{"id":1133,"date":"2018-03-31T15:39:44","date_gmt":"2018-03-31T13:39:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/?p=1133"},"modified":"2018-04-01T08:29:23","modified_gmt":"2018-04-01T06:29:23","slug":"il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/03\/31\/il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato\/","title":{"rendered":"Il lavoro nobilita l\u2019uomo \u2026 e pu\u00f2 anche risolvere i conti pubblici \u2013 una lezione dal passato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Prefazione<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_1134\" aria-describedby=\"caption-attachment-1134\" style=\"width: 865px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1134\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/03\/31\/il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-giulio-magni\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni.png\" data-orig-size=\"500,372\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1910 vista aerea progetto di testaccio &amp;#8211; Giulio Magni\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;1910 vista aerea progetto di Testaccio &amp;#8211; Giulio Magni&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni.png\" class=\" wp-image-1134\" src=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni.png\" alt=\"\" width=\"865\" height=\"644\" srcset=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni.png 500w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni-300x223.png 300w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni-360x268.png 360w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni-250x186.png 250w, http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/1910-vista-aerea-progetto-di-testaccio-Giulio-Magni-100x74.png 100w\" sizes=\"(max-width: 865px) 100vw, 865px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1134\" class=\"wp-caption-text\">1910 vista aerea progetto di Testaccio &#8211; Giulio Magni<\/figcaption><\/figure>\n<p>In questi anni, ho pi\u00f9 volte raccontato della vicenda del quartiere Testaccio di Roma come di un esempio che, a livello sociale, economico ed urbanistico, dovrebbe essere preso a modello per il <em>risanamento sostenibile<\/em> \u2013 vero e non presunto \u2013 di tutte le nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Nei miei libri<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, ma specie nei miei studi di fattibilit\u00e0 per la \u201c<em>rigenerazione urbana<\/em>\u201d dei quartieri Corviale di Roma<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> e ZEN di Palermo<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> ho cercato di dimostrare come, senza <em>dover reinventare la ruota<\/em>, semplicemente riprendendo in mano una serie di norme e strumenti che vennero cancellati dalle cosiddette \u201c<em>leggi fascistissime<\/em>\u201d del 1925 \u2013 \u201926, non solo potremmo rendere dignitose le nostre periferie e citt\u00e0, ma potremmo davvero risanare (e portare in positivo) i conti pubblici, risolvendo al contempo il problema abitativo e della disoccupazione!!<\/p>\n<p>Non essendo questo il luogo ove tornare in maniera approfondita su quegli argomenti, invito chi voglia saperne di pi\u00f9 a cliccare sui link indicati in precedenza e\/o ad acquistare i testi segnalati.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto che infatti vorrei approfondire in questa sede riguarda l\u2019illuminante e coraggiosa strategia socio-economica adottata per la gestione della disoccupazione, nell\u2019opera di \u201c<em>riqualificazione<\/em>\u201d e completamento di quel quartiere romano che, fino al 1905, risultava il pi\u00f9 turbolento e pericoloso della citt\u00e0, con fenomeni violenti ben peggiori di quelli vissuti nelle <em>banlieuses<\/em> parigine nel 2005!<\/p>\n<p>La ragione per cui ho deciso di scrivere questo testo \u00e8 semplice. In questi giorni l\u2019Italia sta vivendo un grande dibattito \u2013 o forse semplicemente una strumentalizzazione \u2013 relativa al cosiddetto \u201c<em>reddito di cittadinanza<\/em>\u201d e\/o \u201c<em>reddito di inclusione<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> proposti da alcuni schieramenti politici.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ritiene queste misure un atto dovuto e c\u2019\u00e8 chi, invece, le ritiene una follia \u2026 ma c\u2019\u00e8 anche chi stia strumentalizzando ad-hoc la cosa, legandola al fenomeno dei rifugiati e migranti, infestando la rete con post che \u201c<em>dimostrerebbero<\/em>\u201d come questa misura venga presa \u201c<em>solo<\/em> <em>a favore degli stranieri, piuttosto che degli italiani<\/em>\u201d \u2026<\/p>\n<p>Lo squallore e l\u2019ignoranza di questa polemica \u00e8 il frutto di una societ\u00e0 malata \u2013 e sempre pi\u00f9 ignorante \u2013 che mira ad allontanare la gente incutendole terrore e diffidenza, che mira a distruggere i rapporti sociali e la solidariet\u00e0, fomentando il razzismo e la \u201c<em>guerra tra poveri<\/em>\u201d, con l\u2019obiettivo finale di creare <em>popolo bue<\/em> che crede nel suo presunto <em>benefattore<\/em> il quale, in realt\u00e0, lo affama e denigra.<\/p>\n<p>Eppure, se gli italiani imparassero a mostrarsi diffidenti nei confronti dei politici e dei <em>pennivendoli<\/em> ad essi asserviti, piuttosto che nei confronti del \u201c<em>diverso<\/em>\u201d, forse potrebbero accorgersi di come stiano realmente le cose e di come potrebbero risolversi.<\/p>\n<p>Soprattutto, se nelle scuole e nelle universit\u00e0 si insegnasse in modo neutrale e non dogmatico\/ideologico, probabilmente la gente non si farebbe infinocchiare cos\u00ec facilmente e, magari, si renderebbe conto che, piuttosto che guerreggiare contro chi stia peggio di lei, tirerebbe su delle barricate contro chi la manipoli e la faccia vivere in condizioni sempre pi\u00f9 inaccettabili!<\/p>\n<p>Non si tratta pi\u00f9 di essere di <em>destra<\/em>, di <em>sinistra<\/em> o \u201c<em>grillino<\/em>\u201d, come qualcuno in malafede potrebbe sostenere, bens\u00ec semplicemente di comprendere che <strong>gli esseri umani sono tutti uguali<\/strong> e, come tali, rispettabili! <strong>Si tratta semplicemente di capire che colui che siamo stati portati a credere essere un \u201c<em>diverso<\/em>\u201d, \u201c<em>poveraccio<\/em>\u201d, \u201c<em>reietto<\/em>\u201d, ecc., nella realt\u00e0 non \u00e8 un troglodita da marginalizzare, ma un essere umano come un qualunque altro il quale, se venisse messo nelle condizioni di potersi sentire parte della societ\u00e0, si comporterebbe di conseguenza<\/strong>.<\/p>\n<p>Chiunque venga messo nelle condizioni di potersi \u201c<em>identificare<\/em>\u201d nella societ\u00e0 in cui vive, chiunque provi quindi un \u201c<strong><em>senso di appartenenza<\/em><\/strong>\u201d a quella societ\u00e0, si guarder\u00e0 bene dal combatterla \u2026 semmai ne diverr\u00e0 uno strenuo difensore!<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso se, ai primi del Novecento, una volta comprese e risolte le ragioni per le quali al Testaccio si registravano fenomeni violenti verso le persone e verso il bene comune, si riconobbe come un certo tipo di urbanistica e architettura, in grado di generare un senso di appartenenza dei residenti, potesse svolgere un ruolo fondamentale nel miglioramento della societ\u00e0 \u2026 tanto che si arriv\u00f2 a riconoscere che:\u00a0 \u00ab[\u2026] <strong><em>se<\/em><\/strong> (<em>l\u2019urbanistica<\/em>) <em>\u00a0<strong>pu\u00f2 facilitare la fusione tra le classi, la societ\u00e0 le sar\u00e0 debitrice della risoluzione di un compito importante<\/strong><\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1135\" aria-describedby=\"caption-attachment-1135\" style=\"width: 773px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1135\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/03\/31\/il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato\/domenico-orano\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Domenico-Orano.jpeg\" data-orig-size=\"300,300\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Domenico Orano\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Domenico Orano&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Domenico-Orano.jpeg\" class=\" 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la casa e l\u2019arte potessero svolgere un ruolo educativo, tanto che, il Presidente dell\u2019<em>Istituto Romano Case Popolari<\/em>, Malgadi, nel 1918, nel testo \u201c<em>Il nuovo gruppo di case al Testaccio<\/em>\u201d, si spinse ad affermare:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Parlare di arte in tema di case popolari pu\u00f2 sembrare per lo meno esagerato; ma non si pu\u00f2 certo negare l\u2019utilit\u00e0 di cercare nella decorazione della casa popolare, sia pure con la semplicit\u00e0 imposta dalla ragione economica, il raggiungimento di un qualche effetto che la faccia apparire, anche agli occhi del modesto operaio, qualche cosa di diverso dalla vecchia ed opprimente casa che egli abitava<\/em> [\u2026] <em>Una casa popolare<\/em> che, <em>insieme ad una buona distribuzione degli appartamenti unisca un bello aspetto esteriore, \u00e8 preferita ad un\u2019altra <\/em>[\u2026]<em> e dove questo vi \u00e8 <strong>si nota una maggior cura da parte degli inquilini nella buona tenuta del loro alloggio e in tutto ci\u00f2 che \u00e8 comune con gli alloggi del medesimo quartiere<\/strong> <\/em>[\u2026] <strong><em>Una casa che piace si tiene con maggiore riguardo, ci\u00f2 vuol dire che esercita anche una funzione educativa in chi la abita<\/em><\/strong>\u00bb. \u2026 Alcuni anni dopo, riconoscendo quello che era stata la corretta politica operata dall\u2019ICP, il presidente dell\u2019ICP Alberto Calza Bini, scrisse: \u00ab[\u2026]<em> l\u2019Ente dedic\u00f2 le maggiori cure affinch\u00e9 la concezione tecnica fosse indissolubile da quella artistica per <strong>la casa sana ed educatrice<\/strong> <\/em>[\u2026]<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>Veniamo quindi al punto.<\/p>\n<p>Ai primi del Novecento, <em>grazie<\/em> alla speculazione edilizia privata in mano a banchieri, nobili e clero, il Comune di Roma era in bancarotta. Il sistema della <em>convenzione<\/em><a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, teorizzato dal cardinale De Merode, aveva infatti portato all\u2019arricchimento spropositato dei proprietari terrieri \u2013 divenuti costruttori \u2013 ed al collasso totale delle finanze pubbliche. Il sistema aveva altres\u00ec portato alla marginalizzazione degli immigrati e degli operai, \u201c<em>parcheggiati<\/em>\u201d in quartieri privi di qualsivoglia servizio, le cui case \u2013 prive di salubrit\u00e0, privacy e dignit\u00e0 \u2013 dietro delle facciate \u201c<em>decorose<\/em>\u201d, nascondevano condizioni di vita impossibili e fenomeni di violenza inauditi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1139\" aria-describedby=\"caption-attachment-1139\" style=\"width: 804px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1139\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/03\/31\/il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato\/testaccio-osteria-al-monte-dei-cocci\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Testaccio-Osteria-al-Monte-dei-Cocci.jpg\" data-orig-size=\"720,542\" data-comments-opened=\"1\" 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poter acquistare del vino ai primi del Novecento<\/figcaption><\/figure>\n<p>Gli unici luoghi \u201c<em>socializzanti<\/em>\u201d del quartiere Testaccio, erano pochissime squallide bettole dove era possibile acquistare un pessimo vino per potersi ubriacare \u2013 illudendosi di dimenticare i problemi della vita \u2013 ed andare a dormire in un letto pulcioso, rigorosamente condiviso con qualche altro disperato con cui dividere le spese di alloggio.<\/p>\n<p>Il proto sociologo Domenico Orano \u2013 ovviamente schedato dalla polizia come <em>anarchico insurrezionalista <\/em>\u2013 ebbe il coraggio di trasferirsi a vivere, per ben 5 anni, in quella realt\u00e0, descrivendola in numerosi saggi e libri<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> che oggi meriterebbero di essere studiati approfonditamente in tutte le facolt\u00e0 di architettura, sociologia, economia e scienze politiche.<\/p>\n<p>Anni fa, seguendo la mia passione per la <em>Storia dell\u2019Urbanistica<\/em> di Roma e per la <em>Sociologia Urbana<\/em>, mi imbattei casualmente nel lavoro di Orano e nella storia dello sviluppo del quartiere Testaccio, rimanendone folgorato.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1136\" aria-describedby=\"caption-attachment-1136\" style=\"width: 812px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1136\" data-permalink=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/index.php\/2018\/03\/31\/il-lavoro-nobilita-luomo-e-puo-anche-risolvere-i-conti-pubblici-una-lezione-dal-passato\/natan\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.picweb.it\/emm\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/natan.jpg\" data-orig-size=\"812,1197\" data-comments-opened=\"1\" 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Alessandro Schiavi, ma anche di Patrick Geddes ed Henry Sellier, unitamente alla normativa, agli strumenti e le strategie di sviluppo messe in atto all\u2019epoca della giunta Nathan seguendo quegli insegnamenti, sarebbe stato possibile provare a ridare dignit\u00e0 alle nostre periferie e, al contempo, rimettere in piedi la nostra economia!<\/p>\n<p>La conoscenza della vicenda testaccese e romana, a partire dal 1905, risulta dunque molto utile per comprendere come approcciare e risolvere il problema abitativo, quello della disoccupazione e quello gestionale delle problematiche collegate.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca in cui, a livello meramente ipocrita si scrivono norme che prevedono la necessit\u00e0 di un \u201c<em>sistema partecipativo<\/em>\u201d nella pianificazione urbana, ritengo che per tutti i \u201c<em>grandi esperti<\/em>\u201d i quali, dall\u2019alto della propria ideologia, impongono <em>soluzioni sperimentali all\u2019avanguardia<\/em>, la conoscenza di quella vicenda potrebbe risultare una vera e propria rivelazione, in grado di fargli abbandonare il fallimentare approccio \u201c<em>top \u2013 down<\/em>\u201d in nome di un sano ritorno al \u201c<em>bottom-up<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Infatti quella vicenda, sociale prima e politico-economica poi, ci insegna come, l\u2019aver saputo ascoltare le lamentele e i desideri di chi stesse <em>dall\u2019altra parte della barricata<\/em>, piuttosto che degli slogan elettorali o l\u2019ideologia di un architetto \u2026 abbia condotto il <em>Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio <\/em>ad un successo senza precedenti che, con un po\u2019 di buona volont\u00e0, oggi potrebbe ripetersi.<\/p>\n<p><strong>La vicenda<\/strong><\/p>\n<p>Quando in quel quartiere malfamato imperversava la violenza, quando le aspettative di vita e di riscatto sociale erano pari a zero, quando la mortalit\u00e0 e le epidemie registravano percentuali altissime rispetto al resto della citt\u00e0, al Testaccio successe qualcosa di inaspettato che, di l\u00ec a poco, port\u00f2 anche al trionfo elettorale di Ernesto Nathan, il primo sindaco non legato al clero ed alla nobilt\u00e0, eletto dal \u201c<em>blocco popolare<\/em>\u201d di Testaccio.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 post unitaria romana era rimasta ferma a certi schemi classisti, lontanissimi da qualsivoglia senso civile. La classe operaia, gli immigrati provenienti da altre regioni italiane e gli sfrattati dai quartieri centrali oggetto di \u201c<em>riqualificazione<\/em>\u201d, erano considerati meno che niente e relegati a vivere ai margini della citt\u00e0 in <em>quartieri dormitorio,<\/em> ufficialmente costruiti, o in baracche fatiscenti, realizzate abusivamente anche lungo gli argini del Tevere.<\/p>\n<p>In questo contesto, grazie al sistema della \u201c<em>convenzione<\/em>\u201d ed alla speculazione fondiaria, i proprietari terrieri \u2013 che si erano spartiti il territorio romano ancor prima dell\u2019arrivo dei garibaldini \u2013 avevano visto le proprie casse riempirsi in men che non si dica. I nuovi quartieri, inclusi quelli popolari, venivano costruiti esclusivamente da investitori privati, banche e, ovviamente, anche dai \u201c<em>nuovi ricchi<\/em>\u201d proprietari terrieri, improvvisatisi costruttori e pianificatori.<\/p>\n<p>I privati che costruivano per conto pubblico, non avendo nulla e nessuno che fungesse da calmiere, avevano come unico obiettivo il massimo guadagno col minimo dello sforzo, ergo non si curavano affatto delle condizioni igienico sanitarie e sociali delle persone che avrebbero dovuto vivere nelle nuove realt\u00e0 urbane, sicch\u00e9 gli edifici realizzati per il popolo erano del tipo \u201c<em>a blocco chiuso<\/em>\u201d, s\u00ec da garantire un numero di ambienti sempre pi\u00f9 elevato, ergo pi\u00f9 remunerativo, indipendentemente dalla possibilit\u00e0 di aerazione degli stessi.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che, insieme col disagio, la promiscuit\u00e0, le malattie, le violenze verso le persone e le cose, ecc., al quartiere Testaccio cresceva proporzionalmente la rabbia dei cittadini nei confronti della societ\u00e0 dalla quale si sentivano abbandonati al proprio destino.<\/p>\n<p>Nel frattempo, mentre tutto il mondo civile si interrogava sulle problematiche sociali relative all\u2019inurbamento ed allo sviluppo industriale, a Roma i benpensanti dell\u2019epoca ritenevano che tutto ci\u00f2 che accadeva in quel quartiere operaio fosse esclusivamente da attribuire all\u2019essenza stessa degli abitanti: dei <em>trogloditi, incivili e violenti per natura<\/em>.<\/p>\n<p>Per esempio, ai <em>perbenisti<\/em> dell\u2019epoca \u2013 al pari di quelli odierni \u2013 risultava impossibile rendersi conto del fatto che l\u2019alcolismo nel quartiere fosse da porre in diretta relazione con l\u2019unica \u201c<em>via di fuga dalla dura realt\u00e0<\/em>\u201d che il quartiere offrisse al ceto residente, costituito da operai, diseredati, sfrattati, immigrati e disoccupati: stordirsi acquistando del vinaccio a buon mercato nelle poche bettole presenti \u2026 un po\u2019 come accade oggi con lo Stato che approfitta degli italiani \u2013 ormai ridotti alla canna del gas \u2013 trasformandoli i giocatori d\u2019azzardo, attratti dalle ripetute estrazioni del <em>Superenalotto<\/em> e delle lotterie di vario genere e dal proliferare, specie nelle periferie, di sale Bingo, sale scommesse e Slot Machines!<\/p>\n<p>Il momento chiave della vicenda testaccese, al termine del lungo lavoro operato da Orano a partire dal 1905, coincide con i preparativi per la celebrazione del 50 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, nel 1911.<\/p>\n<p>Aspettandosi l\u2019arrivo di molti visitatori, italiani e stranieri, il governo italiano voleva evitare che la citt\u00e0 di Roma desse un\u2019immagine di degrado con le baraccopoli lungo gli argini del Tevere, ragion per cui venne deciso di realizzare delle \u201c<em>casette temporanee<\/em>\u201d, dove alloggiare gli sbaraccati. In pratica si proponeva una costosa \u201c<em>soluzione di facciata<\/em>\u201d utile a nascondere quella vergogna, piuttosto che operare una soluzione definitiva per migliorare la vita dei residenti!<\/p>\n<p>Ad Orano, al <em>Comitato<\/em> e soprattutto ai testaccesi, questa soluzione non piaceva, sicch\u00e9 proposero, con successo, un\u2019alternativa pi\u00f9 <em>rigenerante e sostenibile<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Il lavoro nobilita l\u2019uomo \u2026 ed aggiusta i conti pubblici<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto, dopo aver creato \u2013 tramite il <em>Comitato<\/em> \u2013 una rete di alleanze e solidariet\u00e0 con partiti politici, cooperative, societ\u00e0 di mutuo soccorso, ecc., Orano \u2013 in qualit\u00e0 di consigliere comunale \u2013 fece in modo il Comune considerasse maggiormente i bisogni e le necessit\u00e0 dei testaccesi, fino ad allora \u201c<em>dimenticati<\/em>\u201d nel loro isolamento pianificato.<\/p>\n<p>Sin dal 1908, anno della riforma comunale successiva all\u2019insediamento di Nathan, la beneficenza pubblica nel quartiere era stata svolta dalla <em>Congregazione di Carit\u00e0<\/em>, che operava in maniera imponente nel tentativo di alleviare la miseria, adottando criteri apparentemente casuali che, viceversa, risultavano rigorosamente improntati ad una prassi di benefici <em>ad personam<\/em>, per secoli esercitata dalla Chiesa e dalla nobilt\u00e0 romana. <strong>Prassi funzionale al rafforzamento di vincoli clientelari e di un parassitismo sociale, generatori a loro volta di comportamenti subalterni da parte dei diseredati<\/strong>.<\/p>\n<p>\u2026 Qualcosa di simile a quello che accade anche ai nostri giorni dove, il disastro socio-economico figlio della globalizzazione e dell\u2019impoverimento programmato delle popolazioni, viene \u201c<em>bilanciato<\/em>\u201d \u2013 specie in fase pre-elettorale \u2013 con promesse di sussidi, di regalie di 80 euro, di \u201c<em>reddito di cittadinanza<\/em>\u201d, di \u201c<em>reddito di inclusione<\/em>\u201d, ecc., al fine di creare le opportune condizioni di clientelismo e parassitismo utili a tenere sotto scacco la gente, sempre pi\u00f9 illusa che certi politici si comportino da benefattori.<\/p>\n<p>Queste argomentazioni sono scottanti e, certamente, suscettibili di essere mal interpretate, specie da parte di chi risulti in malafede. Occorrerebbe per esempio fare un distinguo tra le misure di \u201c<em>reddito minimo garantito<\/em>\u201d, che dovrebbero riguardare i pensionati i quali, dopo aver lavorato una vita, rischiano di morire di stenti, e le stesse misure promesse alle persone \u2013 italiani o immigrati che siano \u2013 le quali, piuttosto che vivere di elemosina statale, necessiterebbero di un lavoro, equamente retribuito, in grado di farle sentire parte della comunit\u00e0, piuttosto che dei parassiti.<\/p>\n<p>La giunta Nathan, facendo seguito alla legge del 1904 che aveva istituito il <em>Consiglio Superiore di Assistenza e Beneficenza Pubblica,<\/em> proced\u00e9 sollecitamente alla riforma della <em>Congregazione <\/em>di Roma, ritenendola uno strumento inefficace e di intralcio alla modernizzazione. La rigorosa laicit\u00e0 dell&#8217;assistenza doveva essere il criterio guida per la trasformazione dell&#8217;ente elemosiniere.<\/p>\n<p>Giovanni Vanni, consigliere capitolino, riassunse molto chiaramente il livello della discussione, in Italia e in Europa, sul problema della beneficenza, indicando quella che potesse essere la strada politica da percorrere:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] <em>tempo \u00e8<\/em> <em>che la pubblica carit\u00e0 modifichi anch&#8217;essa se medesima: rivoli che vanno inutilmente dispersi, sussidi che non asciugano nemmeno una lacrima, n\u00e9 riducono di una sola persona lo stuolo dei parassiti della societ\u00e0, assistenza che lascia l&#8217;assistito nella preesistente incapacit\u00e0 di lavoro, incuoramenti per finalit\u00e0 che l&#8217;odierno spirito sociale non coltiva, sproni all&#8217;imprevidenza piuttosto che ad una condotta di vita cauta e remuneratrice, tutto ci\u00f2 deve cessare<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019idea di fondo era la necessit\u00e0 di trasformare la beneficenza, definita &#8220;<em>riparatrice<\/em>&#8221; degli svantaggi sociali, in una &#8220;<em>produttrice<\/em>&#8220;, nel senso di essere capace di mettere in condizione gli strati sociali pi\u00f9 deboli di assumere il ruolo di lavoratori autosufficienti<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di Orano era quello di creare un progetto illuminato, mirante ad integrare le masse nello Stato.<\/p>\n<p>A differenza di tutte le altre istituzioni assistenziali presenti sul territorio, l\u2019opera del <em>Comitato<\/em> di Orano, contribu\u00ec a <strong>far crescere negli abitanti di Testaccio il senso di appartenenza alla citt\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quindi casuale quello che accadde in occasione delle votazioni del 1907.<\/p>\n<p>Il <em>Comitato<\/em> di Testaccio svolse infatti il ruolo di interlocutore e sostenitore attivo ai vari punti qualificanti del programma politico presentato dalla nuova coalizione \u2013 <strong><em>municipalizzazioni, costruzioni di alloggi per i ceti popolari, lotta alla rendita speculativa sulle aree, sviluppo dell&#8217;istruzione di base e dell&#8217;assistenza sociale<\/em><\/strong>, sicch\u00e9 l\u2019intera popolazione testaccese decise di sostenere il <em>blocco laico<\/em> nelle elezioni parziali del 30 giugno 1907 e, successivamente a eleggere a novembre la giunta guidata da Nathan!<\/p>\n<p>Successivamente, nel 1909, il Comitato sostenne con forza la campagna referendaria per la municipalizzazione dei servizi. La sezione elettorale insediata in via Galvani risult\u00f2 una di quelle in cui si ebbe il maggior afflusso di elettori. <strong>Segno che il progetto di integrazione perseguito generava comportamenti istituzionali che esprimevano l&#8217;appartenenza alla citt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Una delle prime azioni della giunta Nathan \u2013 grazie anche al prezioso contributo di Giovanni Montemartini in qualit\u00e0 di Assessore ai Servizi Tecnologici oltre che Direttore dell&#8217;Ufficio del Lavoro presso il Ministero dell&#8217;Agricoltura \u2013 fu quello di mettere in atto la possibilit\u00e0, offerta agli enti locali da una legge del 1903, per municipalizzare i servizi di pubblica utilit\u00e0.<\/p>\n<p>Montemartini pot\u00e9 fornire un determinante apporto teorico alla <strong>legittimazione delle municipalizzazioni,<\/strong> dal quale oggi potremmo imparare moltissimo!<\/p>\n<p>I nostri politici <em>liberisti<\/em>, credendo di fare bene, hanno infatti da tempo \u2013 perch\u00e9 ce lo chiede l\u2019Europa \u2013 preso un indirizzo svendita del patrimonio e delle aziende pubbliche, senza sapere che, negli anni di cui parlo, proprio a causa della bancarotta pubblica causata dalla speculazione privata, <strong>la soluzione venne proprio dalle municipalizzazioni e dal ruolo di attore svolto dal settore pubblico nel processo di sviluppo urbanistico della Capitale<\/strong>!<\/p>\n<p>Allora, come oggi, <strong>l\u2019assunzione di nuovi compiti imprenditoriali e di pianificazione da parte degli enti locali incontrava, in Italia, come in Europa e in America, un deciso consenso da parte dei socialisti, molte perplessit\u00e0 da parte dei liberali che vedevano ridisegnato e reso ambiguo il confine tra competenze dei pubblici poteri e imprenditoria privata, e aperta ostilit\u00e0 dei cattolici<\/strong><a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>Matteo Sanfilippo, in un saggio sull&#8217;operato di Nathan scrisse:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] <em>l<\/em><em>\u2019incontro con Montemartini<\/em> <em>\u00e8 alla base delle principali realizzazioni della giunta Nathan nella municipalizzazione e\/o riorganizzazione dei servizi pubblici (acqua, elettricit\u00e0, gas, trasporti collettivi). Cos\u00ec, per la durata non eccessiva di questa collaborazione piena, si instaura un asse di raccordo tra Roma e Milano, dove il riformismo municipale aveva trovato uno dei terreni migliori per attecchire. Nel raccordo con l&#8217;esperienza milanese,<\/em> <em>c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;influenza culturale e politica del mondo austriaco e tedesco guglielmino, dove \u00e8 nata l&#8217;urbanistica contemporanea, intesa non tanto sul piano teorico, quanto sul piano programmatico della crescita d&#8217;un personale specializzato di tecnici, non soltanto delle costruzioni e dei sistemi viari, ma anche di tutto quel complesso di servizi<\/em> [&#8230;] <em>che sono il sostegno indispensabile per i grandi sistemi urbano-industriali<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><strong>[12]<\/strong><\/a>\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>In questo contesto, come si \u00e8 detto in precedenza, si inserisce la vicenda della \u201c<em>battaglia<\/em>\u201d del <em>Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio<\/em>, contro il progetto del Comune di realizzare le <em>casette provvisorie<\/em> che, a tutti gli effetti, risult\u00f2 essere il contributo pi\u00f9 importante alla fisionomia urbanistica e sociale del quartiere.<\/p>\n<p>La battaglia fu molto complessa e difficile da vincersi, specie perch\u00e9 il progetto delle \u201c<em>casette provvisorie<\/em>\u201d apparteneva all\u2019Assessore alla Sanit\u00e0 Tullio Rossi-Doria. La vicenda, in s\u00e9, dimostra come, grazie all\u2019operato del <em>Comitato<\/em>, fosse cresciuta l&#8217;identit\u00e0 collettiva dei residenti \u2026 come sottolinea la Lunadei:<\/p>\n<p>\u00ab[\u2026] <em>nella vicenda, gli abitanti di Testaccio esprimono con particolare chiarezza e maturit\u00e0 la loro figura di cittadini, in quanto soggetti di diritti; d&#8217;altra parte i modi in cui venne combattuta la battaglia costituiscono una tappa importante e significativa del processo di integrazione urbana<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><strong>[13]<\/strong><\/a><\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>La cosa che emerge dall\u2019analisi comportamentale dei testaccesi, prima e dopo l\u2019operato del <em>Comitato<\/em>, \u00e8 l\u2019approccio totalmente diverso dei residenti rispetto alla citt\u00e0: \u201c<strong><em>la citt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 solo il luogo da cui trarre, casualmente e senza progetto, i mezzi per la propria sopravvivenza, il luogo delle opportunit\u00e0 contrapposto alla miseria e all&#8217;immobilismo delle Campagne, ma \u00e8 anche lo spazio in cui vivere ed esprimere la volont\u00e0 di partecipare e determinare attivamente il cambiamento<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Nel caso delle \u201c<em>casette<\/em>\u201d, il pensiero dei testaccesi guidati da Orano dimostra di essere pi\u00f9 evoluto della stessa giunta Nathan: \u201c<strong><em>l&#8217;intervento non deve limitarsi a soddisfare il bisogno impellente di abitazioni, ma richiede un piano complessivo in grado di trasformare l&#8217;intera area. L&#8217;esito vittorioso di questa lotta porr\u00e0 le premesse infatti per l&#8217;intervento successivo dell&#8217;Istituto Romano per le Case Popolari nel quartiere, costringendo la giunta ad una scelta che segna il passaggio ad una cultura pi\u00f9 moderna della citt\u00e0<\/em><\/strong><a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><em><strong>[14]<\/strong><\/em><\/a><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La giunta Nathan intendeva risolvere il problema degli alloggi e delle casse comunali al collasso \u2013 a causa della speculazione privata e del sistema della \u201c<em>convenzione<\/em>\u201d \u2013 <strong>sconfiggendo innanzitutto il sistema speculativo delle aree edificabili<\/strong>, per cui intendeva <strong>creare un ampio demanio municipale atto a fungere da calmiere<\/strong>, potenziando al contempo l\u2019edilizia pubblica sovvenzionata, dotando di adeguati strumenti finanziari l&#8217;<em>Istituto Romano per le Case Popolari<\/em> che, fino a quel momento, non aveva potuto partecipare in maniera attiva allo sviluppo edilizio della citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 utile ricordare che, nel 1909, architetti, industriali, igienisti, amministratori locali ed economisti che presero parte al <em>Congresso Internazionale sull\u2019Edilizia Popolare<\/em> che si tenne a Londra, avendo individuato nel mercato delle aree la principale ragione della crisi delle citt\u00e0, suggerirono il rimedio proprio nell\u2019acquisto di aree da parte degli enti pubblici, destinandole ad uso collettivo.<\/p>\n<p><strong>La svolta si ebbe con l\u2019assunzione, da parte dell\u2019amministrazione pubblica, del ruolo di pianificatore<\/strong> \u2026<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, le <em>baracche abusive<\/em> che davano alloggio ad oltre 5000 abitanti in condizioni igieniche disumane, risultavano inconciliabili con le celebrazioni per il 50\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, sicch\u00e9 si provvide a demolirle.<\/p>\n<p>Il progetto, elaborato dall&#8217;assessore socialista Tullio Rossi-Doria per alloggiare le persone evacuate dalle baracche demolite, prevedeva la costruzione di casette composte da non pi\u00f9 di due ambienti, senza servizi, edificate con blocchi di cemento armato prefabbricati ritenuti pi\u00f9 rapidi ed economici. Vennero trovati subito i fondi necessari a procedere: 2.700.000 lire, stornati da un mutuo di 5 milioni della <em>Cassa Nazionale di Previdenza<\/em> destinato alla costruzione di case per i dipendenti comunali.<\/p>\n<p>Tra le aree individuate per la costruzione di queste \u201c<em>baracche ufficiali<\/em>\u201d vi era anche una superficie di quasi 20.000 mq al Testaccio<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>Alcuni consiglieri socialisti si mostrarono perplessi su questa iniziativa, mentre Domenico Orano si oppose vivamente, coinvolgendo il <em>Comitato per il Miglioramento<\/em> e tutta la popolazione del quartiere.<\/p>\n<p>A distanza di anni, ed alla luce delle varie esperienze successive, le ragioni della battaglia risultano pienamente condivisibili:<\/p>\n<ol>\n<li>Il <strong>piano risultava antieconomico<\/strong> a causa della sottoutilizzazione delle aree, che prevedeva la realizzazione di costruzioni temporanee ad un piano, che non avevano alcuna relazione con i villini delle <em>citt\u00e0-giardino<\/em> che il resto dell\u2019Europa realizzava per i sobborghi popolari.<\/li>\n<li>La destinazione ai disoccupati di queste costruzioni, rinunciava in partenza a qualsiasi ritorno del capitale investito, riportando l\u2019operazione alla logica di <strong>assistenzialismo elemosiniero<\/strong> \u2013 tipico della Chiesa e della nobilt\u00e0 romana \u2013 che ostacolava la crescita della responsabilit\u00e0 civile tra i ceti emarginati.<\/li>\n<li>Il progetto veniva giudicato socialmente e politicamente limitato perch\u00e9, piuttosto che procedere alla integrazione, <strong>sanciva istituzionalmente la marginalizzazione dei baraccati<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Rossi-Doria difese con forza la sua proposta:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] <em>sono assolutamente convinto<\/em> <em>che in tutti i quartieri che sorgono o si trasformano, una piccola parte pi\u00f9 periferica o pi\u00f9 nascosta debba essere destinata a queste casette provvisorie, anche per l&#8217;utilit\u00e0 delle maestranze che, nel quartiere, avranno transitoriamente lavoro<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>La battaglia condotta da Orano e da tutto il quartiere segna l\u2019<strong>affermazione di un\u2019identit\u00e0 collettiva fondata sull&#8217;orgoglio dell&#8217;appartenenza ad una comunit\u00e0<\/strong> che, contribuendo alla crescita dell&#8217;intera citt\u00e0, avevano acquisito il diritto di determinarne le scelte.<\/p>\n<p>Orano, a nome del popolo di Testaccio dichiar\u00f2:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Si afferma<\/em> <em>che le baracche sono pel bisogno immediato, per i senza tetto, per i poveri che ingombrano i portoni, gli orti, i prati, che gettano un&#8217;onta sulla Capitale d&#8217;Italia, che agli occhi degli stranieri ribadiscono l&#8217;accusa che noi siamo un popolo di pezzenti. Si larva con del sentimentalismo da filantropi, che impressiona le masse, il grave problema edilizio&#8230; che in realt\u00e0 soffoca lo sviluppo del Testaccio, perch\u00e9 questo quartiere \u00e8 l&#8217;unico punto di Roma in cui convergano le vie di terra e di mare e sar\u00e0 il grande centro operaio della capitale<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><em><strong>[17]<\/strong><\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Il Consiglio Comunale, a conclusione di un dibattimento durato giorni, approv\u00f2 comunque il progetto di Rossi-Doria, accettando per\u00f2 di sostituire le aree di Testaccio con la zona di via della Ferratella, fuori Porta San Giovanni.<\/p>\n<p>Il fatto che Testaccio, a differenza dell\u2019area fuori Porta San Giovanni, riusc\u00ec a vincere la propria battaglia sociale, risiede soprattutto nell\u2019aver acquisito la <strong>consapevolezza di essere una comunit\u00e0 in crescita, da difendere nel suo processo di sviluppo urbano<\/strong>.<\/p>\n<p>Vinta la battaglia del <em>Comitato per il Miglioramento<\/em> per ottenere un&#8217;edificazione nel quartiere caratterizzata da alloggi decorosi e ad un costo accessibile per salariati, salvaguardando la fisonomia sociale dei suoi abitanti, il Presidente dell&#8217;<em>Istituto Romano per le Case Popolari<\/em> Ivanoe Bonomi, commission\u00f2 all&#8217;ing. Giulio Magni il progetto per la costruzione di 11 lotti, per un totale di 30 fabbricati e complessivi 913 appartamenti, che avrebbero dato alloggio a circa 6.000 persone, un intervento impressionante se raffrontato ai numeri degli interventi dell\u2019IRCP realizzati fino a quel momento in tutta la Capitale<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>Nel tradurre in urbanistica e architettura le richieste del <em>Comitato<\/em>, Magni volle <strong>evitare di creare un&#8217;area urbana connotata in senso popolare<\/strong>: nella sua semplicit\u00e0, l\u2019intervento di Magni, <em>linguisticamente<\/em> e <em>tipologicamente<\/em>, non si differenzia dagli stabili costruiti nello stesso periodo a Roma per gli impiegati dello Stato. Magni, Orano e il Comitato sposano in pieno il pensiero che la <em>casa rappresenti uno strumento di formazione per le classi subalterne<\/em>, recentemente inurbate, come gi\u00e0 sperimentato dall\u2019ing. Edoardo Talamo nel risanamento degli stabili del quartiere San Lorenzo.<\/p>\n<p>I blocchi intensivi che prevedono l\u2019arretramento di alcuni corpi di fabbrica rispetto alla strada, rompono l&#8217;uniformit\u00e0 dell&#8217;assetto a scacchiera del quartiere, accogliendo l&#8217;istanza espressa dai residenti. Dalla strada, attraverso i cancelli di accesso ai blocchi edificati, si intravvedono i giardini interni \u2013 dotati di \u201c<em>campi di gioco<\/em>\u201d per i bambini \u2013 che consentono percorsi pedonali alternativi a quelli ordinari delle strade. Questi blocchi creano una rete di percorsi che, sovrapponendosi alla griglia urbana predeterminata, crea un rapporto dialettico tra l&#8217;esterno pubblico della citt\u00e0 e l&#8217;interno quotidiano e privato della vita sociale che vi si svolge, con l\u2019obiettivo di <strong>tutelare e sviluppare le modalit\u00e0 di socializzazione dei residenti<\/strong>.<\/p>\n<p>I pianificatori della citt\u00e0 basata sulla griglia avevano \u201c<em>dimenticato<\/em>\u201d i luoghi per la socializzazione e la banalit\u00e0 della vita quotidiana dei residenti, sicch\u00e9 i blocchi di Magni vennero concepiti con delle corti a giardino che, risultando interconnesse tra loro, creavano una rete di \u201c<em>piazze<\/em>\u201d da vivere come un\u2019estensione degli spazi chiusi degli appartamenti \u2026 anche nel rispetto delle consuete relazioni di vicinato dei ceti popolari i quali, essendo da poco inurbati, risultavano ancora poco inclini alla privacy domestica che oggi, specie in realt\u00e0 suburbane di oltre oceano, sta distruggendo il senso di comunit\u00e0.<\/p>\n<p>A conferma di questa scelta, tutti gli accessi ai corpi scala risultavano disposti nelle corti, mentre tutti gli appartamenti presentavano un doppio affaccio \u2013 su strada e sul giardino interno \u2013 che rafforzava l\u2019intreccio pubblico\/privato, migliorando le condizioni di areazione ed illuminazione degli alloggi e consentendo alle mamme di sorvegliare i bambini intenti a giocare in giardino.<\/p>\n<p>Il criterio per la realizzazione di quegli alloggi segn\u00f2 un\u2019ulteriore conquista sociale ed economica che, come si \u00e8 detto, dovrebbe essere un esempio da riprendere in considerazione per provare a risolvere le problematiche sociali, economiche ed ambientali del nostro Paese.<\/p>\n<p>Come infatti si \u00e8 accennato, grazie alla collaborazione tra Orano, Montemartini e la giunta Nathan, si decise di <strong>puntare sul rafforzamento del tessuto cooperativo locale<\/strong>, pressoch\u00e9 impalpabile fino a quel momento.<\/p>\n<p>Nella giunta Nathan, pi\u00f9 che nel resto d\u2019Italia, i socialisti eletti sembravano meglio impersonare quel cosiddetto \u201c<em>Partito dei Consumatori<\/em>\u201d, in base al quale Montemartini riteneva possibile impostare una corretta politica di governo urbano; ragion per cui si ritenne necessario coinvolgere nella politica progressista non solo i ceti popolari, ma anche la piccola e media borghesia.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che, allora come oggi, una politica del genere caus\u00f2 non pochi dissidi interni \u2026 ma forse proprio per questo andrebbe ripresa seriamente in considerazione.<\/p>\n<p>Lo scontro vide da una parte la <em>Camera del Lavoro<\/em> e l&#8217;allora Presidente dell&#8217;<em>Istituto Romano per le Case Popolari<\/em>, il socialista Vanni e, dall\u2019altra, altri consiglieri dello stesso <em>Istituto<\/em> che svolgevano un importante ruolo di sostegno alla giunta di coalizione democratica.<\/p>\n<p>I primi, pi\u00f9 illuminati, ritenevano che <strong>la costruzione di Testaccio potesse costituire un&#8217;occasione per rafforzare il sistema delle cooperative edili romane<\/strong>, una buona parte delle quali si era formata proprio tra gli stessi lavoratori del quartiere, ragion per cui, nonostante l\u2019immediata disponibilit\u00e0 di ben 10 mln di lire da parte dell\u2019impresa privata Ricciardi-Mannaiolo \u2013 che prometteva di consegnare gli stabili in 18 mesi \u2013 Vanni decise di affidare i lavori ad undici cooperative locali.<\/p>\n<p><em>\u00abLa proposta dell&#8217;impresa presentava indubbi vantaggi: l&#8217;anticipo del denaro che doveva essere erogato dallo Stato, tramite un prestito agevolato, garantiva tempi pi\u00f9 brevi per la realizzazione del progetto. L&#8217;amministrazione capitolina si sarebbe politicamente rafforzata, dimostrando di essere in grado di soddisfare rapidamente il bisogno, impellente per la popolazione, di case a basso costo. La scelta, viceversa, di affidarsi alle cooperative, voluta dai socialisti, intendeva dimostrare <strong>la possibilit\u00e0 concreta di creare anche a Roma un tessuto produttivo alternativo alle imprese private<\/strong><a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><strong>[19]<\/strong><\/a>\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>A questo punto occorre anche aprire una piccola parentesi, perch\u00e9 spesso si tessono le lodi di Nathan, dimenticando che molti dei suoi successi politici si debbono, in realt\u00e0, all\u2019operato di Orano e Montemartini, tant\u2019\u00e8 che, in questo caso, lo stesso Nathan, sposando l\u2019orientamento anti-industrialista savoiardo nei confronti del centro sud, non credeva minimamente alla possibilit\u00e0 di trasformare il tessuto produttivo della capitale potenziando l&#8217;imprenditorialit\u00e0 industriale, men che mai dava quindi credito politico all&#8217;imprenditorialit\u00e0 sociale, rappresentata dalle cooperative!<\/p>\n<p>Ovviamente, allora come oggi, vi erano degli interessi dell\u2019imprenditoria privata che manipolavano la classe politica e, ovviamente, la stampa asservita. Sul <em>Messaggero, <\/em>con un articolo intitolato &#8220;<em>Affarismo e case popolari<\/em>&#8221; \u2013 figlio del conflitto di interessi \u2013 il consigliere dell\u2019<em>Istituto<\/em> Cesana denunciava l\u2019errore gravissimo dei socialisti, che avevano deciso di rinunciare all\u2019offerta dell\u2019impresa privata, sostenendo che ci sarebbero stati grandi <em>danni per i lavoratori, che ci sarebbe stata una lievitazione dei costi ed un dispendio di tempo inaccettabile<\/em><a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>Come ci si pu\u00f2 immaginare, fioccarono denunce e indagini di vario genere nei confronti delle cooperative e, alla fine, solo 3 su 11 parteciparono al completamento dei lavori affidati all\u2019impresa edile dell\u2019ing. Mora<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p>Con questo sopruso si smantell\u00f2, almeno in parte, il progetto politico \u2013 condiviso anche dalla socialdemocrazia europea \u2013 di gestione sociale dei servizi, in questo caso abitativi, della citt\u00e0: con la costruzione delle case a Testaccio, si era tentato di fondare un <strong>modello di democrazia partecipata in cui i soggetti sociali fossero, allo stesso tempo, produttori e consumatori del bene casa<\/strong>. Fino al 1911 quel modello aveva dato frutti inaspettati e, forse per questo, era stato malvisto dalle tentacolari imprese private.<\/p>\n<p>Se nel 1913 Nathan non venne riconfermato fu anche per il cambiato orientamento dei testaccesi conseguente questa vicenda avvenuta due anni prima \u2026 forse i politici dovrebbero rifletterci su.<\/p>\n<p>Non bisogna dimenticare che, alla base dell\u2019iniziativa, come avevano suggerito Orano e gli altri soggetti coinvolti, vi era l\u2019idea che non occorresse solo dare una casa alla gente, ma soprattutto un lavoro ed un futuro, sicch\u00e9 questi cantieri, suddivisi tra le cooperative dei residenti, avevano potuto, in un colpo solo, rispondere a tutte le esigenze \u2026 tranne che all\u2019avidit\u00e0 degli speculatori privati che si sentivano minacciati dalla concorrenza statale.<\/p>\n<p>Nonostante quella conclusione, l\u2019idea di gestione della \u201c<em>citt\u00e0 moderna<\/em>\u201d fondata sui consumatori teorizzata da Montemartini, ebbe comunque un seguito nella realizzazione di un forno cooperativo<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>, con annesso un magazzino alimentare, in via Bodoni, all&#8217;interno di uno dei blocchi appena edificati dall&#8217;IRCP.<\/p>\n<p>Il quartiere, con questa realizzazione autofinanziata ed autogestita tramite le cooperative locali, mostrava un elevato livello di solidariet\u00e0 sociale, oltre che un forte senso identitario collettivo. Ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9: come all\u2019epoca delle \u201c<em>frumentationes<\/em>\u201d dell\u2019antica Roma, il Testaccio veniva a dotarsi di un formidabile strumento per combattere il continuo rialzo dei prezzi dei generi alimentari. Il successo di questo esperimento divenne presto un modello ripreso in altri quartieri, a partire da San Giovanni.<\/p>\n<p>All\u2019indomani della Grande Guerra, il criterio di organizzazione degli appalti dell\u2019Istituto per le Case Popolari ebbe un\u2019evoluzione molto positiva che, in qualche modo, teneva in considerazione quel sistema virtuoso ed illuminato teorizzato da Montemartini ed Orano. La svolta si ebbe a partire dal 1917 con il coinvolgimento dell\u2019<em>Unione Edilizia Nazionale<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><strong>[23]<\/strong><\/a> <\/em>e, successivamente, del <em>Comitato Centrale Edilizio<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><strong>[24]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019ICP poteva concedere in appalto a differenti cooperative artigianali, gestite e controllate dall\u2019<em>Istituto<\/em> tramite l\u2019<em>Unione Edilizia Nazionale e <\/em>il <em>Comitato Centrale Edilizio<\/em>, la costruzione di un lotto, o di un intero quartiere, poteva procedere contestualmente da direzioni opposte, abbreviandone i tempi e riducendone i costi.<\/p>\n<p>Questo modo di procedere, ovviamente, aiut\u00f2 a ridurre notevolmente il problema della disoccupazione, generando una vasta manodopera in regime di concorrenza. Tra l\u2019altro, il fatto che i costruttori risultassero anche i \u201c<em>consumatori<\/em>\u201d del prodotto finito, alzava notevolmente il livello qualitativo finale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dunque un caso se, a cento anni di distanza, ci troviamo a parlare di edifici che, pur essendo nati come <em>popolari<\/em>, oggi risultano tra i pi\u00f9 richiesti dal mercato immobiliare, che li considera alla stessa stregua del centro storico!<\/p>\n<p>In questi giorni stiamo vivendo una serie di problematiche sociali non dissimili da quelle relative alla vicenda che ho raccontato \u2026 ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 le nostre citt\u00e0 risultano essere oggetto di piani devastanti, spacciati per interventi di \u201c<em>rigenerazione urbana<\/em>\u201d, che stanno minando le radici stesse della nostra cultura, con interventi a carico di zone urbane dove non occorrerebbe null\u2019altro che un semplice restauro, piuttosto che provare a ripensare interi quartieri nati per ragioni speculative, dove il disagio sociale e il disastro ambientale imperversano.<\/p>\n<p>Ebbene, ripensando alla vicenda testaccese prima ed alle politiche economico-sociali messe in atto da ICP, UEN e CCE ritengo che, se mai venissero riprese in considerazione quelle strategie potremmo, come allora, trasformare un problema in un\u2019immensa risorsa per il Paese, con grandi benefici sociali, economici ed ambientali per tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cfr. \u201c<em>Noi per lo ZEN \u2013 Progetto di Rigenerazione Urbana del Quartiere San Filippo Neri (ex ZEN) di Palermo \/ Renewal of the San Filippo Neri Neighborhood (ex ZEN) of Palermo\u201d<\/em>, Prefazione di Rob Krier. Il Mio Libro \u2013 GEDI Gruppo Editoriale, Roma. 2017 (per acquistare cliccare sul link <a href=\"https:\/\/ilmiolibro.kataweb.it\/libro\/arte-e-architettura\/371570\/noi-per-lo-zen\/\">https:\/\/ilmiolibro.kataweb.it\/libro\/arte-e-architettura\/371570\/noi-per-lo-zen\/<\/a> ); \u201c<em>La Citt\u00e0 Sostenibile \u00e8 Possibile \u2013 Una strategia possibile per il rilancio della qualit\u00e0 urbana e delle economie locali \/ The Sustainable City is Possible \u2013 A possible strategy for recovering urban quality and local economies<\/em>\u201d.\u00a0 Prefazione di Paolo Marconi, Editrice GANGEMI, Roma, 2010<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.livablecities.org\/articles\/regenerate-suburban-districts-\u2013-proposal-\">http:\/\/www.livablecities.org\/articles\/regenerate-suburban-districts-\u2013-proposal-\u201cground-scraper\u201d-corviale-rome<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.livablecities.org\/node\/492\">http:\/\/www.livablecities.org\/node\/492<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Forse per\u00f2, pensando ad una misura temporanea, potremmo mettere da parte i pregiudizi ed imparare dall\u2019esperimento messo in atto in Finlandia (<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/reddito_di_cittadinanza_finlandia-3614545\/news\/2018-03-10\/\">https:\/\/www.agi.it\/economia\/reddito_di_cittadinanza_finlandia-3614545\/news\/2018-03-10\/<\/a>) del quale ben pochi parlano-<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ufficio Municipale del Lavoro di Roma, <em>il problema Edilizio<\/em>, Ed. Centenari, Roma 1920<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Alberto Calza Bini, \u201c<em>Il fascismo per le case del popolo\u201d<\/em>, Tipografia Sociale, Roma 1927<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Per precisare di ci\u00f2 che si intende per \u201c<em>convenzione<\/em>\u201d, cito la chiarissima spiegazione che ci d\u00e0 Italo Insolera in <em>Roma \u2013 Immagini e realt\u00e0 dal X al XX secolo<\/em>, Laterza Edizioni, Roma-Bari 1980, pag. 367: \u00ab<em>la convenzione \u00e8 un contratto tra il proprietario di un terreno e il Comune. Il proprietario si impegna a cedere al Comune ad un prezzo modesto le superfici stradali (generalmente secondo un tracciato fatto dal proprietario stesso)<\/em> quindi ridotte al minimo indispensabile per la sola circolazione [questo commento \u00e8 mio] <em>e raramente qualche area per i pubblici servizi (scuola, mercato, ecc.)<\/em>; <em>il Comune si impegna a costruire le fogne, l\u2019acquedotto, le condutture del gas, i marciapiedi, il selciato, la pubblica illuminazione, le fontanelle e i tombini per l\u2019innaffiamento e si impegna alla manutenzione permanente di tutto ci\u00f2 (oppure il Comune incarica, sempre a proprie spese \u2013 abbondantemente anticipate \u2013 lo stesso proprietario di realizzare queste opere). Il Comune infine autorizza la costruzione dei lotti risultanti dal tracciamento delle vie, secondo il progetto presentato dal proprietario, raramente con qualche modificazione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Domenico Orano, <em>Come vive il popolo a Roma<\/em>, Pescara 1909; D. Orano, <em>gli Istituti di assistenza a Testaccio<\/em>, Pescara 1910; D. Orano, <em>Case e non Baracche. Relazione per conto del Comitato per il miglioramento economico e morale di Testaccio<\/em>, Roma 1910; D. Orano, articolo \u201c<em>per le case popolari<\/em>\u201d ne <em>Il Messaggero<\/em> del 6 marzo 1913.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Discorso di G. Vanni, in <em>Bollettino ufficiale del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, <\/em>a. X, serie C, fasc. 3, agosto 1911, citato da Orano, <em>Come vive il popolo<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Simona Lunadei, <em>Testaccio: un quartiere popolare<\/em>, Franco Angeli, Milano 1992<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Simona Lunadei, <em>Testaccio: un quartiere popolare<\/em>, op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> M. Sanfilippo, &#8220;<em>II sindaco venuto da Londra<\/em>&#8220;, <em>La risorsa <\/em><em>Roma, <\/em>cit., p. 29. Cfr. anche M. Punzo, <em>Socialisti e radicali a Milano. Cinque anni di amministrazione democratica (1899-1904), <\/em>Sansoni, Milano, 1985.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Simona Lunadei, <em>Testaccio: un quartiere popolare<\/em>, op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Simona Lunadei, <em>Testaccio: un quartiere popolare<\/em>, op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> AC, <em>Atti consigliari, <\/em>a. 1911, I quadrimestre, seduta del 20.1.1911.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> M. Rossi-Doria, <em>Avanti, <\/em>12.11.1908, cit. da G. Barbalace, &#8220;<em>Caro-viveri, abitazione e progetti di Municipalizzazione a Roma nell&#8217;ottobre-novembre 1908<\/em>&#8220;, <em>Annali<\/em><em> dell&#8217;Istituto Ugo La Malfa, <\/em>vol. IV, 1988, p. 263.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> D. Orano: <em>Case e non Baracche. Relazione per conto del Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio, <\/em>Roma, 1910.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> C. Cocchioni, M. De Grassi, <em>La casa popolare a Roma. Trent&#8217;anni di attivit\u00e0 <\/em><em>dell&#8217;ICP, <\/em>Kappa, Roma,1984, p. \u00a014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Simona Lunadei, <em>Testaccio: un quartiere popolare<\/em>, op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> L. Cesana, &#8220;<em>Affarismo e case popolari<\/em>&#8220;, <em>II Messaggero, <\/em>9.12.1910.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Tutto il dibattito sul problema \u00e8 affrontato dai seguenti articoli comparsi su <em>Il Messaggero: <\/em>&#8220;<em>Il nuovo quartiere delle case popolari a Testaccio<\/em>&#8220;, 8.12.1910; &#8220;<em>Affarismo e Case Popolari<\/em>&#8220;, cit.; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto per le Case Popolari. Ristagno dei lavori?<\/em>&#8220;, 10.4.1911; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto per le case popolari. La commissione amministratrice fa sospendere i lavori a sette cooperative<\/em>&#8220;, 16.4.1911; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto per le Case Popolari. La protesta delle cooperative per la deliberata sospensione di lavori<\/em>&#8221; 19.4.1911; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto per le Case Popolari. La commissione straordinaria rescinde i contratti per 6 cooperative<\/em>&#8220;, 24.4.1911; &#8220;<em>Intervista con l\u2019on. Bonomi<\/em>&#8220;, 26.4.1911; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto per le Case Popolari. La protesta delle cooperative<\/em>&#8220;, 28.4.1911; &#8220;<em>Nell&#8217;Istituto delle Case Popolari&#8221; una lettera dell\u2019on. Bonomi<\/em>\u201d. \u201c<em>Nell\u2019Istituto per le Case Popolari\u201d, <\/em>1.8.1911.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> &#8220;<em>La solenne inaugurazione del primo forno cooperativo al Testaccio<\/em>&#8220;, <em>II Messaggero, <\/em>15.3.1914.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Nata nel 1917 (D.L. 4 febbraio 1917 n\u00b0151) dalla trasformazione dell\u2019<em>Unione Edilizia Messinese<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Istituito con il R.D.L. n\u00b02318 del 30 novembre 1919. Era Presieduto dal Ministro dell\u2019Industria, Commercio e Lavoro ed era costituito dai rappresentanti ministeriali, del Comune, della Cassa Depositi e Prestiti, dell\u2019Unione Edilizia Nazionale, dell\u2019Istituto Case Popolari, dell\u2019Istituto Cooperativo per le Case degli Impiegati dello Stato e da un gruppo di consulenti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prefazione In questi anni, ho pi\u00f9 volte raccontato della vicenda del quartiere Testaccio di Roma come di un esempio che, a livello sociale, economico ed urbanistico, dovrebbe essere preso a modello per il risanamento sostenibile \u2013 vero e non presunto 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