno; mancanza di sole; decadimento e presenza permanente di microbi; mancanza o insufficienza dei servizi igienici; promiscuit\u00e0 dovuta alla suddivisione interna dell&#8217;alloggio<\/em>). Del resto, grazie a Dio, i centri storici sono sopravvissuti alla Carta, ed oggi non si ravvisa alcuna epidemia o fuga degli abitanti, diversamente c\u2019\u00e8 una richiesta sempre maggiore ad un alloggio nell\u2019ultima parte di citt\u00e0 rimasta \u201c<em>a dimensione d\u2019uomo<\/em>\u201d, e questo si ripercuote sul mercato immobiliare ormai arrivato alle stelle!<\/p>\n<p>Come detto, in ogni capitolo della Carta, ai punti contenuti nelle <em>osservazioni<\/em> facevano sempre seguito quelli relativi al <em>Dobbiamo esigere<\/em>!<\/p>\n<p><strong>Punto 24.<\/strong> <em>Ragioni igieniche devono determinare la scelta delle zone di abitazione (alcuni quartieri andrebbero interamente demoliti, altri in parte demoliti, in parte rispettati per il loro valore storico)<\/em>. Bench\u00e9 non si possa criticare l\u2019intento del rispetto delle condizioni igieniche, fondamentale per la citt\u00e0 \u2013 ma come abbiamo detto gi\u00e0 risolto da tempo \u2013 non pu\u00f2 non evidenziarsi la fumosit\u00e0 del contenuto il quale, non chiarendo a quali quartieri facesse riferimento, ha reso possibile la demolizione e sostituzione di edifici, e perfino di interi brani di citt\u00e0 storiche, definiti \u201c<em>case vecchie<\/em>\u201d \u2026 ricordati poi con nostalgia dai vecchi residenti.<\/p>\n<p><strong>Punto 28.<\/strong> <em>Innalzare edifici elevati<\/em> <em>(sfruttare le risorse tecniche moderne, queste tipologie permettono di lasciare una maggiore quantit\u00e0 di spazio da dedicare ai servizi)<\/em>. Pi\u00f9 avanti questi <em>edifici elevati<\/em> vengono indicati come grattacieli: \u00e8 evidente che questo articolo sia stato inserito per promuovere l\u2019interesse speculativo dei proprietari terrieri a massimizzare il profitto del loro terreno: ci\u00f2 che risulta paradossale, e in contraddizione con i \u201c<em>rimproveri<\/em>\u201d alla citt\u00e0 storica, \u00e8 il fatto che al tempo stesso si critichi il rapporto <em>superficie di terreno\/numero di abitanti<\/em>, e si affermi \u201c<em>dobbiamo esigere<\/em>\u201d degli edifici in grado di ospitare migliaia di persone!<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><em>Lavoro: Osservazioni<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 41<\/strong>. <em>Distribuzione irrazionale dei luoghi di lavoro <\/em>[\u2026] Anche in questo caso, le osservazioni sono in parte condivisibili, se non fosse per il fatto che poi si suggeriscono delle soluzioni quanto mai discutibili. Tra le critiche c\u2019\u00e8 anche quella della presenza, in alcuni casi, all\u2019interno dei centri abitati di attivit\u00e0 produttive, ovvero il plurisecolare modello casa-bottega. Queste osservazioni portano a suggerire la netta separazione tra il luogo di lavoro e di residenza (tipico dello <em>zoning<\/em>)<\/p>\n<p>Anche in questo caso, alle osservazioni seguono le richieste (<em>Dobbiamo esigere<\/em>):<\/p>\n<p><strong>Punto 46.<\/strong> <em>Accorciamento delle distanze tra zone abitative e zone industriali (La citt\u00e0 industriale non deve essere concentrica, ma lineare e svilupparsi lungo le vie di comunicazione)<\/em>. Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 <em>irrazionale<\/em> di questa richiesta (sinistramente identica a quella della <em>Ville Radieuse<\/em>): se \u00e8 vero che la citt\u00e0 monocentrica se troppo estesa non sia auspicabile, quella lineare \u00e8 invece totalmente da evitare. Questo punto \u00e8 stato purtroppo preso totalmente alla lettera dai pianificatori successivi, e i risultati sono quelli dell\u2019urbanistica a macchia d\u2019olio che ben conosciamo. Se Le Corbusier e compagni avessero abbandonato la presunzione di onnipotenza, e dato credito, piuttosto che ridicolizzare, agli studi storico-urbanistici di Giovannoni, probabilmente avrebbero potuto \u201c<em>leggere<\/em>\u201d quelle 33 citt\u00e0 in maniera pi\u00f9 razionale, e si sarebbero accorti che lo sviluppo naturale delle citt\u00e0, da sempre, \u00e8 stato quello della duplicazione e moltiplicazione<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a> del modello iniziale autosufficiente.<\/p>\n<p><em>Circolazione: Osservazioni<\/em><\/p>\n<p>Questa parte \u00e8 tutta incentrata sull\u2019importanza assoluta data all\u2019automobile. Le strade sono tutte considerate errate, dalle grandi vie di comunicazione alle strade urbane, fino alla rete ferroviaria vista come un ostacolo da rimuovere, giusto a titolo di esempio riporto qualche punto del capitolo:<\/p>\n<p><strong>Punto 54.<\/strong> <em>Eccessiva vicinanza tra gli incroci delle strade (provocano danni alla funzionalit\u00e0 del motore)<\/em>. Qui \u00e8 evidentissima l\u2019importanza unica e assoluta dell\u2019automobile come unit\u00e0 di misura per le distanze cittadine.<\/p>\n<p><strong>Punto 55.<\/strong> <em>Larghezza delle strade insufficiente, difficolt\u00e0 nell&#8217;allargarle<\/em>. Punto che ha favorito gli sventramenti.<\/p>\n<p><strong>Punto 58.<\/strong> <em>Rete stradale ferrata ostacolo all&#8217;espansione della citt\u00e0 ed alla urbanizzazione.<\/em> Questa osservazione \u00e8 probabilmente risultata il punto di forza per della GM in America per smantellare l\u2019intera rete ferroviaria. \u00c8 evidentissimo il doppio interesse a sostenere questo punto: 1) non porre \u201c<em>freni<\/em>\u201d all\u2019allargamento speculativo delle citt\u00e0, 2) imporre l\u2019uso dell\u2019automobile.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><em>Patrimonio Storico Delle Citt\u00e0. Osservazioni<\/em><\/p>\n<p>Qui, pi\u00f9 che di salvaguardia \u00e8 un inno alla \u201c<em>rimozione<\/em>\u201d di quanto possa risultare d\u2019intralcio alla presunta \u201c<em>citt\u00e0 funzionale<\/em>\u201d, non c\u2019\u00e8 alcun bisogno di commentare i vari punti perch\u00e9 sono fin troppo espliciti nel criticare tutto quanto concerne il patrimonio storico.<\/p>\n<p><strong>Punto 67.<\/strong> <em>La conservazione dei quartieri storici non deve contrastare con le norme di igiene<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 68.<\/strong> <em>Necessit\u00e0 di risolvere i problemi legati alla presenza di queste parti storiche attraverso soluzioni drastiche (viabilit\u00e0 alternative, trasferimento dei centri che richiamano grande traffico)<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Punto 69.<\/strong> <em>Abbattimento dei tuguri intorno ai monumenti e loro sostituzione con aree verdi<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Punto 70.<\/strong> <em>Non utilizzare stili del passato nella costruzione di nuovi edifici nella parte storica (ogni generazione ha avuto la sua maniera di pensare, le sue concezioni, la sua estetica richiamandosi alle risorse tecniche della propria epoca)<\/em><\/p>\n<p>I danni che questa ideologia ha portato nei centri storici e ai monumenti sono enormi. Purtroppo, un\u2019ideologia basata sulla espressione individuale, che ha portato alla perdita di continuit\u00e0 nei fronti stradali per lasciar spazio agli edifici isolati, non poteva accorgersi dell\u2019importanza del contesto all\u2019interno del quale sorgono i \u201c<em>monumenti<\/em>\u201d, cos\u00ec ha preferito suggerire l\u2019<em>abbattimento dei tuguri<\/em> e l\u2019isolamento dei monumenti, e cosa ancora pi\u00f9 inaccettabile, ha imposto l\u2019abbandono di \u201c<em>stili del passato<\/em>\u201d in nome dello <em>zeitgeist<\/em> e della teoria del Falso Storico. Oggi sappiamo bene quanto \u201c<em>false<\/em>\u201d siano state queste teorie, e quanto non abbiano alcun interesse per un comune mortale. Quella che doveva essere una salvaguardia del patrimonio storico delle citt\u00e0 si \u00e8 trasformata in una incitazione alla sua distruzione.<\/p>\n<p><em>Parte Terza. Conclusioni. Punti dottrinali<\/em><\/p>\n<p>Qui, tutti i nodi vengono al pettine, le critiche alla \u201c<em>citt\u00e0 storica<\/em>\u201d e le imposizioni (<em>punti dottrinali<\/em>) non lasciano spazio a fraintendimenti:<\/p>\n<p><strong>Punto 71.<\/strong> <em>Le citt\u00e0 studiate per il IV CIAM hanno tutte lo stesso carattere di disordine (dovuto all&#8217;uso della macchina) e non soddisfano i bisogni psicologici e biologici dell&#8217;uomo<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 74.<\/strong> <em>Sviluppo e trasformazione urbana senza controllo e senza considerazione dell&#8217;urbanistica contemporanea<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 75.<\/strong> <em>La citt\u00e0 deve assicurare la libert\u00e0 individuale e i benefici dell&#8217;azione collettiva<\/em>. Peccato che il IV CIAM abbia totalmente ignorato l\u2019esempio di un Piano Urbanistico sviluppato proprio in quegli anni: nel Piano per Bari Vecchia redatto da Concezio Petrucci con la consulenza di Gustavo Giovannoni era stato elaborato un testo che faceva riferimento a norme logiche di vecchia data, basate sull\u2019importanza della collettivit\u00e0, tra quelle norme si faceva espresso richiamo al <em>Diritto Architettonico<\/em> \u00ab[\u2026] <em>Tra le attribuzioni del Comune e della commissione, dovr\u00e0 essere quella che fa capo al Diritto Architettonico, in quanto l\u2019opera esterna non tanto appartiene al proprietario quanto alla citt\u00e0<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. Oppure l\u2019esempio dell\u2019azionista di maggioranza di un\u2019operazione immobiliare romana, la <em>Societ\u00e0 Generale Immobiliare<\/em> che, al fine di valorizzare l\u2019intera area residenziale dell\u2019ex Villa d\u2019Heritz di Roma<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>, negli atti per la promessa di vendita di alcuni appezzamenti di terreno edificabile, obbligava gli acquirenti ad ottenere \u00ab<em>l\u2019approvazione<\/em>\u00bb della Societ\u00e0 \u00ab<em>per il progetto esterno dell\u2019edificio da costruire, a tutela dell\u2019estetica e della euritmia dell\u2019erigendo quartiere<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Punto 78.<\/strong> <em>I piani determineranno la struttura di ciascun settore destinato ad una funzione e fisseranno l&#8217;ubicazione nell&#8217;insieme<\/em>. Questa richiesta di separazione delle funzioni (zonizzazione) \u00e8 l\u2019origine dei grandi mali della citt\u00e0 contemporanea: i politici si fanno belli dichiarando la necessit\u00e0 di reprimere i problemi di violenza delle periferie urbane, ma non si soffermano mai a riflettere che, finch\u00e9 le citt\u00e0 saranno caratterizzate da zone monofunzionali dove la vita non \u00e8 di casa, non c\u2019\u00e8 speranza che la delinquenza e gli stupri possano aver fine. Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 sbagliato degli edifici, privi di attivit\u00e0 commerciali e\/o artigianali al pian terreno, arretrati rispetto al filo stradale, poich\u00e9 questa esasperazione della privacy toglie la sicurezza lungo le strade, specie nelle ore buie.<\/p>\n<p><strong>Punto 80.<\/strong> <em>Le nuove velocit\u00e0 meccaniche hanno sconvolto l&#8217;ambiente urbano congestionandolo.<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto 83.<\/strong> <em>La citt\u00e0 deve essere studiata nell&#8217;insieme della sua regione di influenza e per essa dovranno essere fatte previsioni numeriche di sviluppo che ne orienteranno la crescita<\/em>. Questa \u00e8 un\u2019altra cosa che \u00e8 servita a giustificare la pi\u00f9 vergognosa speculazione edilizia, si pensi per esempio all\u2019ultimo Piano Regolatore per Roma che, nonostante una riduzione di centinaia di migliaia di residenti all\u2019ultimo censimento, \u00e8 stata fatta per immaginare una citt\u00e0-territorio i cui confini non possono comprendersi, ma altrettanto potrebbe dirsi del precedente Piano del \u201962 e di quello del \u201931.<\/p>\n<p><strong>Punto 87.<\/strong> <em>L&#8217;architettura dovr\u00e0 essere funzionale ai bisogni dell&#8217;uomo<\/em>. Questo \u201c<em>punto dottrinale<\/em>\u201d \u00e8 senz\u2019altro vero, tuttavia l\u2019unica architettura che non \u00e8 risultata funzionale ai bisogni dell\u2019uomo \u00e8 stata proprio quella \u201c<em>funzionalista<\/em>\u201d. Ogni tipologia del passato \u00e8 stata ponderata in base alle reali esigenze, il modernismo ha proposto la \u201c<em>pianta libera<\/em>\u201d e gli spazi polifunzionali. Ci\u00f2 che abbiamo oggi \u00e8 che molti edifici storici, opportunamente adattati funzionano perfettamente per ospitare nuove attivit\u00e0, e rispettano l\u2019ambiente in cui sorgono, mentre molti nuovi edifici \u201c<em>funzionali<\/em>\u201d, oltre ad avere un orrendo impatto ambientale (per esempio gli ospedali italiani), spesso non funzionano bene, o addirittura sono inservibili (si pensi al <em>teatro-balena<\/em> di Gibellina Nuova o alla <em>Tr\u00e8s Grand Biblioth\u00e8que<\/em> di Parigi il cui progettista ha dimenticato le esigenze di conservazione dei libri! \u2026 ma l\u2019elenco richiederebbe una estensione enciclopedica)<\/p>\n<figure id=\"attachment_566\" aria-describedby=\"caption-attachment-566\" style=\"width: 1238px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"566\" 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Questa imposizione \u00e8 ovviamente basata sull\u2019interesse dell\u2019industria edilizia di distruggere l\u2019artigianato locale. Inoltre questo punto ha portato all\u2019esigenza per l\u2019architetto, specie all\u2019estero, di specializzarsi su di un qualcosa, restando profondamente ignorante negli altri campi della professione \u2026 e pensare che la cosa \u00e8 partita da Le Corbusier che nemmeno aveva una laurea!<\/p>\n<p><strong>Punto 91.<\/strong> <em>Fattori politici, sociali ed economici influenzeranno lo sviluppo urbano<\/em>. Purtroppo questo \u00e8 verissimo, e i membri del CIAM lo sapevano bene, proprio per questo, se davvero fossero stati mossi dal \u201c<em>bene<\/em>\u201d e dal \u201c<em>desiderio comune<\/em>\u201d, avrebbero dovuto produrre un documento che evitasse future speculazioni e mirasse al bene della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Punto 95.<\/strong> <em>Interesse privato subordinato all&#8217;interesse collettivo<\/em>. Dati i punti precedenti, non pu\u00f2 non ravvisarsi una conclusione retorica in questo ultimo punto: tutta la teoria del modernismo \u00e8 basata sulla promozione dell\u2019<em>io<\/em> dell\u2019architetto e sul rapporto con le lobbies dell\u2019edilizia e dell\u2019automobile \u2026 come \u00e8 dunque possibile immaginare che davvero si volesse subordinare l\u2019interesse privato a quello collettivo?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Considerazioni Generali sul Dopo-Carta<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Se proprio i membri del CIAM non avevano alcun interesse ad ascoltare gli architetti che, in quegli stessi anni, stavano lavorando su una modernit\u00e0 rispettosa della tradizione, almeno avrebbero potuto prendere in considerazione le parole contenute nel discorso agli architetti, tenuto ad Atene in quell\u2019agosto del \u201933, dal pittore francese, amico di Le Corbusier e membro degli amici dei CIAM, Fernand L\u00e9ger:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Penso che la vostra epoca eroica sia conclusa<\/em> [\u2026] <em>Lo sforzo di pulizia \u00e8 terminato. Fermatevi perch\u00e9 state superando il limite<\/em> [&#8230;] <em>Un\u2019\u00e9lite ha seguito la vostra epoca eroica. \u00c8 normale. Avete costruito delle case per gente che era all\u2019avanguardia<\/em> [&#8230;] <em>Voi volete invece che le vostre idee si estendano &#8230; che la parola \u201curbanistica\u201d domini il problema estetico<\/em>\u201d. [&#8230;] \u201c<em>L\u2019urbanistica \u00e8 sociale. Siete entrati in un campo del tutto nuovo, un campo nel quale le vostre soluzioni pure e radicali dovranno combattere<\/em> [&#8230;] <em>Abbandonate questa minoranza elegante e accondiscendente <\/em>[&#8230;]<em> Il piccolo uomo medio, l\u2019\u201curbano\u201d, per chiamarlo col suo nome, \u00e8 preso da vertigini<\/em> [&#8230;] <em>Voi avete creato un fatto architettonico assolutamente nuovo. Ma da un punto di vista urbano-sociale avete esagerato per eccesso di velocit\u00e0. Se volete fare urbanistica credo dobbiate dimenticare di essere degli artisti. Diventate dei \u201csociali\u201d<\/em> [&#8230;] <em>tra la vostra concezione estetica, accettata da una minoranza, e la vostra visione urbana, che si trova ovunque in difficolt\u00e0 per l\u2019incomprensione delle \u201cmasse\u201d, c\u2019\u00e9 una rottura<\/em> [&#8230;] <em>avreste dovuto guardare all\u2019indietro: avreste visto di non avere seguito<\/em> [&#8230;] <em>C\u2019\u00e8 bisogno che uomini come voi osservino pi\u00f9 attentamente uomini che stanno dietro e a fianco di loro e che si attendono qualcosa,<\/em> [&#8230;]. <em>Rimettetevi i vostri piani nelle tasche, scendete nella strada, ascoltate il loro respiro, prendete contatto, confondetevi con la materia prima, camminate nel loro stesso fango e nella stessa polvere<\/em><a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>\u00bb<\/p>\n<p>Purtroppo queste restarono parole al vento, da quel momento in avanti il modo di pensare all\u2019architettura e all\u2019urbanistica era definitivamente cambiato in nome del <em>faut exiger<\/em>!<\/p>\n<p>Come ho scritto in un mio precedente libro<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>, in tutto ci\u00f2 lo Stato, rappresentato dalle pubbliche facolt\u00e0 universitarie di Architettura ed Ingegneria, \u00e8 stato connivente. Il problema urbanistico-architettonico-sociale di oggi \u00e8 dunque, senza dubbio, una vergogna di Stato pianificata nelle nostre Universit\u00e0!<\/p>\n<p>Queste Facolt\u00e0 si sono comportate esattamente come una la congregazione la quale, al pari delle peggiori sette religiose, sotto l\u2019ispirazione di una presunta intelligenza superiore, emette una dottrina ritenuta immutabile e procede, per raccogliere aderenti, per iniziazione: L\u2019insegnamento distorto che \u00e8 stato esercitato negli ultimi settant\u2019anni, \u00e8 stato mirato alla sottomissione delle intelligenze ad una dottrina, in vista di un risultato concepito in anticipo che non si chiama <em>modernit\u00e0<\/em> ma <em>modernismo<\/em>!<\/p>\n<p>La storia ci insegna che, quando le corporazioni e le maestranze si preoccuparono pi\u00f9 di mantenere i loro privilegi che di innalzare la loro attivit\u00e0 al livello delle conoscenze del tempo, quando divennero esclusive e vollero allontanare i concorrenti anzich\u00e9 sorpassarli, esse morirono o furono bandite. Allo stesso modo, quando ci si rese conto che la \u201c<em>Santa<\/em>\u201d inquisizione per la fede accusava di eresia soprattutto i ricchi per confiscarne i beni, il suo potere cess\u00f2 di esistere!<\/p>\n<p>Vista l\u2019analogia storica, e per meglio comprendere quello che accade in determinate situazioni, parafraser\u00f2, attualizzandolo, quanto ebbe acutamente modo di osservare nelle sue \u201c<em>Conversations sur l\u2019Architecture<\/em>\u201d Eug\u00e8ne Viollet-Le-Duc<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a> all\u2019epoca in cui fu vittima dell\u2019ostracismo da parte del sistema Beaux-Arts.<\/p>\n<p>L\u2019influenza esclusiva che pu\u00f2 assumere una congregazione irresponsabile nei riguardi di un potere esecutivo responsabile \u00e8 talmente grande da rischiare di non poter essere controllata: cosa pu\u00f2 opporre un\u2019amministrazione non competente all\u2019opinione di un\u2019universit\u00e0 o un ordine professionale che lo Stato stesso (poich\u00e9 \u00e8 lo Stato che li sostiene) considera del tutto competente? Come ammettere che un\u2019amministrazione che non \u00e8 artista, si accinga ad assumersi le responsabilit\u00e0 di affidare, per esempio, la costruzione di un monumento pubblico a un uomo che rifiuta un corpo che si ritiene si recluti nell\u2019\u00e9lite degli artisti? (\u00c8 pur vero che oggi gli incarichi pubblici, bench\u00e9 apparentemente garantiti da Leggi come l\u2019abominevole \u201c<em>Merloni<\/em>\u201d, vengono costantemente affidati tramite il regime clientelare, il rapporto di conoscenza, il nepotismo e, troppo spesso, affidati all\u2019Architetto \u2013 faccendiere agganciato il quale, facendosi poi affiancare da un compiacente nome carismatico, soddisfer\u00e0 la sete di propaganda elettorale del politico locale che, cos\u00ec, potr\u00e0 dimostrare di aver portato una star nella sua citt\u00e0!).<\/p>\n<p>Per i grandi incarichi, comunque, dovendo rispondere a delle Normative di trasparenza e non potendola fare proprio sporca (eccettuati i casi come l\u2019Ara Pacis di Roma i cui lavori sono stati ultimati nonostante le varie sentenze dei tribunali e della Corte dei Conti), l\u2019amministrazione trova pi\u00f9 semplice, e meno compromettente, ripararsi dietro l\u2019opinione dell\u2019organo colto (commissione giudicatrice decisa dall\u2019Ordine degli Architetti o da chicchessia che, comunque, sar\u00e0 composta come al solito dagli adepti della \u201c<em>setta<\/em>\u201d e mai dalla gente comune che dovr\u00e0 vivere ci\u00f2 che le si costruisce), che per\u00f2 non \u00e8 responsabile e non \u00e8 minimamente tenuto, nei confronti del pubblico, a rendere conto dei reali motivi che lo fanno agire, e ben si guarda dal rivelarlo, se lo far\u00e0 argomenter\u00e0 le sue decisioni con le tipiche frasi arcane mirati a far sentire il popolo come una massa di sudditi ignoranti per i quali lo Stato \u201c<em>buono<\/em>\u201d produce. Si capisce che in tali condizioni, in un\u2019amministrazione che <em>non se ne intende<\/em> di speciali questioni d\u2019arte, gli affari della lobby vadano alla grande. Cos\u00ec queste amministrazioni si trovano ben presto completamente alla merc\u00e9 dei capi della congregazione e circondate dai suoi aderenti, impiegati ad ogni livello. Questi ultimi divengono tanto pi\u00f9 numerosi e sottomessi allo spirito del corpo, quanto pi\u00f9 sentono che la sua influenza si accresce e che il suo potere si rinsalda in tutti i servizi dei lavori pubblici. Poich\u00e9 tali servizi ormai intendono esprimere una sola opinione su tutto, e visto che tutti gli \u201c<em>oppositori del regime<\/em>\u201d sono stati costretti a tirarsi fuori dalla mischia, credono in perfetta buona fede di essere nel giusto \u2026 fino al momento in cui, per un caso fortuito, si assiste ad un brusco risveglio. \u00c8 solo a questo punto che questa responsabilit\u00e0 \u2013 che l\u2019amministrazione credeva potesse accollare al corpo protetto \u2013 viene invece a ricadergli addosso come un macigno, a questo punto il corpo irresponsabile se ne lava le mani. Cos\u00ec facendo, si suppone, l\u2019istituzione statale dovrebbe divenire per lo Stato imbarazzante, tuttavia inizia un tira e molla di scaricabarile finch\u00e9, col tempo, ci si dimentica e si ricomincia come se niente fosse stato!<\/p>\n<p>La forma dittatoriale silente che caratterizza l\u2019ambiente dell\u2019Architettura di oggi \u00e8 assolutamente inimmaginabile alla gente che vive \u2013 o sopravvive \u2013 nelle citt\u00e0: gli architetti e gli studenti di Architettura si trovano in una situazione particolare a dir poco vergognosa: ripudiare le proprie idee, qualora tali opinioni e tali idee non siano ammesse dal corpo protetto dallo Stato, o essere condannati a una specie di ostracismo se mantengono le loro idee e le loro opinioni personali. (A riprova di questo c\u2019\u00e8 la recente Legge che ha istituito il Comitato per l\u2019Architettura Moderna che dovr\u00e0 presiedere alla stesura dei bandi di concorso di Architettura).<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente come la riflessione di Giulio Magni a proposito dell\u2019impostazione Beaux-Arts del suo tempo: \u00ab[\u2026] <em>colui che deve lavorare si trova nel bivio difficilissimo, se cio\u00e8 fare come la ragione lo guida o come il generalizzato sentimento gli impone \u2026 affrontare l\u2019impopolarit\u00e0 \u00e8 certo un eroismo!<\/em> [\u2026]\u00bb.<\/p>\n<p>Si rifletta sul fatto che un qualsiasi corpo (in questo caso gli Ordini Professionali) sottomesso a una dottrina, (in questo caso la Teoria Modernista imperversante nelle Facolt\u00e0 di Architettura e di Ingegneria), che dipende dallo Stato tramite un legame qualsiasi, tender\u00e0 sempre a servirsi fatalmente di dello Stato per far trionfare la propria dottrina! Quando a questo si aggiungono le riviste specializzate \u2013 su cui ovviamente scrivono i grandi luminari dell\u2019Architettura e i loro emuli \u2013 che bombardano in maniera monotona e dittatoriale i lettori con architetture astruse, la frittata \u00e8 fatta.<\/p>\n<p>Chi si ribella a questo circolo vergognoso viene immediatamente annientato da chi comanda abusando della sua posizione protetta e privilegiata. Gli studenti, e\/o i giovani architetti che provano ad emanciparsi imparano subito, a loro spese, cosa costi. Se non seguono la strada uniforme tracciata dal cameratismo, si trovano le porte chiuse; se non cozzano contro un\u2019ostilit\u00e0 dichiarata, vengono condannati dalla cospirazione del silenzio: se lo studente prova a divergere dall\u2019idea del docente non passa, o passa a stento, e dopo lunghe sofferenze, l\u2019esame progettuale; se un giovane architetto ha la fortuna di realizzare, o semplicemente progettare un intervento tradizionale, nessuna rivista lo prende in considerazione.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Conclusioni<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>A seguito degli eventi citati dunque, le citt\u00e0 di tutto il mondo arrivarono a perdere ogni possibile relazione con quella sana tradizione che aveva sovrinteso al loro sviluppo millenario \u2026 L\u2019Italia, con la Legge 1150 del 1942, \u00e8 stato uno dei primi Paesi a legiferare nel rispetto delle idee di Le Corbusier come tradotte nella Carta di Atene \u2026 Quella tradizione, fatta di architettura monumentale e \u201c<em>minore<\/em>\u201d, <em>nobile<\/em> e <em>vernacolare<\/em>, a seconda delle condizioni climatiche, orografiche, culturali, religiose, ecc. aveva fatto s\u00ec che ogni popolazione sviluppasse una sorta di \u201c<em>dialetto<\/em>\u201d architettonico-urbanistico che, nel tempo, \u00e8 stato in grado di affinarsi fino a definire l\u2019identit\u00e0 dei luoghi e la capacit\u00e0 degli individui \u2013 e dell\u2019intera collettivit\u00e0 \u2013 di riconoscersi come appartenenti a quei luoghi. L\u2019imposizione di un linguaggio unico, e quindi spersonalizzante, di forme e proporzioni basate su ipotetici modelli matematici lontani dalle reali esigenze umane, ha fatto s\u00ec che le citt\u00e0 del XX secolo, e le singole architetture al loro interno, abbiano perduto ogni possibile relazione con l\u2019uomo, cercando di celebrare, in maniera sempre pi\u00f9 astrusa, una presunta civilt\u00e0 tecnologica e, soprattutto, l\u2019ego del progettista.<\/p>\n<p>Oggi, il risultato dell\u2019imposizione di questa visione modernista della citt\u00e0, ci deve far riflettere sul fatto che l\u2019utopia della cosiddetta \u201c<em>citt\u00e0 funzionale<\/em>\u201d ha fallito in toto. Le ripercussioni socio-economiche ed ecologiche di quella visione ci dimostrano che il sogno di rendere funzionale e ordinata la citt\u00e0 era viziato da una ideologia fuori da ogni logica.<\/p>\n<p>Del resto \u00e8 difficile poter pensare che delle citt\u00e0, ritenute \u201c<em>funzionanti<\/em>\u201d per pi\u00f9 di duemila anni, non potessero essere ancora tali.<\/p>\n<p>Probabilmente si sarebbe dovuto ragionare in maniera meno radicale, per poter consentire un uso dell\u2019automobile al loro interno, ma non di certo si doveva pensare tutto in funzione dell\u2019autotrazione.<\/p>\n<p>N\u00e9 tantomeno si pu\u00f2 accettare che delle citt\u00e0, cresciute su s\u00e9 stesse per duemila anni nel rispetto del delicato rapporto citt\u00e0-campagna, nonch\u00e9 dell\u2019esigenza di avere tutto a portata di mano, si siano dovute ripensare in nome della zonizzazione: aver separato le funzioni, aver aumentato le distanze, aver ragionato per griglie urbane e regole assolute, aver dimensionato il tutto su degli standard numerici piuttosto che sulle dimensioni a scala umana, ha portato le citt\u00e0 a raggiungere dimensioni, costi e mancanza di sicurezza che mai in passato si erano raggiunti.<\/p>\n<p>Oggi diviene sempre pi\u00f9 difficile poter pensare di restaurare il rapporto citt\u00e0-campagna, e all\u2019interno delle citt\u00e0 quello tra l\u2019edificato e gli esseri umani, questo perch\u00e9 tutta la normativa che \u00e8 venuta dopo il 1933 si \u00e8 fondata su quelle certezze assolute.<\/p>\n<p>In Italia le varie leggi urbanistiche si sono basate su quelle teorie, e ancora oggi, leggi come la 1150\/42, la 167\/62 e i DPR 1404 e 1444\/68 la fanno da padrone. \u00c8 difficile pensare di poter cambiare le cose se chi legifera continua a ragionare in funzione di quelle norme, ma soprattutto di quell\u2019ideologia. Probabilmente bisognerebbe iniziare a riscoprire una serie di norme, codici, regolamenti edilizi e statuti precedenti quello sciagurato 1933, studiarle opportunamente e comprendere come possano adattarsi al vivere contemporaneo e convivere con alcune norme recenti degne di essere prese in considerazione, poich\u00e9, come diceva Edmund Burke,<\/p>\n<p><em>\u00abUna civilt\u00e0 sana \u00e8 quella che mantiene intatti i rapporti col presente, col futuro e col passato. Quando il passato alimenta e sostiene il presente e il futuro, si ha una societ\u00e0 evoluta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Gli archivi storici di tutte le citt\u00e0 italiane, cos\u00ec come quelli di ogni citt\u00e0 o cittadina del Bacino Mediterraneo, sono ricchi di documenti in grado di dimostrare come si costruiva fino a prima dell\u2019avvento del Modernismo. Negli stessi anni in cui si teorizzava la \u201c<em>citt\u00e0 funzionale<\/em>\u201d, creando da zero nuove teorie, molte citt\u00e0 si attrezzavano con norme molto pi\u00f9 logiche al fine di \u201c<em>sopravvivere<\/em>\u201d all\u2019avvento dell\u2019automobile. Anche citt\u00e0 di grandi dimensioni, come Roma e Bari per esempio, si erano dotate di Regolamenti Edilizi interessantissimi. Molte citt\u00e0, specie di quei Paesi affaccianti sul Mare Mediterraneo che erano stati esclusi dal dibattito culturale perch\u00e9 ritenuti \u201c<em>secondari<\/em>\u201d, riuscirono a resistere molto pi\u00f9 a lungo all\u2019avvento modernista, grazie alla loro \u201c<em>marginalit\u00e0<\/em>\u201d, questo fa s\u00ec che si possa supporre che in quelle realt\u00e0 possa essere ancora pi\u00f9 facile reperire dei regolamenti e codici urbani pre-moderni.<\/p>\n<p>La conoscenza di questi regolamenti potrebbe aprire nuove strade per operare una riqualificazione delle citt\u00e0, specie delle aree periferiche, devastate dall\u2019urbanistica dei numeri, dello zoning e degli standard.<\/p>\n<p>Esistono dei trattati urbanistici bizantini<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><sup>[34]<\/sup><\/a> e arabi<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><sup>[35]<\/sup><\/a>, come quelli studiati da Besim Hakim<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><sup>[36]<\/sup><\/a> che, se opportunamente studiati, potrebbero mostrare come l\u2019intera storia dell\u2019urbanistica delle citt\u00e0 del vecchio continente non abbia conosciuto alcun \u201c<em>periodo buio<\/em>\u201d. Da quei documenti si pu\u00f2 infatti constatare come una serie di norme contenute nel Diritto Romano, vennero rielaborate in periodo bizantino, per poi venir rielaborate ancora dagli arabi e, infine, tornare in Italia, o essere esportate verso tutti i Paesi assoggettati al mondo bizantino prima e arabo poi, prima di fondersi con l\u2019architettura delle citt\u00e0 Rinascimentali.<\/p>\n<p>Durante ogni periodo, nel rispetto di una serie di orientamenti generali, ogni Paese, e all\u2019interno di questi ogni Regione e Citt\u00e0, svilupp\u00f2 il proprio carattere in base alle sue specifiche esigenze climatiche e ambientali.<\/p>\n<p>Nessuna cesura \u00e8 dunque mai esistita prima dell\u2019azzeramento della storia teorizzato all\u2019inizio del XX Secolo.<\/p>\n<p>Oggi abbiamo dunque ancora la possibilit\u00e0 di ricostruire storicamente questo \u201c<em>percorso<\/em>\u201d ininterrotto che da Roma muove verso Bisanzio e il Medioriente per far ritorno in Italia. Basterebbe lavorare in parallelo tra i vari Paesi del Mediterraneo al fine di recuperare questi dati per poi, lavorando insieme, studiare delle linee guida, o dei principi, che possano portare, ogni Paese secondo le proprie necessit\u00e0, usanze e tradizioni, ad elaborare dei piani in grado di creare delle moderne citt\u00e0 sostenibili, maggiormente rispettose dell\u2019uomo. Una ricerca di questo tipo dovrebbe vedere la collaborazione di architetti e urbanisti (degli spiriti liberi dai pregiudizi di matrice modernista), storici del diritto romano e bizantino, storici della cultura araba e islamica, sociologi urbani, ma anche ovviamente ingegneri e scienziati che operano nel mondo delle energie \u201crinnovabili\u201d.<\/p>\n<p>Un lavoro del genere consentirebbe di gettare le fondamenta per un nuovo approccio <em>biofilico<\/em> e <em>sostenibile<\/em> di pianificare le citt\u00e0 e costruire gli edifici che, sebbene riconducibile a dei \u201c<em>canoni universali<\/em>\u201d di progettazione, rispetti sempre le caratteristiche e le tradizioni dei luoghi in cui si interviene.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 cosa provata, la citt\u00e0 compatta presenta immani benefici rispetto a quella dispersa promosso dai pionieri del &#8220;Funzionalismo&#8221;<\/p>\n<figure id=\"attachment_571\" aria-describedby=\"caption-attachment-571\" style=\"width: 1326px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"571\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2017\/08\/07\/sul-disastro-urbanistico-successivo-al-iv-ciam-del33-e-sulla-possibilita-di-far-rinascere-le-nostre-citta\/citta-compatta-citta-dispersa-2\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa.jpg\" data-orig-size=\"1024,843\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"CItta compatta &amp;#8211; citta dispersa\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Ottima immagine chiarificatoria!&lt;br \/&gt;\nDedicato a chi accusi di &amp;#8220;passatismo&amp;#8221; chi, come me, suggerisca un ritorno alla &amp;#8220;citt\u00e0 compatta&amp;#8221;&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-1024x843.jpg\" class=\" wp-image-571\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa.jpg\" alt=\"\" width=\"1326\" height=\"1092\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa.jpg 1024w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-300x247.jpg 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-768x632.jpg 768w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-700x576.jpg 700w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-520x428.jpg 520w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-360x296.jpg 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-250x206.jpg 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/CItta-compatta-citta-dispersa-100x82.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 1326px) 100vw, 1326px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-571\" class=\"wp-caption-text\">Ottima immagine chiarificatoria!<br \/>Dedicato a chi accusi di &#8220;passatismo&#8221; chi, come me, suggerisca un ritorno alla &#8220;citt\u00e0 compatta&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> I Congressi Internazionali di Architettura Moderna (Congr\u00e8s Internationaux d&#8217;Architecture Moderne) o CIAM, sono nati dal bisogno di promuovere un&#8217;architettura ed un&#8217;urbanistica funzionali. Il primo incontro ebbe luogo nel <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1928\">1928<\/a> a <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/La_Sarraz\">La Sarraz<\/a> (<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Svizzera\">Svizzera<\/a>). Nel corso del XI congresso nel <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1959\">1959<\/a> che si tenne a <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Otterlo\">Otterlo<\/a> (<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Olanda\">Olanda<\/a>), i membri decisero di cessare la loro attivit\u00e0. I CIAM furono costituiti nel Castello di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/La_Sarraz\">La Sarraz<\/a> nel giugno <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1928\">1928<\/a> da un gruppo di 24 architetti europei su iniziativa di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Le_Corbusier\">Le Corbusier<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=H%C3%A9l%C3%A8ne_de_Mandrot&amp;action=edit&amp;redlink=1\">H\u00e9l\u00e8ne de Mandrot<\/a> (la proprietaria del castello) e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sigfried_Giedion\">Sigfried Giedion<\/a>, primo segretario generale.<\/p>\n<p>Tra gli altri membri fondatori c&#8217;erano <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Karl_Moser\">Karl Moser<\/a> (primo presidente), <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Victor_Bourgeois\">Victor Bourgeois<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pierre_Chareau\">Pierre Chareau<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Josef_Franke\">Josef Franke<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Gabriel_Guevrekian&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Gabriel Guevrekian<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Max_Ernst_Haefeli&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Max Ernst Haefeli<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Hugo_H%C3%A4ring&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Hugo H\u00e4ring<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Arnold_H%C3%B6chel&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Arnold H\u00f6chel<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Huib_Hoste\">Huib Hoste<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pierre_Jeanneret\">Pierre Jeanneret<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Andr%C3%A9_Lur%C3%A7at\">Andr\u00e9 Lur\u00e7at<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ernst_May\">Ernst May<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Fernando_Garc%C3%ADa_Mercadal&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Fernando Garc\u00eda Mercadal<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hannes_Meyer\">Hannes Meyer<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Werner_Max_Moser&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Werner Max Moser<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Carlo_Enrico_Rava&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Carlo Enrico Rava<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gerrit_Rietveld\">Gerrit Rietveld<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alberto_Sartoris\">Alberto Sartoris<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hans_Schmidt\">Hans Schmidt<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mart_Stam\">Mart Stam<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Rudolf_Steiger&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Rudolf Steiger<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Henri-Robert_von_Der_M%C3%BChll&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Henri-Robert von Der M\u00fchll<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Juan_de_Zavala&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Juan de Zavala<\/a>. In seguito, altri membri importanti si aggiungeranno al gruppo, come <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alvar_Aalto\">Alvar Aalto<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hendrik_Petrus_Berlage\">Hendrik Petrus Berlage<\/a>. Partecip\u00f2 al CIAM, anche <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vittorio_Gregotti\">Vittorio Gregotti<\/a>, non come architetto, ma come studente. Nei Congressi del dopoguerra si aggiunsero, tra gli altri, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ernesto_Nathan_Rogers\">Ernesto Nathan Rogers<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giancarlo_De_Carlo\">Giancarlo De Carlo<\/a>. I CIAM presentarono la Carta di Atene nel <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1933\">1933<\/a>, testo fondatore dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica moderna. Questo testo enunciava, a detta degli autori e della critica schierata, i mezzi per migliorare le condizioni di esistenza nella citt\u00e0 moderna, che devono permettere lo svolgere armonioso delle quattro funzioni umane: abitare, lavorare, divertirsi e spostarsi. Ma il suo &#8220;manifesto concreto&#8221; resta la costruzione realizzata per l&#8217;esposizione internazionale del 1937: un &#8220;<em>Padiglione dei tempi nuovi, tentativo di museo di educazione popolare (urbanistica)<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Termine originato dalle \u00c9cole des Beaux-Arts di Parigi nel XIX secolo. Il termine <em>charrette<\/em> \u00e8 quello usato in francese per &#8220;carretto&#8221; o &#8220;carro&#8221;: Era ben nota, agli studenti di Architettura della \u00c9cole des Beaux-Arts, la necessit\u00e0 di lavorare intensamente, fino all&#8217;ultimo minuto, sulle immagini dei loro progetti \u2026 persino mentre si recavano a scuola, con il carretto tirato dal cavallo (&#8220;<em>en charrette<\/em> &#8220;), per mostrare i progetti ai loro professori. Da qui il termine ha subito una metamorfosi fino all&#8217;uso corrente \u2013 in voga specie tra gli architetti \u201ctradizionali\u201d \u2013 riferito alla <em>full-immersion<\/em> che si fa nelle fasi iniziali di una progettazione collettiva.<\/p>\n<p>Il termine <em>charrette<\/em> \u00e8 stato applicato storicamente, anche al carro o carretta per il trasporto dei condannati alla ghigliottina. Per esempio: \u00ab<em>Une charrette (&#8230;) tra\u00eenait lentement \u00e0 la guillotine un homme dont personne ne savait le nom<\/em>\u00bb (<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Anatole_France\">Anatole France<\/a>, Les Dieux ont soif, 1912, p. 44). [tr. \u00ab<em>un carretto port\u00f2 lentamente alla ghigliottina un uomo di cui nessuno conosceva il nome<\/em>\u00bb].<\/p>\n<p>Nei secoli XVI, XVII, e XVIII, quando il viaggiare prendeva tempi lunghi, la <em>Charette<\/em> si riferiva alle lunghe cavalcate in carrozza durante le quali, gruppi di statisti e politici si appartavano al fine di collaborare a trovare una soluzione ad una serie di problematiche prefissate prima del viaggio. Questa interpretazione del termine \u00e8 quella pi\u00f9 simile all&#8217;uso corrente applicato al mondo dell\u2019architettura.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>IV Congresso internazionale di architettura moderna, Mosca 1932. Direttive per l\u2019esposizione e la pubblicazione: \u201cla citt\u00e0 funzionale\u201d<\/em>, in P. Di Biagi (cura di), <em>La Carta d\u2019Atene. Manifesto e frammento dell\u2019urbanistica modern<\/em>a, Officina, Roma 1998, p. 407.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Le tavole per le 33 citt\u00e0 sono state tutte elaborate con uguali criteri analitici, le stesse scale, le medesime tecniche di rappresentazione. Il <em>nuovo piano di Amsterdam<\/em>, (la redazione del quale era oramai giunta alla sua fase conclusiva), era stato il loro modello (a sua volta incentrato sulle precedenti teorie di Le Corbusier): Dall\u2019esperienza olandese erano state messe a punto le istruzioni per i diversi gruppi nazionali per rendere i materiali \u201c<em>facilmente comparabili fra loro e perci\u00f2 rappresentati in maniera unitaria<\/em>\u201d.<em> Le direttive per l\u2019esposizione La citt\u00e0 funzionale, dicembre 1931<\/em>, in <em>Antologia di testi e documenti del IV Congresso internazionale di architettura moderna<\/em>, a cura di P. G. Gerosa, p. 409.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Grupo de Artistas y T\u00e9cnicos Espa\u00f1oles para el Progreso de la Arquitectura Contempor\u00e1nea<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> \u201cAC\u201d (Documentos de Actividad Contempor\u00e1nea, Publicaci\u00f3n del G.A.T.E.P.A.C.) n\u00b011, ora in <em>A.C.: Documentos de Actividad Contempor<\/em><em>\u00e1nea 1931-1937<\/em>, pp. 146 e 147.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Le Corbusier nel \u201935, nel suo progetto di <em>Ville Radieuse<\/em>, imporr\u00e0: \u00ab<em>le citt\u00e0 saranno parte della campagna; io vivr\u00f2 a 30 miglia dal mio ufficio, in una direzione, sotto alberi di pino; la mia segretaria vivr\u00e0 anch\u2019essa a 30 miglia dall\u2019ufficio, ma in direzione opposta e sotto altri alberi di pino. Noi avremo la nostra automobile. Dobbiamo usarla fino a stancarla, consumando strada, superfici e ingranaggi, consumando olio e benzina. Tutto ci\u00f2 che serve per una grande mole di lavoro &#8230; sufficiente per tutti\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Si veda Yorgos Simeoforidis<em>, I giorni del IV CIAM ad Atene: figure, vicende, ripercussioni<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> S. Giedion, <em>Habitations et loisires<\/em>, \u201cNeue Z\u00fcrcher Zeitung\u201d, 3.8.1937, citato in H. Syrkus, <em>1928-1934 La Sarraz e la Varsavia funzionale<\/em>, in \u201cParametro\u201d n. 70, 1978, p. 24.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Dal verbale della seduta del 12.8.\u201933, ora in \u201cParametro\u201d, n. 52, cit., p. 44.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cfr. Ugo Ischia, <em>\u201cSi deve poter disporre del suolo quando si tratta dell&#8217;interesse generale\u201d<\/em>, in P. Di Biagi (a cura di), <em>La Carta d\u2019Atene. Manifesto e frammento dell\u2019urbanistica modern<\/em>a.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>I CIAM verso Atene: spazio abitabile e citt\u00e0 funzionale<\/em>, Paola Di Biagi, Intervento presentato in occasione del convegno: <em>EL GATCPAC Y SU TIEMPO, pol\u00edtica, cultura y arquitectura en los a\u00f1os treinta V Congreso Internacional DOCOMOMO Ib\u00e9rico<\/em>, Barcellona, 26 &#8211; 29 ottobre 2005.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> In <em>Antologia di testi e documenti del IV Congresso internazionale di architettura moderna<\/em>, a cura di P.G. Gerosa, p. 440.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Da quanto ho raccontato alla pagine precedente sappiamo bene che non \u00e8 vero!<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> In <em>Antologia di testi e documenti del IV Congresso internazionale di architettura moderna<\/em>, a cura di P. G. Gerosa, pp. 433-434.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Le groupe CIAM-France, <em>Urbanisme des C.I.A.M. La Charte d\u2019Ath\u00e8nes<\/em>, Plon, Paris 1943.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> P. G. Gerosa, <em>I testi della citt\u00e0 funzionale, dai CIAM alla Carta d\u2019Atene (1928-1943). Esplorazioni ermeneutiche ed epistemologiche<\/em>, in P. Di Biagi (a cura di), <em>La Carta d\u2019Atene. Manifesto e frammento dell\u2019urbanistica modern<\/em>a, p. 91.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Le Corbusier, <em>La maison des hommes<\/em>, in Le groupe Ciam-France, <em>Urbanisme des C.I.A.M. La Charte d&#8217;Ath\u00e8nes<\/em>, pp. 48-49.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> S. Giedion, <em>Des architectes se forment eux-m\u00eames<\/em>, in S. Giedion (Hrsg), <em>Dix ans d&#8217;architecture contemporaine<\/em>, \u00c9ditions Girsberger, Z\u00fcrich 1951, Kraus reprint, Nendeln 1979, p. 12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Le Corbusier, <em>La maison des hommes<\/em>, p. 48.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Parlando dello spostamento del congresso da Mosca ad Atene disse: <em>\u00abgrembo della natura umana, [&#8230;] quella terra felice [&#8230;] del razionale dove si trovano le misure alla scala umana, alle radici classiche dell\u2019architettura razionale\u00bb.<\/em> Le Corbusier, <em>La maison des hommes<\/em>, in Le Groupe CIAM-France<em>, Urbanisme des C.I.A.M. La Charte d\u2019Ath\u00e8nes<\/em>, p. 47<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> La dichiarazione conclusiva dell\u2019incontro di fondazione dei CIAM a La Sarraz: \u00ab<em>Il compito degli architetti \u00e8 [&#8230;] quello di trovare l&#8217;accordo con i grandi fatti dell&#8217;epoca e con i grandi fini della societ\u00e0 cui appartengono e di creare le loro opere in conformit\u00e0 di ci\u00f2. Essi rifiutano perci\u00f2 di trasferire alle loro opere i principi creativi di altre epoche e le strutture sociali del passato<\/em>\u00bb. <em>Dichiarazione ufficiale<\/em>, 28 giugno 1928, in M. De Benedetti, A. Pracchi, <em>Antologia dell&#8217;architettura moderna<\/em>, Zanichelli, Bologna 1988, p. 574.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> <em>La Carta del Restauro <\/em>del 1931, venne redatta a conclusione della <em>International Conference of Experts for the Protection and Conservation of Artistic and Historical Monuments<\/em>, organizzata dall\u2019International Museums Office, con la collaborazione del Governo greco che si svolse ad Atene tra il 21 e il 30 ottobre 1931.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Si vedano i documenti pubblicati in P. G. Gerosa, <em>Le Corbusier: urbanisme et mobilit\u00e9<\/em>, Birkh\u00e4user, Basel-Stuttgart 1978, p. 189).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Del <em>Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio<\/em> facevano parte diverse associazioni, tra le pi\u00f9 propositive di tutte quelle presenti nei vari quartieri popolari romani del periodo: Cooperativa Arti Edilizie e Stradali; Cooperativa Pittori, Decoratori ed Arti affini; Unione Cooperativa fra gli operai lavoranti in ferro; Societ\u00e0 Cooperativa Edilizia ed Affini Caio Cestio; Lega Resistenza Macellai; Cooperativa Marmisti; Societ\u00e0 di Previdenza delle Officine del Gas; Lega Inquilini del Testaccio; Cooperativa Pietriscanti e Affini; Cooperativa Scalpellini in Silice e Granito; Cooperativa per Costruzioni Edilizie e Stradali; Societ\u00e0 fra gli Operai Cavatori e Selciatori in Silice; Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso fra garzoni del Campo Boario; Lega di Resistenza fra Carrettieri e Facchini del Gas; Lega Operaia Scalpellini in Silice; Federazione fra gli Addetti all\u2019Illuminazione Pubblica; Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso fra gli Operai delle Officine del Gas e Luce Elettrica; Cooperativa fra gli Operai Raccoglitori di Pellami; Cooperativa fra Accoratori di Suini; Cooperativa Conciatori di Pellami; Cartiere Ergomino Di Palma; Lega Operai Magazzini Comunali di Selci; Circolo Barsanti; Circolo Lucatelli; Fascio Giovanile Repubblicano; Circolo Socialista Testaccio; Circolo Anticlericale Testaccio; Circolo Aventino; Circolo Anita Garibaldi; Sezione del Partito Radicale del Quartiere; Educatorio Roma; Ricreatorio Testaccio; Ricreatorio Anita Garibaldi; Comitato per la Refezione Scolastica Testaccio; Scuola Professionale Femminile Testaccio; Concerto Testaccio; Assistenza Testaccio; Scuola Popolare di Educazione Civile.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Domenico Orano, <em>Come vive il popolo a Roma<\/em>, Pescara 1909; D. Orano, <em>gli Istituti di assistenza a Testaccio<\/em>, Pescara 1910; D. Orano, <em>Case e non Baracche. Relazione per conto del Comitato per il miglioramento economico e morale di Testaccio<\/em>, Roma 1910; D. Orano, articolo \u201c<em>per le case popolari<\/em>\u201d ne <em>Il Messaggero<\/em> del 6 marzo 1913.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Cfr. E. M. Mazzola \u2013 <em>Contro Storia dell\u2019Architettura Moderna: Roma 1900-1940 \u2013 A Counter History of Modern Architecture: Rome 1900-1940<\/em>, Alinea Edizioni, Firenze 2004;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> <em>Relazione al Piano di Bari Vecchia<\/em> del 1930, ispirato da Gustavo Giovannoni e studiato da Concezio Petrucci.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> L\u2019area di Villa d\u2019Heritz \u00e8 localizzata nell\u2019attuale quartiere Parioli presso Villa Grazioli, ed \u00e8 delimitata dalle vie Lima, Bruxelles e Panama.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> Archivio Centrale dello Stato, Sogene, <em>Documentazione provenienza propriet\u00e0 e Atti diversi<\/em>. Promessa di vendita della Societ\u00e0 Generale Immobiliare agli ingegneri Riccardo Esdra e Renato Di Nola, 1\u00b0 febbraio 1928, art. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> F. L\u00e9ger, <em>Discours aux architectes<\/em>, \u201cTechnika Chronika\/Annales Techniques\u201d, n. 44-45-46, 1933, pp. 1160-1161.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> E. M. Mazzola \u2013 <em>Architettura e Urbanistica, Istruzioni per l\u2019uso \u2013 Architecture and Town Planning, Operating Instructions<\/em>, Gangemi Edizioni, Roma 2006;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> Per la traduzione italiana: <em>Conversazioni sull\u2019Architettura <\/em>\u2013 Edizioni Jaca Book S.p.A. op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a>\u00a0 Trattato scritto da Giuliano di Ascalone, sotto Giustiniano I, tra il 531-533<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Da quello di Ibn Abd al-Hakam (767\u2013829) al Cairo, a quello di Ibn Dinar (827) a Cordoba, fino a quello di Ibn al-Rami a Tunisi (circa 1350).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> Professor of Architecture and Urban Planning Independent Scholar and Consultant Albuquerque, New Mexico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione L\u2019urbanistica italiana, come quella del resto del bacino Mediterraneo, \u00e8 stata gravemente danneggiata dalle scelte progettuali, e dalle \u201cdiscipline\u201d, susseguenti gli incontri di Atene del 1931 e del 1933. 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