Una piccola storia, umana e professionale, su cui riflettere

Il casale umbro di questa storia

Ci ho riflettuto a lungo se farlo o non farlo ma, alla fine, ho deciso che fosse giusto condividere con chi mi conosca – o semplicemente “mi segua” – questa piccola storia, umana e professionale. Se ho deciso di farlo è perché ritengo importante che non ci si dimentichi mai che noi professionisti, sebbene bistrattati da chi ingiustamente, facendo di tutta l’erba un fascio, ci consideri alla stessa stregua dei delinquenti, degli evasori e delle persone prive di dignità, nella realtà abbiamo un cuore ed un codice etico comportamentale che, fortunatamente, qualcuno è ancora in grado di apprezzare.

Nei giorni scorsi, nonostante il difficilissimo momento che stavamo vivendo in famiglia e che ha avuto termine il 31 con la perdita della mia amata suocera, ho ricevuto una disperata richiesta di aiuto da parte di una signora americana, moglie di un notissimo artista e professore emerito, la cui famiglia si ritrova invischiata in una complessa vicenda urbanistica che l’ha portata in tribunale, al TAR e, a breve, in Consiglio di Stato.

In breve è successo che questa famiglia, dopo aver acquistato nel 1992 un casolare umbro abbandonato, lo ha meravigliosamente ristrutturato, non solo facendolo tornare allo splendore di un tempo, ma anche completandolo in maniera talmente coerente con le preesistenze e con il carattere di quella meravigliosa Regione, da farlo sembrare un “gioiello” di architettura rurale che sembra esser lì da sempre!

Tra le varie opere realizzate, a mascheramento della canna fumaria di un forno a legna addossato al muro di cinta – anch’esso nuovo ma splendidamente “all’antica” – la famiglia ha fatto realizzare una tipica “colombaia” umbra, ispirandosi ad altre strutture similari che avevano apprezzato in zona, oltre che all’interno del bel libro (“Le colombaie nell’Umbria Meridionale”).

A causa di “strane” vicissitudini, sulle quali preferisco sorvolare, la famiglia è stata – come si suol dire – “messa in mezzo” e, a partire dal 2007, ha dovuto intraprendere il lungo calvario di un’azione giudiziaria per abusivismo edilizio che, nella realtà, per la quasi totalità delle cose è il risultato di una squallida montatura che, infatti, è stata parzialmente rigettata dal TAR.

Per assurdo, in risposta a quel rigetto, è stata contestata la “difformità del muro e della colombaia”, perché non rispondenti alle tipologie del regolamento edilizio locale, che prevede reti per pollai e canne fumarie prefabbricate, piuttosto che strutture che si armonizzino nel contesto.

La “Colombaia” posta a mascheramento della canna fumaria vista dall’interno della proprietà
La “Colombaia” posta a mascheramento della canna fumaria vista dall’esterno della proprietà

Avendo una scadenza urgentissima (fissata per il 3 gennaio) per la presentazione di documenti difensivi, la signora ha chiesto al caro amico Nikos Salìngaros (che ringrazio infinitamente per la stima), di suggerirle il nominativo di un tecnico italiano che potesse dar lei una mano a difesa di quando realizzato e contestato.

Inizialmente avevo dovuto rinunciare all’incarico perché, a causa di una serie di impegni, oltre che a causa della mia delicatissima situazione familiare, ritenevo che il tempo a disposizione non fosse sufficiente per poter produrre un documento valido e ben argomentato.

Successivamente però, dopo aver letto il commovente messaggio di risposta in cui la signora, esprimeva grande comprensione per le mie ragioni e si scusava per essere stata insistente non sapendo ciò che mi stesse accadendo, ho preso atto di ciò che lei e suo marito stessero vivendo in Italia a causa di una burocrazia assurda e di una serie di personaggi discutibili di cui non possiamo andar certamente fieri, sicché ho preso una importante decisione, ritenendo che fosse ingiusto abbandonare delle persone, sebbene non le conosca neppure, nel momento del bisogno.

D’accordo con mia moglie sul fatto che anche la mia povera suocera, anch’ella architetto, avrebbe preferito così (… ci siamo addirittura chiesti se non fosse stata proprio lei a proiettarci questa vicenda), ho così deciso di accettare l’incarico e provare a far ciò che potevo.

In fondo, non avendo proprio nulla fa festeggiare, se non la fine dell’orribile 2018, ho trascorso l’intera giornata del 1° gennaio a leggere le centinaia di pagine dei documenti progettuali e legali che mi erano state spedite, analizzando altresì tutti gli elaborati progettuali e le foto fornitemi; ma questa per me è stata l’occasione per rispolverare quelle meravigliose opere di Giuseppe Pagano e Guarniero Daniel sull’Architettura Rurale delle nostre regioni, che mi hanno fornito ulteriori argomenti a difesa della “bella architettura” e dei diritti di questa famiglia “spaesata”. Alla fine è uscito fuori un documento di ben 13 pagine che sono riuscito ad inviare all’avvocato ed alla signora nei tempi richiesti.

Tutto questo è servito a riportare un bel po’ di serenità nel mio cuore addolorato dagli eventi di fine anno!

Infatti, la signora mi ha inviato una serie di messaggi che ho apprezzato moltissimo: il primo è stato un messaggio di stupore per il fatto che, nonostante tutto, avessi comunque tenuto fede all’impegno preso. I messaggi successivi, scritti dopo aver letto la mia perizia, sono invece stati messaggi di grande apprezzamento … e per me davvero commoventi, se non addirittura imbarazzanti.

Non v’è remunerazione economica che possa competere con l’apprezzamento di chi si commuova e scriva parole come quelle che ho ricevuto e che, ovviamente, non divulgherò, ad eccezione di questo breve estratto del messaggio inviatomi la sera del 2 gennaio.

Gent. Architetto Mazzola,

È un capolavoro!” diceva la nostra amica, chi fa l’avocata, sul telefono oggi, dopo avere letto il documento per il tribunale che Lei ha scritto.  Ho risposto, “D’accordo!”. Ho provato mandarlo anche al Prof. Salìngaros, con un ringraziamento.  Spero che è arrivato. Noi non lo conosciamo da prima. Disperata per aiuto, ho mandato la nostra storia a lui con delle foto, e lui ha risposto che dovevo fare contatto con Lei subito.

Non può sapere quanto quello che ha fatto significa a noi. È stato un lungo battaglia da solo. Mi sento un po’ come un soldato chi torna di guerra, ancora non posso dormire più tarde–mi alzo prima di prima luce per scappare dai miei pensieri. 

Qualunque cosa che succede in tribunale, noi sentiamo già meglio, grazie al suo difesa

Grazie ancora!

Le ho risposto che sono io a ringraziare lei e l’amico Nikos … per me questo è il sale della vita e, nella vita professionale di un architetto non penso che possa esserci di meglio che sentirsi realmente apprezzati per ciò che facciamo.

Grazie a chi abbia letto fino in fondo questa mia breve ed appassionata vicenda … il mondo non è poi così brutto come ci appare.

Buon anno a tutti!

6 pensieri su “Una piccola storia, umana e professionale, su cui riflettere

  1. Grande!… Grazie a te. E speriamo che in tribunale finisca in modo equo!… Ma non è giusto che il cittadino-suddito debba sempre stare in guardia, e spesso soccombere, sotto le angherie dello Stato.

    Come faccio di consueto, e di certo dovrò fare ancora, ricordo che, a mio parere – per capire a fondo le perverse dinamiche della burocrazia, e superare la crisi provocata dalle oligarchie al potere, non c’è che il popolo si appropri finalmente della sovranità che gli spetta, tramite la “Società partecipativa”:

    http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

    1. Grazie Pier Luigi,
      “per capire a fondo le perverse dinamiche della burocrazia, e superare la crisi provocata dalle oligarchie al potere, non c’è che il popolo si appropri finalmente della sovranità che gli spetta, tramite la “Società partecipativa” … parole sante!

  2. Caso emblematico, che la dice lunga sulla validità degli imfiniti piani urbanistici e dela stupidità delle norme inventate dagli urbanoici al solo scopo di mettere le mani sul territorio e impedire ai cittadini di esercitare la libertà di edificare secondo i propri criteri e non in base alle teorie cervellotiche elaborate a tavolino dai dittatori della regolamentazione ideologica.
    Un caso che, purtroppo, ne richiama un altro, molto più modesto, ma per me importantissimo: la mia casa, in un piccolo borgo in Toscana, un gioiellino, dove acquistai e sistemai un rudere per farne la mia abitazione: la loggia che puoi vedere nella foto che ti invio per mail, è da demolire.
    Il fatto è che il termine “abusivismo” nel lessico dei demonizzatori di professione, ormai è entrato nella numerosa famiglia di cui già fanno parte “fascismo”, “razzismo”, “populismo” e via dicendo……
    Qui si usa dire: E’ toccato a noi……
    Saluti e solidarietà alla tua amica.

    1. caro Claudio,
      ho visto le foto “prima e dopo la cura” e sono sconvolto leggendo nel tuo messaggio che la loggia sia da demolire.
      Nei nostri centri ci sono immonde verande in anticorodal, balconi immondi realizzati in maniera cialtrona, canne fumarie orripilanti e nessuno fa nulla … anche perché sono state condonate, però poi si condannano interventi come il tuo, che sembra esser lì da sempre.
      Hai tutta la mia solidarietà!

  3. Caro Ettore di vicende di questo genere ce ne sono moltissime. Ne ho avuta una simile che non ti racconto ma è quasi identica. Essendo anche io un professionista dovevo sicuramente… essere antipatico al giudice.
    In realtà queste vicende potrebbero essere risolte facilmente con una visita sul posto. Ci sono zone in cui si costruiscono e seguitano a costruire mostruosità cementizie che però “rientrano” nel piano urbano. Ne abbiamo parlato tante volte. Auguri alla tua amica che oltretutto ha fatto un intervento meraviglioso che meriterebbe un plauso

  4. Purtroppo siamo schiavi della burocrazia e i burocrati sono sempre in agguato.
    Anni fa ebbi modo di assistere ad una conferenza di Dino Borri che trattava di temi urbanistici. Mi rimase impressa una sua affermazione: “i piani urbanistici non servono a nulla, hanno fatto solo danni, dobbiamo inventarci altro”.
    Speriamo che il caso si in questione si risolva per il meglio.

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