Un prezioso contributo del prof. Bariletti sugli effetti – reali e non propagandistici – dell’inquinamento da globalizzazione

Nei giorni scorsi avevo espresso i miei sospetti che, tra la virulenza del COVID-19 e l’inquinamento dell’aria potessero esserci delle relazioni[1] … le foto satellitari delle “zone rosse” in giro per il mondo, comparate a quelle con la peggiore qualità dell’aria lasciavano molto da pensare!

Mappa della Cina con indicazione del rischio di tumore ai polmoni in relazione alla presenza di PM 2,5 e dei casi registrati
Immagini NASA della Cina con indicazione dell’inquinamento prima e dopo il blocco delle attività inquinanti a causa del COVID-19
Foto satellitare dell’Europa con evidenziazione delle zone maggiormente inquinate … la Pianura Padana, epicentro del virus in Italia è la peggiore d’Europa

Su FB avevo commentato il raffronto fotografico dicendo:

«Non sarò uno scienziato, sicché il mio intuito potrebbe sbagliarsi, eppure non riesco a non vedere una possibile diretta relazione tra le condizioni respiratorie di chi viva in determinate aree del pianeta e la virulenza del COVID … Comunque stiano le cose, credo che questa assurda situazione dimostri che Madre Natura stia urlando agli esseri umani (la specie vivente più deleteria per il pianeta) di rivedere il proprio stile di vita che li sta portando all’autodistruzione!”

Oggi, voglio completarlo con la terza immagine, presa dalla NASA, che mostra una interessante riduzione dell’inquinamento sulla Cina durante la crisi dovuta al Coronavirus.

A mio avviso questo raffronto rafforza la mia ipotesi (non scientifica) di partenza: Infatti, con la riduzione dell’inquinamento in Cina, virulenza del COVID e mortalità hanno subito una importante riduzione … Pensate sia un caso? Personalmente sono portato ad essere sempre più convinto della diretta relazione tra inquinamento (ergo condizioni respiratorie degli individui) e virulenza.

Spero che la mia umile riflessione di non addetto ai lavori porti qualche “addetto” ad andare a fondo»

Com’era logico aspettarsi, fortunatamente, gli studi in questa direzione si sono moltiplicati, sicché speriamo tutti che gli stessi possano condurre a dimostrare, scientificamente, quella che potrebbe essere la relazione tra mortalità da COVID-19 e condizioni respiratorie pregresse causate dall’inquinamento dell’aria. Come ricordava un interessantissimo articolo pubblicato lo scorso 26 febbraio sul sito Business Insider[2]:

«In un rapporto del 2007 l’Organizzazione Mondiale della Sanità avvertiva che le infezioni virali, batteriche o da parassiti sono una delle minacce più consistenti in un Pianeta dove il rischio del cambiamento climatico si fa sempre più grave. Una minaccia che è diventata realtà proprio nei giorni dell’epidemia coronavirus.

[…] Il cambiamento climatico e l’urbanizzazione infatti, modificano gli ambienti e impongono traslochi. E anche gli animali si avvicinano di più alle aree urbane, aumentando il rischio di contatto. […]

Le alte temperature interagiscono anche con il nostro sistema immunitario.

Il nostro corpo ha sistemi raffinati che lo regolano in modo che possa bloccare ogni invasione. Infatti quando ci ammaliamo ci viene la febbre, che stimola il sistema immunitario e rende difficile la sopravvivenza all’ospite indesiderato. Per questo non dovremmo prendere gli antifebbrili”, spiega Miserotti.

Se però fa sempre più caldo, si adattano e diventano più resistenti.

cambiamenti climatici determinano, proprio come una reazione a catena, una serie di effetti collaterali sui fattori biologici: la migrazione di animali, l’adattamento a climi differenti, il successivo adattamento dei patogeni e, di conseguenza, la loro maggiore diffusione territoriale. L’Oms ritiene che una delle più grandi conseguenze del cambiamento climatico sarà proprio l’alterazione dei processi di trasmissione di malattie infettive».

Questa lunga premessa risulta indispensabile per introdurre questo interessantissimo contributo, datato aprile 2019, inviatomi come commento al mio recente articolo menzionato in apertura dal prof. Gabriele Bariletti – esperto di trasporti – che ci aiuta a riflettere sulle emissioni, derivanti dal sistema globalizzato e dal nostro stile di vita, che appestano il pianeta ed alle quali occorrerebbe mettere un freno!

Effetto serra o effetto stufa? (Gabriele Bariletti)

Penso ai convegni di ambientalisti sparsi in amene località di tutto il globo raggiungibili comodamente in aereo.

Ora, caro lettore, rifletti sulla feroce incoerenza di queste anime belle, quelle stesse che in territori del tutto non serviti efficacemente dai mezzi collettivi, vorrebbero che i comuni mortali non usassero la macchina.

Il 78% dell’aria a livello del mare è costituito da azoto; il 20% da ossigeno. Del restante 2% il 97% è fatto di vapore acqueo. Resta fuori un 3% di questo, vale a dire lo 0,06% del totale.
Bene lo 0,04% del totale è fatto di CO2.

Le suddette anime belle parlano di un effetto ottico (effetto serra) imponente da parte di questa irrisoria quantità. Tralasciano invece notare il formidabile effetto serra del vapore acqueo in condizioni anche di parziale saturazione atmosferica. Si perché se in una notte di inverno vi è l’alta pressione e il cielo è sgombro da nubi, con le solite 400 parti di CO2 per milione, la temperatura precipita molti gradi sotto lo zero, a causa dell’effetto albedo: la riflessione del calore raccolto dal suolo durante l’insolazione o comunque ivi presente, verso la stratosfera ed oltre. Ma se la pressione si abbassa e il vapore in condizioni di sotto-saturazione comincia a saturare e a condensarsi in una spessa coltre di nubi, l’effetto albedo è inibito e la temperatura al suolo si alza, in minima parte per la cessione del calore latente di vaporizzazione (ma questo è rivolto dallo strato di condensazione verso l’alto), ma soprattutto per l’effetto serra immediato e esplosivo dato dalla coibentazione del vapore verso gli strati sottostanti. Eppure, anche in questo caso, abbiamo le stesse 400 parti per milione di CO2 che dall’inizio dell’era industriale sono passate in 200 anni da 300 a 400 incrementando – dicono – la temperatura globale di 1,5°C …

E il vapore che in poche ore la innalza di decine di gradi????

Ma torniamo all’effetto ottico della CO2

Questo è certo: un effetto che è di molti gas atmosferici e che nel caso della anidride carbonica è di circa 24 volte inferiore a quello del metano in quanto tale. Della serie: se c’è una fuga di metano esso va immediatamente bruciato onde impedire che compia i suo mirabolante effetto serra, insomma: va trasformato in fretta in CO2 per abbatterne di 24 volte la facoltà “clima-alterante” (ma questo le anime belle non lo dicono, appare infatti un po’ paradossale).

E adesso voliamo alto, come gli aerei appunto.

A 10.000 metri di quota la rarefazione dell’aria la fa da padrona.

Lassù di ossigeno ce ne sta davvero poco e poco anche di quello molecolare biatomico (O2). Piuttosto ce n’è una discreta quantità di quello ionizzato dalle radiazioni ultraviolette, l’ossigeno
triatomico, quello che viene comunemente detto ozono (O3). Un Aviogetto che voli a quelle altezze bruciando lì decine di tonnellate di kerosene avrà pur bisogno di un qualche comburente nel rapporto stechiometrico che a condizioni normali varia da 15 a 20 parti di comburente ogni parte di combustibile. Cosa trovano i suoi turbo sovralimentatori per il combustore afflitto da “fame di aria“? ovvio: O2 e O3. Quindi le migliaia di aerei che volano sopra noi ogni giorno, ben più dei CFC di antica memoria, bucano allegramente il nostro strato protettivo di ozono. Anche quelli con gli ambientalisti a bordo. Incredibile, vero?

Ma non solo: e cosa emettono dagli scarichi? Ovvio CO2 in quantità pari alle quantità di carburante e comburente a base della ossidazione che consente all’aereo il volare.

Se le anime belle dicono che la C02 emessa dalle automobili degli sfigati che vivono i territori isolati e non serviti dai mezzi pubblici, andando a costituire lo 0,04% di ogni mc di aria è un
mirabile gas clima-alterante … avete idea di cosa sarebbe capace laddove la sua percentuale, data la rarefazione dell’aria e la diminuita schermatura atmosferica, assumesse, grazie al volo di tanti
aerei (con tantissime anime belle a bordo) percentuali da capogiro?

Magari la CO2 al confine fra troposfera e stratosfera un qualche effetto serra lo determina davvero!

Chiudo. E qui mi vengono in aiuto i migliori fisici, non omologati nell’IPCC, tipo il nostro Premio Nobel Carlo Rubbia.

A cosa è dovuto l’incremento di 1,5°C dall’inizio dell’era industriale? Alla incrementata percentuale di C02 al suolo salita in “soli” 200 anni di un buon 0,01%? O forse più che a un mancato effetto raffreddamento (l’effetto serra appunto) non sarà dovuta ad un incrementato riscaldamento?

Mi spiego. Se l’intera popolazione italiana, circa 60.000.000 di abitanti fosse equamente suddivisa sull’intera superficie che è di 301.338 kmq avremmo una densità di popolazione pari a 199 abitanti
ogni kmq. In pratica avremmo circa 1/2 ettaro a testa per poter vivere belli larghi. Adesso gli abitanti di Roma nel GRA, ad esempio, essendo 2.500.000 e i kmq di quello essendo circa 370, abbiamo a Roma una densità di popolazione di oltre 6.000 abitanti/kmq, vale a dire di 33 volte
la media nazionale.

Tutta questa gente che abita luoghi così ristretti e qui agisce, si scalda, lavora, viaggia, consuma ed emette le proprie deiezioni, in un ambiente peraltro asfaltato e cementificato senza che il calore qui
prodotto abbia sfogo o venga catturato dalla azione refrigerante delle foreste o assorbito da grandi masse d’acqua o scambiato da forti masse d’aria, ecco tutta la gente che produce la inurbazione, fenomeno in progressione geometrica dall’ultimo dopoguerra, non è responsabile certo dell’effetto serra ma di sicuro lo è dell’effetto stufa.

Ora tra lo spopolamento dei territori residuali e la precedente residenzialità, per la bassissima densità antropica che già prima lì risiedeva ed operava, non si assiste certo a significativi
abbattimenti nei luoghi non inurbati della temperatura prodotta dall’uomo, non tali assolutamente da essere paragonabili agli incrementi prodotti nelle città.

La media generale dell’incremento puntuale delle temperature al suolo in Italia, ma anche nel mondo, dato il fenomeno dell’urbanesimo, è tale da non riuscire ad essere compensato dalle riduzioni date dagli spopolamenti delle aree residuali.

Effetto?

Il mitico incremento di 1,5°C denunciato da mademoiselle Greta Thunberg, che fra 10 anni ci porterà al collasso se non avremo ridotto le emissioni di CO2!!!!!!

I fisici più accorti, depurando il fenomeno del “global warming” dagli effetti termo-alteranti dell’urbanizzazione furibonda, si accorgono che dagli anni ’60 ad oggi siamo di fronte invece a un
generalizzato raffreddamento.

Ripeto: al netto delle “città-stufe” che stiamo trasformando da metropoli a megalopoli, anche grazie alle scellerate politiche economiche degli Stati e dei figli di puttana che a Davos Berg applaudivano le giaculatorie della ragazzina addestrata a dire: “concentrare le risorse e gli interventi nelle aree urbanizzate abbandonando quelle con scarsità di popolazione” (un classico delle teorie economiciste dei liberisti al potere)

Mi fermo qui.

Cominciate a fare mente locale su questo!

P.S.
Parliamo del volo di un Boeing 747, capacità di carico massima del combustibile pari a 216.840 litri, che, con peso specifico di circa 0,81 kg/litro i 216.840 litri di combustibile a bordo dell’aereo
corrispondono quindi a circa 175,6 tonnellate di kerosene avio.

Considerando che brucia in media 12 litri al km e tra Milano e New York ne brucia circa 63.000, questo significa che la “bestia” ingurgita circa 51 tonnellate di combustibile per quel viaggio … In pratica “quasi” 10 t/h … quindi produce in media per un simile viaggio (al confine fra troposfera e stratosfera) 1.600 t di CO2 inspirando oltre 1.500 tonnellate di O2 tra cui anche parecchio O3 … C.V.D.

Paga qualcosa per questo?

Il carburante per Aviogetti dipende dal tipo di motore … comunque la chicca è che questi carburanti sono esenti da Accise. Il cherosene per aviojet è esente da accise negli stati membri UE in virtù dell’articolo 8, paragrafo 1, lettera b) della direttiva 92/81/CEE, eccetto l’aviazione privata da diporto.

Le esenzioni dalla tassazione dei carburanti aerei per voli tra paesi UE e paesi terzi sono previste da particolari accordi internazionali.

Il petrolio lampante o cherosene è classificato con i codici comunitari NC 2710 00 51 e 2710 00 55 e, con le eccezioni viste sopra, è soggetto in Italia a una tassazione di EUR 337,49064 per
mille litri.

Solitamente le accise per i carburanti costituiscono una parte considerevole delle entrate totali dello Stato e delle Regioni. Dette entrate confluiscono nel capitolo erariale n. 1409 e nel conto
regionale n. 20759″ (questo è preso da Internet).

La carbon tax quindi si applica solo a torba, lignite, litantrace, antracite e coke?

Dopo aver letto il suo testo, avevo chiesto al prof. Bariletti se, a completamento dell’argomento, gli fosse possibile dare delle informazioni anche sull’inquinamento prodotto dalle grandi navi e questo è ciò che mi ha inviato:

In una conferenza alla Confcommercio di Rieti mi avevano chiesto i dati navali oltre a quelli aerei (sconcertanti) io avevo replicato che una nave di quelle grandi portacontainers è in grado di bruciare anche 1 litro di nafta atz (anche se diesel) ogni metro percorso alla velocità di circa 20 km/h.

Adesso, controllando da un blog specializzato in navi da crociera (peraltro favorevole alle crociere), leggo quanto segue che conferma il dato:

«Di solito il consumo di combustibile di un motore navale si misura in grammi, per KW, per ora. Giusto per un calcolo approssimativo, tieni conto che il più grosso motore navale mai costruito, un diesel di 88.000 KW circa, ha un consumo di circa 170 grammi di nafta per ora, e quindi complessivamente circa 15 tonnellate ora. E come hai detto tu dipende dal tipo di motore, diesel, turbina, dall’anzianità ecc. In ogni caso è un dato indicativo[3]».

Mentre per le grandi Cargo una giustificazione potrebbe essere (in questa maledetta logica di globalizzazione) relativa ai grandi volumi e pesi trasportati, difficilmente lo stesso potrebbe giustificare la semplice attività ludica, peraltro davvero “di bassa prora“, dell’attuale livello di crocerismo.

Magari ripristinare efficienti transatlantici, alimentati a vela (è possibile) per trasporto di persone al posto degli aerei. Questo sarebbe un valore. Uno degli esempi datici dalla Gretina (come quello di preferire il treno all’aereo), la preferenza del veliero sul jet, che dovremmo prendere ad imitare.


[1] http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2020/03/19/il-covid-19-ci-sta-suggerendo-di-cambiare-il-modo-di-costruire-e-vivere/

[2] https://it.businessinsider.com/perche-crisi-climatica-consumo-del-suolo-inquinamento-e-coronavirus-sono-legati-a-doppio-filo/?fbclid=IwAR2_1w1DbN5LNFszH3AT2UB4-vRIlxYQV0N1Nb8BaD2GmPZxxKXvO1MZgJI

[3] https://forum.crocieristi.it/showthread.php/2892-Quanto-consumano-le-navi-da-crociera

2 pensieri su “Un prezioso contributo del prof. Bariletti sugli effetti – reali e non propagandistici – dell’inquinamento da globalizzazione

  1. Del ragionamento del Prof. Bariletti conoscevo la parte relativa alla Co2, non il resto altrettanto importante. Soprattutto ciò che riguarda i carburanti.
    Grazie e a presto.

Rispondi a emmazzola Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *